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Celtic Hills: un Power Speed che guarda al passato Celtic Hills: un Power Speed che guarda al passato Hot

Celtic Hills: un Power Speed che guarda al passato

recensioni

titolo
Blood Over Intents
etichetta
Elevate Records
Anno

Tracklist:
1. Forum Julii
2. Blood Flows Down
3. A Happy Abdicant King
4. Time
5. When The Snow Cover The Ground
6. Beer For All
7. Avari Horn

Line Up:
Jonathan Vanderbilt: Vocals/Guitars
Jacopo Novello: Bass Guitars
Alessandro de Fustinioni: Drums

opinioni autore

 
Celtic Hills: un Power Speed che guarda al passato 2020-07-15 13:10:08 Gianni Izzo
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Gianni Izzo    15 Luglio, 2020
Ultimo aggiornamento: 15 Luglio, 2020
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Formatisi nel 2010 e capitanati dal chitarrista e cantante Jonathan Vaberbildt, i Celitc Hills sono un trio friulano, fondamentalmente legato al primo speed e power metal teutonico per ritmiche serrate e melodie, in stile Grave Digger, Running Wild, ed Helloween pre Michael Kiske, con qualche influenza epica a la Manowar, e tanti sconfinamenti nell'Hard Rock. Ci dicono di essere influenzati anche dal viking, e sicuramente l'iconografia e il concept dei testi supporta questa tesi.

Risultano due dischi all'attivo prima di questo “Blood Over Intents”, il contratto dei friulani con la Elevate Records avviene quest'anno invece, ed il risultato di tale sodalizio è rappresentato da questa mezz'oretta di musica molto diretta e senza tanti fronzoli, che racconta la battaglia tra i nativi di Cividale Del Friuli contro i Romani.

La voce sporca di Vaberbildt si sposa perfettamente con l’attitudine principale della band, che credo che nella versione live possa dare il meglio di se, grazie al sound selvaggio e da strada che propongono per la maggiore. Tanta potenza ritmica, che vede i suoi momenti migliori nelle azzeccate “Blood Flows Down” e “A Happy Abdicant King” che ha anche un ottimo refrain.

L’altro lato della medaglia ci mostra una band che non mischia sempre bene le proprie influenze, talvolta l’epicità sembra essere ricercata e poi strozzata da un riffing molto graffiante, ma decisamente poco evocativo e più legato ad attitudini appunto hard rock e di scuola NWOBHM.
Abbiamo poi un'opener in pieno stile viking/melodic death scandinavo, ma che non ritrova in se ne dei riff indimenticabili, ne una prova vocale degna del momento, si sente che il cantato estremo non è nelle corde di Vaberbildt, che si trova molto più a suo agio con un cantato di vecchia scuola, legato agli stilemi del metal più classico e acido degli anni ’80.
Il fatto che “Forum Julii” sia a se stante, apra un disco che nelle altre 6 canzoni cambia completamente registro adagiandosi appunto su uno speed/power d’annata, non è stata secondo me la scelta migliore per i Celtic Hills.
Anche la produzione non dà purtroppo il giusto contributo a far emergere i brani, i suoni risultano un po’ slegati, e sembra davvero di tornare indietro nel tempo, a lavori come “Walls Of Jericho” degli Helloween, o i primi quattro album dei Manowar. Non so se sia una scelta per esaltare quel periodo musicale, ma non la trovo proprio una decisione vincente nel 2020. Non dico che il sound debba risultare super patinato e plasticoso come molte nuove produzioni, ma una buona via di mezzo è giusto trovarla.
Aspetto di vederli live, perché secondo me i Celitc Hills hanno delle buone carte da giocare, ma che non sono riusciti a sfruttare al meglio su “Blood Over Intents". Si sente la bravura dei musicisti che arrivano a proporre comunque momenti abbastanza interessanti, ma i Celtic Hills devono ancora smussare qualche sbavatura di troppo. Il lavoro non è pienamente sufficiente, ma credo che gli amanti del metal vecchio stampo possano apprezzarlo. Noi, dopo averci pensato tanto, abbiamo deciso di premiare "Blood Over Intents" in ogni caso, perché si sente la passione ed il cuore del trio nelle composizioni, i buoni momenti escono fuori, pur con tutti i difetti del caso.

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