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Opinione scritta da Luigi Macera Mascitelli

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Opinione inserita da Luigi Macera Mascitelli    14 Novembre, 2017
Ultimo aggiornamento: 14 Novembre, 2017
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E finalmente ci siamo, il quattordicesimo album degli dei del thrash metal europeo è finalmente uscito: signore e signori vi presento "Thrash Anthems II" dei tedeschi Destruction. Senza giri di parole vi dico fin da subito che questo lavoro si piazza tra le migliori uscite del 2017, e non potevamo chiedere di meglio per concludere in bellezza questo anno. 3 titani direttamente dalla Germania che non hanno mai scordato come si suona del vero thrash metal old school, 32 anni di carriera alle spalle, cattiveria allo stato puro, zero fronzoli, metallo allo stato puro: ecco cosa vi aspetta con questo nuovo e spettacolare album!
Tutta la grinta del trio si fa subito sentire con la prima traccia, "Confused Mind": dopo l'intro quasi goticheggiante c'è una vera e propria esplosione nucleare di riff taglienti, cattivissimi, veloci, martellanti e chi più ne ha più ne metta. E poi c'è la voce di Schmier: io non so come faccia a saper cantare come se avesse ancora vent'anni; per lui il tempo è solo un ostacolo da prendere a calci in faccia con i suoi poderosi acuti e la pienezza del suo cantato. Di elevatissima qualità è, inoltre, la chitarra dell'immenso Mike: era da tempo che non sentivo dei suoni così perfettamente bilanciati... un'ottimo compromesso tra il muro sonoro in stile Kreator e Sodom (i vicini di casa insomma) e quel pizzico di "Zanzaroso" in stile Pantera.
"Thrash Anthems II" rappresenta tutto il bagaglio culturale dei Destruction, la crescita e la consapevolezza di tre titani che ci deliziano da tre decadi con il vero metallo e che riescono ancora a regalare al proprio pubblico delle grandi emozioni.
Parliamoci chiaro: anche se si impegnassero a fare un brutto album, non ci riuscirebbero mai e poi mai perché, li dove c'è la vera passione per ciò che si fa, è impossibile tirare fuori un prodotto scadente. Non scordiamoci che i nostri amici tedeschi nel 2001 pubblicarono la traccia "Thrash Till Death, dell'album "The Antichrist", che, secondo me, potrebbe essere tranquillamente l'inno internazionale di noi metallari incalliti e che incarna tutta la grinta, la potenza, la passione e la devozione nel mondo del thrash passando per Overkill, Exodus e Kreator.
Ragazzi miei, non aggiungo altri elogi a questo grande capolavoro, perciò mi rivolgo direttamente a voi: se, come me, avete fatto della musica la vostra ragione di vita, se nelle vostre vene scorre il metallo, se amate la cattiveria, i riff serratissimi, taglienti, grezzi... Se, insomma, siete appassionati dell'old school, dovete categoricamente acquistare la vostra copia di "Thrash Anthems II" e rendere omaggio a una delle band più assurde e micidiali che la storia del metal abbia mai prodotto.

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Opinione inserita da Luigi Macera Mascitelli    06 Novembre, 2017
Top 50 Opinionisti  -  

Ognuno di noi, almeno una volta nella vita, avrà sicuramente sognato delle melodie, delle voci evanescenti, degli echi lontani... e sono altrettanto convinto che gli appassionati di musica, me compreso, vorrebbero trasporre in musica il frutto di un'esperienza irrazionale, voler concretizzare qualcosa che è solo nella nostra mente. Ebbene, con questa premessa, vi presento il meraviglioso EP, "As a Season Bloom", della nostrana one-man-band Hitwood: progetto davvero interessante che descrive l'atmosfera di ciascuna stagione sotto forma di brani musicali.
Durante l'ascolto del lavoro, il quale affonda le radici nel melodic death con una spiccata influenza shoegaze data dai celeberrimi Alcest, mi sono reso conto di un fatto davvero curioso: "As a Season Bloom" è un prodotto estremamente soggettivo che sì lascia trapelare i sogni e le sensazioni dell'autore, tuttavia lascia molto spazio all'interpretazione personale trasformando così l'EP in un'esperienza diversa per ciascun ascoltatore. Pioggia, neve, il calore del sole, le carezze del vento, il fruscio delle foglie... chiudete gli occhi e lasciatevi trasportare brano dopo brano...immergetevi nei vostri pensieri e assaporate le varie stagioni solo con la musica. Complimenti ad Antonio Boccellari per aver dato vita ad un progetto davvero unico, interessante e, dal mio punto di vista, estremamente empatico.

