A+ A A-

Opinione scritta da Ninni Cangiano

911 risultati - visualizzati 1 - 10 « 1 2 3 4 5 6 ... 7 92 »
 
releases
 
voto 
 
5.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    15 Luglio, 2018
Top 10 opinionisti  -  

Che Maurizio Chiarello della Underground Symphony fosse un grande talent scout è cosa risaputa da tempo tra gli addetti ai lavori; per lui parlano i nomi delle bands che ha scoperto: Labyrinth, Arthemis, White Skull, Skiltron, Power Quest, Mesmerize, Shadows of Steel, Skylark e sicuramente ne dimentico qualcuna... Qualche mese fa mi parlò di una band di Pesaro con cui stava per firmare un contratto, anticipandomi che erano davvero interessanti... ed anche questa volta Maurizio Chiarello con la sua Underground Symphony ci ha visto bene! I Devious Mine, questo il nome della band, sfornano infatti un debut album, dal titolo “Exilium”, semplicemente strepitoso e che farà innamorare immediatamente ogni fan del power metal di scuola italiana. Qui tutto funziona alla perfezione, le tastiere di Matteo Di Palma supportano alla grande la chitarra solista di Luca Biccari; Lorenzo Aliventi alla batteria impone quasi sempre un ritmo forsennato, ma sa essere poliedrico e non limitarsi al solito compitino; avrei preferito un po’ più di protagonismo dal basso di Luca Lucertini, che comunque ricama in sottofondo il suo fondamentale lavoro. C’è poi Alberto Ambrogiani, il cantante, voce pulita e squillante, calda ed espressiva (ascoltatelo nella ballad “One way love”... da brividi!), che sa usare anche il vibrato (mi ricorda in tal senso un po’ Alexx Hall, degli indimenticabili ed ingiustamente bistrattati Wonderland), insomma un vocalist di tutto rispetto. E’ davvero un peccato che questo disco duri solamente poco più di 35 minuti, per 8 brani più intro, perchè non mi stancherei mai di pigiare quel “play” e ricominciare più e più volte ad ascoltare questo splendido disco! Non mi addentro nell’analisi dei singoli pezzi, perchè tutti quanti sono strepitosi e funzionano alla grande, senza nemmeno una nota fuori posto o un attimo di stanca, dico solo che un brano come “Struggle of hope” è l’esempio di come deve essere un perfetto pezzo power metal, da far diventare oggetto di studio. I Devious Mine sono la dimostrazione che, pur non inventandosi nulla, nel power metal c’è ancora possibilità di realizzare dischi di spessore e di ottima qualità. “Exilium” è solo il loro debut album e già siamo sicuramente tra le migliori uscite power al mondo nel 2018... non oso immaginare cosa questa band potrà riservarci in futuro! Che spettacolo!!

Trovi utile questa opinione? 
10
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    14 Luglio, 2018
Ultimo aggiornamento: 14 Luglio, 2018
Top 10 opinionisti  -  

Alcune volte, tra la enorme mole di proposte che arrivano ad una webzine come allaroundmetal.com, può capitare che un disco non riceva la giusta attenzione o semplicemente passi inosservato. E’ stato questo il caso del debut album dei piemontesi Bridge of Diod, uscito a fine 2017, intitolato “Of sinners and madmen”, dotato di una copertina poco piacevole (ma è un cane con le corna, un ariete o cosa?); ma mai biglietto da visita fu più ingannevole, dato che la musica di questo disco è davvero di ottima qualità. Un heavy/thrash (o “thrash melodico”, se più vi piace), suonato in maniera eccezionale e cantato molto bene. Quando poi ho scoperto che a cantare è il batterista (che fa un grandissimo lavoro dietro le pelli!), la dose di rispetto nei confronti di questi musicisti è salita ulteriormente! La produzione del mitico Simone Mularoni nei Domination Studios sublima poi il tutto, dando il giusto spazio a tutti gli strumenti, nessuno escluso (il basso è strepitoso!), permettendo così di apprezzare al meglio quanto suonato da questi quattro ragazzi. Una dopo l’altra, scorrono via vere e proprie hits, sin dall’opener “Story of a madman”, passando per la successiva “Drops of rain”, fino all’accoppiata finale, con “The cowboy’s law” e la decima traccia, la tellurica “Ignorance”. Forse ogni tanto il disco ha qualche calo, ma nulla di particolarmente grave, dato che non ci troviamo davanti a dei filler di infima qualità, ma solamente a brani un gradino inferiori a livello qualitativo rispetto ai primi (“The hammer” e “Bad toy”, sono le prime che mi vengono in mente, in quanto leggermente ripetitive). Ciò non toglie, comunque, che “Of sinners and madmen” sia un ottimo debutto per i Bridge of Diod, band italiana dalle ottime potenzialità e grande tecnica che, sono pronto a scommetterci, saprà in futuro fare ancora meglio di così.

