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Opinione scritta da Luigi Macera Mascitelli

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Opinione inserita da Luigi Macera Mascitelli    12 Settembre, 2017
Ultimo aggiornamento: 12 Settembre, 2017
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Ragazzi, finalmente ho tra le mani qualcosa che non è la solita minestra riscaldata dal sapore di "già sentito" e che è riuscita a coniugare uno stile old school all'innovazione e modernità dei giorni nostri: sto parlando dei nostri connazionali Reapter e del loro secondo album, "Cymatics". Che dire se non che questo album spacca davvero: un progressive thrash metal con gli attributi che riesce a prenderti a pugni in faccia e, contemporaneamente, lasciarti stupito per l'ottima esecuzione di ciascun pezzo, segno dell'evidente preparazione musicale di ogni membro. Un'altra gloria "made in Italy" che entra di diritto tra le migliori produzioni del 2016.
Ma, di preciso, cosa ha da offrirci questo capolavoro? Beh, se volete farvi un'idea di cosa vi aspetta, allora gustatevi la traccia "Tsunami" e non ne rimarrete delusi: riff serratissi in stile Testament, di cui è perfettamente percepibile l'influenza, che cedono abilmente il posto all'intreccio delle chitarre - che delle volte quasi ricordano il melodic death -, le quali si lasciano ad una componente progressive davvero sbalorditiva. Il tutto è ben studiato, ricercato e curato nei minimi dettagli; mi riferisco in particolare alla voce che riesce ad adattarsi benissimo: cattiva e sporca quando la traccia è più thrash e più cristallina quando la melodia e i ghirigori la fanno da padroni.
Vorrei soffermarmi, in particolare, su due tracce che, secondo me, sono le più significative di "Cymatics" e quelle che riescono meglio a rappresentare lo straordinario lavoro dei nostri amici Reapter: "Behind a Mask" e "Omega Revolution". La prima è una sorta di ballad nella quale tutte le componenti, dalle più aggressive alle più armoniose, e le varie sfumature riescono a fondersi in un prodotto compiuto e ricco di personalità: se mi chiedessero "chi sono i Reapter?" risponderei loro citando la traccia in questione. Veniamo al secondo brano, questa volta molto più in stile Dream Theater o, per essere più pertinenti, Liquid Tension Experiment: in questa canzone completamente strumentale, i nostri ragazzi si lasciano andare ai vari tecnicismi, ghirigori e arzigogoli. La potrei definire come un parco giochi nel quale si dà libero sfogo alle proprie doti musicali, per cui se volete farvi un'idea circa la bravura e la conoscenza strumentale dei Reapter, dovete assolutamente ascoltare questo brano e rimarrete a bocca aperta.
Sono estremamente fiero di questa eccellenza tutta "made in Italy" perché è l'ennesima conferma che il Bel Paese non è secondo a nessuno e siede al pari di tutte le altre glorie europee in ambito metal. Complimenti ragazzi, continuate così!

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Opinione inserita da Luigi Macera Mascitelli    30 Agosto, 2017
Ultimo aggiornamento: 30 Agosto, 2017
Top 50 Opinionisti  -  

I tedeschi Odium si accingono a compiere 25 anni di carriera e lo fanno presentandoci il loro nuovo lavoro, "As the World Turns Black": un album difficile da inquadrare, soprattutto se si pensa al genere proposto, un Melodic Thrash Metal davvero interessante che, per essere apprezzato, va gustato con calma e con spirito critico. Ma, oltre i convenevoli e le presentazioni, tuffiamoci in questo misto tra melodia e carneficina.

