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E la rabbia repressa venne fuori con il il terzo lavoro dei Blues Pills! E la rabbia repressa venne fuori con il il terzo lavoro dei Blues Pills!

E la rabbia repressa venne fuori con il il terzo lavoro dei Blues Pills!

recensioni

titolo
Holy Moly!
etichetta
Nuclear Blast
Anno

Tracklsit:
1. Proud Woman
2. Low Road
3. Dreaming My Life Away
4. California
5. Rhythm In The Blood
6. Dust
7. Kiss My Past Goodbye
8. Wish I’d Known
9. Bye Bye Birdie
10. Song From A Mourning Dove
11. Longest Lasting Friend

Line up: 
Elin Larsson - Vocals
Zack Anderson - Guitars 
André Kvarnström - Drums
Kristoffer Schander - Bass

opinioni autore

 
E la rabbia repressa venne fuori con il il terzo lavoro dei Blues Pills! 2020-10-16 18:19:35 ENZO PRENOTTO
voto 
 
3.5
Opinione inserita da ENZO PRENOTTO    16 Ottobre, 2020
Ultimo aggiornamento: 16 Ottobre, 2020
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

E’ tempo di ritorno anche per gli svedesi Blues Pills che arrivano al terzo album, quattro anni dopo il precedente "Lady In Gold". Il quartetto nordico si ripresenta al pubblico con il qui presente "Holy Moly!", che fin dalla copertina lascia presagire che il sound blues rock tipico della band si sia irrobustito ed effettivamente la sensazione è esattamente quella. La band capitanata dalla bionda cantante Elin Larsson e dal chitarrista Zack Anderson tenta la carta dell’aggressività dopo quella leggermente psichedelica del predecessore, cercando di dimostrare una raggiunta maturità. L’avranno davvero raggiunta?

Fin dall’esordio il combo è stato lanciatissimo sul mercato a suon di pubblicità e reazioni iper entusiaste da critica e pubblico (un po’ come è successo per l’eccessivo successo dei Greta Van Fleet). Se "Blues Pills" era legato ad un certo blues rock settantiano e il seguente "Lady in Gold" più alla psichedelia (per non dire garage rock), questo "Holy Moly!" punta ad una certa quadratura dimostrandosi più duro come una sorta di primo album più robusto. Obbiettivo quindi centrato però la completa maturità non è stata raggiunta in favore di un approccio più asciutto e scarno con forse qualche caduta di tono. La voce di Elin è decisamente più incazzata e rabbiosa e lo si evince in molti episodi come la fucilata “Low Road” (tra schitarrate metal/garage rock) con un verace basso grattato ed una batteria tentacolare. Ovviamente la rabbia si ripresenta molte volte: la quadrata “Dreaming My Life Away” o la potente “Kiss My Past Goodbye” fanno sicuramente il loro dovere e si nota un porre avanti la voce rispetto agli strumenti che spesso sono in secondo piano. A livello sonoro il blues è sempre presente e si mescola qui al soul come “Proud Woman”, la sexy ed erotica “Dust” o la durissima “Bye Bye Birdie”. Più che maturità si sente una maggiore coesione tra i musicisti ed una furia repressa che ora viene fuori in dose massiccia come nell’hard blues della distorta “Rhythm In The Blood” ma fortunatamente c’è anche della buona melodia, dei momenti più placidi che si possono riassumere nella bella “Wish I'd Known” con il suo incedere chitarristico alla Hendrix ed i cori gospel. Come detto qualche caduta di tono c’è: a volte alcune tracce presentano le stesse sfumature mentre casi come “California” o la ballad “Longest Lasting Friend” presentano rispettivamente troppe scopiazzature da Janis Joplin ed eccessiva voglia di mettere in mostra le doti vocali. C’è stata crescita nella tecnica e probabilmente anche nelle performance dal vivo ma c’è ancora il freno a mano tirato come se si volesse rimanere nella sicurezza piuttosto che osare e rischiare di andare contro i movimenti del mercato discografico.

Si può discutere all’infinito sul vero valore della band. Nulla di innovativo, band tutto sommato preparata ma che ha raggiunto forse troppo (la stessa Italia ha musicisti e voci nettamente superiori ed in questo caso si possono tranquillamente citare Viola Romani Adami oppure Rosa Brunello per fare due semplici esempi) eppure sa fare bella musica ed è questo ciò che conta anche se non faranno mai capolavori. Bell’album, punto!

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