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Calarook: Una nuova ciurma di pirati che però ha voluto strafare Calarook: Una nuova ciurma di pirati che però ha voluto strafare Hot

Calarook: Una nuova ciurma di pirati che però ha voluto strafare

recensioni

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Surrender Or Die
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Autoproduzione
Anno

Tracklist:
1. 47°30'18''N 8°51'52''E
2. A Cursed Ship's Tale      
3. Quest for Booze
4. Into the Storm 
5. Surrender or Die
6. Invisible Pineapples
7. Kraken's Chest
8. Paul the Parrot
9. Jack Rackham
10. Kicking Flamingos
11. Davy Jones' Locker
12. Tentacle Explosion
13. Loyal to None but Rum
14. The Legend of Liquor Island       
15. The Feast of Emerald Meadows
16. The Undying Sailor

Line Up:
Philipp Wyssen – Vocals
Lukas Mischler – Violin
Nico Wiget – Guitar
Flavio Pompeo – Bass
Yves Locher – Drums

opinioni autore

 
Calarook: Una nuova ciurma di pirati che però ha voluto strafare 2020-11-25 12:23:25 Gianni Izzo
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Gianni Izzo    25 Novembre, 2020
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Questo quintetto di pirati, reclutati nel 2014, con un Ep del 2017 alle spalle, viene da una di quelle terre europee in cui il mare proprio non c’è, la Svizzera, ma è sempre bello immergersi nelle epopee piratesche e nelle atmosfere che questa folk metal a tema ripropone. Mi sarebbe piaciuto dirvi che se anche voi siete rimasti con un po’ di amaro in bocca per l’ultimo degli Alestorm, in cui la loro voglia di cazzeggio ha surclassato la bontà degli stessi brani, potevate far vostro senza remore questo “Surrender or die” dei Calarook, ma i nostri hanno voluto mettere fin troppa carne sul fuoco, 16 tracce per più di un’ora di musica, ma non sempre all’altezza delle aspettative purtroppo, quindi niente, dovremmo analizzarne pregi e difetti prima di tuffarci nei mari insieme ai Calarook. Innanzitutto dobbiamo dire che la band, conserva si i ritornelli pirateschi e l’epicità, ma son decisamente lontani dal power metal scanzonato degli Alestorm o dall'heavy più serioso degli storici Running Wild. Di base, i Calarook sono una band melodic death metal, quindi tanto growling, ritmiche serrate, fino ai blast beat, ma con una deriva e con tematiche da scorribande caraibiche. Nei testi ci sono i classici temi storici e leggendari amati da questo genere, dallo Kraken, a Davy Jones, dal Rhum alle tempeste di mare e le sue maledizioni di sorta, fino a Calico Jack con un'aggiunta di sano umorismo, vedi ad esempio "Invisible Pinapples".

Se siete curiosi, lascio a voi la scelta di vedere dove vi portano le coordinate dell'ottima intro sinfonica che ci immerge nei mari di qualche secolo fa, e poi si comincia con riff rocciosi, e due ottimi ritornelli che fanno parte delle prime schiaccia sassi “A Cursed Ship’s Tale” e “Quest For Booze”. Dopodiché l’album mostra il fianco per la prima volta con la tediosissima e fin troppo lunga “Into The Storm”, dove i ritmi rallentano, chiedono forza ad un groove metal scialbo e monocorde. Si procede per fortuna con episodi degni di nota, “Kraken’s Chest”, “Jack Rackham”, la simpatica “Kicking Flamingos”, la drammatica “Davy Jones’ Locker”, con i suoi riff di chiara matriche viking. Il violino arricchisce puntualmente le tracce, ed anche se alcune passano pressoché inosservate, l’eco delle sue melodie si lascia memorizzare in fretta. Direi che se i Calarook avessero limitato il disco, proponendo non più di una decina di canzoni, scegliendo solo le migliori del lotto, staremmo parlando di un ottimo album, sicuramente più fruibile, purtroppo hanno scelto altro, il risultato è una sufficienza piena, sperando che la band sia più accorta in futuro e non esageri nuovamente, almeno che non abbia in mano dei brani potenzialmente irreprensibili. Si tratta di un autoproduzione, ma i suoni sono più che discreti, ci sarebbe piaciuta più amalgama, ma va bene così.

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