L'album parte davvero con il botto grazie alla spettacolare "The End of Everything": un riff serratissimo, senza fronzoli e pretese, accompagnato da una voce cattiva che ben si incastra con il tutto. Apprezzatissimo e ben ponderato l'incastro con la componente melodica che lascia spaziare le chitarre in stile Dark Tranquillity e Testament. Il pogo è d'obbligo con un pezzo del genere. Ascoltando più volte l'album mi sono reso conto che i brani sembrano lentamente uscire fuori dal binario: si passa dall'avere idee chiare sul da farsi, sulla commistione ben riuscita tra Melodic Death e Thrash e sulla concretezza, al perdere lentamente la rotta, come se le canzoni fossero un semplice accostamento dei due generi e non più un'unione omogenea. Il tutto si accompagna ad una tendenza alla monotonia che non riesce a destare l'attenzione dell'ascoltatore. La rottura, personalmente, l'ho avvertita quando mi sono approcciato alla traccia "No Goodbye": una sorta di ballad davvero interessante ed a tratti estremamente coinvolgente (l'intro ed il riff portante sono a dir poco epici), tuttavia l'ago della bilancia si sposta troppo sulla componente melodica lasciando solo quel sapore Thrash che resta nell'impostazione delle chitarre, come fosse una cornice. Da qui in poi, eccezion fatta per le tracce "Blind", "Frozen World" e "Time is a Killer", l'album tende ad essere noioso, ripetitivo e, come detto poc'anzi, i brani perdono quella omogeneità di intreccio per fossilizzarsi in blocchi distinti e separati.
Un vero peccato perché, per gli amanti del Thrash Metal e del Melodic Death, come il sottoscritto, "As the World Turns Black" poteva rappresentare una pietra miliare o comunque un ottimo punto di riferimento per tutte quelle band che vogliono proporre qualcosa di innovativo prendendo elementi old school e aggiungendovi del nuovo.

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Opinione inserita da Luigi Macera Mascitelli    16 Agosto, 2017
Ultimo aggiornamento: 16 Agosto, 2017
Top 50 Opinionisti  -  

Quando mi sono approcciato all'ascolto di "Raise Yor Head" dei compaesani Anticlockwise ero leggermente scettico: non è cosa di tutti i giorni suonare un genere che sia la commistione tra thrash e progressive... Non sapevo davvero come comportarmi quando ho messo le cuffie. E invece, signori miei, quando ho finito di ascoltare questo album, sono rimasto piacevolmente stupito dalla bravura che i nostri amici hanno saputo mostrare nel mescolare bene due stili musicali differenti. Lo scetticismo è andato via non appena è partita "Raise Yor Head", la prima traccia dell'omonimo album: si parla di riff massicci e pesanti (ben percepibile è l'uso della chitarra a sette corde), ben calibrati per incastrarsi con parti più melodiche, arzigogolate e cristalline. Grazie e pezzi come "Mothertongue" e "Dystopia MMXVI" si capisce che gli Anticlockwise non sono dei novellini alle prime armi: innanzi tutto è doveroso porre l'attenzione sull'ottimo lavoro di post produzione, fondamentale per apprezzare ciò che ogni strumento ha da dire, e poi sullo studio e la conoscenza musicale che ci sono dietro ogni brano proposto. D'altronde è impossibile suonare prog se non si conosce bene il proprio strumento!
Vorrei infine porre l'attenzione su quella che, secondo me, è la canzone più bella di tutto l'album, "Into The R.AM.": sette minuti davvero intensi in cui la band mostra tutta la sua bravura nel sapersi approcciare ad una ballad (l'intro ha quel sapore di "Return To Serenity" dei Testament che non dispiace affatto) che, al contempo, lascia spazio all'intreccio delle chitarre per poi sfociare nella vena thrash più serrata, cattiva e potente.
Vi dico subito che "Raise Your Head" non è un album da ascoltare tutti i giorni, ma è un lavoro che va gustato con calma, studiato ed apprezzato, altrimenti si rischia di non capirlo fino in fondo o addirittura potrebbe anche annoiare o non piacere. Per cui reperite la vostra copia, supportate i nostri amici compaesani ed immergetevi in un vortice di prog e thrash davvero particolare.

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Opinione inserita da Luigi Macera Mascitelli    22 Luglio, 2017
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Il mondo post nucleare è un tema ben presente nell'immaginario collettivo: desolazione, vita al limite dell'estinzione, sconfinati deserti aridi, città fatiscenti ridotte ad un cumulo di macerie. Dai film, ai libri, ai videogiochi... insomma, è un argomento più che trattato ed oggi verrà preso dal punto di vista musicale grazie a "The Dawn Of steel", il nuovo lavoro dei francesi Dawnpatrol. Che dire: un misto tra thrash vecchia scuola e sonorità del black metal primordiale, il tutto contornato da una sana dose di violenza, cattiveria ed acidità. In una parola: Apocalyptic Black Thrash Metal.

