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Nuovo album per i Blut! Esagerare non sempre porta i suoi frutti!!! Nuovo album per i Blut! Esagerare non sempre porta i suoi frutti!!!

Nuovo album per i Blut! Esagerare non sempre porta i suoi frutti!!!

recensioni

gruppo
titolo
Hermeneutics
etichetta
AUSR Digital
Anno

Tracklist: 
1. 0 The Fool
2. I The Magician
3. II The High Priestess
4. III The Empress
5. IV The Emperor
6. V The Hierophant
7. VI The Lovers
8. VII The Chariot
9. VIII The Strength
10. IX The Hermit
11. X The Wheel of Fortune
12. XI The Justice
13. XII The Hanged Man
14. XIII XIII
15. XIV The Temperance
16. XV The Devil
17. XVI The Tower
18. XVII The Star
19. XVIII The Moon
20. XIX The Sun
21. XX The Judgement
22. XI The World

Line up: 
Alessandro Schümperlin - Voice, programming, bass
Chiara Manese - Voice
Stefano Corona - Programming, bass, percussions loops, groove
Marco Borghi - bass

opinioni autore

 
Nuovo album per i Blut! Esagerare non sempre porta i suoi frutti!!! 2020-06-28 17:45:37 ENZO PRENOTTO
voto 
 
3.0
Opinione inserita da ENZO PRENOTTO    28 Giugno, 2020
Ultimo aggiornamento: 28 Giugno, 2020
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"Hermeneutics" è il quinto disco dei Blut, un progetto nato nel 2015 con all’attivo già parecchie uscite discografiche ed un libro che dovrebbe uscire in concomitanza con il nuovo album. Più che vera e propria band, bisogna parlare di one man band dato che tutto fa capo al chitarrista Alessandro Schümperlin, che si occupa prevalentemente di tutti gli strumenti presenti (perlopiù si tratta di programmazione dato che è quasi tutto basato sull’elettronica), aiutato in questo caso da Stefano Corona ai synth e Chiara Manese alle seconde voci. Musicalmente si prosegue su quanto fatto nei dischi precedenti, ossia un rock/metal moderno a tinte gothic/industrial con qualche spruzzata di metal sinfonico.

Nulla di nuovo sotto il sole quindi e nemmeno tutto il concept dietro al disco lo è, in quanto in molti hanno ripreso le tematiche dei tarocchi (si pensi ai Dark Moor per fare un esempio). La differenza invece sta alla base, ossia sullo stile con cui vengono descritti gli argomenti. Purtroppo però ci sono molti più dolori che gioie, a partire da un mostruoso numero di tracce ed in generale da troppa carne al fuoco, che però non è così variegata come ci si aspetterebbe. L’album è molto pretenzioso e tende ad arenarsi in molte occasioni a causa di un songwriting parecchio stantio. Per semplicità si eviterà di descrivere gli innumerevoli intermezzi o similari (quasi una decina) e ci si concentrerà sulle tracce vere e proprie o comunque superiori ai tre minuti. I problemi, come detto, non sono pochi e sono imputabili ad un voler mostrare tanto senza averne le totali capacità compositive. Troppi riferimenti ai Lacuna Coil sia nell’uso della doppia voce maschile/femminile (la maschile più aggressiva invero parecchio piatta e con un inglese da migliorare), che in molte parti di chitarra come in “The Magician” (saltano all’orecchio anche i Pain) che vengono riproposte parecchie volte facendo calare sempre di più il groove. Si percepisce che la composizione nasca dalla chitarra per poi costruirci attorno atmosfere oscure (“The High Priestess”) o marziali venate di elettronica massiccia (la teutonica “The Emperor”), ma anche il groove (“The Hermit”). Però sono tutti episodi che rimangono lì e che sono privi di quella forza che li renda memorabili o intriganti, perché molte altre bands suonano questa musica e tante ci riescono meglio. Qualche colpo di coda comunque sbuca fuori; se da una parte gli intermezzi sono interessanti, anche se troppo brevi e lasciati in un limbo, dall’altra fanno coppia alcuni episodi buoni come l’interessante “The Strength” o “The Lovers” (con quel bel inserto elettronico nel finale), come pure “The Moon”, dove tutti gli elementi industrial, gothic e rock si mescolano al meglio. Durante l’ascolto, però, l’interesse va scemando sempre di più nonostante si cerchi di rendere il tutto sfizioso con inserti acustici (“The Chariot” mescolata con cantato lirico, ma fallisce) o brani sempre più stanchi e privi di idee che non decollano mai: “The Hanged Man”, “XIII”, “The Sun” o “The Devil”. La cosa peggiore è che non rimane nulla in testa: c’è troppa tecnica quando sarebbero bastate idee più chiare ed una stesura più asciutta.

In definitiva, l’imponente nuova opera dei Blut è troppo fumo e pochissimo arrosto che si assesta sulla sufficienza e che dopo tanti album dimostra che bisogna lavorare molto duramente, più di quanto non si creda. Si vedrà se il prossimo album sarà migliore.

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