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Opinione scritta da Celestial Dream

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Opinione inserita da Celestial Dream    26 Gennaio, 2024
Ultimo aggiornamento: 26 Gennaio, 2024
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Colpevolmente passati in sordina lo scorso anno, i Front Row Warriors - nati nel 2019 - sono meritevoli invece di attenzioni per quanto riguarda tutti gli amanti del Power/Heavy di scuola europea. La band al debutto con questo “Wheels Of time” non è certo alle prime armi; i componenti infatti vantano esperienze non certo trascurabili, su tutti il tastierista Richie Seibel protagonista con Lanfear e Ivanhoe (entrambe band di enorme talento all'interno della scena Prog tedesca), ma potremmo citare il batterista Jay-G (Shining, Sharon), la cantante Elkie Gee (Ampyre, Antares) e via dicendo. Un sound che ci riporta agli indimenticabili anni '80 con brani melodici ma ricchi di pathos, epici e capaci di catturare grazie all'interpretazione della brava Elkie, che non può che riportare alla mente Doro Pesch (Warlock) in momenti intensi come durante l'incedere della patinata “Fantastic”, nella più energica “Hell Invaders”, brano fumante di metallo di qualità, e con la spettacolare e tumultuosa “Deadly Sins”. L'opener “Chasing Shadows” parte con i giri del motore subito elevati, ma durante la tracklist trova spazio qualche pezzo maggiormente powereggiante come “Dystopian Time” - con la partecipazione del favoloso singer Todd Michael Hall (Riot V) – che fa la sua figura, così come i momenti più intimi ed intensi che si incontrano con la lenta “Wasted Life” e la power-ballad “Love Is Not A Game”. Menzione d'onore per i due chitarristi Stef Binnig-Gollub e Sorin Badin, in particolare quest'ultimo capace di piazzare alcuni assoli davvero incisivi. Un disco rivolto solamente ai nostalgici di certe sonorità? Certo che no! I Front Row Warriors si battono per la buona musica, piazzando un debutto davvero valido al quale mancano solamente un paio di super hit da far innamorare. Sarà per la prossima occasione, intanto “Horns Up!” per questo “Wheel Of Fortune”.

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4.5
Opinione inserita da Celestial Dream    20 Gennaio, 2024
Ultimo aggiornamento: 21 Gennaio, 2024
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Gli Avalanch all'interno della scena iberica sono stati e sono tuttora una band di riferimento e fondamentale, capace di influenzare un'intera generazione di appassionati metallari e musicisti. I Delalma arrivano al debutto con un disco omonimo molto atteso visti i nomi coinvolti a partire dal tastierista Manuel Ramil, presente da tempo nelle scene, all'abile chitarrista Manuel Seoane – anche nei Mago de Oz ed in passato nel bel progetto Melodic Hard Rock Burning Kingdom - fino al cantante Ramón Lage, che ricordiamo e ritroviamo con piacere dopo alcuni grandi dischi firmati proprio Avalanch. Un'attesa ripagata visto che questo esordio è da considerarsi tra le uscite più interessanti dello scorso anno in arrivo dalla Spagna e non a caso è finito in diverse classifiche di amici e colleghi spagnoli. Sono appunto evidenti le influenze che arrivano dalle musiche composte negli anni dal maestro Rionda (fondatore, chitarrista e leader degli Avalanch), ma i Delalma ci mettono anche un tocco personale; un sound decisamente più malinconico e qualche passaggio moderno come in apertura con la stupenda ed elegante “Acto de Fe” dove chitarre potenti e arrangiamenti elettronici ci hanno riportato alla mente i grandi Angel Dust di un disco come “Bleed”. Ciò che colpisce è la capacità di essere subito in grado di comporre e pubblicare un disco così raffinato capace di conquistare con grandi melodie e passaggi strumentali calorosi ed intensi. Melodic Metal con melodie celestiali che si adattano molto bene a musiche tutt'altro che banali ma facili da ascoltare come il midtempo “Ritual” o tra le note eleganti di “Y Aún Siento Estar Allí”. Unica pecca di questo lavoro è certamente la produzione poco pulita e limpida, ma possiamo comunque soprassedere a questo difettuccio per poterci gustare appieno la possente ed oscura “Mañana Vuelve a Oscurecer” e la lenta e conclusiva “Quédate” dove spicca l'espressività di un eccelso Ramon. Se amate il Metal melodico e la scena spagnola, non potete fare a meno di questo debutto firmato Delalma. Siamo sicuri che si prospetta un gran futuro per questi cinque musicisti!

