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Ottavo album per i tedeschi Milking the Goatmachine Ottavo album per i tedeschi Milking the Goatmachine

Ottavo album per i tedeschi Milking the Goatmachine

recensioni

titolo
From Slum to Slam - The Udder Story
etichetta
NoiseArt Records
Anno

Line up:
Goatfreed Udder - guitars, bass
Goatleeb Udder - vocals, drums 

Tracklist: 
1. Now We Are Old School
2. Milking Me Softly
3. Like An Everflowing Cream
4. Wolverized
5. Metal Liker
6. 1234 Leckstein
7. Udder Pressure
8. Candy Shed
9. Grass Appeal Madness
10. Goatz With Attitudes
11. Strawpocalypse
12. Blumen
13. Shed Boyz
14. Finger oder Zeh
15. Prost Mortem
16. Bullet Hoof
17. From Slum To Slam

opinioni autore

 
Ottavo album per i tedeschi Milking the Goatmachine 2020-10-18 14:44:32 Anthony Weird
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Anthony Weird    18 Ottobre, 2020
Ultimo aggiornamento: 18 Ottobre, 2020
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Avevo già recensito in passato un lavoro dei Milking the Goatmachine, quel “Milking in Blasphemy” che mi aveva lasciato abbastanza indifferente, sia per qualità che per idee “artistiche”. Ora tornano con un album del 2019 intitolato “From Slum to Slam - The Udder Story”, ben diciassette brani condensati in poco più di quaranta minuti di musica, il cui pezzo più lungo arriva appena ai tre minuti. Due anni fa non mi avevano colpito più di tanto, anche perché l’uso dell’umorismo nel mondo metal è molto più diffuso di quanto si pensi - e questo va bene -, quello che non mi era piaciuto era stato lo scimmiottamento di pezzi storici e classici del metal, che hanno fatto la storia e il tutto era camuffato dal “tanto è giusto per ridere”: ma ridi sulla tua roba, non su quella degli altri e soprattutto prima raggiungi lo stesso livello, diventa un punto fermo nella storia della nostra musica e poi ci ridi sopra. Ma vabbè, chiuso il concetto.
“From Slum to Slam - The Udder Story” invece parte molto bene, con una potenza sconvolgente, fatta di blast beat e continui cambi di tempo, costantemente accompagnati da una voce disperata e malefica, capace di alternare growl e grunt, ad un pig squeal in pieno stile brutal-grind, acido e malato. Ritrovo una band cresciuta in tutti i sensi, capace di districarsi in un groviglio di rovi appuntiti, fatto di generi e sottogeneri più o meno estremi e di amalgamarli perfettamente tra di loro. Il suono resta ovunque estremamente pesante, con la giusta dose di inttensa aggressività, ma nessuna nota è fine a se stessa, non c’è un solo brano lasciato abbozzato, tutto è molto curato ed è palese il tempo speso per la composizione e l’enorme lavoro di produzione. Il gruppo tedesco è capace di mettere in musica una grande sporcizia e renderla gradevole, complici anche le chiare ispirazioni a band come Napalm Death e Disgorge, giusto per citare un paio di nomi, ma in realtà tutto il panorama brutal-grind è una fogna (in senso buono), in cui i Milking The Goatmachine sguazzano allegramente e da cui attingono a piena mani, per sfornare liquami sonori di siffatta fattura.
Se non si fosse capito, a differenza dell’album precedente, questo “From Slum to Slam - The Udder Story” mi sta piacendo e molto, è la mazzata perfetta tra capo e collo per una serata alcolica e pogo tra amici, o per un live di periferia. Scorrazzate brutali come “Candy Shed” o “l’allegra” (si fa per dire) “Milking Me Softly”, sono l’esatta colonna solo per un pogo scanzonato e un headbanging da collo svitato. La seconda parte dell’album racchiude i brani più pesanti e fortemente legati al Thrash Metal, come “Grass Appeal Madness” e le folli “Goatz with Attitudes " e "Prost Mortem", sono la dimostrazione che se vuoi far ridere, devi essere bravo, altrimenti il pubblico non riderà grazie a te, ma riderà di te e c’è una bella differenza. Per fortuna questa band pare averlo capito e ora, tutti insieme, facciamoci una bella risata!

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