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Un debut album appena discreto per gli inglesi Dies Holocaustum Un debut album appena discreto per gli inglesi Dies Holocaustum Hot

Un debut album appena discreto per gli inglesi Dies Holocaustum

recensioni

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Scorched Promised Land
etichetta
Autoproduzione
Anno

PROVENIENZA: UK (Inghilterra) 

GENERE: Death/Thrash Metal 

FFO: Pestilence, Cannibal Corpse, Death, Obituary, Sepultura 

LINE UP: 
Rob Innell - vocals, bass 
Jon alcover - guitars 
K-lum Schmit - guitars 
Will Pearson - drums 

TRACKLIST: 
1. Death Rides Shrouded [04:38] 
2. Th Corpses Store [03:45] 
3. Glories of Hell [03:58] =ASCOLTA= 
4. Macabre Rebirth [03:47] 
5. Funeral Dawn [04:03] 
6. Burial Ground [02:06] 
7. Let Them Hang and Rot [03:21] =ASCOLTA= 
8. Terms of the Coven [04:25] 
9. They Never Left These Boundaries [04:46] 
10. Leatherface [03:46] =ASCOLTA= 
11. In Your Death Bed... See My face [06:43] 

Running time: 45:18 

opinioni autore

 
Un debut album appena discreto per gli inglesi Dies Holocaustum 2020-06-12 10:42:44 Daniele Ogre
voto 
 
2.5
Opinione inserita da Daniele Ogre    12 Giugno, 2020
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Formatisi nel 2013 come solo project del chitarrista Jon Alcover, gli inglesi Dies Holocaustum diventano una band vera e propria nel 2017, con l'ingresso del bassista/cantante Rob Innell e del batterista Will Pearson (Body Harvest), cui si aggiungerà nel 2019 la seconda chitarra K-lum Schmit. Ed è dello scorso gennaio il debut album autoprodotto del quartetto di Bristol, il qui in esame "Scorched Promised Land", un concentrato di Death/Thrash Metal dal sapore fortemente novantiano. "Scorched..." si presenta sin da subito come un album lineare, suonato dai Nostri con passione ed attitudine, cosa che però non basta a far emergere il lavoro. Influenzati dalle sonorità dei primi lavori di gente come Pestilence, Death e Sepultura su tutti, i Dies Holocaustum tirano fuori un lavoro che saprà quasi certamente accontentare gli amanti di questo particolare sound, ma dall'altro si è ben consci che "Scorched..." non sarà di certo uno di quegli album che resteranno memorabili. L'attitudine c'è, ma a mancare è quel guizzo che permetterebbe al disco di avere quella presa maggiore che, in un'ultima analisi, avrebbe anche meritato. Un ascolto a questo debut album dei Dies Holocaustum lo consigliamo di sicuro, ma auspichiamo anche per il futuro ci possa essere un upgrade, soprattutto in termini di produzione e di "sintesi" per quanto riguarda i brani, qui forse un po' troppo riempiti di momenti 'filler'.

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