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Opinione inserita da Luigi Macera Mascitelli    28 Ottobre, 2017
Ultimo aggiornamento: 28 Ottobre, 2017
Top 50 Opinionisti  -  

Chinate il capo, inginocchiatevi e rendete omaggio a una delle migliori band che abbia mai recensito: senza ombra di dubbio, "Casting The Second Stone" dei canadesi Act Of Sin, si pone di diritto sull'Olimpo delle migliori produzioni del 2016. Un connubio perfetto tra thrash metal old school e melodic death metal, il tutto condito con una spolverata metalcore e groove che regala quel tocco di unicità ad un lavoro davvero sbalorditivo.
Avrò ascoltato l'album per giorni interi senza stancarmi; del resto, come si fa ad annoiarsi con la spettacolare "Werewolf"? Una macchina da guerra fatta canzone: riff violentissimi e serrati in un sound che pesca le migliori sonorità degli anni 80-90 del thrash, una voce a dir poco pazzesca, che ricorda moltissimo lo stile canoro di Rob Dukes (ex Exodus), la quale riesce a fondere un tono grezzo e sporco ad uno più cristallino e pulito (in particolare nelle componenti metalcore dell'album). Penso di avere tra le mani la versatilità fatta disco: brani come "Breaking Point" e "6.2" sono la prova tangibile che, se fatto con cognizione di causa e con le dovute competenze, nel mondo del metal è possibile fare di tutto, dalle commistioni più azzardate agli esperimenti più folli.
Spettacolare è la componente melodica dell'intero album e non posso non riferirmi alla sopracitata "6.2", una delle migliori tracce di "Casting The Second Stone": sembra di avere Exodus, Sylosis ed As I Lay Dying fusi in un unico gruppo,e la cosa bella è che le singole influenze non possono essere separate da tutto il resto perché sono talmente ben amalgamate insieme da creare un qualcosa di unico, emozionante e dall'estrema personalità.
Ragazzi miei, c'è poco da dire poiché sarebbero solo ulteriori elogi e complimenti ai nostri amici canadesi ai quali voglio mandare il mio personale "grazie" per averci regalato un piccolo grande tesoro musicale, pieno di sentimento, cattiveria, eleganza e forza di impatto. Aspetto con estrema impazienza il prossimo lavoro. YOU ROCK!

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Opinione inserita da Luigi Macera Mascitelli    20 Ottobre, 2017
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Chi legge le mie recensioni avrà sicuramente capito che, in ambito thrash metal, sono intransigente, soprattutto per quanto riguarda gli stereotipi (semplicità di esecuzione e monotonia dei riff tanto per citarne un paio) intorno al suddetto genere. Ebbene ragazzi miei, dopo aver ascoltato il capolavoro degli svedesi My Regime, "Deranged Patterns", vi dovrete necessariamente ricredere a testa bassa senza obiettare: finalmente ho di fronte un lavoro spaventoso, una carneficina di riff violentissimi, un pugno in faccia senza fronzoli... uno dei thrash metal più strani e particolari che abbia mai ascoltato, e tra poco capirete il perchè.
Dopo una breve intro di poco più di un minuto, non ce n'è più per nessuno e la band scatena tutta la propria furia nella spettacolare "Time Slipping Out Of Tune": una sonorità gutturale e animalesca al limite del grindcore grezzo e brutale, velocità di esecuzione, cattiveria gratuita nei confronti dell'ascoltatore il quale verrà travolto da un carro armato massiccio e prepotente...e siamo solo all'inizio! L'intero album è un susseguirsi di riff disumani e cattivissimi, il tutto accompagnato da una voce grezza e sporca che fa fare il salto di qualità. Ovviamente la band lascia spazio anche a qualche tecnicismo che si concretizza in assoli e, arpeggi davvero ben studiati e perfettamente azzeccati con il contesto di "Deranged Patterns".
Per la prima volta ho davanti qualcosa di estremamente innovativo che pesca il proprio bagaglio culturale non nelle canoniche pietre miliari del genere, ma direttamente nell'Hardcore e Grindcore vecchia scuola, in quelle sonorità al limite del rumore, violente, rozze e taglienti: basta fare attenzione al basso, che tra l'altro è perfettamente percepibile e quasi allo stesso livello di volume delle chitarre, il quale è estremamente "zanzaroso" e pieno, quasi a simulare un verso gutturale. Ciò che si ottiene alla fine è un muro sonoro estremamente compatto, senza buchi e dall'ottima resa musicale...insomma, il pogo è d'obbligo se si ha la fortuna di vedere questi titani in live.
Sono estremamente contento e stupito per la bravura dei nostri amici My Regime, soprattutto perchè hanno saputo proporre qualcosa di estremamente innovativo che addirittura si fa fatica ad etichettare come semplice Thrash metal per la grande malleabilità di ciascun pezzo proposto. Mi limiterò a concentrare tutto quanto in una semplice parola: CAPOLAVORO. Continuate così ragazzi, you rock!