Trovi utile questa opinione? 
10
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
1.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    14 Luglio, 2018
Top 10 opinionisti  -  

Stavo riordinando il materiale pervenuto in redazione nel corso del tempo e non ancora recensito, quando è saltato fuori questo E.P. del musicista tedesco Ben Blutzukker, dal titolo “Riptide”, dotato anche di una discreta copertina. Ciò che mi ha attirato, lo ammetto, è stato il video girato dal teutonico per la title-track, basato sui Lego, con tanto di galeone pirata ed omini che suonano come una heavy metal band. Peccato che accanto a Blutzukker non ci sia una band, dato che fa tutto lui e non sempre con risultati eccelsi. Se, infatti, come bassista e soprattutto come chitarrista se la cava anche decentemente (pur non avendo tanta fantasia nei riff, spesso troppo uguali tra loro), altrettanto non si può dire della prova canora. La voce di Blutzukker ricorda un Dave Mustaine (il che non è un complimento!) più basso e con la voce rauca; ha uno stile che potrebbe avvicinarsi al growling ma non lo è, una prova sporca ed abrasiva che sinceramente stanca e diventa monotona, anche per la quasi totale assenza di espressività, dopo mezza canzone. Sopportarlo per cinque brani (e per fortuna che era solo un EP!) è diventato difficile davvero. Se poi aggiungete che anche la musica non è il massimo della brillantezza, un heavy metal di scuola teutonica abbastanza canonico e senza particolari picchi qualitativi, capirete che è diventato arduo concedere anche solo la sufficienza. I pezzi non funzionano come si deve, segno che ci sono anche problemi proprio nell’economia stessa della composizione; “Loose ends”, ad esempio, posta in conclusione, potrebbe anche essere valida, ma poi si perde sul finale, dove si slega in una conclusione esagerata. “Stab by stab” ripete sostanzialmente per 4 minuti e mezzo sempre lo stesso trend, con pochissime variazioni sul tema, diventando semplicemente noiosa. La title-track non sarebbe male, specie se avesse un po’ più di ritmo ed un cantato decente. Ci sono poi una cover degli svedesi Illwill (thrash band svedese di fine anni ’90, scioltasi dopo solo un album, nota solo per avere in formazione Andy LaRocque, Snowy Shaw e Sharlee D’Angelo) che forse è la migliore del lotto e la breve “Bloodlust”, anch’essa abbastanza ripetitiva. Sinceramente credo che Blutzukker abbia fortemente bisogno di una band attorno a lui e soprattutto di un cantante, per poter fare qualcosa di decente; sempre che riesca anche migliorare nella composizione, rendendo i pezzi più variegati e meno monotoni.

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
4.5
Opinione inserita da Ninni Cangiano    10 Luglio, 2018
Ultimo aggiornamento: 10 Luglio, 2018
Top 10 opinionisti  -  

