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Opinione scritta da Graziano

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Opinione inserita da Graziano    20 Aprile, 2018
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'Re-evolve'' è il titolo del nuovo disco degli Orphanage Named Earth, in uscita oggi 20 aprile per Argonauta Records in versione CD, mentre è stato rilasciato in versione doppio LP da svariate DIY label di tutto mondo quali : Dilapidated Records (USA), Distroy Records (Ireland), DIY Koło Records (Poland), Hasiok Records (Germany), PHR Records (Czech Republic), Sanctus Propaganda (Poland).Il loro è un prodotto degno del mix di Post Metal, Doom e Hardcore Punk che li caratterizza: si tratta infatti di una metal band polacca nata nel 2015, che canta in inglese e che nella propria musica mette tutti gli elementi necessari a renderla il più potente possibile.
All'inizio i componenti della band erano quattro: tale formazione registrò un demo, auto producendolo e distribuendolo nel febbraio 2016. Definirono scherzosamente la loro musica Romantic Crust, per via delle atmosfere cupe e melanconiche che ricordano anche un pò i Type O Negative di Steeliana memoria,oltre alle evidenti connotazioni "core" e punk. Non abbiate paura dell'eccessiva lunghezza dei brani proposti che riescono a cogliere nel segno, anche se d'altro canto alcuni brani risultano troppo diluiti per via delle troppe idee e delle troppi parti non fanno altro che allungare il brodo;Tutto ciò però va detto non echieggia in tutto, ci sono ad esempio la combo delle prime due tracce dell'album,e il trio composto dalle tre canzoni di chiusura che si caratterizzano davvero bene, dove i polacchi mostrano che hanno una buona capacità compositiva.
La band si compone di cinque musicisti: Piotr Kimszal e Piotr Polak alle chitarre, Hubert Bialobrzeski al basso, Michal Doroszkiewicz alla batteria e Wojtek Kuczynski alla voce.
''Re-evolve'' è un disco che racconta un pensiero romantico su un mondo in cui vivere in pace, nel rispetto di umani, animali e della terra; un pensiero che si scontra con il sound brutale del metal, con quel beat crostoso che caratterizza la band e con i riff di chitarra aspri ma generanti una forte atmosfera. Dal punto di vista dei testi, la band tocca temi e problemi importanti dal punto di vista sociologico, come la cattiveria dell'essere umano, l'egoismo e il fatto che, secondo il pensiero della band, le persone dovrebbero pensare ad una nuova evoluzione, per evitare di soccombere ad un mondo fatto di guerre e sfruttamento. Ecco perché scegliere un titolo del genere: ''Re - evolve'' è quasi un imperativo, verso un'umanità oramai allo sbando.
Un disco molto sentito, a tratti annacquato, ma tutto sommato godibile e pregevole.

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4.5
Opinione inserita da Graziano    09 Aprile, 2018
Ultimo aggiornamento: 09 Aprile, 2018
Top 50 Opinionisti  -  

Metalcore moderno impreziosito da sonorità industrial, death metal, orchestrazioni e cori declamatori formano la colonna sonora di un mondo post-apolittico che Mad Max e la saga videoludica di Fallout e Metro 2033 possono accompagnare solo (come si usa dire ultimamente in rete). Queste sono le colonne portanti di quel che concerne il sound degli svedesi Escaping Amenti che confezionano un album di tutto rispetto e carico come non mai. Il metalcore, quando decide di far male, è un mostro musicale senza pietà; soprattutto mi ha in particolar modo incuriosito ed ho apprezzato la scelta del mood e delle tematiche del gruppo, che rendono ancora più interessante la proposta. Magari l'unico difetto potrebbe essere quello della duata eccessiva del disco, ma sinceramente l'ascolto non mi è pesato affatto. Tra le tracce che ho apprezzato di più del lotto, ci sono indubbiamente The Gathering, Nuclear o This Will Never End.
A tratti, nella musica dei sette musicisti scandinavi, sono riconoscibili influenze industrial che vanno dai celeberrimi e classici pionieri Fear Factory ai Ministry, ai quali mostrerei questo disco per far capire loro come sono scesi in basso negli ultimi anni. Awakening è un disco portentoso e super originale capace di far avvicinare al metalcore anche persone che lo conoscono per la sua accezione negativa. In un solo cd abbiamo thrash, industrial, hardcore, death metal e qualche matrice punk che non fa altro che contornare al massimo questo disco che sprigiona una potenza assurda! Straconsigliato!

