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Un piccolo passo avanti per i rinnovati Draghkar, ma non è ancora sufficiente Un piccolo passo avanti per i rinnovati Draghkar, ma non è ancora sufficiente Nuovo

Un piccolo passo avanti per i rinnovati Draghkar, ma non è ancora sufficiente

recensioni

gruppo
titolo
At the Crossroads of Infinity
etichetta
Unspeakable Axe Records
Anno

PROVENIENZA: U.S.A. 

GENERE: Death Metal 

FFO: Abhorrence, (early) Amorphis, Funebrarum, Autopsy 

LINE UP: 
Daniel Butler - vocals
Brandon Corsair - guitars
K.S. Kuciemba - guitars
Cameron Fisher - bass
Phil Segitho - drums 

TRACKLIST: 
1. The First Death [05:20] 
2. Beyond Despair, the Dawn of Rebirth [04:47] =ASCOLTA= 
3. An Erosion of the Eternal Soul [08:07] 
4. Seeking Oblivion [04:46] 
5. Pursued by Black Forms [03:32] 
6. At the Crossroads of Infinity [08:07] 

Running time: 34:39 

opinioni autore

 
Un piccolo passo avanti per i rinnovati Draghkar, ma non è ancora sufficiente 2020-07-30 10:26:13 Daniele Ogre
voto 
 
2.5
Opinione inserita da Daniele Ogre    30 Luglio, 2020
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

E' cambiato quasi tutto in casa Draghkar da quando li abbiamo incontrati due anni or sono con il non proprio esaltantissimo EP "The Endless Howling Abyss", a partire già dalla formazione: 4/5 di line up sono infatti nuovi membri, con il solo chitarrista Brandon Corsair come membro originario rimasto, a cui si sono uniti Daniel Butler (Vastum) alla voce, K.S. Kuciemba (Drawn and Quartered) alla chitarra, Cameron Fisher (ex-Iconoclasm) al basso e Phil Segitho (Desekryptor e altri) alla batteria; nuova è anche la label che si occupa di licenziare "At the Crossroads of Inifinity", primo lavoro su lunga distanza della band americana, Unspeakable Axe Records. Ciò che non è cambiato è lo stile dell'act californiano, sempre alle prese con un Death che risente delle influenze della vecchia scuola estrema finnica in cui non mancano certe atmosfere "occulte" tipiche del Black/Death greco (Rotting Christ, Septicflesh...). La formazione a cinque sembra per certi versi giovare ai Draghkar: pur mantenendo quell'alone old school, i brani che compongono questo primo full length dei Nostri sembrano più "on focus" rispetto quelli del già recensito EP - buona tra l'altro la prova dietro al microfono di Butler -, e possiamo qui trovare momenti abbastanza interessanti, vedasi "Beyond Despair, the Dawn of Rebirth" e "Pursued by Black Forms"; ancora una volta però il punto debole è la produzione, migliore rispetto "The Endless Howling Abyss", ma comunque non ancora sufficiente.
Qualche passo avanti da parte dei Draghkar lo riusciamo a riscontrare in "At the Crossroads of Infinity", non ancora però sufficienti da permettere alla band - a nostro avviso, sia chiaro - di poter fari realmente notare nel marasma del sottobosco Death: affidarsi ad una produzione leggermente migliore, che magari lasci anche i suoni così "sporchi ma che per lo meno corregga dei microerrori che fanno capolino di tanto in tanto, sarebbe già qualcosa, perché di base la band californiana potrebbe con poco sforzo riservare buone sorprese.

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