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Il Black/Crust degli Ancst incontra derive moderne, con risultati pienamente sufficienti Il Black/Crust degli Ancst incontra derive moderne, con risultati pienamente sufficienti

Il Black/Crust degli Ancst incontra derive moderne, con risultati pienamente sufficienti

recensioni

gruppo
titolo
Summits of Despondency
etichetta
Lifeforce Records
Anno

PROVENIENZA: Germania 

GENERE: Black Metal/Crust 

FFO: Anaal Nathrakh, The Secret, Hexis, Heaven Shall Burn  

LINE UP:
Tom Schmidt - vocals, all instruments 

TRACKLIST:
1. Kill Your Inner Cop [03:23]
2. Inferno [02:24]
3. Final Hour [04:10] =ASCOLTA= 
4. Praising the realm of Loss [03:36]
5. The Burden of Hope Part I [01:25]
6. The Burden of Hope Part II [03:24]
7. Razed Eden [04:19] =VIDEO= 
8. Abysm of Existence [03:27]
9. ...of Dying [02:57]
10. Denazification [05:08]
11. Monotony of Anguish [04:46] 

Running time: 44:39 

opinioni autore

 
Il Black/Crust degli Ancst incontra derive moderne, con risultati pienamente sufficienti 2020-09-25 14:39:56 Daniele Ogre
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Daniele Ogre    25 Settembre, 2020
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

E' da tempo che seguo con un certo interesse gli Ancst, band tedesca portata avanti dal cantante e polistrumentista Tom Schmidt, che oltre ad una lunga sequela di EP ed altre pubblicazione, arriva oggi con "Summits of Despondendy" alla pubblicazione del quarto album, secondo per Lifeforce Records. Come sempre, Tom prosegue nello spirito DIY di questo suo progetto, avendo scritto, registrato e prodotto da solo l'intera opera, affidandosi per la distribuzione alle sapienti mani della label di Lipsia. "Summits of Despondency" è la prova di come gli Ancst siano maturati col tempo, mantenendo sempre intatta l'innata ferocia che deriva dal Black/Crust che da sempre contraddistingue l'operato della band/dell'artista berlinese; ciò che si nota in questa nuova fatica, però, è una netta crescita di velleità Metalcore nelle sonorità dell'act tedesco, cosa che da un lato può far storcere il naso ai più puristi, ma dall'altro da una maggior varietà ai brani che andremo a sentire in quest'opera. Possiamo scomodare come termine di paragone i connazionali Heaven Shall Burn, di cui gli Ancst, in quei momenti di cui sopra, possono sembrare una versione più violenta e cruda. Non bisogna però perdere il focus principale: gli Ancst non ha perso niente del loro brutale approccio Black/Crust come dicevamo, che rimane comunque il fulcro principale di un sound cui i Nostri ci hanno abituato nel corso di questi anni.
"Summits of Despondency" riesce nel doppio compito di riuscire ad accontentare i fans di vecchia data degli Ancst, ma allo stesso tempo potrà dare la possibilità alla band teutonica di trovare nuovo pubblico nella sfera di chi - contenti loro - bazzica nelle derive "-core".

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