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Un buon debut album per gli Adamantis Un buon debut album per gli Adamantis Hot

Un buon debut album per gli Adamantis

recensioni

gruppo
titolo
"Far flung realm"
etichetta
Autoproduzione
Anno

TRACKLIST:
01. Into the realm
02. Unbound souls
03. Misbegotten dream
04. Puppeteers bane
05. Fire and brimstone
06. Imagination
07. Journey’s end
08. Oracle’s prophecy
09. Second sight
10. Siege of Arkona
11. Voron the ravensong

LINE-UP:
Jeff Stark - vocals
Jeff Taft - guitars
Javier Estrada - guitars
Cody Pelchat - bass
Evgeny Gromovoy - drums

opinioni autore

 
Un buon debut album per gli Adamantis 2020-10-24 09:45:31 Ninni Cangiano
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Ninni Cangiano    24 Ottobre, 2020
Ultimo aggiornamento: 24 Ottobre, 2020
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Continuo a non capire per quale motivo alcune labels o agenzie, nel presentare un nuovo disco, debbano per forza metterci paragoni campati in aria, tanto che mi sorge il dubbio che nemmeno ascoltino quello che vanno a proporre. Nel caso degli americani (del Massachusetts) Adamantis e del loro debut album “Far flung realm”, vengono indicati a termine di paragone dei nomi che semplicemente non c’entrano un fico secco con il sound del gruppo: Iron Maiden, Queensryche, Judas Priest e Saxon; d’accordo, si tratta di gente che ha influenzato la quasi totalità di metal bands al mondo, ma non ho trovato il benché minimo riferimento al loro sound in quello degli Adamantis. Sono, invece, giusti i paragoni con Gamma Ray, Hammerfall ed, in un certo senso, con i Blind Guardian e Running Wild (questi ultimi solamente per la splendida “Puppeteers band”, di gran lunga la migliore canzone del disco); già, perché gli statunitensi suonano un classico power metal molto orecchiabile e catchy, decisamente frizzante e con una notevole attenzione alle melodie. Si potrà obiettar loro che non sono particolarmente originali, ma quando la musica è composta e suonata così bene, questo è un dettaglio su cui ritengo si possa anche sorvolare. C’è solo un qualcosa che trovo leggermente al di sotto del livello qualitativo medio della band: il singer Jeff Stark. Mi spiego meglio: non ci troviamo davanti ad un mediocre, assolutamente no; ma nemmeno abbiamo a che fare con una grande voce, in grado di dare quella spinta alle canzoni che, invece, in questo genere, è fondamentale. D’accordo che non tutti possono essere come Kiske o Scheepers, ma Stark non è stato in grado di conquistarmi e convincermi con la sua prestazione canora, specialmente in quei brani più “happy”. La presenza di un grande ospite come l’ex-Dark Moor Elisa C. Martin (sull’ottima “Oracle’s prophecy”), evidenzia ancora di più questa situazione. Ed è un peccato, perché il power metal suonato dagli Adamantis è davvero ben fatto e decisamente piacevole da ascoltare; mi meraviglia anzi come mai nessuna label si sia accorta del loro valore e li abbia costretti all’autoproduzione. Da sottolineare anche che, nonostante si tratti proprio di un lavoro autofinanziato, la produzione è ottimale ed è curata pressoché in ogni dettaglio, segno che affidandosi a professionisti del settore (Christian "Moschus" Moos negli Spacelab Mixing, con cui hanno lavorato anche Delain e Rhapsody) si va sul sicuro. Il songwriting è molto vario e permette alla band di spaziare in vari aspetti del power metal, con brani anche di minutaggio importante (“Misbegotten dream” o la conclusiva “Voron the ravensong”, che sa molto di Orden Ogan) che però non sono mai noiosi o prolissi. Personalmente, come detto, ho preferito il pirate metal di “Puppeteers band”, semplicemente per una questione di gusti, dato che comunque, come detto, tutto il disco è più che valido. “Far flung realm” è il debut album di una band, gli Adamantis, con tutte le carte in regola per farsi apprezzare dai fans del power metal e che, con un cantante di qualità superiore (o sfruttando meglio le qualità di quello che hanno), sarebbe al livello di tanti osannati big mondiali!

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