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Articolati, melodici, dinamici.. benvenuti Novena! Articolati, melodici, dinamici.. benvenuti Novena!

Articolati, melodici, dinamici.. benvenuti Novena!

recensioni

gruppo
titolo
Eleventh Hour
etichetta
Frontiers Music
Anno

Tracklist:
1, 22:58
2. 22:59
3. Sun Dance
4. Disconnected
5. Sail Away
6. Lucidity
7. Corazón
8. Indestructible
9. The Tyrant
10. Prison Walls

Line up:
Ross Jennings - Vocals
Gareth Mason - Vocals
Harrison White - Guitar / Keys
Dan Thornton - Guitar
Moat Lowe - Bass
Cameron Spence – Drums

opinioni autore

 
Articolati, melodici, dinamici.. benvenuti Novena! 2020-03-24 10:21:17 Federico Orano
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Federico Orano    24 Marzo, 2020
Ultimo aggiornamento: 24 Marzo, 2020
#1 recensione  -   Guarda tutte le mie opinioni

Che band i Novena! Se amate le sonorità progressive dove tantissime influenze diverse trovano spazio, allora questo “Eleventh Hour” fa per voi. Settantatré minuti ricchi di spunti dove il gruppo inglese si spinge oltre senza paraocchi. E lo stesso servirà all'ascoltatore per apprezzare questo lavoro; tanti ascolti ed ampie vedute.

Con Ross Jennings (Haken) alla voce si va sul sicuro, al suo fianco sempre al microfono Gareth Mason (Slice The Cake); ma è tutta la line up a dimostrare talento. In primis con la dinamica “Sun Dance” che appassiona con melodie intense ed emozionanti come se ne trovano spesso durante l'ascolto. Un disco decisamente introspettivo come le note di “Disconnected”, brano che danza su armonie profonde nelle quali le tastiere svolgono un ruolo da protagoniste insieme ad un refrain che si fa ricordare. La lenta “Sail Away” potrebbe far emozionare anche i cuori meno teneri con echi di Pain Of Salvation che salgono forte mentre gli oltre dieci minuti della suite “Lucidity” riescono a scorrere via con facilità grazie al songwriting scorrevole dei nostri. E' “Corazon” a mettere in luce tutta la poliedricità della band (che mi ha ricordato qualcosa degli stessi Ark): sonorità tipiche del Sud America con percussioni e ritmi latini vengono spazzate via da alcuni passaggi thrash metal alla Sepultura con tanto di voce growl per poi ritornare su classici ritmi della musica popolare brasiliana con un tocco musical. Sono più di dieci i minuti che compongono “The Tyrant” con ritmi sincopati e cambi di umore che ci portano fino ai Faith No More di Mike Patton, ma la conclusiva “Prison Walls” arriva a ben quindici giri di orologio: atmosferica e sinfonica in partenza, oscura e ruvida nella seconda parte con un finale che esplode in un gran coro evocativo.

Ovviamente “Eleventh Hour” non è un disco per tutti, ma se amate le sonorità più elaborate e progressive accompagnate dal giusto tocco melodico allora qui vi tufferete in acque sicure.

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