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Come back con il botto per gli Heathen! Come back con il botto per gli Heathen! Hot

Come back con il botto per gli Heathen!

recensioni

gruppo
titolo
Empire Of The Blind
etichetta
Nuclear Blast
Anno

LINE UP:
Lee Altus - Guitar
Kragen Lum - Guitar
David R. White - Vocals
Jason Mirza - Bass
Jim DeMaria - Drums

TRACKLIST: 
1. This Rotting Sphere (Instrumental)
2. The Blight
3. Empire Of The Blind
4. Dead And Gone
5. Sun In My Hand
6. Blood To Be Let
7. In Black
8. Shrine Of Apathy
9. Devour
10. A Fine Red Mist (Instrumental)
11. The Gods Divide
12. Monument To Ruin (Instrumental)

opinioni autore

 
Come back con il botto per gli Heathen! 2020-09-23 18:18:48 Francesco Noli
voto 
 
4.5
Opinione inserita da Francesco Noli    23 Settembre, 2020
Ultimo aggiornamento: 23 Settembre, 2020
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Ci sono voluti ben dieci anni, ma alla fine Lee Altus ce l'ha fatta dopo svariati impegni, cambi di line up e altre peripezie assortite a pubblicare il quarto album della sua band madre, che esce sotto l'ala forte e protettrice di Nuclear Blast. Gli speed/power/thrashers americani sono sinonimo di garanzia, non solo per i capolavori pubblicati in precedenza che vale la pena ricordare (lo strepitoso debutto "Breaking The Silence" bissato da "Victim Of Deception", rispettivamente 1987 e 1991, e dopo ben 19 anni il solido "The Evolution Of Chaos"), ma anche perché hanno sempre avuto musicisti talentuosi, da Carl Sacco (batteria) a Doug Piercy (chitarra, ora alla corte dei Blind Illusion), da Paul Baloff (il quale non ha registrato niente di ufficiale, ma girano dei demo interessanti anche in rete), all'istrionico chitarrista Kragen Lum, entrato in formazione ben dieci anni fa. Ed è proprio quest'ultimo che sul nuovo "Empire Of The Blind" lascia il segno, essendo il maggior compositore assieme al suo fido compare di ascia Lee Altus e lo fa nel migliore dei modi sin dall'intro "The Rotting Sphere", ove l'arpeggio melodico, breve e intenso fa da apripista a "The Blight", scelta anche come singolo. Un capolavoro Speed/Thrash che vede numeri di alta scuola tra chitarre serrate e sezione ritmica da paura grazie agli innesti dei nuovi (si fa per dire) Jason Mirza al basso (già con Lum nei Thrasher Psychosis) e quel diavolo alla batteria di Jim De Maria (ex Generation Kill e ora anche con i tedeschi Toxik). White alla voce ribadisce di essere un leone con il suo clean melodico ma aggressivo, sfornando per tutto l'album una prestazione superba come si evince nella seguente "Empire Of The Blind", track più cadenzata ma non per questo meno elettrizzante. Le mazzate roventi si susseguono a rotta di collo e tra le più poderose killer songs vale la pena citare "Gods Devide" e "Shrine Of Apathy" che rimandano ai primi lavori della band alternate a composizioni più ruffiane e catchy come "Sun In My Hand" (fantastico il lavoro di chitarre sia in fase di arpeggio che di legato nonché sorretta da una melodia avvincente) e "Dead And Gone" con un ritornello che rimane scolpito nelle orecchie grazie ancora a un White sugli scudi; c'è spazio anche per la strumentale "A Fine Red Mist", in cui Altus e Lum si divertono nello sciorinare riffs e assoli di alta classe sorretti da una batteria poderosa e un basso pulsante, andando cosi a completare questo come back discografico. Nell'analisi spassionata si può tranquillamente ammettere che gli Heathen hanno fatto centro ancora una volta, dimostrando dopo ben trentatré anni di essere una realtà solida e affidabile a discapito di una produzione che non convince in pieno, nonostante lo stop forzato (Gary Holt alla corte degli Slayer ha di fatto ritardato non poco il work in progress di questo album), lutti e quant'altro, dando alla luce un dischetto che si appresterà ad essere uno dei top album dell'anno: speriamo adesso di non dover aspettare altri dieci anni per ascoltare qualcosa di nuovo! BENTORNATI HEATHEN!!!

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