A+ A A-

Opinione scritta da Rob M

100 risultati - visualizzati 1 - 10 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
 
releases
 
voto 
 
5.0
Opinione inserita da Rob M    23 Settembre, 2018
Ultimo aggiornamento: 23 Settembre, 2018
Top 10 opinionisti  -  

I Kult son un progetto che ormai ha raggiunto uno stato di culto non solo in territorio nazionale, ma anche all'estero, soprattutto grazie al lavoro di passaparola operato dalla label tedesca che ha stampato gli ultimi lavori della band lombarda, la Folter Records. Seppur piú "giovani" rispetto ad altri gruppi nazionali e con una discografia "ristretta" che non ha mai cercato di dar vita a troppi lavori dispersivi, i nostri son riusciti sin da subito ad attirare le attenzioni dei supporters dell'underground italiano e non solo. Con musicisti che arrivan da vari altri progetti, tra cui mi piacerebbe ricordare gli Arvind - progetto fondamentale per ció che i Kult han poi seminato a partire dal loro demo d'esordio "Darkness Return" - i nostri han una formazione degna di nota che vede Gionata "Thorns" Potenti alle pelli, ma anche Tumulash alla voce che riesce in tutto e per tutto a colpire per la versatilità del suo scream growleggiante.
Questi ragazzi han lavorato sodo per arrivare a questo nuovo LP e vanno sottolineati i trascorsi in casa Debemur Morti, con il loro primo LP "Winds Of War", lo split con i serbi The Stone (altra chicca degna di un ascolto) che ha avuto quasi lo scopo di un apripista per la nuova ed attuale formazione, ma anche il loro penultimo lavoro "Unleash From Dismal Light" che ha portato i Kult sulla bocca di tutti con un disco fedele alla linea e degno di totale supporto!
La Folter Records ha comunque sempre stampato un black abbastanza tradizionalista e, dopo il loro ultimo disco ben cinque anni fa, non mi sorprende che i nostri abbian deciso di affidarsi nuovamente a quest'etichetta per la stampa della loro nuova opera.
Non aspettatevi un lavoro innovativo o un qualcosa che possa creare nuove atmosfere rispetto ad altri nomi ed altri lavori già sentiti in passato. I Kult in questo loro nuovo testamento si lanciano a testa bassa sul classico sound black metal del nuovo millennio. Vengon alla mente i primissimi Watain di "Rabid Death's Curse" per il mood che i nostri offrono sia a livello di stile nel cantato, sia a livello di immagine, sia per quello che riguarda parzialmente lo stile nel riffing, ma anche i primi Drudkh in un brano come "Canticle Of Thorns" e la seconda ed ultima parte dell'LP.
Il paragone tuttavia è marginale ed i nostri son ben piú distruttivi, ben piú ruvidi e malefici.
Le chitarre riescono a creare uno strato di suoni sinistri sopra una sessione ritmica che si avvale di un basso corposo, ma anche di un drumming sopra la media ed in cui Thorns non si limita a seguire la musica, ma riesce a far la differenza con un lavoro sui piatti che davvero va oltre, partendo da subito con un lavoro eccelso nella title track ed opener "The Eternal Darkness I Adore".
Son anche intelligenti i vari stacchi e stop-n-go in cui la pletrata si ridimensiona su tonalità quasi thrash, come nel caso di "Reaping The Flock", brano che da spazio a mood differenti e mette in mostra una padronanza assoluta non solo sulle sfuriate alla "Christraping Black Metal" (data la similitudine tra il giro veloce principale ed il brano dei Marduk), ma anche nelle parti piú groovy e cadenzate che si inframezzano con gusto.
Sul finale i nostri si lascian andare con tempi piú dilatati e melodie piú lente ed evocative, come nella già citata "Canticle Of Thorns", ma anche nella successiva "Hopestrangler", e la penultima "Gruesome Portrait", che mostrano una band ancora una volta capace di reinventare il proprio sound brano dopo brano, pur mantenendo le radici sul magma nero che ne caratterizza il lato violento e quasi occulto, pur muovendosi su un mood quasi epico che non ha paura di provare soluzioni diverse per portare in porto brani comunque validi.
Se sino a qui i nostri ci han mostrato tutte le possibili combinazioni di sound ed intenti, è con la conclusiva "Devourer Of The Night" che il lato epico e quasi pagan si spinge oltre, con un brano che riporta alla mente gli Absu piú epici del periodo "The Third Storm Of Cythraul".
I Kult non tradiscono le aspettative e, dopo anni di oblio, tornano all'attacco con un lavoro eccelso!
Un disco che ha tanto da offrire e che farà la felicità dei true believers, un lavoro ottimo.

