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Time for Something Real: sonorità moderne Time for Something Real: sonorità moderne

Time for Something Real: sonorità moderne

recensioni

titolo
"From the summit to the pit"
etichetta
Autoproduzione
Anno

LINE-UP:
Rotem Grinberg - Lead Vocals, Piano
Gary Moore - Guitar, Backing Vocals
Angel Sichov - Bass, Backing Vocals
Itamar Cohen - Drums, Backing Vocals
Nimrod Tarban - Guitar, Backing Vocals

TRACKLIST:
1. World of blue
2. Deflection of the feel
3. Stream of the years
4. Lessons of wonder
5. Dead remains
6. Faith

opinioni autore

 
Time for Something Real: sonorità moderne 2020-09-05 08:28:12 Ninni Cangiano
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    05 Settembre, 2020
Ultimo aggiornamento: 05 Settembre, 2020
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Attirato dalla definizione “heavy metal”, per la descrizione del sound, mi sono messo all’ascolto di questo “From the summit to the pit”, debut album degli istraeliani Time for Something Real (ma perché non scegliere nomi più brevi?); ho scoperto quindi che del “classico” heavy metal qui c’è ben poco (forse solo nella seconda traccia “Deflection of the feel”), trattandosi prevalentemente di alternative e modern metal, al confine con il metalcore. Del resto, scorrendo la bio inviata, si scopre che i paragoni sono, tra gli altri, con gente come Avenged Sevenfold, System of a Down e Bullet For My Valentine (sono stati inseriti anche Dream Theater e Guns N’Roses, ma non c’azzeccano niente!). Mi chiedo perché quindi essere così imprecisi e superficiali con le definizioni che, come nel mio caso, traggono evidentemente in inganno. Nonostante non sia il mio genere, cerchiamo di essere neutrali e mettiamoci seriamente al lavoro su questo disco, realizzato da un gruppo di amici che si conoscono sin dai tempi della scuola. La produzione è perfetta, con tutti gli strumenti ben pompati e l’ottima voce di Rotem Grinberg ben bilanciata; quasi quasi non sembrerebbe un’autoproduzione, dato che è molto migliore di alcune uscite ufficiali ascoltate di recente. Ma torniamo un attimo sulla voce di Rotem Grinberg, l’ho trovata molto espressiva, calda e profonda a seconda delle necessità del brano, finanche aggressiva all’occorrenza ed avere un singer di qualità è fondamentale in qualsiasi genere musicale. Un appunto lo farei sul songwriting, dato che parecchi brani hanno durate importanti e qualche sforbiciata qua e là sarebbe stata utile, per rendere più fluido l’ascolto e più efficace ed incisivo il pezzo (vedasi la lunga “Stream of the years” che forse è la canzone meno valida del disco). “From the summit to the pit” dura poco più di 30 minuti per sole 6 tracce e mette in evidenza una band di buon talento come i Time for Something Real. Se apprezzate questo genere di sonorità, date loro una chance; se invece siete dei vecchi e “true defenders” meglio non perdere tempo.

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