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Dragonrider, power metal dalla Giordania Dragonrider, power metal dalla Giordania

Dragonrider, power metal dalla Giordania

recensioni

titolo
"Scepter of domination"
etichetta
Stormspell Records
Anno

TRACKLIST:
1. Melody of light
2. Where lightning forever strikes
3. The berserker
4. Scepter of domination
5. Lone rider
6. Master of thunder
7. Call of the crimson moon
8. Below the stars
9. Grand finale
10. The berserker (Extended version)

LINE-UP:
Rad Miqdadi – Guitars, bass, drums
Waleed Elmughrabi - Guitars
Michalis Rinakakis - Vocals

opinioni autore

 
Dragonrider, power metal dalla Giordania 2020-10-31 10:15:25 Ninni Cangiano
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    31 Ottobre, 2020
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Tra le tantissime power metal bands che ho ascoltato da 35 anni a questa parte, credo di poter affermare con certezza di non aver mai avuto a che fare con un gruppo proveniente dalla Giordania; oggi parleremo dei Dragonrider, terzetto proveniente da Amman, capitale appunto dello stato mediorientale. Fondati nel 2001 dal polistrumentista Rad Miqdadi, inizialmente con il nome di Valderia, modificato poi nel 2007 nell’attuale Dragonrider (detta sinceramente, con tutti i “Dragon” che ci sono nel mondo power, preferisco il primo nome), i nostri hanno finora rilasciato alcuni singoli ed un EP, prima di arrivare con questo “Scepter of domination” a pubblicare il loro debut album grazie alla sempre attiva Stormspell Records (una sorta di garanzia per il power!). Ma che genere di power metal suonano i Dragonrider? Il loro sound è abbastanza old-style e canonico che potrebbe ricordare, tralasciando i paragoni campati in aria inseriti nella biografia di presentazione dall’agenzia che ci ha trasmesso il demo (che c’entrano Impellitteri, Dio, Helstar e Savatage con questo sound?), qualcosa di Running Wild, Grave Digger e primissimi Rage o, in genere, il power più duro di scuola nord-europea. Chi, come il sottoscritto, ha adorato quelle sonorità, sicuramente avrà modo di apprezzare le 9 canzoni di questo disco (cui si aggiunge la solita inutilissima quanto immancabile intro); dispiace solo per una produzione non proprio eccellente, un po’ troppo bassa e compressa. Ciò che non mi ha convinto in questo disco è lo stile del singer greco Michalis Rinakakis, che tende ad esagerare con lo screaming ed ha in genere un approccio un po’ troppo sporco e grezzo, mentre avrei trovato ottimale un cantato più “educato” e pulito; qui però si tratta di gusti personali che, in quanto tali, sono ampiamente discutibili. Questa considerazione però è fondata sul fatto che il cantante ha dimostrato nelle varie tracce di saperci fare soprattutto sulle parti più basse e dunque avrebbe potuto sfruttare meglio le sue capacità in tal senso. “Scepter of domination” non passerà alla storia del power metal, tante bands prima dei Dragonrider hanno suonato a questa maniera (ed anche meglio!), ma resta il fatto che i vari ascolti dati a questo album sono sempre stati gradevoli e pertanto, senza addentrarci sul campo minato dell’originalità e dell’innovazione, direi di chiudere qui rilasciando una meritata sufficienza.

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