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Secondo album per la Death/Black band australiana Oath of Damnation Secondo album per la Death/Black band australiana Oath of Damnation Hot

Secondo album per la Death/Black band australiana Oath of Damnation

recensioni

titolo
Fury and Malevolence
etichetta
Gore House Productions
Anno

PROVENIENZA: Australia 

GENERE: Death/Black Metal 

FFO: Behemoth, Belphegor; Hate, Bal Sagoth, Fleshgod Apocalypse 

LINE UP: 
Doomsayer - vocals, bass 
Nekromancer - guitars 
Haemorrh - keyboards 
Constantinos - drums 

TRACKLIST: 
1. Imhullu [04:54] =ASCOLTA= 
2. The Abortuary [03:46] =ASCOLTA= 
3. Ardenti Haereticus [07:58] =ASCOLTA= 
4. With Fire and Malevolence [05:08] =ASCOLTA= 
5. To Crack the Earth and Bring Down the Sky [03:34] 
6. In Death's Dominion [04:36] 
7. I Curse Thee, O' Lord! [06:00] 

Running time: 35:56 

opinioni autore

 
Secondo album per la Death/Black band australiana Oath of Damnation 2020-03-24 17:51:17 Daniele Ogre
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Daniele Ogre    24 Marzo, 2020
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Si formano in quel di Adelaide nel 2010 gli Oath of Damnation, Death/Black band che debutta su lunga distanza nel 2014 con "The Descent" e che torna oggi, a sei anni di distanza, con il secondo album "Fury and Malevolence", edito da Gore House Productions. Non aspettatevi il classico disco Black/Death però, visto che in "Fury and Malevolence" c'è un ampio spettro di stili che s'intersecano tra loro: virtuosismi mai fini a sé stessi, un approccio più moderno al genere che ricorda gli ultimissimi Hate, un lavoro atmosferico delle tastiere che farà felici i fans dei Bal Sagoth, ma anche melodie e soli dal flavor classico che portano alla mente - e manco poco - i nostri Fleshgod Apocalypse. E' questa varietà a rendere questa seconda fatica della band australiana un lavoro godibilissimo, che sa passare da accelerazioni assassine a passaggi marziali, andando a toccare anche corde mediorientali - vedasi l'incipit 'melecheshiano' di "Imhullu" e quello di "Ardenti Haereticus" -; tra i due brani citati troviamo uno dei due più corti del lotto, ma che è anche quello che sembra più ispirato di quest'opera, l'ottima "The Abortuary", pezzo in cui gli Oath of Damnation riescono a dare il loro meglio. Sulla lunga "Fury and Malevolence" è un lavoro che potrebbe anche stancare, non tanto per la durata (abbastanza esigua, visto che si raggiungono appena i 35 minuti), ma più che altro per le tastiere che imperversano in corso d'opera, a meno che non siate amanti delle sonorità dei già citati Bal Sagoth, e di alcuni passaggi forse resi un po' troppo complicati a mostrare le comunque indubbie doti tecniche dei nostri.
Nel complesso, comunque, Fury and Malevolence" è come dicevamo un album godibile: i soli à la Fleshgod Apocalypse riescono a dare maggior ariosità alle composizioni, mentre la varietà stilistica può essere sia un gran valore aggiunto all'opera quanto talvolta spiazzante per l'ascoltatore.

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