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Opinione inserita da Graziano    06 Aprile, 2018
Ultimo aggiornamento: 06 Aprile, 2018
Top 50 Opinionisti  -  

I Basement Critters arrivano dal Belgio, suonano thrash/crossover ed hanno iniziato la loro carriera nel 2011, arrivando a questo debutto discografico, intitolato "Hurt Me With The Truth", grazie alla Wormholedeath Records.
Apre l'EP il brano "Brain Bleach", pezzo granitico che gioca sui cambi di tempo e sulle atmosfere e tempi belli tosti. La voce di Thomas è composta da growls, combinati con un mix di parlato e cantato che dà al pezzo una componente narrativa interessante, uscendo leggermente dai soliti schemi. Gli altri membri della band rafforzano Thomas con i loro cori.
Anche musicalmente questo è un EP forte. Accanto alla voce, i diversi ritmi apportano molte variazioni. Sven e Glenn suonano bene insieme e il lavoro chitarristico è ben amalgamato e assai pregevole, per essere un disco crossover/thrash metal. L'atmosfera di questo Ep è ben condensata e ben creata e trasmette quello che un disco di questo genere dovrebbe dare, aggiungendo quel pizzico di originalità per quanto concerne le linee vocali, testi e arrangiamenti che non fanno sprofondare il loro lavoro nell'oblio del già sentito.
I Basement Critters hanno creato un disco di cui possono essere orgogliosi. Hanno incontrato le mie aspettative? Assolutamente. Con "Hurt Me With The Truth" questa band porta un messaggio chiaro, quindi direi semplicemente di ascoltarlo e lasciar parlare la musica.

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Opinione inserita da Graziano    06 Aprile, 2018
Ultimo aggiornamento: 06 Aprile, 2018
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Pimo album solista per il chitarrista Davide Scognamiglio, già attivo nei partenopei Aftermath, che colleziona un primo EP strumentale fatto di ben 5 tracce che, nonostante le premesse, sono ben fatte e assolutamente godibili. Per la collaborazione e la realizzazione di questo lavoro, Davide si è affidato a Valerio Fatalò, anche lui facente parte del medesimo gruppo che però, oltre alla questione batteristica, si è occupato anche della produzione in toto, dal missaggio al mastering. Sebbene l'Ep sia orientato verso un tipo di ascolto prettamente chitarristico, devo dire che si discosta abbastanza da quello che Davide già propone col suo gruppo principale e magari quello che potrebbe essere di primo acchitto un disco orientato solamente per amante delle 6 corde. Si parte con la prima traccia dalle atmosfere melanconiche, un intro costituito da un arpeggio di chitarra che, dopo appena un minuto, ci catapulta verso la seconda traccia "Heavy Rain" che, secondo me, è la più rappresentativa. Come dichiara l'autore stesso, è difficile catalogare in un solo genere questo EP, essendo pieno di sfumatore e stili. Sinceramente non mi aspettavo che un EP solo strumentale e indirizzato maggiormente ad uno stampo chitarristico poteva divertirmi tanto. Quindi ovviamente, oltre ai complimenti a Davide e al suo team, si avverte un miglioramento esponenziale, rispetto al già valido "Ataraxia" del suo gruppo, cosa che può solo far sperare al meglio per il futuro, sia del progetto solista, che della sua band, essendone il maggiore compositore.

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Opinione inserita da Graziano    06 Aprile, 2018
Ultimo aggiornamento: 06 Aprile, 2018
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"Soul Deception" è il primo album dei Masquerade, un disco che consta di soli cinque brani per un totale di appena trentaquattro minuti, possiamo definirlo quasi un EP. Bisogna ammettere che ci troviamo di fronte ad un lavoro ben fatto, sia per la parte compositiva, sia per quanto concerne la produzione affidata totalmente a Dan Swano. Il loro lavoro è di chiara matrice melo-death metal, infatti il loro sound è facilmente accostabile a gruppi come At the gates, oppure ai celeberrimi Amon Amarth (togliendo la matrice vichinga), spaziando in alcuni tratti in territori thrash metal e groove metal. Sebbene l'intro a mio gusto resti un tantino fuori contesto con il lavoro intero, brani come "Red Feather" sono un esempio di come la band svizzera abbia imparato la lezione del miglior death di stampo svedese. "Soul Deception" è un buon album di debutto, con tecnicismi costruttivi del genere, per gli amanti di un ibrido tra il death svedese e americano. Essendo il debutto, c'è comunque ancora da lavorare e migliorare, ma se queste sono le premesse, allora i Masquerade potranno riservare belle cosucce in futuro

