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Devil Crusade: un debutto ancora un po' acerbo Devil Crusade: un debutto ancora un po' acerbo

Devil Crusade: un debutto ancora un po' acerbo

recensioni

titolo
Mental Breach
etichetta
Autoproduzione
Anno

Tracklist:
1. Mental Breach
2. Raperiest
3. Wild Hunt
4. Search Incinerate
5. Executioner
6. Bonobo’s Nightmares
7. Veni Vidi Killing
8. Undefiled

Line Up:
Rock'n'Blond - Guitar&Vocals
Lvpo - Bass
Ponstein – Drums

opinioni autore

 
Devil Crusade: un debutto ancora un po' acerbo 2020-06-29 16:34:06 Gianni Izzo
voto 
 
2.5
Opinione inserita da Gianni Izzo    29 Giugno, 2020
Ultimo aggiornamento: 29 Giugno, 2020
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I Devil Crusade sono un trio bolognese, dedito ad un thrash metal che si lega molto agli esordi del genere, ma con qualche sperimentazione sonora più moderna che andrebbe approfondita, perché rappresenta il tratto più distintivo della band.

Nati nel 2014, i tre musicisti, arrivano prima ad un omonimo Ep uscito nel 2017, per poi approdare a quest’ultimo lavoro intitolato “Mental Breach”, disco di 8 tracce, non troppo lungo, quindi facilmente fruibile dall'inizio alla fine.
Pur regalandoci alcune fughe musicali molto accattivanti, sia dai tratti più melodici, come la parte strumentale di “Raperiest”, sia più dure e graffianti, andando dietro a band quali Slayer o Exodus (ci riferiamo sempre alle primissime sonorità di entrambi), come nella title-track, i Devil Crusade sembrano dover fare ancora un po’ di strada per riuscire ad esprimere al meglio le proprie idee. In “Mental Breach” si respira l’aria di un gruppo ancora un po’ acerbo, e derivativo. Certi cori, certe linearità, andavano bene a metà degli anni ’80. Pur essendo sicuro che le ritmiche veloci e i killer riffs più riusciti, facciano il loro bell'effetto in sede live, un disco con queste sonorità, sembra stonare nel 2020.

Da un punto di vista strettamente tecnico, tralasciando una produzione che non aiuta i brani ad emergere, il più grande problema dei Devil Crusade al momento sta nella voce del chitarrista Rock’n’Blond, che purtroppo non risulta essere né abbastanza dura da amalgamarsi alle parti più estreme del sound dei Devil, né sufficientemente tecnica, e questo penalizza non poco i brani.
Molto meglio, come dicevo ad inizio recensione, suonano alcune acide sperimentazioni che hanno un po’ il sapore dei System Of A Down più schizzati, e dove lo stesso vocalist si esprime molto meglio, “Bonobo’s Nightmares” da questo punto di vista, risulta essere una dei brani più rappresentativi, anche se le mie atmosfere preferite sono sicuramente quelle sinistre e dal sapore mediorientale di “Executioner”.
Ancora un po’ di allenamento e sono sicuro che i Devil Crusade sapranno dire molto meglio la loro, per ora, pur sottolineando alcuni episodi riusciti, non siamo ancora sulla sufficienza piena per quel che mi riguarda.

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