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Delude non poco il secondo album dei Voodoo Gods, vuoi anche per i nomi coinvolti Delude non poco il secondo album dei Voodoo Gods, vuoi anche per i nomi coinvolti Nuovo

Delude non poco il secondo album dei Voodoo Gods, vuoi anche per i nomi coinvolti

recensioni

titolo
The Divinity of Blood
etichetta
Reaper Entertainment
Anno

PROVENIENZA: U.S.A. 

GENERE: Death/Thrash Metal 

FFO: Vader, Legion of the Damned, Torture Squad, Skeletonwitch 

LINE UP: 
George "Corpsegrinder" Fisher - vocals 
Seth van de Loo - vocals 
Jacek Hiro - guitars 
Victor Smolski - guitars 
Jean Baudin - bass 
Alex Voodoo - drums 

TRACKLIST: 
1. Rise of the Antichrist [05:31] =ASCOLTA= 
2. From Necromancy to Paraphilia [06:47] 
3. Menace to God [05:11] 
4. Serenade of Hate [03:43] 
5. Forever! [05:20] 
6. Isa [03:55] 
7. The Ritual of Thorn [04:20] =ASCOLTA= 
8. The Absolute Necessity to Kill [06:05] 
9. The Divinity of Blood [04:23] 

Running time: 45:15 

opinioni autore

 
Delude non poco il secondo album dei Voodoo Gods, vuoi anche per i nomi coinvolti 2020-05-20 17:27:36 Daniele Ogre
voto 
 
2.5
Opinione inserita da Daniele Ogre    20 Mag, 2020
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Con "The Divinity of Blood" pubblicano il loro secondo album i Voodoo Gods, band voluta da Seth van de Loo ed Alex Voodoo, che si sono poi circondati di valenti musicisti per creare quello che è a tutti gli effetti un supergruppo Death/Thrash; tra questi spiccano Giorgione "Corpsegrinder" dei Cannibal Corpse, che divide il microfono con Seth, e Vicotr Smolski degli Almanac (ed ex-Rage) alla chitarra, oltre il talentuoso Jacek Hiro all'altra chitarra. E visti i nomi coinvolti, ci si sarebbe aspettati un lavoro degno di nota... ma no, anzi sinceramente tutt'altro. Così come l'esordio datato 2014 "Anticipation for Blood Leveled in Darkness", si ha la sensazione che i Voodoo Gods siano un progetto che non sa bene dove voglia andare a parare: Death, Thrash, Power e Prog sono mischiati tutti insieme in un mischione che sembra essere da subito senza né capo né coda e che lascia interdetti sotto ogni punto di vista, che sia qualitativo o dell'esecuzione dei Nostri. Fin quando si tratta di mazzolare con un Death/Thrash nudo e crudo, al netto di un'esecuzione non proprio perfetta, i Voodoo Gods si fanno anche accettabili, come ad esempio nella parte centrale di "Menace to God", ma si tratta di pochi sprazzi in un lavoro che fa tirare più di uno sbadiglio durante l'ascolto. Per dire: per quanto possa essere importante di un musicista tecnico e carismatico come Victor Smolski, il chitarrista sembra un pesce fuor d'acqua in un progetto simile, con i suoi virtuosismi chitarristici non fanno altro che spezzare la tensione dei brani, contribuendo a quel senso di noia che pervade l'opera. Insomma, tranne qualche momenti qua e là sparso in mezzo ai vari brani, non ci sentiamo di salvare poi tanto questo "The Divinity of Blood", un album che, facendo un parallelo cinematografico, potremmo comparare con Venom, film talmente insulso da portare Tom Hardy ad in'interpretazione pessima, stessa cosa che accade in questa seconda fatica dei Voodoo Gods, in cui sua maestà Corpsegrinder sembra sfiatato da quel che siamo abituati a sentire con i Cannibal Corpse. Insomma: "The Divinity of Blood" è nulla d'imprescindibile ed anzi è una delle forti delusioni di questo 2020.

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