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Opinione inserita da Luigi Macera Mascitelli    09 Ottobre, 2017
Ultimo aggiornamento: 09 Ottobre, 2017
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Dopo la bellezza di 25 anni dall'uscita di "The Truth", ultimo lavoro dei finlandesi Antidote, ecco che ci viene riproposta una versione rimasterizzata dello stesso in due dischi che, oltre alle tracce canoniche, contengono delle demo inedite registrate diverso tempo fa. Per noi amanti del thrash non poteva esserci notizia migliore: come non dimenticare la mostruosa "Symphony Of Death"? Un misto tra l'old school con una vena speed davvero magistrale: un pugno dritto in faccia tipico degli anni d'oro del thrash, un prodotto senza pretese, diretto, vero, senza ghirigori... un treno massiccio e potente. L'album si presenta in ottima forma mantenendo le vecchie sonorità che, tuttavia, sono state ripulite e qualitativamente migliorate. Scelta molto curiosa quella di riproporre una remastered edition: forse il quartetto finlandese ha deciso di porre fine al lungo sonno durato 25 anni per riprendere in mano le armi e darci di nuovo sotto? A mio avviso potrebbe essere così: ciò spiegherebbe questa mossa per ridare una rispolverata ai vecchi fans e prepararli ad un eventuale nuovo lavoro, ma, fino a quando non si avranno altre news, tutto resta sul piano della mera congettura.
Possiamo solamente limitarci a dare un giudizio su "The truth", cercandolo di vedere come un prodotto nuovo: qualcosa di veramente spettacolare che raccoglie la cattiveria di bands come Slayer ed Exodus e, contemporaneamente, la velocità e la nota melodica di Anthrax, Metallica e della storica "cavalcata" in stile Iron Maiden. Se volete farvi un'idea di quanto detto, allora dovete ascoltare la spettacolare "Melancholia": velocità, potenza, riff taglienti come lame, ma comunque gentili nell'intreccio tra le chitarre... un vortice di cattiveria che vi colpirà a 360 gradi. Il tutto accompagnato da un cantato, in puro stile thrash anni '80, molto simili a voci storiche come quella di Paul Baloff, Chuck Billy e Joey Belladonna tanto per citarne qualcuna.
Insomma ragazzi, potremmo trovarci davanti al ritorno di una band molto valida che ha saputo cavalcare l'ondata di un genere pioniere in ambito musicale e, nella speranza che ciò avvenga, mi limiterò a rinnovare i complimenti agli Antidote ed al loro mostruoso "The Truth".

