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AlogiA: Dopo 5 anni finalmente la band serba ci porta a "Semendria" AlogiA: Dopo 5 anni finalmente la band serba ci porta a "Semendria"

AlogiA: Dopo 5 anni finalmente la band serba ci porta a "Semendria"

recensioni

gruppo
titolo
Semendira
etichetta
Elevate Records
Anno

Tracklist:
1. Semendria (feat. Mark Boals)
2. The Eternal (feat. Tim “Ripper” Owens)
3. Raise Your Fist (For Metal Unity)
4. Like A Fire
5. Can’t Bring You Down
6. The Calling
7. Visantia (feat. Fabio Lione)
8. Beyond Belief
9. From East To West

Line Up:
Nikola Mijić - vocal
Srđan Branković - guitar, bass
Miroslav Branković - guitar
Mladen Gošić - keys
Marko Milojević - drums
Nevena Brankovic - keys

opinioni autore

 
AlogiA: Dopo 5 anni finalmente la band serba ci porta a "Semendria" 2020-05-18 16:51:30 Gianni Izzo
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Gianni Izzo    18 Mag, 2020
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

A 5 anni dall’egregio “Elegia Balcanica”, tornano i serbi AlogiA. Per chi non li conoscesse, la power metal band ha ormai un ventennale di anni di attività alle spalle, con un buon seguito nella propria terra natia, e 5 lavori già editi, tutti cantati in lingua madre, tranne “Secret Spheres Of Art” del 2005. Con il loro sesto album intitolato “Semendria” gli AlogiA tornano a cantare in inglese, probabilmente per accrescere la popolarità anche all'estero, dopo il buon riscontro del precedente "Elegia Balcanica", ma anche per dar modo agli illustri ospiti, di poter dare il loro contributo canoro al disco, che vede 9 tracce per un totale di poco più di mezz'ora di power prog, con richiami alla musica etnica e a certi barocchismi di malsmsteeniana memoria.
Quindi un disco breve e molto più diretto rispetto anche rispetto al precedente, che presentava più aperture verso lo stile prog a la Dream Theater (altra band feticcia dei nostri insieme a Malmsteen), che qui sembrano relegate alla sola “The Calling”.
Non è un segreto che gli AlogiA siano dotati di una tecnica invidiabile, spesso ritroverete i fratelli Brankovic a fronteggiarsi con neo-classicismi di stampo Maslmsteeniano, ma su una struttura ritmica che spesso e volentieri si rifà al power metal europeo (Helloween e Stratovarius mi sembrano dei buoni esempi di comparazione).
L’ottimo cantante Nikola Mijic, dotato di un buonissimo timbro e di un range invidiabile, duetta con tre nomi importanti della scena metal internazionale: lo storico Mark Boals è l’ospite della bella opener e title-track del disco, una cavalcata metallica ed epica con refrain immediato ed un finale che va a riscoprire le melodie etniche dei balcani. A seguire il buon Tim “Ripper” Owens, presta la sua graffiante voce per la melodica ma tiratissima “The Eternal”, altro ottimo biglietto da visita dell’album.
“Raise Your Fist” e “Like A Fire” sono stabili su un power metal molto più classico, mentre quasi sul finale arriva l'ennesima ottima nota del disco, con l’ultimo ospite, che è il nostro Fabio Lione. Lione interpreta quello che considero il più bel pezzo dell’album :“Visantia”. L’inizio è affidato ad un flauto che ci dona un momento dall'atmosfera sud americana, che poi esplode in un ottimo power sinfonico, con un interludio cantato in italiano e latino che mi fa piacere sottolineare, è stato adattato dall'amica Paola Ceci, che è stata proprio colei che mi ha fatto conoscere quest’ottimo gruppo. La canzone prosegue poi con molte incursioni nella musica balcanica e mediorientale, prima del refrain finale. “Beyond Belief” da ancora sfoggio dell’amore per certe partiture orientali, Nikola Mijic pecca un po’ di troppa imitazione, e ci propone un cantato teatrale in pieno stile Bruce Dickinson, ed infatti il brano cadenzato ed epico, suona molto Iron Maiden. A finire un bel strumentale, che tra tecnicismi brevi ma interessanti dà molto spazio anche ad un botta e risposta con il pianoforte, che presto diventa protagonista e ci saluta con una bella sinfonia, mettendo fine a quest'ottimo album. “Semendria” si lascia ascoltare molto volentieri, scorre molto bene e attecchisce fin dal primissimo passaggio nel vostro stereo, anche se indubbiamente si ha la sensazione che se gli AlogiA puntassero un po’ di più su brani come “Visantia”, dove la contaminazione e la riscoperta delle proprie radici musicali da quel quid in più, e meno su pezzi buoni ma piuttosto classici e meno personali come “Raise Your Fist”, riuscirebbero a raggiungere un livello ancora più alto di qualità.

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