Se volete farvi un'idea dell'approccio musicale di questi ragazzi dovete, innanzi tutto, tenere ben presenti gruppi come Kreator e Sodom, dai quali sono stati ripresi la violenza, i pochi fronzoli, la cattiveria ed anche lo stile canoro che,devo dire, è stato egregiamente eseguito e ricorda quello di Angelripper (Sodom). Tra le tracce più significative dell'intero album è doveroso citare la micidiale "Signs of the World's Demise": credo possa essere annoverata tra i pezzi più violenti che abbia mai ascoltato, un riff speditissimo completamente imbevuto di black metal vecchia scuola, un pugno in faccia senza "se" e senza "ma", apocalisse nucleare resa in chiave musicale, una vera e propria bomba atomica. Un grande complimento all'ottimo lavoro svolto dalla singola chitarra presente che riesce a regalarci delle sonorità taglienti, acide, arruginite, cattive e pungenti ed al conseguente senso di guerra nucleare che riesce a creare nella mente dell'ascoltatore (da bravo nerd quale sono, non ho potuto fare a meno di immaginare uno scenario in stile "Fallout", giusto per dare un'idea concreta al senso post apocalittico che i Dawnpatrol hanno saputo ricreare).

Ragazzi, non voglio spendere troppe parole per questo capolavoro del thrash europeo per evitare di spoilerarvi un concept album completamente ispirato alle guerre nucleari, ai complotti governativi ed al caos che solo la mente umana può creare. Mi raccomando, se avete la possibilità reperite una delle 500 copie disponibili di "The Dawn Of Steel" e buttatevi in un fungo atomico di riff selvaggi e brutali.

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Opinione inserita da Luigi Macera Mascitelli    13 Luglio, 2017
Ultimo aggiornamento: 13 Luglio, 2017
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Noi europei siamo estremamente fortunati in ambito musicale, in quanto possiamo vantare di essere la patria, o comunque una delle colonne portanti, dei generi metal più importanti. Non è un caso se i migliori gruppi Melodic Death vengono proprio dall'Europa e, tra questi, è doveroso citare gli austriaci Lost Dreams e il loro ultimo album "Exhale". Ho solo una parola per definire questa perla: SPETTACOLO. Ragazzi, finalmente qualcosa che non è la solita minestra riscaldata, ma una creazione innovativa che non ha il sapore del già sentito ma che, tuttavia, conserva l'esperienza e l'influenza delle pietre miliari del genere, in primis i Dark Tranquillity la cui influenza è ben percepibile soprattutto nel modo di strutturare i pezzi e di incrocio delle chitarre.

Non faccio esagerazioni se vi dico che, quando ho iniziato ad ascoltare "Exhale", appena è partita "Ego" sono rimasto letteralmente folgorato dalla cattiveria e dalla bellezza con cui il riff mi è stato sbattuto in faccia senza preavviso: per darvi un'idea della questione, pensate alla traccia "At War With Reality" degli At The Gates. Una botta dritta sul muso senza neanche avere il tempo di realizzare la cosa. Un enorme complimento ai singoli strumenti che qui, e finalmente lo posso dire, sono tutti perfettamente distinguibili, bene effettati e con un lavoro di post-produzione alle spalle spettacolare. Si vede che i Lost Dreams non sono dei pivelli alle prime armi (anche perché questo è il loro sesto lavoro, per cui dalla loro parte hanno anche il fondamentale fattore esperienza).
Vorrei soffermarmi un secondo sulla traccia "Purple Clouds": una ballad a dir poco meravigliosa, estremamente ambient e nella quale la voce ci regala un pulito davvero ben eseguito e studiato. Questo significa saper essere innovativi e dinamici! Se ascoltate ogni singola traccia vi renderete conto che ciascun pezzo ha una personalità propria, un qualcosa che dica "Hey, questo sono io!". Ciò è molto difficile da trovare in un album melodico, in quanto si rischia sempre di fare pochi brani buoni e di andare per inerzia con gli altri. Invece qui, dalla prima all'ultima canzone, non ci si annoia mai perché, semplicemente, è impossibile. Il saper mischiare in maniera intelligente l'armonia ed il gioco di chitarre dei Dark Tranquillity e l'impostazione diretta e aggressiva degli At The Gates si è rivelata una mossa più che vincente, una commistione il cui prodotto finale non può che essere un capolavoro.