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Opinione inserita da Luigi Macera Mascitelli    12 Settembre, 2017
Ultimo aggiornamento: 12 Settembre, 2017
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Ragazzi, finalmente ho tra le mani qualcosa che non è la solita minestra riscaldata dal sapore di "già sentito" e che è riuscita a coniugare uno stile old school all'innovazione e modernità dei giorni nostri: sto parlando dei nostri connazionali Reapter e del loro secondo album, "Cymatics". Che dire se non che questo album spacca davvero: un progressive thrash metal con gli attributi che riesce a prenderti a pugni in faccia e, contemporaneamente, lasciarti stupito per l'ottima esecuzione di ciascun pezzo, segno dell'evidente preparazione musicale di ogni membro. Un'altra gloria "made in Italy" che entra di diritto tra le migliori produzioni del 2016.
Ma, di preciso, cosa ha da offrirci questo capolavoro? Beh, se volete farvi un'idea di cosa vi aspetta, allora gustatevi la traccia "Tsunami" e non ne rimarrete delusi: riff serratissi in stile Testament, di cui è perfettamente percepibile l'influenza, che cedono abilmente il posto all'intreccio delle chitarre - che delle volte quasi ricordano il melodic death -, le quali si lasciano ad una componente progressive davvero sbalorditiva. Il tutto è ben studiato, ricercato e curato nei minimi dettagli; mi riferisco in particolare alla voce che riesce ad adattarsi benissimo: cattiva e sporca quando la traccia è più thrash e più cristallina quando la melodia e i ghirigori la fanno da padroni.
Vorrei soffermarmi, in particolare, su due tracce che, secondo me, sono le più significative di "Cymatics" e quelle che riescono meglio a rappresentare lo straordinario lavoro dei nostri amici Reapter: "Behind a Mask" e "Omega Revolution". La prima è una sorta di ballad nella quale tutte le componenti, dalle più aggressive alle più armoniose, e le varie sfumature riescono a fondersi in un prodotto compiuto e ricco di personalità: se mi chiedessero "chi sono i Reapter?" risponderei loro citando la traccia in questione. Veniamo al secondo brano, questa volta molto più in stile Dream Theater o, per essere più pertinenti, Liquid Tension Experiment: in questa canzone completamente strumentale, i nostri ragazzi si lasciano andare ai vari tecnicismi, ghirigori e arzigogoli. La potrei definire come un parco giochi nel quale si dà libero sfogo alle proprie doti musicali, per cui se volete farvi un'idea circa la bravura e la conoscenza strumentale dei Reapter, dovete assolutamente ascoltare questo brano e rimarrete a bocca aperta.
Sono estremamente fiero di questa eccellenza tutta "made in Italy" perché è l'ennesima conferma che il Bel Paese non è secondo a nessuno e siede al pari di tutte le altre glorie europee in ambito metal. Complimenti ragazzi, continuate così!

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Opinione inserita da Luigi Macera Mascitelli    30 Agosto, 2017
Ultimo aggiornamento: 30 Agosto, 2017
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I tedeschi Odium si accingono a compiere 25 anni di carriera e lo fanno presentandoci il loro nuovo lavoro, "As the World Turns Black": un album difficile da inquadrare, soprattutto se si pensa al genere proposto, un Melodic Thrash Metal davvero interessante che, per essere apprezzato, va gustato con calma e con spirito critico. Ma, oltre i convenevoli e le presentazioni, tuffiamoci in questo misto tra melodia e carneficina.

L'album parte davvero con il botto grazie alla spettacolare "The End of Everything": un riff serratissimo, senza fronzoli e pretese, accompagnato da una voce cattiva che ben si incastra con il tutto. Apprezzatissimo e ben ponderato l'incastro con la componente melodica che lascia spaziare le chitarre in stile Dark Tranquillity e Testament. Il pogo è d'obbligo con un pezzo del genere. Ascoltando più volte l'album mi sono reso conto che i brani sembrano lentamente uscire fuori dal binario: si passa dall'avere idee chiare sul da farsi, sulla commistione ben riuscita tra Melodic Death e Thrash e sulla concretezza, al perdere lentamente la rotta, come se le canzoni fossero un semplice accostamento dei due generi e non più un'unione omogenea. Il tutto si accompagna ad una tendenza alla monotonia che non riesce a destare l'attenzione dell'ascoltatore. La rottura, personalmente, l'ho avvertita quando mi sono approcciato alla traccia "No Goodbye": una sorta di ballad davvero interessante ed a tratti estremamente coinvolgente (l'intro ed il riff portante sono a dir poco epici), tuttavia l'ago della bilancia si sposta troppo sulla componente melodica lasciando solo quel sapore Thrash che resta nell'impostazione delle chitarre, come fosse una cornice. Da qui in poi, eccezion fatta per le tracce "Blind", "Frozen World" e "Time is a Killer", l'album tende ad essere noioso, ripetitivo e, come detto poc'anzi, i brani perdono quella omogeneità di intreccio per fossilizzarsi in blocchi distinti e separati.
Un vero peccato perché, per gli amanti del Thrash Metal e del Melodic Death, come il sottoscritto, "As the World Turns Black" poteva rappresentare una pietra miliare o comunque un ottimo punto di riferimento per tutte quelle band che vogliono proporre qualcosa di innovativo prendendo elementi old school e aggiungendovi del nuovo.