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Opinione inserita da Graziano    19 Marzo, 2018
Ultimo aggiornamento: 19 Marzo, 2018
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Quello degli Anubi's Servants è un thrash metal influenzato da atmosfere egiziane e da una buona dose di death metal; la band confeziona un lotto di brani diretti, aggressivi e mortali: comparto ritmico terremotante, con ritmiche che alternano velocità ed epici mid tempo, mentre il Dio dei morti urlerà la sua rabbia.
"Duat" è un bel disco, un concentrato di metal vecchio stile, ma in possesso di una carica e di una buona dose di varietà tra gli arrangiamenti, a differenza di altri che, volendo guardare troppo al passato, confezionano album con arrangiamenti poco originali. La carica dei ragazzi è bella presente e il loro mood, di canzone in canzone, lascia senza fiato. Oltre agli ovvi consigli sul migliorare l'originalità proposta ancora di più, tutto sommato gli Anubi's Servants hanno fatto un ottimo lavoro; speriamo in buone nuove da questa band, che merita almeno un ascolto da parte di tutti gli amanti del genere.

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Opinione inserita da Graziano    19 Marzo, 2018
Ultimo aggiornamento: 19 Marzo, 2018
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Buona prova per gli americani Repaid in Blood, con un disco pieno di influenze e ricco di sonorità interessanti, un deathcore che non disdegna le origini death del genere, unendo al meglio tutte le influenze del gruppo.
Dopo l'introduzione un po' sognante, c'è la prima linea di basso per svegliarti immediatamente. La timbrica particolare del cantante dà la sensazione all'ascoltare che le voci siano due, trattasi invece del solo Darrell.
Oltre alla bella voce, anche musicalmente si distinguono positivamente. L'EP, intitolato "Terra mourning", è pieno di riff geniali e breakdown spacca ossa. "Riposo" non è nel dizionario degli americani, i brani sono decisamente esplosivi e carichi di energia, in un piccolo capolavoro che spero non passi inosservato.

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Opinione inserita da Graziano    19 Marzo, 2018
Ultimo aggiornamento: 19 Marzo, 2018
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Premetto che il giudizio negativo è fatto in base ai gusti personali.
La produzione è di ottimo livello (grezza al punto giusto per un disco di questo tipo) e il livello tecnico in generale è molto alto, quello che giudico negativamente sono il songwriting e la voce che, secondo me, hanno un po' peccato in prestazione e originalità. Just Fucking Fritz ha un timbro acido e sgraziato, murato da limiti tecnici abbastanza evidenti: la sua è una prestazione "di pancia", tutta grinta e cuore, supportato anche dai cori del chitarrista Listl (che ricordano i primi lavori dei Kreator). "After the Battle", la prima traccia, è l'esempio di cosa intendo. Lungo tutto il disco sono presenti abbozzi di growl, assai frivolo e disimpegnato, che non trasmette nulla. La semplicità è il diktat in questo "Empowered By Hate"; e forse il voler essere troppo ancorato a certi canoni del passato. Riguardo la batteria, il continuo skunk beat dopo un po' stanca ed in altri passaggi sembra molto forzato, l'unica perla di originalità in questo disco è la traccia "Mata Com Faca", un pezzo in salsa punk rock e molto old school.
"Empowered By Hate" è un disco troppo nostalgico, troppo lineare nel suo voler ricalcare il thrash della vecchia scuola, poco impegnativo e molto scontato. Non ci sono pezzi che rimangano in testa o che riescano a trasmettere più di un sano headbanging molto "forzato". Capisco la voglia di rimanere TRVE etc. etc., ma il mio consiglio è di essere più originali, che di dischi thrash così ce ne sono a bizzeffe e questo rimane purtroppo tra i mediocri.