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Rob M    22 Settembre, 2018
Ultimo aggiornamento: 23 Settembre, 2018
Top 10 opinionisti  -  

Senza mezzi termini, il nuovo lavoro dei tedeschi Schrat è un album per pochi! Non per spezzare le gambe alla band, ma perchè semplicemente questo disco non ha niente da offrire, se non un canonico black metal che viaggia a cavallo tra sonorità provenienti da ben altri nomi e cosí prolunga e consolida la tradizione black che non ha bisogno di innovazione, ma di devozione alle "radici del culto". E qui, in fin dei conti, di radici ne esiste ben poco dato che i nostri si rifanno a nomi vari ed eventuali, che comunque son arrivati a galla dopo il 2000 dc.
Ci son parti che ricordan gli Armagedda, parti che ricordan in Nehemah, parti che ricordan gli Ornaments Of Sin (per chi ha avuto il piacere di conoscere "Inhale Zyklon-B"), parti che ricordano i Katharsis, ed addirittura parti che si rifanno a primi Enslaved e perchè no?, ai Mutiilation. Il tutto mischiato in un calderone che ha dentro di sé il meglio del peggio del black metal ignorante ed oltranzista degli ultimi vent'anni: un nulla cosmico che racchiude in sé tutto e niente.
Alla fine, il risultato non è male ma è bensí intrigante, coinvolgente e terribilmente nostalgico.
Schrat riesce a trasmettere uno spirito che si è in un certo qual modo perso o spento al giorno d'oggi, ma che risultava troppo "innovativo" vent'anni fa.
"Alptraumgänger", questo il titolo dell'opera, afferra per le palle e non molla! Non ha bisogno di mezzi termini e si propone per quello che è, un lavoro onesto e creato per amanti del genere, anzichè con l'idea di raggiungere le fantomatiche masse che al giorno d'oggi ancora ascoltano musica simile.
Senz'altro, e questo va riconosciuto, questo LP è uno dei dischi piú genuini degli ultimi tempi (nonostante presenti solo sette brani nuovi e quattro live che suonano ancora piú fottutamente devoti al genere dei precedenti), un vero e proprio attacco frontale che cerca di disarmare l'ascoltatore con quasi un'ora di sermoni e inni alla musica nera.
Indimenticabile? No. In fin dei conti "Alptraumgänger" è un disco come tanti ma, senza ombra di dubbio, un lavoro che suona tanto classico, quanto perfettamente congegnato!
Lode a Schrat per la loro devozione alla nera fiamma, questo è culto!

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Rob M    22 Settembre, 2018
Ultimo aggiornamento: 23 Settembre, 2018
Top 10 opinionisti  -  

