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Feroce e brutale l'Industrial Black/Death degli inglesi The Machinist Feroce e brutale l'Industrial Black/Death degli inglesi The Machinist Hot

Feroce e brutale l'Industrial Black/Death degli inglesi The Machinist

recensioni

titolo
I Am Void
etichetta
Autoproduzione
Anno

PROVENIENZA: UK (Inghilterra) 

GENERE: Industrial Black/Death Metal 

FFO: Anaal Nathrakh, The Berzerker, Aborym, Myrkskog 

LINE UP: 
Scott W. - vocals 
T - guitars 
K. Mackinnon - guitars 
John T. - synths, drum programming, vocals 

TRACKLIST: 
1. Extinction Event [06:39] =ASCOLTA= 
2. Skin Is not Enough [05:27] 
3. The Sky Has Opened [04:57] 
4. Approach [02:32] 
5. Bleak Affirmations [04:15] =ASCOLTA= 
6. Depopulate [03:49] =ASCOLTA= 
7. Death Cults of Abraham [05:48] 
8. Magnificent Desolation [06:13] 
9. Departure [02:17] 
10. Schwarzschild Radius [10:34] 

Running time: 52:31 

opinioni autore

 
Feroce e brutale l'Industrial Black/Death degli inglesi The Machinist 2020-12-27 20:10:40 Daniele Ogre
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Daniele Ogre    27 Dicembre, 2020
Ultimo aggiornamento: 27 Dicembre, 2020
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Primo album - almeno con questo nome - per i britannici The Machinist, band nata dalle ceneri dei NekroDrako, collettivo attivo dal 2004 al 2017 che ha però collezionato ben poche uscite (si contano un paio di demo, un paio di EP ed un solo album, "The Summer Here Is Always Hell" nel 2009); è il 2020 quando l'unico membro fondatore John Thompson tira fuori questo nuovo progetto con tre nuovi musicisti ad accompagnarlo, un nuovo nome - The Machinist, per l'appunto -, ma continuando musicalmente il percorso della vecchia band. Quello che abbiamo per le mani è un Industrial Black/Death che molto attinge, musicalmente parlando, ai conterranei Anaal Nathrakh ed ai nostrani Aborym: risultato è un disco come questo "I Am Void" che non brillerà per originalità, ma che di sicuro saprà strappare più d'un sorriso di compiacimento agli amanti delle sonorità induistrialoidi più becere e violente; la partenza è un po' in sordina con l'alquanto incasinata "Extinction Event", ma già con la seguente doppietta di pezzi ("Skin Is not Enough" e, soprattutto, The Sky Has Opened") i The Machinist aggiustano maggiormente il tiro, mantenendosi poi su un livello qualitativamente più che discreto. Buonissimo è l'importante lavoro di John T. per quanto riguarda synths e programmazione della drum machine, elementi importantissimo per il sound del quartetto di Manchester, come anche buono sembra l'affiatamento tra il membro originario rimasto ed i suoi nuovi compari, con i due chitarristi capaci di tenere sempre alta la tensione senza bisogno di strafare ed il nuovo vocalist Scott Walton a fare da "maestro di cerimonie" in questo festival di brutalità sonora.
Ci sarà da lavorare in futuro ad un approccio che sia quanto più personale possibile: con "I Am Void" i The Machinist raggiungono facilmente la sufficienza, ma bisognerà scrollare via la sensazione di star ascoltando una versione grezza di Anaal Nathrakh o Aborym. Il tempo ci dirà se la band inglese ne sarà capace.

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