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Opinione inserita da Graziano    12 Marzo, 2018
Ultimo aggiornamento: 12 Marzo, 2018
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Oggi analizziamo gli Hybridized, giovane band romana che ha appena rilasciato in maniera autonoma il primo EP, "Mental Connections". La band si forma ufficialmente nel 2016 a Roma, per volontà di Fabio Mancinelli (Batteria) e Fabrizio Valenti (Chitarra Ritmica), ma l’idea prende corpo da molto lontano, sin da quando i due amici si conoscono in giovane età, collaborando durante gli anni in diversi progetti, ma nessuno dei quali aveva saputo interpretare la loro visione di sound. Finalmente nell'estate del 2016 decidono di formare una band che incarnasse appieno il loro concetto musicale, che attinge a piene mani le varianti thrash e groove del metal, prendendo come fonte d’ispirazione band che hanno fatto la storia del genere come: Pantera, Megadeth, Lamb of God, Slayer. Per dare corpo ai brani che si stavano piano piano formando, viene reclutato il bassista Emanuele Gazzellini, che bene si sposava con la forza richiesta dal genere. Successivamente era la volta del cantante. Ne sono stati provati diversi, tra noti e meno, ma nessuno li aveva convinti, fin quando non conoscono Marco Patarca, che soddisfaceva i requisiti di potenza espressi dal suo growl, ma che non disdegnava la vena melodica con un pulito coinvolgente. I temi dei brani non seguono un filo conduttore unico, ma sono presi principalmente da passioni comuni, pensieri e riflessioni sulla società e la vita in generale. Da questo deriva anche il nome scelto, Hybridized, che non ha un significato principale, ma riporta a varie tematiche, come la diversità dei gusti musicali dei membri del gruppo, l’evoluzione della società moderna in una prettamente tecnologica oppure il perfetto incastro delle sonorità create dalla band, come fossero ingranaggi di una macchina, perfettamente amalgamati tra
loro. La band nel 2017 si dedica anima e corpo alla composizione in vista della release del loro primo EP, ma capiscono che c’è bisogno di aggiungere un altro elemento che sapesse completare il lavoro fatto. La chitarra solista era indispensabile per raggiungere la perfezione ricercata, e dopo una lunga analisi e varie cacciate, trovano in Andrea Scarinci ciò che cercavano. Terminata la fase di composizione, a fine 2017, aiutati dalla Gagoze std., registrano i brani in vista della release dell’EP autoprodotto, Mental Connections, programmata per Marzo 2018. Il lavoro viene accompagnato dall’uscita del video di House of Nightmares.
Ci troviamo di fronte ad un EP Thrash/groove metal ben composto e prodotto bene per essere una autoproduzione. Dal punto di vista tecnico nulla da dire, se non congratularmi con i ragazzi per le capacità tecniche e per il songwriting ben strutturato e di buona fattura; c'è comunque ancora da lavorare, sia chiaro, ma niente di inequivocabilmente negativo; il mio consiglio è di lavorare di più sulle composizioni e sulle idee per ottenere una identità musicale ancora più pronunciata, perchè va detto che i ragazzi ne hanno già una ben definita, ma talvolta si riscontrano tantissime similitudini con gruppi più blasonati, cosa che può far bene all'inizio, ma è anche vero che così si può rimanere troppo ancorati al passato. L'EP di debutto dei nostri mostra una personalità musicale ragionata e definita, ma che a volte va perdendosi e che risulta anche un po’ appesantita da fronzoli e troppe similitudini con le bands che influenzano il loro sound. Vanno riconosciute comunque le loro doti tecniche di buon livello, come è di buon livello la proposta musicale che il gruppo cerca di portare avanti. Il consiglio per il futuro è di snellire il sound e soprattutto di andare al sodo in maniera più secca, in modo da sfruttare al massimo le proprie potenzialità.

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Opinione inserita da Graziano    12 Marzo, 2018
Ultimo aggiornamento: 12 Marzo, 2018
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Stercore, gruppo slovacco che pubblica il nuovo EP "Eternal Sunlight" e ci propone un deathcore con chiare influenze derivanti dal death metal classico, cosa che ultimamente nei gruppi di tale estrazione si evince sempre meno, in quanto le componenti djent e "core friendly" vanno a surclassare un genere old school come il death. La proposta risulta essere diverte ed è prodotta benissimo, sicuramente si rischia quella monotonia dei classici gruppi deathcore con brani pieni di breakdowns e di strutture fotocopia, qui invece c'è eterogeneità nella proposta. Ovviamente ci sono alcune cose da migliorare, però sono convinto che lavorandoci e crescendo come progetto e gruppo, gli Stercore possono limare le lacune compositive e trovare una loro identità per non rimanere nell'oblio del -core degli ultimi anni, dove gruppi spuntano come funghi e dove la maggior parte di loro risultano super generici e senza spina dorsale. Gli Stercore ci sanno fare, ma devono appunto limare qualche sbavatura che, diciamocelo, ci sta. Composizione bella, anche se a tratti ripetitiva, vocals davvero di livello e sezione ritmica terremotante.

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