Nonostante i Raven Throne sian arrivati al 2018 con un nuovo LP, anche un'altra succosa raccolta è stata data in pasto al pubblico e questo è il caso di "Biaskoncy snieh času / Niazhasnaje" che unisce in un lavoro unico due EP della band datati 2015 e 2017.
Ora, una recensione a fondo per un lavoro come questo non ha molto senso dato che i due lavori in questione son vecchi e che ci son lavori attuali che meritano piú spazio. Peró, in tutto questo, come non concedere un momento ad un album che comunque raccoglie delle uscite abbastanza importanti per la band? Per chi non conoscesse il gruppo in se è facile comprendere, viste le origini, il tipo di sound che i nostri offrono al pubblico e qui, vorrei sottolineare, i nostri propongono un qualcosa che van ben oltre la "monotonia" a cui siamo stati abituati con gli ultimi lavori di Drudkh e compagnia. Si signori, se vi piace quel tipo di black metal dalle tinte folk che ha un suo background culturale oltre al classico livello di marketing a cui siamo stati sottoposti ed un sound piú vicino alle origini del fenomeno ucraino, allora fatevi avanti! "Biaskoncy snieh času" è oro puro! Tre brani per meno di quindici minuti, ma davvero un ottimo biglietto da visita se ancora non conoscete il progetto in questione. "Niazhasnaje" invece riesce ancora di piú a convincere con una produzione leggermente migliore ed un mood assolutamente "epico" e "moderno".
Se pur in questo secondo EP i nostri si muovon principalmente su ritmi sostenuti, eppur non veloci (doppio pedale ma non blast), il risultato è sorprendente e totalmente accattivante!
Una su tutte, ascoltate la conclusiva "II", la seconda parte del secondo EP, per aver un'idea con quel suo ultimo riff che ricorda i Bauhaus di "Bela Lugosís Dead"!
Questo magari non sarà un lavoro imperdibile, come tanti in fin dei conti nel genere, ma si tratta di un dischetto davvero valido che meriterebbe come minimo un ascolto, specialmente se cercate un nome nuovo che possa darvi un momento di pausa dal classico sound mainstream!

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
4.5
Opinione inserita da Rob M    22 Settembre, 2018
Top 10 opinionisti  -  

Un altro caso che giustifica il detto "mai giudicare un libro dalla copertina". I Minervium esordiscono con questo loro "Eterno E Omega" e davvero riescon a colpire! Un lavoro che affascina e che riesce con padronanza a muoversi tra classicismi black e nuova scuola, con melodie davvero ben costruite ed amalgamate ed un cantato in lingua madre che narra una storia tutta sua! In tutto e per tutto un EP che merita un occhio di riguardo e che mette in mostra una band assolutamente imperdibile e che potrebbe diventare da qui a breve uno dei pilastri della nuova e giovane scena black nazionale. I nostri parlan una lingua tutta loro e ci son dei momenti in cui davvero ci si ritrova sballottati tra attimi di puro genio come nel caso di "Cenere", in cui il lavoro di basso è semplicemente geniale ed in cui i nostri mettono in mostra tutto il loro potenziale costruendo un brano che gode di sfaccettature diverse ed allo stesso tempo perfettamente amalgamate. Nel complesso tutti i brani si muovono su questo altalenare, come un equilibrista che cammina su un filo teso e che da un momento all'altro rischia di cadere nel baratro della mediocrità o del già sentito. Peró alla fine del tutto i nostri arrivano a compiere un'impresa difficile per tanti alle prime armi, portando a casa un risultato ottimo e piazzando l'asta davvero in alto in attesa del loro primo LP!
"Eterno E Omega" è un gioiellino che meriterebbe davvero una stampa in formato fisico il prima possibile ed assolutamente tutto il supporto della scena nazionale!
La produzione potrebbe migliorare, cosí come l'immagine, ma in tutto e per tutto questo lavoro è una bomba!

Trovi utile questa opinione? 
10
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Rob M    22 Settembre, 2018
Top 10 opinionisti  -  

Ci son dei lavori che senz'altro non son necessari, e ci son lavori tra questi "non necessari" che meritano un occhio di riguardo quando vuoi spendere un'ora di risate e birra!
Questo è il caso di "The Whiskey Tapes Germany", ossia la raccolta di brani inediti, cover e spazzatura rilasciata dai Nocturnal Breed, un progetto di marcioni per gente marcia! Se con le prime tracce non riuscivo davvero ad afferrare il contenuto del disco, è con la cover dei Nazareth "Miss Misery" che davvero i nostri son riusciti a colpire dritti al cuore! Per quanto "Hair Of The Dog" possa essere uno dei miei lavori rock storici favoriti, va riconosciuto che i Nocturnal Breed riescono a mescolare quel loro voler essere ottantiani con una lordura unica! Il risultato è "blasfemo" e non poco, ma allo stesso tempo totalmente riuscito!
Le cover son diverse, ed includono "Evil Dead" dei Death, "Under The Blade" dei Twisted Sister, "Metal Church" dei Metal Church e tante altre nascoste tra titoli farlocchi e rumoristica esagerata.
Niente di originale davvero sotto tutti i punti di vista, ma un album da karaoke per i very true metallers che amano la loro giacca in jeans coperta di toppe, occhiali a specchio e latta alla mano, con stomaco gonfio di birra alle due del pomeriggio in fila per uno show!
Alla fine del tutto, come già detto, niente di imperdibile tra i lavori "non necessari" ma una buona dose di pre-party-music per il fine settimana come quando si ascoltano band come i Mephisto, i Longobardeath, gli Hellripper e cosí via!