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Opinione inserita da Celestial Dream    15 Gennaio, 2024
Ultimo aggiornamento: 16 Gennaio, 2024
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Un EP di quattro pezzi per gli Onyria che tengono viva la loro fiamma festeggiando così i dieci anni di vita. Quattro brani che hanno segnato la loro carriera e che vengono rivisti e riproposti. Una release utile? Forse si, forse no, ma possiamo identificarla come un omaggio ai propri fan. “Alone” - una delle loro hit assolute - trova vigore in questa nuova registrazione più pulita e possente, un brano capace di conquistare fin da subito, mentre le atmosfere alternative e gotiche di “Prisoner Of Mind” conquistano aggiungendo più potenza ad un brano compatto e diretto. Un sound più moderno caratterizza invece “Revenge”, song che ci mostra il lato più alternative del gruppo italo-francese. A chiudere la cover di Céline Dion "My Heart Will Go On" certamente più possente dell'originale e che vede l'ottima interpretazione vocale - qui decisamente più ruvida - della brava cantante Elena. Un disco che può servire a chi non ha mai incontrato gli Onyria per scoprire una band che nel genere Alternative Rock/Metal ha certamente qualcosa da dire. In attesa del nuovo disco!

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3.5
Opinione inserita da Celestial Dream    15 Gennaio, 2024
Ultimo aggiornamento: 16 Gennaio, 2024
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Tornano dopo una pausa lunghissima durata quasi vent'anni gli americani Overlorde; il loro debutto con l'EP omonimo del 1987 e poi con il primo full-length datato 2004 "Return Of The Snow Giant", sono considerati delle piccole gemme della scena US Power Metal. Questo nuovo "Awaken The Fury" si porta quindi dietro aspettative elevate e ci mostra un Heavy Metal tagliente e battagliero tra Cirith Ungol e Warlord, con atmosfere epiche e sanguinose. L'etichetta No Remorse è come sempre molto attenta e si è accaparrata questo ritorno discografico ricco di energia e vibrazioni, ma che certamente non riesce a pareggiare la passione trasmessa dal disco precedente. L'ugola del cantante George Tsalikis – anche nei Zandelle – è affilata e accompagna le chitarre mai dome suonate da Mark "M.E." Edwards regalando cinquantasei minuti di Epic Metal articolato e complesso. Lo dimostra la title-track che esplode con energia dalle casse mostrando però qualche pecca per quanto riguarda la produzione, poco possente e decisamente retrò che non convince del tutto. L'epica “The Madness Within” prosegue la marcia guerrigliera prima che la possente “Destroy Us All” colpisca con veemenza. Il cantato di George – che ha sostituito il precedente frontman Chris Colfax – forse non si lega alla perfezione con le sonorità degli Overlorde; poco espressiva e troppo squillante anche se bisogna ammettere che il suo lavoro è comunque svolto egregiamente. La powereggiante “Ashes” si erge ad autentica hit all'interno della tracklist alzando i giri del motore e conquistando con il basso roboante di John "Kong" Bunucci a correre rapido accompagnando linee vocali qui più coinvolgenti ed epiche. Ma in generale molte composizioni sembrano perdersi un po' troppo su giri intricati e coretti poco incisivi. Dopo quasi vent'anni di assenza, il ritorno degli epic metallers Overlorde lascia un po' di amaro in bocca. “Awaken The Fury” è un lavoro da ascoltare con attenzione visto che i brani che lo compongono sono piuttosto prolissi e contorti, pesa però l'assenza di qualche inno capace di entrare dritto nel cuore.