Ragazzi, c'è poco da dire e non voglio assolutamente spoilerarvi il resto di "Exhale". Un album che, a mio avviso, entra di diritto nell'Olimpo delle migliori uscite di questo anno, non può non essere acquistato e gustato dagli amanti del genere. E' doveroso supportare questi ragazzi perché sono i gruppi come i Lost Dreams quelli che meritano di andare avanti!

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Opinione inserita da Luigi Macera Mascitelli    02 Luglio, 2017
Ultimo aggiornamento: 02 Luglio, 2017
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Finalmente ho tra le mani qualcosa che non è la solita minestra riscaldata, bensì un lavoro degno di essere chiamato tale: sto parlando del terzo lavoro degli americani Under Eden, "An Aeons-Long Shadow". Signore e signori, abbiamo davanti un calderone di cattiveria, brutalità e distruzione, il tutto condito da una vena melodica e tecnica che fa da cornice ed abbellimento al prodotto finito. Ho sempre apprezzato quei gruppi che cercano di sperimentare per dare unicità ai propri album e finalmente questi ragazzi, seppur in maniera non perfetta, hanno portato alle nostre orecchie un album che sicuramente stuzzicherà gli amanti del death. Volete farvi un'idea di "An Aeons-Long Shadow"? Benissimo, allora alzate il volume delle vostre cuffiette e fatevi travolgere da brani come "Aeon Alpha-Storming Primordial Shores", "Catalyst For Massacre" e "The Poisoned Sky". C'è solo una parola per descrivere pezzi di questo calibro: epicità. Quando una band riesce nell'intento di lasciarti marchiato in testa il riff di un brano vuol dire che ha svolto un ottimo lavoro e i nostri amici americani hanno fatto di più: non è da tutti dare alla luce brutalità allo stato puro contornata da una malinconica melodia (quasi stile "At War With Reality" degli At The Gates) che rende il tutto ipnotico.
Prima ho detto che l'album non è certamente perfetto in quanto qualche sbavatura è presente, a partire dal lavoro di post produzione che, a mio avviso, sarebbe stato più consono ad un EP e non ad un album completo: è un peccato perchè se il tutto fosse stato studiato meglio avrebbe sicuramente regalato più pienezza all'insieme. Così facendo si è dato quasi un senso di piattume e ciò potrebbe annoiare l'ascoltatore che non si sentirebbe colpito in faccia da dei riff che, al contrario, sono un tritacarne.

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Opinione inserita da Luigi Macera Mascitelli    18 Giugno, 2017
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Ormai lo sappiamo, l'Italia non è seconda a nessuno in ambito musicale e, più precisamente, riguardo la scena metal, possiamo vantare di avere dei gruppi molto validi degni di portare in alto la nostra forza. Con questa premessa voglio presentarvi i romani Asphaltator ed il loro primissimo EP: “World Asphaltation”.

La demo, composta da 6 tracce, è un vero e proprio pugno in faccia, del thrash metal senza fronzoli, cafone, violento e molto "old school" e, con mio sommo stupore, pur trattandosi non di un album vero e proprio, qualitativamente è validissimo, un evidente segno che la band vuole sfondare con il botto badando anche a questi fondamentali dettagli. Ma, bando a queste formalità ed andando più sul concreto, partiamo immediatamente dalla prima traccia, "Army Of The Darkness": un brano che mi ha molto incuriosito ed estremamente interessante in quanto parte con un intro melodico, tendente quasi al black metal sinfonico. Tuttavia la questione è solo questione di tempo, perchè in men che non si dica parte un riff violentissimo come un fulmine a ciel sereno. Il pogo selvaggio qui è d'obbligo: come si potrebbe non scatenarsi con una potenza ed una cattiveria simile? Per un attimo sembra di tuffarsi in "Bonded By Blood" degli Exodus. Complimenti, inoltre, alla voce che, secondo me, è azzeccatissima: tagliente e ben adattata al contesto.
Una cosa che ho adorato di questo EP e che l'ho intesa come un segno di grande originalità e anche di simpatia (parliamoci chiaro: chi, ogni tanto, non si prende troppo sul serio è preferibile a chi si atteggia), è il fatto che il brano "Good Friendly Violent Fun" parta con una frase ignorantissima, ma spettacolare, che immediatamente dopo lascia il posto alla "Viulenz!". Le sorprese non finiscono qui ragazzi: se passiamo a "Progress Is a Crime", dopo essere stati calpestati da una colata di riff cattivissimi, si può apprezzare l'ottimo assolo che, udite udite, sfocia nel tema principale dello storico videogioco "Tetris". Quando l'ho ascoltato la prima volta ci sono rimasto; non è qualcosa che ascolti tutti i giorni e devo dire che mi è piaciuto tantissimo come segno di originalità.

