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Injector, si intravedono interessanti particolari Injector, si intravedono interessanti particolari

Injector, si intravedono interessanti particolari

recensioni

gruppo
titolo
"Hunt of the rawhead"
etichetta
Art Gates Records
Anno

TRACKLIST:
1. March to kill
2. Unborn legions
3. Into the black
4. Dreadnought race
5. Rhythm of war
6. Arcane soul
7. Feed the monster
8. Interstellar minds
9. Boundbreaker

LINEUP:
Daniel “MVN” - Vocals & Guitars
José Angel “Mafi” -Vocals & Bass
Danny B – Guitars
Anibal – Drums

opinioni autore

 
Injector, si intravedono interessanti particolari 2021-01-06 18:26:34 Ninni Cangiano
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    06 Gennaio, 2021
Ultimo aggiornamento: 07 Gennaio, 2021
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Devo ammettere, da appassionato del thrash, che non conoscevo gli spagnoli Injector, gruppo formatosi a Cartagena nel 2012 ed arrivato, con questo “Hunt of the rawhead”, al terzo full-length in carriera. Il disco, edito da Art Gates Records, ha un artwork alquanto discutibile (non proprio entusiasmante, per essere sinceri) ed è composto da 9 tracce per poco più di ¾ d’ora di thrash arrabbiato, spesso velocissimo e decisamente ricco di energia. Il batterista Anibal detta un ritmo sovente ai confini dello speed e picchia come un fabbro sul proprio strumento, le due chitarre di Danny B e Daniele “MVN” ricamano ottimi assoli ed imbastiscono muri di riff, mentre il basso di José Angel “Mafi” ogni tanto emerge positivamente come protagonista (come nella parte iniziale della cadenzata “Into the black”). A livello musicale, quindi, l’ascolto è sicuramente piacevole anche grazie a qualche innesto di parti classicamente heavy; ciò che invece non convince è l’approccio canoro di “Mafi” e “MVN” che si dividono il microfono. Il loro stile è fin troppo aggressivo, spesso esagerato, urlano senza soluzione di continuità o sporcano la loro voce come un qualsiasi vocalist metalcore; anche quando sarebbe necessario essere puliti e melodici (come nella già citata “Into the black”), si lasciano andare ad un growling che semplicemente non c’azzecca granché. Un approccio al cantato di questo genere lo ritroviamo in miriadi di altre bands tutte uguali tra loro e dispiace confondere gli Injection in questo calderone di proposte prive di originalità, dato che a livello strumentale la proposta musicale della band spagnola sarebbe anche interessante. Piuttosto che puntare alla rabbia ed all’approccio canoro violento, mi concentrerei sulle parti più vicine al prog thrash, come nella splendida strumentale “Interstellar minds” (di gran lunga la migliore del disco!), canzone accostabile a certo thrash colto ed impegnato in stile Mekong Delta. Sono pochissime le thrash metal bands in grado di comporre a questa maniera e, piuttosto che essere etichettati come l’ennesimo gruppo che punta tutto sull’energia e sulla violenza, molto probabilmente sarebbe meglio per gli Injection insistere su queste sonorità differenti dal mainstream, che possano renderli immediatamente identificabili e distinguerli dal marasma di bands tutte uguali tra loro. Sperando in un futuro con un approccio canoro differente, questo “Hunt of the rawhead” merita sicuramente attenzione e strappa una sufficienza più che meritata.

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