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Rob M    22 Settembre, 2018
Ultimo aggiornamento: 22 Settembre, 2018
Top 10 opinionisti  -  

"Under The Winter Moon" è l'esordio della one man band lombarda Dying Leaf. Un progetto che risulta putrido e da cantina come non me ne capitavan sotto mano da un bel po'. Sei brani di black classico e distorto, animati da una drum machine basica, una voce aspra ma allo stesso tempo un'atmosfera a cavallo tra epico e profano che unisce i pattern del metallo nero con atmosfere degne dei primi Cradle Of Filth e ben oltre.
Se pur ci sian momenti che non son riuscito concettualmente ad inquadrare, come ad esempio "North's Inn" dove i suoni di taverna son lì davvero, ce ne son altri che musicalmente intrigano, come nel caso di "Rope Awaits" e "The Man On The Bridge", brani che si presentano con un qualcosa che va oltre il black fine a se stesso, sia a livello di melodie che a livello di riffing.
Dying Leaf, da questo punto di vista, mi ricorda altri nomi ben precisi della "vecchia" guardia come i Nocturnal Mortum di "Нехристь", ma anche un'altra one man band tutta italiana come il Fearbringer degli esordi.
Ci son momenti in cui alcune cose non convincon a pieno, come per esempio con "The Rooms Of Loneliness", brano in cui le idee si scontrano ed il tutto sembra dispersivo e poco sicuro, o "When Winter Comes" che perde leggermente il tiro, se paragonata ai brani migliori del disco. Nel complesso "Under The Winter Moon" è un lavoro scorrevole ed un debutto che mostra un progetto che potrebbe creare, con un po' di lavoro in piú, un prossimo album davvero imperdibile. Speriamo questo momento arrivi presto!

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Rob M    22 Settembre, 2018
Top 10 opinionisti  -  

