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Demise Of The Crown: un buon passo nella direzione giusta

recensioni

titolo
Life In The City
etichetta
Autoproduzione
Anno

Tracklist:
1. Dying Heat
2. Sparks Fly
3. Gatekeeper
4. My Mind Is Free
5. Wild Life
6. The Immortal
7. Glorious Life
8. The Rise The Fall
9. Fixated
10. Lightining Strikes
11. Life In The City

Line Up: 
Darren Beadman - Vocals
Manuel Iradian - Lead Guitarist
Kevin Alexander - Drums
Simon Doiron – Bass
Vince Doiron – Guitar

opinioni autore

 
Demise Of The Crown: un buon passo nella direzione giusta 2020-06-12 16:23:12 Gianni Izzo
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Gianni Izzo    12 Giugno, 2020
Ultimo aggiornamento: 12 Giugno, 2020
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

A quattro anni dall’ep omonimo, già recensito sulle nostre pagine, tornano i canadesi Demise Of The Crown, con questo “Life In The City” che segna per la band un passo nella direzione giusta. Proprio per l’Ep dissi che i 5 musicisti erano sicuramente talentuosi dal punto di vista tecnico e riuscivano a costruire refrain d’impatto, e riff potenti, ma si lasciavano troppo sopraffare da un certo amore per le parti più canoniche e vagamente smielate del metal più mainstream e moderno.

“Life In The City” invece, pur rimanendo saldo su un heavy/power roccioso quanto modernista, prende a piene mani le parti più riuscite del songwriting dei Demise, quel mood oscuro e rabbioso, figlio dei Nevermore, condito di riff e soli molto tecnici e veloci, a cura del chitarrista Iradian, che è anche la mente dietro tutti i brani del disco.
Anche questa volta, i nostri trovano la propria marcia in più nella voce eclettica del bravissimo Darren Beadman, che passa continuamente da screaming Halfordiani, alle harsh vocals, fino ai toni caldi e pieni, che sono alla base degli ottimi refrain epici come quello di “Lightning Strikes”, “My Mind Is Free” e della stessa title-track.
Se da una parte pezzi come le irruenti “Fixed” o “The Rise The Fall”, che sanno troppo di certe scelte poco felici degli ultimi In Flames, ma eseguite con maggior pulizia e maestria, ci lasciano un po’ indifferenti, fatta eccezione per la potenza espressa che però si esaurisce in ritornelli troppo pacchiani, il resto dei brani, tra sperimentazioni e riff e linee vocali crepuscolari e ricercate convincono in pieno. Canzoni come “Sparks Fly”, “Dying Heat”, “The Immortal” sono degne di essere accostate alla fascinazione delle atmosfere oscure dei già citati Nevermore, mentre ci sono momenti più tecnici come “Gatekeeper” che si srotola tra linee vocali molto melodiche che si contrappongono a tiratissimi momenti musicali a suon di blast beat, che ci lasciamo positivamente meravigliati.

L'autoproduzione dei 5 di Montreal si presenta con suoni potenti, mira ad una vera e propria esplosione dei vari strumenti, lasciando comunque un suono pulito e ben definito degli stessi. Tutto questo fa da cornice ad un disco ben fatto e per la maggiore riuscito, che lascia da parte alcune ingenuità di qualche anno fa, e ci mostra una band più matura. Molto bello anche l'artwork apocalittico.

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