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Per i canadesi Skyless Aeons un album di debutto molto complesso e travolgente Per i canadesi Skyless Aeons un album di debutto molto complesso e travolgente

Per i canadesi Skyless Aeons un album di debutto molto complesso e travolgente

recensioni

titolo
Drain the Sun
etichetta
CDN Records
Anno

PROVENIENZA: Canada

GENERE: Technical Melodic Death/Black Metal

TRACKLIST:
1. Ascension Towards Nothing
2. A Consciousness Decays
3. Go Forth and Multiply
4. The Age of Regression
5. Dimensional Entrapment
6. Path of Desolation
7. Drain the Sun

LINE-UP:
Martin Burchill - Drums
Nicholas Luck - Guitars, Vocals
Nathan Ferreira - Vocals
Steve Oliva - Bass

opinioni autore

 
Per i canadesi Skyless Aeons un album di debutto molto complesso e travolgente 2020-10-18 15:25:59 Luigi Macera Mascitelli
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Luigi Macera Mascitelli    18 Ottobre, 2020
Ultimo aggiornamento: 18 Ottobre, 2020
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Un lavoro veramente complesso e travolgente questo "Drain the Sun", album di debutto per i canadesi Skyless Aeons che si buttano a capofitto nel panorama musicale con questa imponente creatura autoprodotta.
Nati solamente nel 2013, i nostri non si fanno certamente intimidire dall'enorme quantità di gruppi già presenti sul mercato, e mostrano fin da subito i denti con un massiccio melodic death/black con forti innesti technical tanto per dare quel tocco in più ad un lavoro già di per sé complesso e a tratti difficile da digerire. Ma tant'è, e il quartetto partorisce sette tracce a dir poco devastanti che sanno unire sapientemente l'approccio melodic death dei Dark Tranquillity con il prog death di Opeth e Beyond Creation e pesanti sferzate provenienti dal black moderno. Il tutto condito da un Nathan Ferreira alla voce decisamente all'altezza del ruolo ricoperto: il suo growl sembra provenire dalle viscere della terra e si incastra benissimo con i riff proposti. Ed è proprio di questi ultimi che vorrei parlarvi. Sperimentare al giorno d'oggi è pressoché fondamentale se si vuole essere notati. Tuttavia può succedere che non sempre il prodotto finale sia sempre perfetto, e questo è uno di quei casi. Non fraintendetemi ragazzi, il disco mi è piaciuto particolarmente, soprattutto per l'ottima commistione tra death e black. Il problema però sopraggiunge quando durante l'ascolto si respira quell'aria un po' macchinosa, come se si fosse messa troppa carne sul fuoco; e a testimonianza di ciò basta vedere la durata delle tracce: solo "Go Forth and Multiply" si attesta sui 3 min e mezzo, mentre le restanti vanno ben oltre i 6-7. Non che ci sia qualcosa di sbagliato, ma ciò fa capire come magari si poteva tagliare qualcosa per rendere tutto l'album più scorrevole e fruibile. Ma nonostante ciò devo dire che l'intento di proporre della musica per certi aspetti diversa è sicuramente riuscito. Il mio consiglio è quello di capire meglio quale sia il focus e l'obiettivo e puntare dritto cercando di evitare degli -a volte, sia chiaro- inutili orpelli che appesantiscono solo. Consigliati e soprattutto teneteli sott'occhio!

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