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Elvenpath, non ci siamo proprio! Elvenpath, non ci siamo proprio!

Elvenpath, non ci siamo proprio!

recensioni

gruppo
titolo
"Metal o'clock"
etichetta
Autoproduzione
Anno

TRACKLIST:
1. One strong voice
2. Rage of storms
3. The hammer shall return
4. Cathedral of the Earth

LINE UP:
Dragutin Kremenovic – vocals
Till Oberboßel – guitars
Dimis Savvopoulos – guitars
Christian Flindt – bass
Erhan Söney – drums

opinioni autore

 
Elvenpath, non ci siamo proprio! 2020-07-24 15:32:45 Ninni Cangiano
voto 
 
2.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    24 Luglio, 2020
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I tedeschi Elvenpath hanno iniziato a suonare assieme circa 20 anni fa; membri fondatori rimasti da allora sono il chitarrista Till Oberboßel ed il bassista Christian Flindt. Dopo ben 5 full-lenght, la band tedesca ci propone un EP intitolato “Metal o’clock”, dotato di una copertina alquanto ridicola e poco affascinante. Per essere sinceri, la definizione “EP” è calzante esclusivamente per il numero ridotto di brani (solo 4), ma non certo per la durata totale, dato che arriviamo a sfiorare i 40 minuti, roba che molti album non raggiungono nemmeno. Come avrete capito, quindi, abbiamo davanti canzoni che durano tutte quante un’eternità, per un songwriting che definire “prolisso” è fargli un complimento; il power metal ha necessità di canzoni scorrevoli ed orecchiabili, qualche eventuale suite, ma non certo di brani che durano di media circa 10 minuti l’uno! Ma addentriamoci nel disco. L’opener “One strong voice” (già presente nel precedente full-lenght) viene presentata in una nuova versione leggermente più lunga (!!) e cantata da ben 11 vocalists differenti, ognuno nella propria lingua (c’è anche l’italiano); sull’identità di questi cantanti però non abbiamo notizie nella bio allegataci dall’agenzia che ha inviato i files. Le altre tre canzoni, invece, sono inedite. “Rage of storms” sarebbe un gran bel pezzo power se solo durasse la metà; “The hammer shall return” è tiratissima e veloce, una bella cavalcata con in evidenza il nuovo batterista Erhan Söney (entrato quest’anno in formazione), ma anche qui una sforbiciata di un paio di minuti non avrebbe guastato. Il disco si chiude con “Cathedral of the Earth”, un mattone di oltre 17 minuti che sembra non finire mai e che inizia a stancare praticamente subito, grazie ad un ritmo fin troppo moscio; confesso di aver fatto una fatica immane ad ascoltare questo pezzo più volte per realizzare questa recensione. A fattor comune per i tre inediti, vi è il punto debole della voce di Dragutin Kremenovic che non mi ha convinto né per potenza e nemmeno per estensione vocale, dato che mi è sembrato un po’ in difficoltà nelle note più alte del pentagramma. Dispiace dover bocciare un lavoro, da chiunque arrivi, ma questo “Metal o’clock” ha troppe cose che non vanno per il verso giusto ed, in un genere come il power metal, che ha da tempo sparato le proprie migliori cartucce, ci vuole ben altro per farsi notare in positivo! Temo che questi Elvenpath saranno destinati a rimanere confinati nell’underground più profondo, a meno che non facciano qualcosa di drasticamente differente da questa…

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