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Con un sound molto pulito e diretto, gli americani I Am Destruction debuttano nel panorama deathcore a pieni voti Con un sound molto pulito e diretto, gli americani I Am Destruction debuttano nel panorama deathcore a pieni voti Hot

Con un sound molto pulito e diretto, gli americani I Am Destruction debuttano nel panorama deathcore a pieni voti

recensioni

titolo
Nascency
etichetta
Unique Leader Records
Anno

PROVENIENZA: USA

GENERE: Deathcore

TRACKLIST:
1. Primo Incisum
2. Propagated by Abnormality
3. Ruinous Phantasm =VIDEO= 
4. Burgeoning Adversary
5. Divine Infestation
6. Consequent Forfeiture =VIDEO=
7. Existence in Decay
8. Gehenna's Beckoning
9. Dolor Perdition
10. Nascency =LYRIC VIDEO=

LINE-UP:
Stephen Mashburn - Vocals, Guitars
Paul Dundas - Guitars
Buddy Griffin - Drums
Richie Pennington - Bass

opinioni autore

 
Con un sound molto pulito e diretto, gli americani I Am Destruction debuttano nel panorama deathcore a pieni voti 2020-05-28 15:51:19 Luigi Macera Mascitelli
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Luigi Macera Mascitelli    28 Mag, 2020
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Un altro grande centro per Unique Leader Records. La label ormai è diventata una garanzia, soprattutto nel panorama deathcore che sta tirando fuori delle opere davvero interessanti. Una di queste sono certamente gli americani I Am Destruction ed il loro primo full-length "Nascency" che vede la luce a sette anni dalla formazione durante i quali il quartetto ha pubblicato dei singoli ed un Ep.
Primissima cosa che mi ha colpito, al di là dell'ovvia capacità tecnica, è il sound e l'approccio rétro che si respira durante tutto l'ascolto. Mi spiego meglio. Da qualche anno a questa parte il deathcore sta tornando molto in voga e fortemente cambiato rispetto a quello degli albori dei Suicide Silence, Whitechapel, Despised Icon e compagnia bella. A queste sonorità sono state aggiunte pesanti contaminazioni derivanti dallo slam death e dal brutal death, con il risultato che spesso i generi sono quasi indistinguibili l'uno dall'altro. A ciò si aggiunga anche un massiccio lavoro di post produzione per rendere i lavori più lugubri e -non sempre, sia chiaro- dare una mano ai vocalist con un cantato più brutale. Ecco, poi ci sono band gli I Am Destruction che optano per un approccio più "pulito" e fedele alle origini che, nonostante risenta della corrente odierna, riesce a farsi notare in un panorama che comincia davvero a farsi pieno di band. Il risultato è il qui presente "Nascency", un album che si lascia ascoltare con grande facilità e che ci mostra una band solida e dedita ad un deathcore pesante ma con un sound più naturale, come se si stessero ascoltando i primi Whitechapel. Già l'intro ci fa capire a cosa andremo incontro: sotto le dolci note di quella che sembra la rivisitazione di "Slowly We Rot" degli Obituary, possiamo ascoltare il massacro di una giovane donna da parte di un non ben noto maniaco per poi tuffarci nella carneficina vera e propria. Il tutto accompagnato da sprazzi death metal old school alla Dismember che accentuano ancora di più lo sguardo all'indietro che il quartetto ha voluto dare nella sua opera. Ottima a mio avviso la performance del buon Stephen Mashburn: perfettamente nella media ma onesta dal punto di vista esecutivo. Si incastra a dovere tra i riff, ora con un pig growl cavernoso, ora con uno scream molto graffiante e velenoso. Dal punto di vista compositivo, invece, la scorrevolezza la fa da padrona e tutto fila liscio come dovrebbe: c'è quella piccola vena slam che arricchisce di pesantezza senza risultare stucchevole, c'è la cavalcata dirompente del death metal e c'è poi la blastata assassina alla Cannibal Corpse. Insomma, un ottimo equilibrio che si concretizza in dieci pezzi eterogenei ma allo stesso tempo razionali e ben confezionati.
Fa piacere, da fan del genere, vedere che qualcuno cerca di discostarsi un po' dal coro; non che il deathcore moderno sia spazzatura, anzi. Dico solo che in un ambiente nuovo dove c'è la corsa alle armi e l'inevitabile rischio di portare a termine un album buono ma fondamentalmente uguale agli altri, fa ben sperare chi guarda alla prima ondata cercando comunque di stare al passo con i tempi. Ottimo lavoro ragazzi!

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