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Opinione inserita da Luigi Macera Mascitelli    16 Agosto, 2017
Ultimo aggiornamento: 16 Agosto, 2017
Top 50 Opinionisti  -  

Quando mi sono approcciato all'ascolto di "Raise Yor Head" dei compaesani Anticlockwise ero leggermente scettico: non è cosa di tutti i giorni suonare un genere che sia la commistione tra thrash e progressive... Non sapevo davvero come comportarmi quando ho messo le cuffie. E invece, signori miei, quando ho finito di ascoltare questo album, sono rimasto piacevolmente stupito dalla bravura che i nostri amici hanno saputo mostrare nel mescolare bene due stili musicali differenti. Lo scetticismo è andato via non appena è partita "Raise Yor Head", la prima traccia dell'omonimo album: si parla di riff massicci e pesanti (ben percepibile è l'uso della chitarra a sette corde), ben calibrati per incastrarsi con parti più melodiche, arzigogolate e cristalline. Grazie e pezzi come "Mothertongue" e "Dystopia MMXVI" si capisce che gli Anticlockwise non sono dei novellini alle prime armi: innanzi tutto è doveroso porre l'attenzione sull'ottimo lavoro di post produzione, fondamentale per apprezzare ciò che ogni strumento ha da dire, e poi sullo studio e la conoscenza musicale che ci sono dietro ogni brano proposto. D'altronde è impossibile suonare prog se non si conosce bene il proprio strumento!
Vorrei infine porre l'attenzione su quella che, secondo me, è la canzone più bella di tutto l'album, "Into The R.AM.": sette minuti davvero intensi in cui la band mostra tutta la sua bravura nel sapersi approcciare ad una ballad (l'intro ha quel sapore di "Return To Serenity" dei Testament che non dispiace affatto) che, al contempo, lascia spazio all'intreccio delle chitarre per poi sfociare nella vena thrash più serrata, cattiva e potente.
Vi dico subito che "Raise Your Head" non è un album da ascoltare tutti i giorni, ma è un lavoro che va gustato con calma, studiato ed apprezzato, altrimenti si rischia di non capirlo fino in fondo o addirittura potrebbe anche annoiare o non piacere. Per cui reperite la vostra copia, supportate i nostri amici compaesani ed immergetevi in un vortice di prog e thrash davvero particolare.

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Opinione inserita da Luigi Macera Mascitelli    22 Luglio, 2017
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Il mondo post nucleare è un tema ben presente nell'immaginario collettivo: desolazione, vita al limite dell'estinzione, sconfinati deserti aridi, città fatiscenti ridotte ad un cumulo di macerie. Dai film, ai libri, ai videogiochi... insomma, è un argomento più che trattato ed oggi verrà preso dal punto di vista musicale grazie a "The Dawn Of steel", il nuovo lavoro dei francesi Dawnpatrol. Che dire: un misto tra thrash vecchia scuola e sonorità del black metal primordiale, il tutto contornato da una sana dose di violenza, cattiveria ed acidità. In una parola: Apocalyptic Black Thrash Metal.