Gli Elvenstorm sono ormai una vera e propria garanzia nel cosiddetto “pirate metal”; se questo genere di metal è stato creato dai Running Wild (che, purtroppo, ormai da tempo non sono più in grado di comporre qualcosa di compatto e convincente), è da un bel po’ che gli allievi hanno superato i maestri e sicuramente questi francesi sono tra i gruppi di punta del movimento. Chi, come il sottoscritto, da sempre adora certe sonorità, non potrà non rimanere estasiato ascoltando canzoni come “Bloodlust”, “Ritual of summoning”, “Chaos from beyond” (che ascolterei all’infinito!) o una a caso scelta dalla tracklist, estremamente compatta e senza momenti di cedimento, con un livello qualitativo che ha semplicemente dell’eccezionale. “The conjuring” è il titolo di questo album, il terzo della carriera del gruppo della screamer Laura Lombard Ferreux e del chitarrista Michaël Hellström; è anche il primo disco con i nuovi membri, il bassista Benoit Lecuona ed il batterista Antoine Bussière, entrati nella line-up l’anno scorso, ma anche il primo sotto l’egida della Massacre Records. La produzione è semplicemente strepitosa, merito anche di quel vecchio volpone di Piet Sielck (10 minuti di vergogna per chi non conosce questo mostro sacro del metal!) che ha effettuato il mastering. “The conjuring” è per me uno dei rari dischi che non stanca, nemmeno dopo svariati ascolti; ogni volta che finisce, ho anzi sempre voglia di pigiare ancora il “play”, il che è sicuramente un dato positivo. Bisogna comunque convenire che non si tratta di un lavoro adatto ai maniaci dell’innovazione o a chi cerca qualcosa di originale, dato che la ricetta di questo genere musicale è sempre la medesima, pur trattandosi di una ricetta vincente da oltre 30 anni a questa parte. Gli Elvenstorm hanno imparato molto bene la lezione dei maestri Running Wild ed il loro lavoro intitolato “The conjuring” va premiato con un voto sicuramente molto elevato.

Trovi utile questa opinione? 
10
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Ninni Cangiano    10 Luglio, 2018
Top 10 opinionisti  -  

I Ratbreed arrivano dalla Finlandia e si sono formati nel 2015; abbiamo ricevuto pochissime informazioni su questa band che non esiste nemmeno sulla mitica Encyclopaedia Metallum. Questo “Evoke the blaze” è il debut album, registrato in parte nello studio privato di Markus Taipale, uno dei due chitarristi del gruppo. Sulla pagina di Facebook ho potuto vedere alcune foto, scoprendo con piacere che la cantante Jasmin Anglén, oltre ad essere brava, è anche alquanto affascinante, il che non guasta mai. Qualcuno direbbe: “la musica è ciò che conta” ed il combo scandinavo se la cava egregiamente, con una base di buon vecchio heavy metal, con qualche spruzzata di power e di speed metal (“Gates of underworld”) ed una voce che vedrei bene anche per l’hard rock, quello che sa di whisky e locali fumosi, di Harley Davidson e giubbotti di pelle. Il cd è composto da 8 pezzi (cui si aggiunge la cover della splendida “I rule the ruins” dei Warlock, presente solo nella versione digitale), tutti ben costruiti, efficaci, belli massicci e pieni di energia; i Ratbreed hanno anche un buon gusto e la giusta attenzione per le melodie e non mancano nemmeno piacevoli parti soliste di chitarra. Ho ascoltato più volte molto gradevolmente questo full-lenght, non trovando nessun punto debole evidente; anche basso e batteria si muovono molto bene, nonostante abbiano un ruolo meno da protagonista rispetto a voce e chitarre. Certo, in casi del genere, non bisogna andare a cercare originalità, perchè non se ne troverebbe nemmeno un’oncia; il buon vecchio heavy metal è questo, si suona e si ascolta perchè si amano queste sonorità e non perchè si cerchi qualcosa di innovativo o che non abbiano già suonato altri in passato. Con queste caratteristiche “Evoke the blaze” supera sicuramente l’esame con esito positivo e quello dei Ratbreed è un nome da tenere a mente da parte di ogni buon defender anche per il futuro, viste le indubbie capacità di questi cinque finlandesi.