Ragazzi, non ho altro da aggiungere se non che aspetto con ansia un album completo e ben fatto. Se solo l'EP è riuscito a colpirmi, sono estremamente positivo su un eventuale futuro lavoro. MI raccomando: supportate gli Asphaltator che, dopo due anni estenuanti, sono riusciti a sfornare un prodotto valido, originale e ben strutturato.

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Opinione inserita da Luigi Macera Mascitelli    13 Giugno, 2017
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Quando ci approcciamo al thrash metal europeo viene automatico pensare alla Germania, la patria di band storiche e leggendarie come: Sodom, Kreator e Destruction (tanto per citarne qualcuna). Se scavassimo più in fondo ci accorgeremmo che da quelle parti si fa veramente sul serio, poichè di gruppi validissimi ce ne sono eccome! I Warpath, band nata ngli anni 90 e riunitasi nel 2015, con il loro "Bullets For A Desert Session" sono l'esempio perfetto di quanto ho appena detto: una macchina da guerra, cattiveria allo stato puro, un tritacarne per le orecchie, un pugno dritto in faccia senza fronzoli e ghirigori... semplice e puro thrash metal europeo!

Se siete pronti a farvi massacrare dalla potenza di questi ragazzi, allora posso iniziare a darvi qualche assaggio del loro nuovo lavoro. Prendiamo immediatamente una delle tracce più significative, "Reborn": ragazzi, c'è poco da fare se non un enorme inchino ed encomio ai Warpath per averci ridato le vecchie sonorità martellanti e cattive che danno vita a dei riff taglienti come una lama arrugginita, violenti come i migliori pezzi dei Sodom (e qui torniamo al discorso di avere la fortuna di vivere nella patria del genere in Europa) e duri come il cemento armato. Non mi stupisco se i Warpath abbiano condiviso il palco con alcuni dei big del genere e, sinceramente, meritano a mani basse questo privilegio:se una band merita è giusto che goda dei frutti dei propri sacrifici.
Apprezzatissima è anche la voce di Dirk dal timbro molto scuro e corposo che incornicia tutto l'album regalando l'ulteriore pienezza per essere una vera perla. Volete farvi un'idea della voce che,secondo me, è più che azzeccata? Allora dovete ascoltare "Believe": traccia dall'impostazione più lenta e tendenzialmente melodica che offre la possibilità a Dirk di mostrare i propri attributi in ambito canoro. Se invece volete gustare un brano in cui il cantato sia più grezzo e violento, "Unseen Enemy" fa esattamente al caso vostro: pogo assicurato per una traccia del genere, voce potente e arrabbiatissima, riff che spaccherebbero a metà il suolo...cosi si fa!

Ragazzi, una sola parola mi viene da dire dopo aver ascoltato "Bullets For A Desert Session": capolavoro! Una vera perla del thrash europeo che deve entrare di diritto nella collezione di tutti i veri appassionati del genere (me compreso). I Warpath vanno assolutamente supportati perchè hanno saputo tirare fuori una bomba atomica che li colloca al fianco di leggende come i sopracitati Sodom, Destruction e Kreator, ma anche Gorefest e Forbidden (con cui, tra l'altro, hanno avuto il piacere di suonare in live). You rock guys!

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Opinione inserita da Luigi Macera Mascitelli    05 Giugno, 2017
Ultimo aggiornamento: 05 Giugno, 2017
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Ragazzi, finalmente ho tra le mani qualcosa che non è la solita minestra riscaldata e riproposta in mille modi diversi. Di cosa sto parlando? Dei connazionali Sinatras e del loro mostruoso "Drowned": un misto tra Thrash anni '80, Death anni '90 e qualche spolverata di Hardcore vecchia scuola... pure f*cking Death'n Roll. Signori miei, con non poca sicurezza posso affermare che questo lavoro merita dei bacini d'utenza molto più grandi in quanto è una piccola perla per chi,come me, ama le sonorità rozze e cattive degli anni '80-'90.

