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Terzo album per gli Egosystema: arriva la maturità?

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Distance
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Tracklist:
1. Distance
2. Colors
3. Don’t judge me
4. Open your eyes
5. O.C.D
6. Forever
7. Elisabeth
8. Get along
9. Joseph
10. Room Of Mirrors

Line-up:
​Riccardo Lorenzini – voce
Luca Birocco – chitarra
Davide Porcelli – basso
Erik Nalin – batteria

opinioni autore

 
Terzo album per gli Egosystema: arriva la maturità? 2020-08-31 11:41:44 ENZO PRENOTTO
voto 
 
3.5
Opinione inserita da ENZO PRENOTTO    31 Agosto, 2020
Ultimo aggiornamento: 31 Agosto, 2020
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Ritorno discografico per gli italiani Egosystema, che dopo pochi anni dal precedente album raggiungono la terza tappa della loro carriera. Il nuovo disco si intitola "Distance" e segna una sorta di mezza maturità nel sound del gruppo (al momento in versione trio), che ha fuso le influenze industrial del primo album con le finezze tecniche prog del secondo creando quindi un ibrido più interessante anche se non totalmente nuovo.

Nel giro di pochi anni la band è cresciuta e mette in campo delle abilità non indifferenti in campo compositivo (nonché anche quello tecnico), riuscendo a far convivere diverse anime musicali nel proprio sound. La base è prettamente industrial rock, con moltissimi inserti di elettronica/synth che creano un tappeto sonoro futurista. La parte più metal è data dagli inserti prog (in alcuni casi combinati con il power metal, come nei cori accesi del ritornello melodico della title-track “Distance”) che donano una vena più placida e a ciò vanno aggiunti molti guitar solo sullo stile neoclassico. Le ritmiche sono spesso dure, fredde e si fanno in alcuni casi martellanti come in “O.C.D.”, con i suoi riff arrembanti ed il mood quasi da dance club (ottimi i rallentamenti) o la veloce “Room of Mirrors” seppur senza lasciare stupefatti. L’ascolto prosegue abbastanza bene ma si arena in alcuni brani troppo ripetitivi o poco riusciti a partire da “Open Your Eyes”, per proseguire con “Forever”, “Get Along” e la complessa ma tiepida “Joseph”, che purtroppo non hanno un vigore tale da appassionare, ma fortunatamente il gruppo si risolleva con l’epica “Colors”, con quelle melodie piene di epos ed un massiccio uso di synth ben equilibrati; una delle perle del lotto è la variopinta “Don’t Judge Me”, con quei sinfonismi mescolati ad una chitarra che mescola egregiamente groove e sperimentazione mentre la sezione ritmica ben si accompagna in maniera secca e poderosa. Un altro difetto è da riflettersi sulla voce, in quanto il cantato spesso non ingrana e si rivela alquanto debole, impossibilitato a graffiare - specie nei momenti più aggressivi -, tranne però quando le atmosfere si fanno più morbide come nella semi ballad “Elisabeth”, dispersa tra note di piano ed inserti elettrici ben calibrati dove le vocals finalmente rendono al meglio. La produzione ed il missaggio offrono suoni ottimali ed una qualità audio che permette di godere di tutte le sfumature della musica proposta, offrendo un prodotto curato in ogni suo aspetto.

Nonostante qualche difetto o imprecisione, come pure delle migliorie da fare nella composizione, il disco funziona e si lascia ascoltare piacevolmente, quindi non si può fare altro che consigliarlo gli amanti delle sonorità metalliche multi sfaccettate.

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