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
4.5
Opinione inserita da Ninni Cangiano    08 Luglio, 2018
Top 10 opinionisti  -  

Gli Espionage si sono formati a Melbourne, in Australia ad inizio 2014 ed hanno finora reallizzato solo 2 E.P. (a me purtroppo sconosciuti); all’inizio di giugno 2018 si autoproducono il debut album intitolato “Digital dystopia”, dotato di una copertina davvero piacevole, che lascia presagire tematiche sci-fi nei testi. Sono oltre 13 anni che scrivo recensioni ed, in tutto questo tempo, non mi sono mai stancato perchè è proprio grazie a questa attività che riesco a scoprire vere e proprie gemme di cui, altrimenti, molto probabilmente non avrei nemmeno sentito mai parlare. E’ questo il caso di “Digital dystopia” degli Espionage, una perla di power metal, uno di quei pochi dischi eccezionali che escono ogni anno e che finiscono poi nelle nostre personali classifiche delle migliori releases. Non riesco a trovare difetti in questo album: è suonato molto bene, ci sono ottime melodie e parti soliste di chitarra di gran gusto; persino il basso si ritaglia piccoli spazi da protagonista; il ritmo della batteria è sempre frizzante e mai monotono; anche la voce del cantante è più che valida, pulita ed acuta, ma anche aggressiva o espressiva, a seconda delle necessità. Tutte le composizioni hanno strutture molto valide, segno che gli Espionage sanno come si realizza una canzone efficace, tutto è al proprio posto e non vi sono esagerazioni di sorta o inutili e deleterie lungaggini. Persino la produzione è adeguata, nonostante si tratti di un’autoproduzione, tanto che non oso immaginare come sarebbe venuto fuori questo disco con un budget importante a disposizione. Con tutte queste qualità, sorprende enormemente come un disco simile non sia stato prodotto da una label internazionale di livello; siamo quotidianamente ammorbati da immondizie musicali, mentre simili gemme rischiano di passare inosservate perchè nessuna label ha coraggio di investire nella qualità! “Digital dystopia” degli Espionage sarà per me sicuramente uno dei migliori dischi usciti nel 2018, dato che sarà difficile per chiunque far meglio; per procurarvelo, dovete richiederlo direttamente alla band australiana... fans del power metal non esitate a farlo, non ve ne pentirete!

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
1.5
Opinione inserita da Ninni Cangiano    07 Luglio, 2018
Top 10 opinionisti  -  

Nel corso degli anni sono esistite numerose bands in giro per il mondo con il nome Knightmare (senza contare le tantissime “Nightmare”, dalla pronuncia simile); oggi parleremo del gruppo della North Carolina negli USA, fondato nel 2010, e del loro terzo album intitolato “Walk through fire”. Già la copertina lascia immaginare cosa si possa poi ascoltare, con il solito dragone che sputa fuoco contro il solito guerriero-scheletro; insomma un artwork pieno di cliché super-abusati. Il sound della band è un classicissimo US-power, con un po’ di speed (specie nella title-track), un po’ di buon vecchio heavy (“Banshee”) e qualcosa di hard rock degli anni ’70 (“Lake of rage” e la lunga “War song”); insomma qualcosa che si ascolta da circa 30/35 anni a questa parte e che miriadi di altre bands hanno già suonato prima dei nostri Knightmare. Bisogna aggiungere che, tolta l’inutilissima “Intro” (titolo che è tutto un programma), il disco dura circa 36 minuti distribuiti in soli 6 pezzi. La durata di ciascuna composizione è quindi parecchio elevata e, considerando una qualità non altrettanto elevata sia della musica in sé che della registrazione, capirete che è stato abbastanza arduo dare ripetuti ascolti a questo disco. E’ evidente che i Knightmare suonino solo e soltanto per passione e per amore verso la musica, ma ciò non basta a rendere “Walk through the fire” un disco interessante o quanto meno appetibile per qualcuno che non sia un die-hard fan.

