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Negator: movimenti tellurici dall'abisso teutonico Negator: movimenti tellurici dall'abisso teutonico Hot

Negator: movimenti tellurici dall'abisso teutonico

recensioni

gruppo
titolo
Vnitas Pvritas Existentia
etichetta
Massacre Records
Anno

PROVENIENZA: Amburgo (Germania)

GENERE: Black Metal

FFO: Dark Funeral, Behemoth, Satyricon, Marduk, 1349

LINE UP:
Nachtgarm - Vocals
Finnskald - Guitars
Hjalmort - Bass
Urzorn - Guitars
Nechtan - Drums

TRACKLIST:
1. Temple of Light [05:37] =ASCOLTA=
2. Sangvis Serpentis [04:50] =ASCOLTA=
3. Χαῖρε φῶς (Khaire Phos) [03:40] =ASCOLTA=
4. Pyroleophis [05:29]
5. Prophets of Fire [07:31]
6. Ritvs Sex [05:09]
7. Regnvm Spiritvs Immvndi [04:37]
8. Et Verbvm Caro Factvm est [03:32]
9. Rite of the Trident [07:28] 
10. Der Ruf der See (Bonus track) [06:21] 

Running time: 54:58

opinioni autore

 
Negator: movimenti tellurici dall'abisso teutonico 2020-03-12 15:11:14 Sabatino Lugburz Maiello
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Sabatino Lugburz Maiello    12 Marzo, 2020
Ultimo aggiornamento: 13 Marzo, 2020
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Forte pioggia accompagnata da fragorosi tuoni, squarciano l'oscura atmosfera del rituale incombente. Cupi suoni di corno e synth agghiaccianti si fanno strada attraverso il temporale, lasciando spazio al chaos e alla perdizione. Così ha inizio "Vnitas Pvritas Existentia", quinto full-length della band germanica Negator. Un Black Metal occulto in chiave moderna, crudo e gelido che ti deflagra i timpani.

La band di Amburgo si formò nel 2003, guidati dalla voce del carismatico Nachtgarm. Attraverso i loro primi quattro pellegrinaggi all'inferno, la band tedesca ha unito molteplici influenze di altre band come tra tutti i Behemoth, i Satyricon, Marduk e probabilmente i più evidenti Dark Funeral. La formula per la quinta fatica dei Negator resta la stessa: suoni cupi e pesanti, voci estremamente glaciali e gutturali con componenti death e thrash, ma soprattutto la loro fede verso l'occulto e il chaos infernale. Questo potremmo dedurlo anche solo guardando il sublime artwork utilizzato per la copertina del disco, che ci catapulta all'interno di un mondo medievale fatto di feroci inquisizioni, messe nere e preghiere rivolte a dei malvagi.

Il mondo va in frantumi già a partire dalla prima traccia "Temple of Light", dove il temporale viene scosso da una chitarra potente e frenetica. La voce glaciale accompagna perfettamente il rituale che sta per compiersi nel tempio. Proseguendo con "Sangvis serpentis" si entra in modalità Satyricon, facendo largo a suoni più melodici, pur non perdendo di brutalità. In seguito giungiamo alla frenetica preghiera "Χαῖρε φῶς" (Khaire Phos), un inno alla tanto ricercata conoscenza. Con "Pyroleophis", arrangiamenti dinamici accompagnati da un tocco di epicità, ci cullano attraverso sentieri tracciati da sangue e fuoco, che conducono alle nefaste profezie di "Prophets of Fire". Inizia quasi strumentale fino a quando la possente voce di Nachtgarm non prende il comando, riff malinconici e melodici ne esaltano la liturgia. "Ritvs sex" ci catapulta alla pura violenza sonora, con batteria ipnotica e cori cavernosi e aspri, dove si inneggia a gran voce il titolo del disco. Cosa che accompagna anche "Regnvm spiritvs immvndi", una vera e propria evocazione melodica della macchina da guerra teutonica che avanza come un'armata verso "Et Verbvm caro factvm est", consegnando la propria anima alla sacrilega trinità. "Rite of the Trident", ultima traccia del full-lenght che racchiude tutto il chaos ascoltato finora, chiudendo come si deve il rituale intonando una preghiera nera al portatore di luce per accedere al trono della sublime e irragiungibile conoscenza.
Così come è iniziato, la pioggia termina il rituale, scemando nel silenzio del vuoto. Inoltre vi è presente anche una bonus track "Der Ruf der See", altra dose di pura frenesia ed empia violenza.

Immaginate legioni di demoni e innumerevoli schiere infernali pronte a mettere a ferro e fuoco il mondo, tra chaos, lussuria e atrocità di ogni genere, questo è quello che bisogna aspettarsi da "Vnitas Pvritas Existentia". La blasfema band germanica poteva osare un po' di più, ma tutto sembra avere senso. Un disco ben prodotto che, personalmente, non ha mai annoiato. Sicuramente sono cose già sentite, ma la violenza tedesca dei Negator riesce a distruggere la sua stessa monotonia.

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