Se volete farvi un'idea dell'approccio musicale di questi ragazzi dovete, innanzi tutto, tenere ben presenti gruppi come Kreator e Sodom, dai quali sono stati ripresi la violenza, i pochi fronzoli, la cattiveria ed anche lo stile canoro che,devo dire, è stato egregiamente eseguito e ricorda quello di Angelripper (Sodom). Tra le tracce più significative dell'intero album è doveroso citare la micidiale "Signs of the World's Demise": credo possa essere annoverata tra i pezzi più violenti che abbia mai ascoltato, un riff speditissimo completamente imbevuto di black metal vecchia scuola, un pugno in faccia senza "se" e senza "ma", apocalisse nucleare resa in chiave musicale, una vera e propria bomba atomica. Un grande complimento all'ottimo lavoro svolto dalla singola chitarra presente che riesce a regalarci delle sonorità taglienti, acide, arruginite, cattive e pungenti ed al conseguente senso di guerra nucleare che riesce a creare nella mente dell'ascoltatore (da bravo nerd quale sono, non ho potuto fare a meno di immaginare uno scenario in stile "Fallout", giusto per dare un'idea concreta al senso post apocalittico che i Dawnpatrol hanno saputo ricreare).

Ragazzi, non voglio spendere troppe parole per questo capolavoro del thrash europeo per evitare di spoilerarvi un concept album completamente ispirato alle guerre nucleari, ai complotti governativi ed al caos che solo la mente umana può creare. Mi raccomando, se avete la possibilità reperite una delle 500 copie disponibili di "The Dawn Of Steel" e buttatevi in un fungo atomico di riff selvaggi e brutali.

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Opinione inserita da Luigi Macera Mascitelli    13 Luglio, 2017
Ultimo aggiornamento: 13 Luglio, 2017
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Noi europei siamo estremamente fortunati in ambito musicale, in quanto possiamo vantare di essere la patria, o comunque una delle colonne portanti, dei generi metal più importanti. Non è un caso se i migliori gruppi Melodic Death vengono proprio dall'Europa e, tra questi, è doveroso citare gli austriaci Lost Dreams e il loro ultimo album "Exhale". Ho solo una parola per definire questa perla: SPETTACOLO. Ragazzi, finalmente qualcosa che non è la solita minestra riscaldata, ma una creazione innovativa che non ha il sapore del già sentito ma che, tuttavia, conserva l'esperienza e l'influenza delle pietre miliari del genere, in primis i Dark Tranquillity la cui influenza è ben percepibile soprattutto nel modo di strutturare i pezzi e di incrocio delle chitarre.

Non faccio esagerazioni se vi dico che, quando ho iniziato ad ascoltare "Exhale", appena è partita "Ego" sono rimasto letteralmente folgorato dalla cattiveria e dalla bellezza con cui il riff mi è stato sbattuto in faccia senza preavviso: per darvi un'idea della questione, pensate alla traccia "At War With Reality" degli At The Gates. Una botta dritta sul muso senza neanche avere il tempo di realizzare la cosa. Un enorme complimento ai singoli strumenti che qui, e finalmente lo posso dire, sono tutti perfettamente distinguibili, bene effettati e con un lavoro di post-produzione alle spalle spettacolare. Si vede che i Lost Dreams non sono dei pivelli alle prime armi (anche perché questo è il loro sesto lavoro, per cui dalla loro parte hanno anche il fondamentale fattore esperienza).
Vorrei soffermarmi un secondo sulla traccia "Purple Clouds": una ballad a dir poco meravigliosa, estremamente ambient e nella quale la voce ci regala un pulito davvero ben eseguito e studiato. Questo significa saper essere innovativi e dinamici! Se ascoltate ogni singola traccia vi renderete conto che ciascun pezzo ha una personalità propria, un qualcosa che dica "Hey, questo sono io!". Ciò è molto difficile da trovare in un album melodico, in quanto si rischia sempre di fare pochi brani buoni e di andare per inerzia con gli altri. Invece qui, dalla prima all'ultima canzone, non ci si annoia mai perché, semplicemente, è impossibile. Il saper mischiare in maniera intelligente l'armonia ed il gioco di chitarre dei Dark Tranquillity e l'impostazione diretta e aggressiva degli At The Gates si è rivelata una mossa più che vincente, una commistione il cui prodotto finale non può che essere un capolavoro.

Ragazzi, c'è poco da dire e non voglio assolutamente spoilerarvi il resto di "Exhale". Un album che, a mio avviso, entra di diritto nell'Olimpo delle migliori uscite di questo anno, non può non essere acquistato e gustato dagli amanti del genere. E' doveroso supportare questi ragazzi perché sono i gruppi come i Lost Dreams quelli che meritano di andare avanti!

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