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Ninni Cangiano    06 Luglio, 2018
Ultimo aggiornamento: 06 Luglio, 2018
Top 10 opinionisti  -  

I Crossing Eternity sono una band internazionale, con membri provenienti dalla Romania (Berti Barbera e Manu Savu) e dalla Svezia (il batterista), formatasi nel 2017 ed arrivata a giugno 2018 al debut album con questo “The rising world”, dotato anche di interessante copertina ed edito dalla label torinese Rockshots Records. Il gruppo è stato presentato come dedito ad un symphonic power con svariate influenze, dal rock anni ’70, alla psichedelia fino al modern metal. Obiettivamente mi trovo d’accordo sul fatto che ci siano svariate influenze, come il folk metal (“Kingdome come” ed “Angels cry, rainbows hide”), ma ad esempio di modern metal e del suo approccio aggressivo non ne ho trovato traccia alcuna. Anche il sound credo sia più indirizzato verso un power/prog, con qualche base sinfonica nelle tastiere, ma non così preponderanti per poter sfociare nel più canonico symphonic (se non forse nella sola teatrale “Winter poem”). In conseguenza di ciò, la musica dei Crossing Eternity non è poi così di immediata assimilazione, ma necessita di svariati ascolti per essere compresa pienamente, anche per via di parti strumentali alquanto intricate e finanche alienanti (basta ascoltare le parti soliste in “Journey to the end of dreams” per comprendere). Seppur l’esperienza dei membri della band (dalle foto nessuno pare un giovane virgulto) porti a delle composizioni efficaci e quasi mai prolisse, l’elevato numero di tracce dell’album (ben 13) fanno lievitare la durata del lavoro a circa un’ora e probabilmente sarebbe stato utile tagliare qualche pezzo e magari limitare la tracklist al massimo ad una decina di brani. Non tutti, infatti, hanno un livello qualitativo elevato, qualche canzone obiettivamente fatica a decollare ed a farsi apprezzare, specie nella seconda parte del full-lenght, quasi che si sia preferito sparare le cartucce migliori all’inizio. Ciò nonostante, questo “The rising world” rimane comunque un buon debutto per i Crossing Eternity, gruppo dalle notevoli potenzialità che sicuramente in futuro potrà riservarci qualcosa di ancora migliore.

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Ninni Cangiano    01 Luglio, 2018
Top 10 opinionisti  -  

Gli Exlibris arrivano dalla Polonia, sono attivi sin dal 2003 e questo “Innertia” è il loro quarto full-lenght, il primo con i nuovi membri, il drummer Grzegorz Olejnik ed il singer finlandese Riku Turunen. Non avevo mai approfondito la conoscenza di questa band (già recensita da altri sul nostro sito) che ci è stata presentata come dedita al power/prog metal; di fatto, il prog non è la componente principale nel sound (qualcosa in “No shelter” ed “Origin of decay”, ma non molto altro; in genere più sulle trame delle chitarre, che altro), tanto che direi che il sound degli Exlibris è più indirizzabile su un melodic power, godibile e piacevole da ascoltare. I 10 pezzi (cui si aggiunge l’inutilissima intro che dà il titolo al disco) sono tutti ben costruiti, suonati con indubbie capacità tecniche e cantati molto bene dal nuovo singer. L’attenzione per le melodie, unita alla voce pulita ed espressiva (oltre che acuta) del cantante, sono le carte vincenti dei polacchi che, però, non pestano mai troppo sull’acceleratore; ecco, forse, in tal senso mi sarei aspettato un po’ più di brio in generale (come, ad esempio, nella splendida “Thunderbird”), pur se comunque il disco nel suo insieme non dispiace per niente. Dopo aver realizzato gli ultimi due full-lenghts con la label polacca Metal Mind Productions (etichetta di cui non ho da tempo notizie, tanto che credo sia ormai inattiva), gli Exlibris hanno deciso di tornare all’autoproduzione, come era successo per il loro debut album. Dispiace constatare come un lavoro così valido (perchè “Innertia” è davvero un bel disco) sia relegato tra le autoproduzioni e mi chiedo come mai nessuna etichetta si sia accorta della sua potenzialità... misteri del music business! Se siete fans di questo genere musicale, direi che conviene dare un ascolto a questo album degli Exlibris e magari procurarvelo tramite lo shop della band, dove viene venduto in versione digipack.