"Θανατος αιωνιος (The Termination Thesis)" è il nuovo disco dei greci Burial Hordes, progetto parallelo di alcuni gruppi ben conosciuti della scena ellenica! Un lavoro che riprende in parte le varie influenze di alcuni tra i progetti principali dei musicisti coinvolti ma che a suo modo aggiunge uno strato di personalità con un tocco black "contemporaneo" a tratti dissonante ma fortemente ancorato alle sonorità del nuovo millennio.
Se con il brano introduttivo "Human Condition" il passo è lento e l'incedere doloroso in pieno stile death doom, con momenti che riportan alla mente i migliori Funeralium ed Oxist, con la successiva "Throwness and Fallenness of Being" il tutto prende una direzione ben piú violenta e viscerale. Un riffing articolato e tagliente è sostenuto da un drumming preciso che se pur non divaga in tecnicismi risulta scorrevole e ben eseguito. Il sound cupo dei nostri risulta essere da subito abbastanza standard e nella norma per gruppi simili e non cerca di entusiasmare con una produzione eccessivamente pulita. Tuttavia, il riffing in sè fa la differenza e brani come questo riescon a rimanere nella mente sin da subito per il loro essere monolitici.
Se pur il "doppio" opener riesce ad attirare subito l'attenzione, lasciando immaginare una band ed un lavoro che nella sua totalità possa far la differenza, nella sessione centrale i nostri non riescon ad entusiasmare come dovrebbero e sinceramente mi sarei aspettato un qualcosa di piú per un progetto ormai attivo da piú o meno diciotto anni. Ci si ritrova cosí ad un punto di incertezza come "Lurk In The Shadows", brano che mostra idee valide ma non riesce a finalizarle a dovere se paragonato ai suoi predecessori. La sucessiva "Erkenntnis" cerca di risollevare il tutto ma il suo riffing canonico non riesce ad impressionare a livello di idee. Si tratta di un brano eseguito alla perfezione, peró dov'è il genio che ha illuminato alcuni dei momenti migliori sono ad ora?
Nello stesso stile prosegue "Death Is Omnipotent" che in parte annichilisce e riesce a colpire con cambi interessanti e melodici che spezzano la monotonia ed arricchiscono il tutto in maniera intelligente ma che non ha la forza di risollevare l'opera nella sua totalità.
Una nota forse a sfavore, a seconda dei gusti, andrebbe menzionata per quanto riguarda il cantato che continua a ringhiare anche quando la musica darebbe possibilità di cambiare registro, appiattendo l'interessante quadro che il resto degli strumenti dipinge ma al contempo rendendo la proposta morbosamente sinistra.
I Burial Hordes lasciano a conclusione di questo loro lavoro un brano che osa tanto, con quasi diciasette minuti di musica. Qui peró il tutto risulta essere un incastro a tavolino dei riff e dei frangenti che han caratterizzato "The Termination Thesis" e non sempre il risultato fluisce come dovrebbe. Tantissime idee che risultano buone singolarmente ma non incatenate una dopo l'altra per una struttura che non rimane stabile ma barcollante. Un brano che, secondo la mia personalissima opinione, presenta cosí tanti riff montati l'uno sopra l'altro che se presi individualmente, mischiati e riuniti, potrebbero tirar fuori altri tre dischi anonimi. Avrei onestamente preferito tre brani disgiunti anziché un brano cosí lungo ed a momenti arido e che comunque riesce a colpire solo nella sua seconda parte.
Questo LP è un disco che potrà fare la felicità di chi ama certe sonorità ma non avrà moltissimo appiglio con chi si aspetterebbe di piú. Un peccato dato che le potenzialità ci son tutte e, come già detto, specialmente i primi due brani lasciavan intravedere un lavoro granitico. Alla prossima dunque, con la speranza che ció che è stato seminato sino ad ora (ben diciotto anni) non vada perso per la fretta di far uscire un album ogni due anni.

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
2.5
Opinione inserita da Rob M    07 Settembre, 2018
Top 10 opinionisti  -  

Sinceramente? Mi aspettavo molto di piú, un lavoro piú contemporaneo, piú moderno, piú decisivo e personale. Ho trovato questo lavoro del progetto P.H.O.B.O.S. davvero approssimativo. Quando penso a Industrial Black/Doom al giorno d'oggi mi aspetto ben oltre questa versione pesante dei Nine Inch Nails. Mi aspetto voglia di esplorare, mi aspetto orizzonti nuovi, mi aspetto l'entusiasmo di ascoltare qualcosa che vada oltre il modello Godflesh in chiave moderna.
Ci son tante bands che di questi tempi posson offrire ben oltre questo sound in modi e con sapori diversi. Vedi i Khost, vedi i Drug Honkey (anche loro sotto Transcending Obscurity), vedi i Goatpsalm. Il claustrofobico fine a se stesso, per il sottoscritto, lascia ormai il tempo che trova. Non si tratta di campionamenti o suoni sbagliati ma di voglia di osare. Ricordo quando questo "genere" era nella sua "seconda fase", il dopo Godflesh ed il dopo Dodheimsgard, con roba davvero piú pesante che venne a galla nei primi dieci anni del nuovo millennio, con la seconda venuta dell'industrial in tutti i generi (dai The Berzerker nel death/grind, ai Blacklodge nel black, ai The Human Quena Orchestra piú in la nel funeral drone/doom, i mastodontici Necrodeath Mort). Li, in quel periodo d'incertezza e di nuove avventure, c'era tanta voglia di osare, di re-inventare, di ricreare generi ormai morti, in decomposizione, esausti.
Un album come questo "Phlogiston Catharsis" avrebbe avuto senso allora. Oggi, un album come questo è fuori dal tempo, fuori da ogni grazia, al limite dell'inutilità.
La prova in se è valida, si puó passare un buon momento di noise spossante, meccanico, ripetitivo. Tuttavia, non fa piacere se non per un primo ascolto dato che il secondo sarebbe già superfluo. Ho trovato un brano davvero valido in tutto l'album "Neurasthen Logorrh", il resto davvero anonimo.
Non posso promuovere questo ultimo disco di P.H.O.B.O.S. e penso che in realtà un ascolto a fondo di questo nuovo LP sarebbe abbastanza dissociante quanto noioso. Se volete ascoltare un clone dei Godflesh con una registrazione piú cupa, fatevi avanti.