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Opinione inserita da Celestial Dream    14 Gennaio, 2024
Ultimo aggiornamento: 14 Gennaio, 2024
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Altro giro, altro regalo per Mikael Erlandsson ed i suoi Autumn’s Child che puntualmente troviamo tra le uscite di ogni mese di gennaio. Quinto disco in studio per la band nata dopo i tanti anni passati da Mikael a comporre sotto il monicker Last Autumn's Dreams. Solita formula fatta da melodie canticchiabili e ruffiane per un Melodic Hard Rock di stampo nordico con la voce come sempre magistrale del leader e cantante svedese. Insomma “Tellus Timeline” non sarà ricordato tra le uscite migliore dell'anno, ma come sempre riuscirà a strappare 45 minuti di tempo a molti appassionati di queste sonorità che potranno divertirsi attraverso gli undici brani che lo compongono e tra i quali spicca la ruffiana “A Strike Of Lightning” che apre il disco con un tocco malinconico e coretti irresistibili, la più quadrata e rocciosa “Gates Of Paradise” e poi la spensierata “Here Comes The Night”. Il mood nostalgico che da sempre accompagna molte composizioni scritte dalla penna instancabile di Erlandsson si fa sentire con la power ballad dalle tinte sci-fi “We Are Young”. Pontus Åkesson alla chitarra dimostra di avere gusto regalando brevi ma intensi assoli, mentre saldo al basso troviamo una colonna solida come Magnus Rosén (ex-Hammerfall). Il tocco ottantiano di “This Is Goodbye” cattura con melodie raffinate mentre il tocco West Coast/AOR di “Juliet” vede duettare Mikael con Jim Jidhed degli Alien. Sonorità quasi da musical sono quelle che avvolgono “Come Get It” e se la più diretta “Never Surrender” ricorda un po' troppo tanti altri pezzi scritti in passato dal bravo cantante scandinavo, è la lenta “I Belong To You” a chiudere la tracklist. Un disco vario questo “Tellus Timeline” che dimostra l'inesauribile ispirazione di mister Erlandsson che non si ferma un attimo. L'appuntamento è per l'anno prossimo, perché come ogni nuovo anno che arriva, gli Autum's Child saranno pronti per pubblicare un nuovo disco.

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Opinione inserita da Celestial Dream    13 Gennaio, 2024
Ultimo aggiornamento: 13 Gennaio, 2024
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Opera Rock/Metal di scuola spagnola che segue la via di Avantasia e Ayreon, Legado De Una Tragedia è un viaggio ricco di pathos che può vantare la presenza di tanti ospiti della scena iberica. Stavolta a dar man forte alle musiche composte troviamo, tra gli altri, Diva Satánica (Bloodhunter) con il suo screaming, l'ugola d'oro di José Broseta (Ópera Magna), l'accoppiata dei Therion con Rosalía Sairem e Thomas Vikström e poi Isra Ramos (Amadeüs, ex Alquimia), Víctor García (WarCry), Miguel Ángel Franco (Saurom), Tete Novoa (Saratoga), Leo Jiménez, insomma il meglio del panorama metal spagnolo. Ma anche sul lato strumentale non è da sottovalutare la presenza del batteria Carlos Expósito (Stravaganzza/Leo Jiménez) , del bassista Jose Pineda (Snakeyes) e poi alle tastiere Manuel Ibañez (Medina Azahara), Manuel Ramil (Mägo De Oz/Adventus/Delalma) e Víctor Mateo (Sacramento). Infine alle sei corde Javier Nula (Ópera Magna), Alberto Rionda (Avalanch), Jorge Escobedo (Sôber), Pablo García (WarCry) e molti altri. Dietro al nome Legado De Una Tragedia si cela l'estro compositivo di Joaquín Padilla, mastermind che dal 2004 si è immerso in quest'avventura ed ora mostra tutta la propria maturità artistica con questo nuovo “Aquelarre De Sombras”, lavoro decisamente complesso ed oscuro fin dalla teatrale ed oscura intro “La Quinta del Sordo” che apre la via ai nove minuti abbondanti delle tetra “Brujas Y Nigromantes”, anch'essa teatrale e ricca di pathos con cambi di atmosfere e l'ottima interpretazione vocale. E la lunga tracklist è un continuo mix di vari elementi; l'orchestrale “Desastres De La Vejez” si estende per oltre dieci minuti con una parte strumentale ricca di cambi di tempo ed un refrain che conquista, e poi i cori epici ed evocativi di “Rapsodia Del Caos” che si estende per ben quindici minuti. Per fortuna un paio di pezzi più diretti come la tumultuosa “Misantropía”, brano tiratissimo nel classico stile Power Metal, e nel finale il tocco gotico di “Hasta Encontrar La Luz”, riescono a regalare buoni momenti di più facile assimilazione. Un disco davvero molto pieno con tanti elementi e composizioni lunghe ed articolate, non certo facili da assimilare. C'è tanta carne al fuoco quindi, forse anche troppa ma è indiscutibile l'impegno ed il talento di Joaquin e del suo progetto che continua ad appassionare tanti ascoltatori.