Ma andiamo un pochino di più nel dettaglio, senza spoilerarvi troppo "Drowned", e vediamo cosa hanno da proporci i nostri compaesani. Partiamo, come al solito, dalla prima traccia del disco, "Drowned": appena ho cliccato sul tasto "Play" la mia testa è stata presa a bastonate da dei riff potentissimi, martellanti, grezzi, cattivi e bestiali... un tritacarne che non mi sarei mai aspettato, un mix di influenze studiato alla perfezione, uno stile unico e abilmente interiorizzato, una voce che spazia dal cantato Thrash allo scream e growl del Death... in una parola: un capolavoro. Per chi ama band come Carcass, Entombed, Pantera ed Hatebreed non può non apprezzare i Sinatras; e badate bene perchè i nostri amici non si limitano a riproporre un determinato sound: ne hanno creato uno tutto loro, un'esperienza derivante dal bagaglio culturale di ciascun membro e il risultato, considerando che si tratta di gente con gli attributi e talentuosa, non poteva che essere formidabile,a tratti incredibile, e assolutamente non scontato. Come scrissi qualche tempo fa: il Thrash Metal è un genere colpito da molti pregiudizi riguardanti la monotonia delle strutture e la (presunta) poca difficoltà compositiva. Ecco, prendete tutti coloro che abbracciano questi stereotipi e sbattete loro in faccia brani come "24/7" "Flow" o "Miss Anthropy" e vedrete come si ricrederanno!

Che dire di più, se non fare i miei più sentiti complimenti ai Sinatras per aver proposto qualcosa di innovativo (così facciamo vedere al mondo che, musicalmente, abbiamo anche noi la nostra artiglieria), un album strutturato molto bene, un sound ricercato e ben definito ed uno stile assolutamente unico, una vera e propria firma. E voi utenti dovete categoricamente acquistare la vostra copia di "Drowned" per supportare una band che merita di andare avanti. Continuate così ragazzi!

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Opinione inserita da Luigi Macera Mascitelli    28 Mag, 2017
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Chi legge le mie recensioni avrà sicuramente capito che il mio genere prediletto è il thrash metal e, dal punto di vista critico, quando si tratta di approcciarsi a questo tipo di musica, sono estremamente severo: ci sono molti stereotipi e concezioni del tutto errate, soprattutto da parte dei gruppi stessi, che vanno debellate al fine di riportare in auge la vecchia gloria di uno dei capostipiti del metal. Detto ciò, la premessa mi è servita per presentarvi "Planet Alcatraz", il terzo album dei finlandesi Bloodride: un carro armato in corsa senza fronzoli, crudo, cattivo, violento e dal sapore estremamente anni 80-90 (non a caso il periodo d'oro del thrash).

Se siete pronti a massacrarvi le orecchie e la testa, allora possiamo partire immediatamente dalla primissima traccia del disco, "S.O.B.": finalmente i veterani del thrash più crudo come Exodus, Slayer, Kreator oppure Slayer, fanno sentire la loro inconfondibile influenza in un riff velocissimo, tagliente come un rasoio e volutamente sporcato per dare il tocco "old school". In pratica ci troviamo davanti ad un album del 2016 che, in realtà, è un tuffo indietro di trent'anni: altre band dovrebbero prendere esempio da ciò, perchè non si può proporre qualcosa di nuovo se prima non si ha un bel bagaglio culturale sulle spalle; e il thrash ne ha eccome di materiale da cui poter riprendere e rielaborare! I Bloodride sanno perfettamente cosa vogliono fare e ciò è dovuto essenzialmente da due fattori: si trovano al terzo album, per cui hanno avuto il tempo ed il modo di consolidare il loro stile violento e grezzo, e hanno saputo pescare bene il materiale da rielaborare per creare un qualcosa di nuovo che vada a colpire il cuore e la testa di chi ama questo genere (come il sottoscritto).

In definitiva altro non c'è da dire perchè rischierei di essere solo prolisso: se amate la cattiveria, l'aggressività, la crudezza, i pochi fronzoli ed odiate gli insensati stereotipi come la poca difficoltà nel saper suonare questo genere o la struttura sempre uguale dei brani, beh non potete non reperire una copia di "Planet Alcatraz". Non ve ne pentirete e sicuramente, come me, vi farete travolgere dalla potenza dei Bloodride!

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