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    01 Luglio, 2018
Top 10 opinionisti  -  

A distanza di quasi 2 anni dal precedente full-lenght, con cui li avevo scoperti, tornano i tedeschi Aeternitas, con il loro quinto album in studio intitolato “Tales of the grotesque”. Registrati alcuni cambi di formazione (una nuova voce femminile con Julia Marou al posto di Alma Mathar, nonché un nuovo bassista con Rick Corbett subentrato a Stefan Baltzer), la band teutonica sposta il proprio sound su lidi più canonicamente symphonic metal, rimane qualche accenno al gothic, ma si tratta di poca roba. Come in passato, sono ancora le opere di Edgar Allan Poe ad ispirare i testi degli Aeternitas. Ciò che non mi ha entusiasmato questa volta è stata la produzione; spero vivamente che quanto ho ascoltato dipenda dalla scarsa qualità dei files avuti a disposizione per la recensione, ma mi sorprenderebbe alquanto, visti gli elevati standard qualitativi a cui da sempre ci ha abituati la Massacre Records. In particolare, lo strumento più sacrificato sono le chitarre di Daniel T. Lentz ed Alex Hunzinger, che sono spesso invischiate in una specie di impasto sonoro, in cui confluiscono anche tastiere e basso, che non permette di apprezzare, come meriterebbe, il lavoro dei due chitarristi. Anche la batteria di Frank Mölk è registrata un po’ troppo bassa per i miei gusti. Le due voci, al contrario, sovrastano tutto e tutti. Personalmente avrei preferito qualcosa di differente, ma considerato che è stato lo stesso chitarrista e leader Alex Hunzinger a registrare e produrre il disco, dobbiamo credere che questo sia proprio il suono voluto dalla band e, pertanto, farcene una ragione. Tornando al cantato, devo notare come il bilanciamento tra le due voci maschile e femminile sia ben fatto, con una giusta divisione delle parti. Come tradizione, inoltre, gli Aeternitas sono molto attenti alla struttura dei singoli pezzi ed alla loro funzionalità; tutti i brani, infatti, sono ben costruiti e non hanno mai niente di fuori posto o eccessivo. Ce ne sono alcuni che comunque spiccano per la loro qualità superiore rispetto agli altri; mi riferisco, ad esempio, all’accoppiata “The raven” – “The experiment” (il cui coro ricorda abbastanza quello di “Let it go” dal film “Frozen” della Disney), semplicemente eccellente e decisamente ruffiana ed orecchiabile. Ma sono diverse le canzoni valide tra le 12 che compongono questo disco; potrei citare anche “Child of the darkness” (con piacevoli parti cantate da Julia Marou, chiaramente ispirate alla grande Tarja), “Deus ex machina”, “The portrait” e la trascinante conclusiva “A case of revenge”, dotata di un coretto molto easy che si ficca subito in testa. Questa volta gli Aeternitas, con “Tales of the grotesque”, hanno realizzato un gran bel disco, una delle migliori uscite ascoltate quest’anno in campo symphonic metal; se siete fans di questo specifico genere musicale, fateci un pensierino.

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
911 risultati - visualizzati 1 - 10 « 1 2 3 4 5 6 ... 7 92 »
Powered by JReviews

releases

Un buon disco per i Wombripper, anche se con sonorità troppo derivative
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
La violenza ferale e la tecnica mostruosa dei Torn the Fuck Apart
Valutazione Autore
 
4.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Sarà quello dei Devious Mine il miglior disco power del 2018?
Valutazione Autore
 
5.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Dal Messico il Melodic Death/Doom dei Matalobos
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
L'ottimo debut album dei Bridge of Diod
Valutazione Autore
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

Autoproduzioni

Ben Blutzukker ed un E.P. di cui difficilmente ci si ricorderà in positivo
Valutazione Autore
 
1.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Gli A Scar for the Wicked ed un sound che unisce perfettamente Deathcore e Melodic Death
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
I The Flesh son la band che tutti gli amanti dell'estremo dovrebbero ascoltare!
Valutazione Autore
 
5.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Una bella prova per gli Ego The Enemy
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Un sorprendente debut album per gli Espionage
Valutazione Autore
 
4.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
I portoghesi Disassembled ed un debut album che sorprende dal primo ascolto
Valutazione Autore
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

partners

No tabs to display

allaroundmetal all rights reserved. - grafica e design by Andrea Dolzan

Login

Sign In

User Registration
or Annulla