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Rob M    07 Settembre, 2018
Top 10 opinionisti  -  

"Nihil Est", disco d'esordio del progetto valenziano Agathos non è affatto male. Forse non esuberante come avrebbe potuto o dovuto ma per niente male. Canonico in certi momenti, piú introverso in altri, questo è un lavoro che da da respirare una voglia di concigliare aspettative ed idee provenienti da persone non alle prime armi nel genere ma che han cercato di racchiudere in un progetto unico le influenze derivanti dalle loro altre esperienze compositive.
Ci si ritrova scaraventati da subito in un torrente in piena in cui la matrice black metal viene abbellita/imbruttita con idee varie ed eventuali riprese da altri generi estremi e da una maniera piú contemporanea di intendere il genere portante. Cosí facendo i nostri tessono strutture schizofreniche che si muovon sinuosamente su un tappeto di drumming possente e ben proposto (davvero superba la prova di Voor alle pelli) ed in cui il basso esegue un lavoro di riempitura magistrale (in sottofondo rispetto agli altri strumenti ma totalmente riuscito nel suo classicismo moderno). Le chitarre si ergon taglienti su un rullante ed una cassa spesso alte nel mix ma con melodie ed un riffing degno di nota capace di fare la differenza in momenti in cui altrimenti il tutto sarebbe troppo "standard". La voce è forse "lo strumento" che non convince, con una prova buona ma nella norma, che non da abbastanza impatto e si perde sovente tra riffing e cassa.
Il mix di questo "Nihil Est" purtroppo nuoce alla produzione che non risulta equilibrata ma piena e ovattata, tanto che spesso e volentieri i particolari che contraddistinguono l'opera vengon mascherati, quasi nascosti, inghiottiti dal marasma generale.
Una produzione che a suo modo mi ricorda vagamente i C.Y.T. e dall'altro lato una marea di band del bacino mediterraneo con un sound che ricorda spesso movimenti già ascoltati in band nostrane. Gli Agathos non puntano ad un'innovazione vera e propria ma ad una semplice affermazione d'esistenza. I nostri si propongon al pubblico con un album black metal moderno, fondamentalmente solido, che potrebbe guadagnare tanto di piú a livello di produzione, ma comunque sicuro di sé ed intrigante.
I cinque brani che compongono questo esordio son tutti avvincenti e non esiste un migliore o peggiore. La matrice è quella, il modus operandi è facilmente intuibile, ora spetta alla band arrivare ad un nuovo lavoro facendo tesoro di ció che l'esordio non è riuscito a costruire per offrire un devastante primo LP che possa decisamente portare questo progetto all'apice della nuova ondata di black metal europeo.
Un buon debutto sotto tanti punti di vista e che spero possa raccogliere i dovuti consensi.