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Opinione inserita da Celestial Dream    02 Gennaio, 2024
Ultimo aggiornamento: 02 Gennaio, 2024
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Come non voler bene ai Ciclòn, band spagnola protagonista di un Heavy Metal classico intriso di intensa passione? La band madrilena ne ha fatta di gavetta e dopo due dischi di immenso calore pubblicati negli anni come “Sol Naciente” del 2012 e “Fuera de Control” del 2015, ha fatto attendere non poco i propri seguaci. Ma il terzetto ispanico non ha mai mollato e smesso di credere nell'Heavy Metal e ora si rimette in gioco con questo nuovo “Magia”, lavoro ancora una volta capace di appassionare con brani diretti e piuttosto semplici nella forma, ma certamente ricchi di dedizione e che si incollano in testa grazie a ritmi e melodie spensierate con la voce virale del sempre carico Kike, il quale si dimostra migliorato e più sicuro dietro al microfono rispetto al passato. Insomma i Ciclòn sono il classico esempio di come si deve suonare questa musica seguendo la tradizione senza per forza mettere in campo una tecnica fuori dal comune o brani articolati e zeppi di influenze disparate ma limitandosi all'essenziale facendolo con trasporto e sentimento. “Ave de Fuego” colpisce con riff decisi e melodie subito di impatto e la successiva “Una Vez Mas” è un vero e proprio inno all'Heavy Metal da sparare a tutto volume cantando e accompagnando la voce del cantante madrileno! Brani dalla durata contenuta con testi dedicati alla musica che amiamo e di critica verso la società attuale; e così prima troviamo i ritmi più controllati di “Ese Es Un Fuego” che conquistano pian piano ascolto dopo ascolto mentre subito dopo corre rapida l'elettrizzante “Desertor”, altro pezzo degno di nota. Il tocco più rockeggiante si esalta sulla catchy “Ciudad Perdida” e poi lungo la title-track mostrando influenze verso due gruppi leggendari della scena spagnola come Sangre Azul ed Heroes Del Silencio. La chitarra di Pablo Yagüe continua a costruire riff alzando il coinvolgimento durante la riuscita “Lágrimas Negras”, penultimo pezzo prima del finale dove trova spazio la sentita ed intima ballata “Último Tren”. Tanta passione per l'Hard'n'Heavy in questo nuovo lavoro firmato Ciclòn e non avevamo dubbi che sarebbe stato così; nove pezzi e trentacinque minuti che trasudano una forte dedizione verso la musica che amiamo!

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Opinione inserita da Celestial Dream    14 Dicembre, 2023
Ultimo aggiornamento: 14 Dicembre, 2023
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"Unite and Conquer" degli Immortal Guardian è un disco davvero bello, godibile e ricco di tanti spunti interessanti, soprattutto per quanto riguarda certe melodie cantabili lungo una tracklist di dieci brani e cinquanta minuti dove non si sbaglia un colpo. Fans di Avantasia, Theocracy, Unleash The Archers e del Power Metal sinfonico ed elegante – e dal tocco leggermente moderno e progressivo - potranno leccarsi i baffi con questo lavoro firmato da Gabriel Guardian, musicista americano che, con i suoi compagni di avventura, mostra un'ispirazione davvero notevole, regalandoci così uno degli highlight in campo Melodic Metal di tutto il 2023. “Unite and Conquer” è un gran lavoro dove orchestrazioni, cori, riff possenti, melodie ricche di pathos e tecnica individuale si uniscono forgiando un sound davvero ruffiano e raffinato. A partire dall'opener di stampo Power/Prog “Ozona”, costruita su riff di chitarra rocciosi supportati da tastiere sempre in evidenza e dal cantato stavolta pungente del bravo Carlos Zema. Cambi di ritmo si fanno frizzanti durante “Echoes”, dove si corre rapidi su alcuni passaggi furiosi, prima di rallentare e concedersi momenti più delicati come durante il refrain. Ralf Scheepers (Primal Fear) fa il suo cameo alzando i decibel del cantato durante la teatrale e rapida “Roots Run Deep”, mentre tastiere e chitarre – suonate sempre dal polistrumentista Gabriel – scorrono in perfetto equilibrio sulle note neoclassiche di “Perfect Person”, fino ad un assolo di chitarra che fa subito breccia. Coretti azzeccati, ritmi coinvolgenti e la voce femminile di Vicky Psarakis (ex-The Agonist) sono gli elementi fondamentali di una delle hit del disco che risponde al nome di “Lost in the Darkness”, con un ritornello tutto da cantare. E poi la catchy e spensierata “Unite and Conquer”, che viaggia su tastiere ariose, ricordando i pezzi più melodici degli Stratovarius e ancora la breve ballata piano-voce “Un Dia a la Vez”, che conquista con melodie calde, prima della chiusura affidata a “Rise of the Phoenix” che, con riff possenti ed aperture melodiche, sigilla un ascolto ricco di vibrazioni positive. Gli Immortal Guardian ci regalano un bel disco da spararsi a tutto volume durante le feste natalizie. Buon natale a tutti i power metallers con “Unite And Conquer”!

