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Un buon debutto per i Ruinthrone Un buon debutto per i Ruinthrone Hot

Un buon debutto per i Ruinthrone

recensioni

titolo
"Urban ubris"
etichetta
Buil2Kill Records
Anno

 

TRACK LIST

01. Breathe The Decay

02 .Summoner

03. Desert Twilight

04. Blinded

05. Another Cry

06. Throne Of Your Ruin

07. Ocean Still Sings

08. Chiral Twin

09. Dance Of Lights

10. Chant From The Sky

 

LINE UP

Edoardo Gregni(lead vocals),

Adriano Strinati(guitars, vocals),

Nicolò De Maria (guitars, vocals),

Giorgio Mannucci(keyboards),

Michele Attolino (bass guitar)

Emiliano Cantiano (drums)

opinioni autore

 
Un buon debutto per i Ruinthrone 2013-04-01 10:28:07 Ninni Cangiano
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Ninni Cangiano    01 Aprile, 2013
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I Ruinthrone arrivano da Roma e questo “Urban ubris” è il loro debut album, uscito il 1° aprile per l’attenta label Buil2kill Records. Il genere proposto dalla band capitolina è un roccioso power metal con certi influssi prog che convince subito, nonostante nella musica della band manchino quelle componenti tipicamente ruffiane del power più melodico. Ciò è dovuto sicuramente alla voce di Edoardo Gregni che si discosta dai classici cliché italiani o scandinavi dell’ugola iper-acuta, quella del singer romano, infatti, è decisamente aggressiva e ruvida a dovere, più ispirato da certa tradizione tedesca, di gente come ad esempio il grande Peavey o il buon Hansi Kursch, potrà piacere oppure no (a me personalmente non fa impazzire), ma ci sta bene con il sound della band. Molto protagoniste anche le chitarre della coppia Adriano Strinati e Nicolò De Maria, mentre avrei dato maggior spazio soprattutto al basso di Michele Attolino, ma anche alle tastiere di Giorgio Mannucci, forse un po’ troppo sacrificate in sottofondo dalla registrazione; d’altro canto, essendo un debut album ed immaginando un budget economico risicato a disposizione, non si può pretendere la luna nel pozzo. Buona anche la prova del batterista Emiliano Cantiano, anche se non mi sono piaciuti i suoni un po’ troppo “artificiali” della doppia-cassa. Come detto il power di fondo viene mescolato con influssi prog, principalmente per gli intrecci e le atmosfere create dalle chitarre, ma anche per un certo minutaggio “importante” dei vari brani. Il tutto comunque non guasta assolutamente, ma anzi denota una certa personalità della band ed una ricercatezza nelle varie composizioni. Certo qualche richiamo ai big della Germania lo si sente, ad esempio nella conclusiva “Chant from the sky” si sente la passione verso i Blind Guardian, come anche per tutto l’album aleggia lo spirito dei Rage più sofisticati, ma queste bands vengono prese come fonte d’ispirazione per un songwriting che, per una band al debut album, è decisamente valido. “Urban ubris” è composto da 9 brani (più la consueta inutile intro), piacevoli da ascoltare, che sanno infondere energia ed adrenalina a dovere. Mi sono piaciute la cavalcata power “Desert twilight”, la già citata “Chant from the sky” e “Throne of your ruin” entrambe con evidenti richiami ai Blind Guardian, nonché la veloce e grintosa “Dance of lights”. Discreta, ma non eccezionale, la copertina dell’album. I Ruinthrone sono una band dalle ottime potenzialità e questo “Urban ubris” ne è un fulgido esempio; se sapranno continuare a comporre musica con personalità ed aggressività, potremo sentire ancora parlare positivamente di loro in futuro; di certo, se arrivassero dalla Germania e non da casa nostra, adesso staremmo tutti ad osannarli. Per adesso, cari appassionati del power più aggressivo, date loro una chance che se lo meritano!

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