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I Nyxem propongono un album interamente realizzato con sintetizzatori e suoni campionati I Nyxem propongono un album interamente realizzato con sintetizzatori e suoni campionati

I Nyxem propongono un album interamente realizzato con sintetizzatori e suoni campionati

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titolo
Behind The Veil Of Light
etichetta
Autoproduzione
Anno

Tracklist:
1. Ra in Thy Rising
2. War Engine
3. Trees of Eternity
4. Above the Abyss
5. Divine Madness
6. Abraxas
7. The Secret Flame
8. In the Name of Baphomet

Line-up:
Jonah Hontos - synths, programming and sequencing

opinioni autore

 
I Nyxem propongono un album interamente realizzato con sintetizzatori e suoni campionati 2020-10-14 16:41:38 Virgilio
voto 
 
1.5
Opinione inserita da Virgilio    14 Ottobre, 2020
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Dietro il moniker Nyxem si cela in realtà una one-man band, ovvero il musicista Jonah Hontos, il quale ha avuto l'idea di cimentarsi in un disco metal dove non ci fossero chitarre. In realtà, non si tratta poi del primo progetto con queste caratteristiche, ma la particolarità dei Nyxem è data dal fatto che si tratta di un album interamente strumentale, dove ogni singolo suono viene riprodotto con sintetizzatori o con loop elettronici. L'idea di Hontos, in particolare, sarebbe quella di riprodurre anche tramite suoni campionati dei timbri che possano assomigliare quanto più possibile a quelli delle chitarre elettriche. In effetti, spesso riesce nell'intento, però dobbiamo dire che il risultato generale ci ha lasciati alquanto freddi se non addirittura un po' perplessi. Ci sono, senza dubbio, ritmi veloci e parti dove le sonorità sono più dure, ma in linea di massima la sensazione che ci proviene dall'ascolto non è per nulla quella di ascoltare un disco metal, quanto piuttosto di ascoltare qualcosa di più vicino alla colonna sonora di un videogioco, se non addirittura un disco di vera e propria musica elettronica (che poi, a conti fatti, è in effetti proprio quello di cui si tratta). Fa specie, anzi, leggere nelle note che accompagnano il promo, che tra le influenze ci siano act come Amon Amarth, Opeth, In Flames o At the Gates: citazioni che in realtà finiscono per essere fuorvianti, perchè si fa davvero fatica a considerare "Behind the Veil of Light", pur con tutta l'apertura mentale possibile, un disco di progressive metal o di death metal. Qualche risultato più apprezzabile si può ritrovare ad esempio in "Above the Abyss", una traccia che, come altre, tutto sommato, parte con buone premesse (in questo caso sembrerebbe accostabile a qualcosa power/speed), ma che poi tende a strafare tra timbri alquanto improbabili, ritmi monotoni e meccanici e riff sparati in loop. Diciamo che ci sono nel disco buone intuizioni tematiche, che spesso sovrappongono, talvolta molto bene, altre volte sembrano affastellarsi oppure inseguirsi e scappare via senza che si ravvisi una logica. A nostro avviso, al di là delle scelte di fondo, c'è dunque ancora parecchio da lavorare per dare ai brani una struttura più lucida e una maggiore personalità.

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