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Rob M    02 Settembre, 2018
Ultimo aggiornamento: 02 Settembre, 2018
Top 10 opinionisti  -  

"Decaying" è un album che potrebbe facilmente essere un disco da top chart quando si arriva a parlare di black metal "romantico" e fondamentalmente commerciale.
L'alone black che viene infatti usato dai nostri risulta essere una copertura per brani melodici, quasi ballads, in cui si trovano tutti gli elementi black quali voce gracchiante, blast beats, riffing veloce, ma anche una serie di elementi esterni a livello di composizioni a limite del new heavy, basso prodotto alla perfezione (una vera e propria perla in questo mix che riempie il background in maniera decisiva), e composizioni catchy che cercano un pubblico piú ampio rispetto ai classici amanti del true sound.
Cosí facendo i nostri si mostrano alle masse con un lavoro non fresco, ma senza ombra di dubbio interessante e che cerca di distaccarsi a suo modo dal minestrone violento e certe volte monotono che il black risulta essere spesso e volentieri.
Chiariamo da subito che "Decaying" non è un disco imperdibile e che non ha vie di mezzo, dato che risulta essere nell'insieme troppo "morbido" per alcuni e magari troppo "pesante" per altri. Il classico album da amare o odiare, a seconda dei gusti.
I brani che lo compongono si trascinano per oltre quaranta minuti e la band è capace e pronta a rischiare con canzoni comunque medio lunghe che chiaramente non contribuiscono ad un'assimilazione rapida, nonostante sia palese l'idea di abbracciare ascoltatori giovani e facilmente fuorviabili da un immaginario "cattivo", ma allo stesso tempo "emozionale".
Brani come la seconda "Alone" son l'esempio lampante di questo contrasto di idee e, mentra l'opener "Begging By Freaks" dava spazio a frangenti piú tirati, questa canzone blocca il tutto per tracciare nuove traiettorie. I nostri si avvalgono di questo mix di brani rapidi e lenti/cadenzati durante l'intera durata dell'LP e, cosí facendo, mantengono alta l'attenzione, cercando di mescolare canzoni un po' per tutti i gusti.
Quando decidono di diventare violenti, son riusciti gli episodi come "Blood & Flesh", "Decaying" e "Shepherd". Quando invece rallentano, non sempre i risultati son quelli aspettati, nonostante ci sian dei momenti assolutamente riusciti, come nel caso della conclusiva ".. Where Was The Son Of God", semplice, ma convincente.
Alla fine del tutto "Decaying" ha decisamente bisogno di un nuovo ascolto. Ha bisogno di essere assimilato a piú riprese ed il lato pop del progetto trova uno spazio intelligente nella totalità della proposta che, senza false aspettative, necessita una mentalità decisamente aperta per essere apprezzata. Il fatto che i Barkasth sian riusciti nel loro intento, senza scadere nel sinfonico, ma avvalendosi di soluzioni comunque valide, al di là dei gusti personali del sottoscritto, mette in risalto una band matura e che sa che direzione prendere nel creare una musica comunque prodotta alla perfezione e brani disegnati per uno scopo ben preciso, quello di conquistare le masse.
Volente o nolente, "Decaying" è un lavoro validissimo e, se avete voglia di ascoltare un take diverso dal classico black metal nord europeo, per lasciarvi trasportare da sonorità decisamente piú est europee, il debutto dei Barkasth è un LP di tutto rispetto!

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
100 risultati - visualizzati 1 - 10 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
Powered by JReviews

releases

Atmosfere horror ed un sound tra Black e Crust: debuttano gli Heads for the Dead
Valutazione Autore
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Mancanza di Ronnie James Dio? Arrivano i Dream Child
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Snakes In Paradise, un ritorno niente male!
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Barros, classic hard rock dal Portogallo!
Valutazione Autore
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

Autoproduzioni

Un tocco di personalità in più non guasterebbe per gli Ominous Eclipse
Valutazione Autore
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Ash of Ashes, un debutto con richiami ai Bathory
Valutazione Autore
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Un buon debutto quello degli abruzzesi In My Ashes
Valutazione Autore
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Minervium, un'altra incredibile realtà black metal per la nuova scena nazionale!
Valutazione Autore
 
4.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Dying Leaf, il debutto "tra epico e profano"!
Valutazione Autore
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Singolo pre-EP per la one man band russa Insidious One
Valutazione Autore
 
2.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

partners

No tabs to display

allaroundmetal all rights reserved. - grafica e design by Andrea Dolzan

Login

Sign In

User Registration
or Annulla