NB. Il disco è uscito a fine ottobre sul mercato nordamericano per M-Theory Audio e su quello asiatico per WARD Records, mentre sul mercato europeo ad inizio dicembre per Massacre Records.

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Opinione inserita da Celestial Dream    13 Dicembre, 2023
Ultimo aggiornamento: 13 Dicembre, 2023
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Riff possenti e dal tocco moderno, accelerazioni potenti e rabbiose spinte dall'ugola aggressiva di Juan Xerri; sono gli Animamortua e arrivano da Malta con un impatto sonoro deciso che accompagna tutto l'ascolto del loro debutto intitolato “Gods Among Us”. Chitarre che non si concedono mai nessuna pausa continuando a macinare riff oscuri e corposi come nella decisa “Dark Matter”, pezzo che mostra influenze Thrash anche durante l'assolo sparato a velocità elevate, ricordando qualcosa di Metallica e di tutta la scena americana. L'ugola di Juan, irruente ed impetuosa, si concede un ritornello compatto ma che funziona. Riff massacranti che si ripresentano durante la massiccia “Dying Universe”, con cambi di ritmo che alternano chitarre stoppate ad accelerazioni esaltanti, con connessioni che potrebbero portare ai Nevermore. E se “Heliocentric Affair“ si dimostra fin troppo lineare, l'esplosiva e tirata title-track si esalta spinta da chitarre mai dome ed un sound ricco di adrenalina che esce dalle casse. La conclusiva “Lunar Sentinel” si divide in tre parti mostrando più dinamicità rispetto ai precedenti pezzi, con arpeggi e momenti più riflessivi ad alternarsi a passaggi grintosi anche se non del tutto riusciti in alcuni momenti, come nella asincrona “Operetion Sin”. Un disco da ascoltare che mostra comunque ampi margini di miglioramento per il gruppo maltese.

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Opinione inserita da Celestial Dream    12 Dicembre, 2023
Ultimo aggiornamento: 12 Dicembre, 2023
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Altro giro altro disco per gli Scarlet Aura, band in arrivo da Bucarest, Romania, che in passato abbiamo incontrato con risultati altalenanti fatti di molta passione non sempre tramutata in qualità. Stavolta con questo nuovo "Rock în sânge și voință" il quintetto dell'Est Europa prova a sorprendere tutti inserendo testi interamente in lingua madre. L'Heavy Rock dalle tinte moderne dei Nostri diventa interessante e scorre possente lungo gli undici brani che lo compongono. Ne esce un disco ricco di energia che si erge su chitarre vibranti che segnano riff decisi e ritmi spesso medio-alti, con la voce grintosa della cantante Aura Dănciulescu a lasciare il segno, ricordando qualcosa dei Guano Apes soprattutto nei ritmi diretti della riuscita “Blestemul sfinților”. La sua ugola ruvida graffia senza soste fin dalla partenza con l'agguerrita title-track e con la rabbiosa “România cântă Rock”, con chitarre di scuola Thrash Metal, intervallate dalla più moderna “Îngeri și demoni”. I riff che si sprigionano durante la partenza di “Regina nopții” ci fa capire che la band non ha intenzione di fermarsi un attimo, ma che vuole invece lasciare il segno. Il cantato grintoso colpisce con decisione ben coadiuvato dagli assoli sui quali si cimenta il bravo Mihai Dănciulescu, dimostrando sicurezza e personalità. Il disco si lascia ascoltare trasmettendo una carica non indifferente! Manca ancora il guizzo vincente in particolare sulle linee vocali, forse un po' troppo standard, ma sembra che gli Scarlet Aura crescano release dopo release e questo “Rock în sânge și voință” potrà accrescere la loro fama soprattutto al di fuori dei confini nazionali!

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