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Power, di nome e di fatto Power, di nome e di fatto Hot

Power, di nome e di fatto

recensioni

gruppo
titolo
"Justice of fire"
etichetta
Autoproduzione
Anno

TRACKLIST:
1. Prelude to apocalypse
2. Hand over time
3. Firewalk
4. Rising son (Through the eyes of God)
5. An evil presence
6. Deceiver of truth
7. The Vision
8. Justice of fire
9. Eternally

LINE-UP:
Daniel L. Dalley – Guitars, Synth, Bass
Alan Tecchio - Vocals
Mike Watt - Drums

opinioni autore

 
Power, di nome e di fatto 2020-11-14 17:13:27 Ninni Cangiano
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Ninni Cangiano    14 Novembre, 2020
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A distanza di tanti anni dalla fondazione (era il 1992), tornano a farsi sentire i Power, progetto del chitarrista statunitense Daniel L. Dalley, e lo fanno riproponendo il loro debut album “Justice of fire”, uscito originariamente nel 1994, con differente artwork. Considerata la qualità della produzione, è presumibile che per questa nuova edizione (uscita a settembre) sia stata prevista anche una rimasterizzazione, se non addirittura che il disco sia stato ri-registrato, ma purtroppo non abbiamo notizie al riguardo, a causa dell’assenza di linee biografiche esaustive e non avendo conoscenza del disco uscito 26 anni addietro. A cantare c’è un certo Alan Tecchio, esperto singer, noto per far parte di gruppi storici come Hades e Watchtower. Oltre al leader Daniel L. Dalley, che si è occupato di praticamente tutti gli strumenti, troviamo anche un batterista che, da quanto trovato in rete, dovrebbe rispondere al nome di Mike Watt. Ma cosa suonano i Power? Si tratta di uno di quei rari casi in cui il nome del gruppo corrisponde al genere suonato (come i Death del mai troppo compianto Chuck Schuldiner, ad esempio); i Power, infatti, suonano un bel power metal old-style, come si usava fare appunto 25 anni fa, bello aggressivo, veloce, frizzante (doppia-cassa spesso a manetta) e con il singer che non si risparmia nell’urlare tutta la sua energia e rabbia, senza soluzione di continuità, dimostrando così di essere più adatto al thrash che al power (parere personale, sia chiaro). Non so all’epoca della sua prima uscita come sia stato accolto, ma nel 2020 ci si è abituati a qualcosa di leggermente diverso; oggi il power è effettivamente cambiato, diventando maggiormente melodico e non ha più quella violenza ed energia degli inizi che invece ritroviamo in questo disco. Certamente, fa piacere riascoltare il proprio genere musicale preferito e ricordarsi come era tanto tempo fa, ma obiettivamente di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia da allora. Tralasciando questo aspetto, resta da dire che a livello strumentale Dalley è indubbiamente molto valido e lo dimostra lungo tutta la durata dell’album (attorno ai 40 minuti) sia con la chitarra (con assoli a profusione) che con il basso con cui, in sottofondo, fa un lavoro egregio. Tra le 9 tracce che compongono il disco, personalmente preferisco la title-track, lunga suite in cui Dalley sfoggia il meglio della sua tecnica, mentre Tecchio si limita a poche parti cantate urlando come sempre, come anche la strumentale conclusiva e sognante “Eternally”. Non so se adesso i Power torneranno in attività ed abbiano magari del nuovo materiale pronto per essere registrato; per adesso tuffiamoci nel passato con questo “Justice of fire”, disco valido, soprattutto per chi ha conosciuto il power metal della prima metà degli anni ‘90.

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