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L'atteso ritorno dei Dukes of the Orient: per palati fini! L'atteso ritorno dei Dukes of the Orient: per palati fini!

L'atteso ritorno dei Dukes of the Orient: per palati fini!

recensioni

titolo
Freakshow
etichetta
Frontiers Music
Anno

Tracklist:
1. The Dukes Return
2. The Ice Is Thin
3. Freakshow
4. The Monitors
5. Man Of Machine
6. The Last Time Traveller
7. A Quest For Knowledge
8. The Great Brass Steam Engine
9. When Ravens Cry
10. Until Then

Line-up:
John Payne - Vocals, Bass, Guitars
Erik Norlander - Keyboards
Frank Klepacki - Drums
Alex Garcia - Guitars
Eric Tewalt - Saxophone

opinioni autore

 
L'atteso ritorno dei Dukes of the Orient: per palati fini! 2020-08-09 11:10:58 Celestial Dream
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Celestial Dream    09 Agosto, 2020
Ultimo aggiornamento: 09 Agosto, 2020
#1 recensione  -   Guarda tutte le mie opinioni

Il tanto atteso ritorno dei Dukes of the Orient è finalmente arrivato. Se il debutto del duo formato da John Payne (ex-ASIA, GPS) ed il chitarrista e songwriter Erik Norlander (Last in Line, Lana Lane, Rocket Scientists) era stato tra i dischi migliori di tutta l'annata 2018, questo “Freakshow” prova a bissarne il livello qualitativo, cosa tutt'altro che scontata.

L'aor dal tocco progressivo che tanto deve agli Asia è subito ben presente nelle tracce di questo nuovo lavoro. Quello che sorprende un po' è l'approccio vocale di Payne che stavolta punta su un cantato più sporco e sofferto rispetto al passato. E anche il mood dei brani è decisamente più malinconico. Il disco scivola via che è un piacere, anche se probabilmente i livelli del debutto sono un po' distanti. Pezzi come l'opener “The Dukes Return” e la title track sono davvero notevoli; montagne di tastiere e melodie da canticchiare si scagliano sull'ascoltatore lasciando il segno. Difficile resistere all'eleganza di “The Monitors”, mentre il sax si fa sentire sulle note della nostalgica “The Ice Is Thin”. Dopo le note intense di “The Last Time Traveller” e la strumentale “The Great Brass Steam Engine”, la chiusura è affidata alla suite “Until Then”, che con cori e cambi di tempo risulta forse la gemma indiscussa del disco.

Un ritorno positivo, ma che non riesce a mantenere la qualità e l'ispirazione del predecessore. Certo che, nonostante tutto, la classe qui è sempre ben presente e i Dukes On The Orient sono per palati fini!

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