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Gli Ironsword non convincono Gli Ironsword non convincono

Gli Ironsword non convincono

recensioni

gruppo
titolo
“Servants of steel”
etichetta
Alma Mater Records
Anno

TRACKLIST:
1. Hyborian scrolls
2. Rogues in the house
3. Upon the throne
4. Tower of the elephant
5. In the coils of Set
6. Red nails
7. Gods of the north
8. Son of Crom
9. Keepers of the crypt
10. Black colossus
11. Isle of the damned
12. Servants of steel

LINE-UP:
Tann - Guitars, Vocals
João Monteiro – Drums
Jorge Martins - Bass

opinioni autore

 
Gli Ironsword non convincono 2020-01-28 18:20:06 Ninni Cangiano
voto 
 
2.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    28 Gennaio, 2020
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Devo ammettere che non avevo mai sentito parlare finora dei portoghesi Ironsword, band attiva addirittura dal lontano 1995, con alle spalle 4 full-lenghts ed un EP. Da pochi giorni è sul mercato il loro quinto album, intitolato “Servants of steel”, dotato di artwork un po’ banale ma che, tutto sommato, non dispiace; il disco è edito dalla Alma Mater Records, label di Fernando Ribeiro dei Moonspell. Mi aspettavo, quindi, qualcosa di più che valido (avendo anche letto la recensione del precedente lavoro sul nostro sito), ma purtroppo sono rimasto alquanto deluso. Gli Ironsword suonano un heavy/epic metal abbastanza canonico per gli oltre 50 minuti del disco ed è stato anche difficile sorbirsi ripetuti ascolti a tutte le 12 tracce che compongono questo lavoro. In primis per una somiglianza di fondo tra quasi tutte le canzoni, il che rende l’ascolto abbastanza difficoltoso, con il pericolo della noia sempre dietro l’angolo; e per fortuna che, nella parte finale del disco, almeno qualcosa migliora leggermente (“Isle of the damned” e la title-track conclusiva sono le canzoni migliori, grazie anche ad una maggiore brillantezza nel ritmo). Ma il problema principale è nelle voci. Il vocione roco e cavernoso del leader Tann (al secolo João Fonseca) non mi ha convinto per niente e trovo faccia a pugni con l’epic metal proposto dal suo gruppo. Ci sono poi le backing vocals (ne ignoro l’autore) che ho trovato alquanto stridule ed, a volte, finanche fastidiose da ascoltare, persino peggio del vocione abrasivo del singer. Probabilmente con un cantante completamente differente, dotato di un’ugola più “educata” e potente, relegando le parti roche al ruolo di backing vocals, le sorti di questo disco potevano essere migliori. A questa maniera, invece, non vedo molte possibilità per questo album, se non per i die-hard fans della band. Dispiace stroncare un lavoro, perchè ho sempre parecchio rispetto per la passione e gli sforzi che ogni musicista ci mette sempre, ma ho fatto una fatica immane ad ascoltare ripetutamente questo “Servants of steel” e, di conseguenza, trovo che gli Ironsword siano ben lontani dalla sufficienza.

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