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Con una spettacolare suite di 38 minuti, gli Shores of Null dimostrano tutta la loro maturità Con una spettacolare suite di 38 minuti, gli Shores of Null dimostrano tutta la loro maturità Hot

Con una spettacolare suite di 38 minuti, gli Shores of Null dimostrano tutta la loro maturità

recensioni

titolo
Beyond the Shores (on Death and Dying)
etichetta
Spikerot Records
Anno

PROVENIENZA: Italia 

GENERE: Blackened Gothic/Doom Metal 

FFO: My Dying Bride, Saturnus, Amorphis, Paradise Lost, Swallow the Sun 

LINE UP: 
Davide Straccione – vocals
Gabriele Giaccari – guitars
Raffaele Colace – guitars
Matteo Capozucca – bass
Emiliano Cantiano – drums 

GUESTS: 
Mikko Kotamäki (Swallow the Sun) - vocals 
Thomas A. G. Jensen (Saturnus) - vocals 
Elisabetta Marchetti (Inno) - vocals 
Martina L. McLean - vocals 
Paolo Campitelli (Kaledon) - piano 
Valentina Gabbianelli - violin 

TRACKLIST: 
1. Beyond the Shores (on Death and Dying) [38:24] 

Running time: 38:24 

opinioni autore

 
Con una spettacolare suite di 38 minuti, gli Shores of Null dimostrano tutta la loro maturità 2020-12-03 18:16:24 Daniele Ogre
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Daniele Ogre    03 Dicembre, 2020
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

C'è chi ha tentato di trarre qualcosa di buono, durante questo lungo periodo caratterizzato dalla corrente pandemia mondiale, specie nel periodo di lockdown totale che ci ha costretti in casa per un lungo periodo; questo discorso è applicabile soprattutto in ambito musicale, con molte bands che ne hanno a modo loro approfittato per scrivere nuova musica. C'è chi come i Katatonia ha rilasciato uno stranissimo live album senza pubblico, chi invece si è giocato la carta del disco ambizioso: ed è questo il caso dei romani Shores of Null, che rispettando una consolidata - sinora - tabella di marcia di un album ogni tre anni, torna con questo "Beyond the Shores (on Death and Dying)", concept album ispirato allo scritto "On Death and Dying" della psichiatra svizzero-americana Elisabeth Kübler-Ross, in cui venivano formulati i cinque stadi del lutto. Un terzo album decisamente ambizioso essendo formato da un'unica lunghissima suite di 38 minuti; una scelta questa che sarebbe potuta anche essere controproducente: ora, ce ne saranno sicuramente altri, ma scorrendo velocemente nella mia memoria l'unico album composta da una singola suite che ha veramente impressionato è stato "Faustian Echoes" degli Agalloch. E invece, sfornando un lavoro di gran classe gli Shores of Null riescono nell'ardua impresa di superare brillantemente questa prova. A dispetto di qualche ciclicità di riff e partiture vocali - ma sarebbe stato decisamente strano non ci fossero state -, il quintetto capitolino/pescarese è riuscito a sfruttare al meglio tutte le proprie influenze per creare un brano sì lunghissimo, ma che non rischia minimamente di annoiare l'ascoltatore: dall'incipit in cui gli Shores of Null si rifanno alle malinconiche melodie dei My Dying Bride - complice anche il violino di Valentina Gabbianelli - passando per meravigliosi inserti Melodic Doom/Death, fraseggi progressivi à la Katatonia, concedendosi anche qualche attimo 'sentecediano' (band di cui il cantante Davide Straccione è uno dei più grandi fan che conosca). I cinque musicisti offrono una prova sontuosa, specie alla luce della difficoltà del lavoro: non ci si può esimere dal complimentarsi con i chitarristi Gabriele Giaccari e Raffaele Colace, e, soprattutto, con lo stesso Davide, autore di quella che ad oggi è probabilmente la sua miglior prova vocale. Del loro ce lo mettono poi i quattro cantanti ospiti: impressionante Mikko Kotamäki degli Swallow the Sun, ma non sono da meno Elisabetta Marchetti (Inno) con la sua bellissima voce, Thomas A. G. Jensen dei Saturnus - inconfondibile quando scende in campo - e Martina L. McLean.
Gli Shores of Null si presentarono nel 2014 con "Quiscence" - ad oggi ancora uno dei più clamorosi debut album usciti dall'Italia -, per confermarsi poi tre anni dopo con l'ottimo "Black Drapes for Tomorrow": l'aver rilasciato due album grandiosi unito alla grandissima esperienza live accumulata in questi anni, ha dato agli Shores of Null tutta la consapevolezza nei propri mezzi che è servita per giocare d'azzardo, vincendo a mani basse con "Beyond the Shores (on Death and Dying)" la scommessa della mega-suite. Gli Shores of Null sono ulteriormente maturati, ma la sensazione è che ancora non sia finita qui.

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