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I Fortress Under Siege non vanno oltre una sufficienza di stima I Fortress Under Siege non vanno oltre una sufficienza di stima Hot

I Fortress Under Siege non vanno oltre una sufficienza di stima

recensioni

titolo
"Atlantis"
etichetta
Rock Of Angels Records
Anno

TRACKLIST:
1. Love enforcer
2. Lords of death
3. Atlantis
4. Holding a breath
5. Silence of our words
6. Vengeance
7. Seventh son
8. Lethe
9. Spartacus
10. Hector’s last fight
11. Time for rage
12. The road unknown

LINE-UP:
Tasos Lazaris – Vocals
Fotis Sotiropoulos – Lead Guitars
Themis Gourlis – Rhythm Guitars
George Georgiou – Keyboards
Alex Stavrakas – Bass
Dimitris Kapoukakis – Drums

opinioni autore

 
I Fortress Under Siege non vanno oltre una sufficienza di stima 2020-10-17 14:37:35 Ninni Cangiano
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    17 Ottobre, 2020
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Ho tardato qualche giorno sulla release date per realizzare questa recensione, perché una band sulla scena da quasi 30 anni come quella dei greci Fortress Under Siege merita sicuramente rispetto e, di conseguenza, non volevo assolutamente limitare il mio punto di vista a qualche ascolto magari poco attento, soprattutto in considerazione del fatto che appunto, dopo aver ascoltato uesto “Atlantis” qualche volta, mi ritrovavo con l’amaro in bocca e l’impressione di avere davanti un disco di power prog non semplice. Mi sono messo quindi con impegno in questi giorni ad ascoltare e riascoltare le 12 tracce che fanno parte dell’album (il terzo della carriera dei greci); ogni volta però ed aggiungo anche “purtroppo”, alla fine il risultato era sempre il medesimo: un senso di insoddisfazione latente. Mi spiego meglio (o almeno ci provo) se l’opener “Love enforcer”, così come anche la seguente “Lords of death”, fanno immaginare un gran disco, essendo due songs davvero piacevoli, ci pensa poi la title-track “Atlantis” ad iniziare a gettare acqua sul fuoco, risultando fin troppo ripetitiva e poco coinvolgente, nonostante cerchi di avere atmosfere dal flavour orientaleggiante. Dopo la breve “Holding a breath”, anche “Silence of our words” non si dimostra catchy e fa venir voglia di skippare oltre dopo poco. Il disco andrà avanti sostanzialmente sempre a questa maniera, a fasi alterne, inserendo brani gradevoli e coinvolgenti (come la cavalcata power “Seventh son” o la tirata “Spartacus”, ad esempio), in mezzo ad altri meno indovinati e che non entusiasmano, ma anzi corrono il rischio di annoiare (“Time for rage” su tutte). Potenzialmente questo gruppo ha tutte le carte in regola per far bene: sono musicisti preparati, ha un singer di buona qualità, gode di una produzione di ottimo livello, eppure fallisce l’obiettivo di realizzare un disco memorabile a causa di un songwriting non sempre convincente, che alterna momenti brillanti ad altri non efficaci e soprattutto non riesce a sfornare una hit che ti faccia saltar su e valga già da sola l’acquisto del disco. Nonostante l’ampia esperienza, i Fortress Under Siege con questo “Atlantis” non fanno centro e non riescono ad andare oltre una sufficienza di stima; serve infatti molto di più per emergere nel panorama del power-prog.

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