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Gli In My Ashes tornano con un EP dal sound e stile rinnovati e più decisi Gli In My Ashes tornano con un EP dal sound e stile rinnovati e più decisi Hot

Gli In My Ashes tornano con un EP dal sound e stile rinnovati e più decisi

recensioni

titolo
Abyss Ruins
etichetta
Autoproduzione
Anno

PROVENIENZA: Italia

GENERE: Heavy/Thrash Metal

TRACKLIST:
1.Monochromatic =OFFICIAL VIDEO= 
2.Ruins of Sorrow (feat. Stefano Lorenzetti from Congiura) =OFFICIAL VIDEO=
3.Flames of Will
4.Dusk =ASCOLTA=
5.The Memory Burden

LINE-UP:
Michele Marziani: Voce
Simone Cristiani: Chitarra
Manuel Piccinini: Chitarra
Diego Scacchitti: Basso
Gianpaolo Angeloni: Batteria

opinioni autore

 
Gli In My Ashes tornano con un EP dal sound e stile rinnovati e più decisi 2021-01-03 18:01:22 Luigi Macera Mascitelli
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Luigi Macera Mascitelli    03 Gennaio, 2021
Ultimo aggiornamento: 03 Gennaio, 2021
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Degli abruzzesi In My Ashes avevamo già parlato nel 2018, quando la band pubblicò il suo primo album "Dreaming Chaos". All'epoca la musica proposta dai nostri risultò valida, ma ancora troppo acerba e timida in alcuni punti. Complice di ciò erano due fattori: una -a volte- eccessiva semplicità dei pezzi proposti ed una performance canora decisamente sottotono -quest'ultimo forse il lato più negativo di tutto il lavoro-. Fatto sta che ci lasciammo con un consiglio: riascoltarsi e cercare di puntare più in alto.
Dopo due anni -anche se sto scrivendo la recensione ad inizio 2021- il quintetto torna in pista con un nuovo Ep: il qui presente "Abyss Ruins". Trattasi di un'ennesima prova buona ma nulla di più, oppure in questo lasso di tempo qualcosa si è smosso? Ebbene, finalmente possiamo dirlo: il salto di qualità c'è stato eccome. Ma andiamo con ordine.

Innanzitutto ho apprezzato molto il fatto che il quintetto abbia deciso di proporre un Ep e non un secondo full-length. La scelta migliore se si vuole tornare in carreggiata con un sound ed uno stile rinnovati, soprattutto se l'album precedente aveva fatto storcere un po' il naso. Ma ehi, gli esperimenti servono anche a questo, no?! Detto ciò, entriamo nel dettaglio. La musica dei nostri, almeno in partenza, era un classico heavy/thrash che svolgeva il suo lavoro senza infamia e senza lode, con qualche impennata melodica ma nulla di più. Qui invece le cose cambiano, a partire dalla voce, forse il punto che mi stava più a cuore. La dipartita dell'ex vocalist Alessio Colabianchi, sostituito poi da Michele Marziani, si è rivelata una carta più che vincente. Appena si fa partire l'opener "Monochromatic", ecco che sembra di ascoltare tutt'altra band. Il growl e lo scream del ragazzo finalmente rendono giustizia ad un songwriting altrettanto degno di questo nome. Le sezioni in clean vocals sono rimaste, seppur maggiormente limitate. Personalmente non le ho gradite tantissimo, almeno in alcune parti (come per l'appunto nella prima traccia), ma sicuramente non stridono più come in passato.
Ma veniamo al piatto forte. Stilisticamente parlando, come appena accennato, l'Ep ci mostra un'enorme evoluzione rispetto al primo lavoro. La timidezza iniziale è stata superata e l'heavy/thrash dei nostri riesce finalmente ad esprimere tutto il suo potenziale, grazie anche ad una maggiore apertura verso altre influenze. Prendiamo l'ottima "Ruins of Sorrow", che con quel sapore alla "Metal We Bleed" dei Venom Inc. mi ha letteralmente preso a pugni in faccia. Ottimo l'intreccio tra la voce di Michele e dell'ospite Stefano Lorenzetti dei Congiura. La sezione ritmica di Gianpaolo "Gnappo" Angeloni alla batteria, poi, tiene le redini con il suo andamento martellante, deciso e con diverse sfumature davvero gradite. A ciò si aggiunga un lavoro di chitarra molto più aperto e con passaggi più coraggiosi; elementi di cui il primo album difettava parecchio. L'impostazione è sempre quella, ma questa volta i brani filano lisci come l'olio e soprattutto con cognizione di causa. Ascoltandoli uno dopo l'altro non si avverte più quell'andamento macchinoso e squadrato, ma tutto procede più fluido e scorrevole. Ciò si avverte tantissimo nella traccia "Dusk", la mia preferita in assoluto. É qui che il quintetto aquilano dà il meglio di sé. Si parte in un modo e si finisce in tutt'altro attraverso una progressiva evoluzione del brano. A parti più cadenzate tipiche dell'heavy subentrano delle sfuriate thrash, accompagnate poi da quel tocco melodico super gradito. Ma ecco che l'atmosfera si addolcisce con una marcata vena Opeth. E qui devo dire che il buon Michele si cimenta in una prova canora di tutto rispetto, anche nelle clean vocals. Grazie anche ad una qualità di produzione nettamente superiore, tutto l'Ep suona pieno e corposo, destreggiandosi bene all'interno di una struttura più arzigogolata e completa.

Insomma, senza andare troppo per le lunghe. Due anni sono passati da quel "Dreaming Chaos". Due lunghi anni in cui gli In My Ashes hanno fatto tesoro dell'esperienza non buonissima per poi mettersi sotto e ricostruire quasi da capo tutta l'impostazione stilistica. Il qui presente "Abyss Ruins" è il frutto di questo ambizioso lavoro. Unico appunto che mi sento di fare: migliorare ulteriormente la voce -scream troppo strozzato in alcuni punti e clean vocals non sempre all'altezza- ed essere sempre permeabili alle influenze di altri generi; melodeath e prog soprattutto. Complimenti ragazzi, una seconda rinascita!

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