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Opinione scritta da Federico Orano

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Opinione inserita da Federico Orano    13 Aprile, 2017
#1 recensione  -  

Ho ascoltato con calma il nuovo lavoro dei Brother Firetribe, band che ha meritato negli ultimi anni un ruolo da protagonista nella scena Aor/melodic rock grazie al capolavoro “Heart full of fire” ma anche a due ottimi lavori come il debutto “False metal” e l'ultimo “Diamond in the firepit”. A causa anche dei diversi impegni dei componenti della band come Emppu Vuorinen, chitarrista dei Nightwish, i BF hanno sempre avuto tempi abbastanza lunghi per pubblicare nuovo materiale (e questo aspetto non è affatto negativo per la qualità) ma questo “Sunbound” esce a distanza di soli 3 anni dal precedente lavoro. Il sound della band è diventato più maturo e vario rispetto agli esordi e i brani necessitano maggiore attenzione per essere apprezzati. Personalmente questo nuovo disco è cresciuto ascolto dopo ascolto diventando ormai inseparabile con il mio stereo.

Una breve intro strumentale non fa altro che aumentare il pathos in attesa di “Help Is On The Way” che entra in scena con un Pekka Heino in gran forma. Le tastiere di Tomi la fanno da padrone insieme a melodie cristalline, che appassionano già dal primo ascolto. Il trademark Firetribe è subito riconoscibile ancor più quando si arriva al magistrale mid tempo iper tastieroso “ Indelible Heroes” e al singolo “Taste of a Champion”., dove vengono scomodati ì migliori Survivor. Ma la band finlandese non sbaglia un colpo e piazza subito un'altra hit che potrebbe diventare la colonna sonora delle nostre giornate estive e parlo di “ Last Forever” che racchiude l'essenza dell'aor più elegante. “Shock” ci tiene incollati allo stereo, mentre “Strangled” ci riporta al sound più spensierato dei primi BF. Ci si avvicina alla fine ma la qualità non cala di un centimetro; “Restless Heart” cover di Jhon Parr e l'intensa “Phantasmagoria” (ma non solo) sono altri due pezzi spettacolari.

I Brother Firetribe confermano di essere su altri livelli rispetto alla maggior parte della concorrenza.”Sunbound” è un disco esemplare che farà appassionare ogni amante del melodic rock e aor.

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4.0
Opinione inserita da Federico Orano    12 Aprile, 2017
Ultimo aggiornamento: 12 Aprile, 2017
#1 recensione  -  

La scena spagnola ha da sempre un occhio di riguardo verso le sonorità power/heavy e Dany Soengas è uno dei quei musicisti che da diverso tempo dedica la sua vita a questa musica. Dopo 10 anni con gli Skydancer, il chitarrista spagnolo ha deciso di iniziare una nuova avventura creando gli Atreides, che arrivano ora al secondo disco in carriera con questo “Neopangea”.

Le coordinate stilistiche ci portano su un power metal potente che ricorda da vicino i WarCry, super band iberica. L'apertura è positiva con la buona “Caminante”, mentre già con la successiva “Penitencia” i riff diventano quasi heavy/thrash e ricordano senza dubbio alcune composizioni dei grandi Saratoga. Il disco alterna inoltre momenti più potenti ad altri maggiormente melodici, con una produzione non certo impeccabile, ma che non influisce troppo nel risultato finale. Con “La niebla” troviamo un gran bel mid tempo che ci delizia con riff granitici, forti melodie e tastiere a creare buoni arrangiamenti. Non poteva mancare la ballatona e gli Atreides calano l'asso dalla manica con la magistrale “Balada Nº6”, uno dei momenti migliori del disco. Se nel finale il disco pare calare un pochino, ci pensa la bella title track a chiudere nel migliore dei modi con buoni spunti e ottime melodie vocali.

Gli Atreides dimostrano di possedere una certa maestria nel comporre e suonare questi brani. “Neopangea” è un lavoro di spessore che non passerà inosservato in patria e a tutti gli amanti di queste sonorità.

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3.5
Opinione inserita da Federico Orano    11 Aprile, 2017
Ultimo aggiornamento: 11 Aprile, 2017
#1 recensione  -  

Sembrano passati secoli, era l'anno 2000 e una band australiana si faceva notare nella scena power/prog grazie ad un debutto davvero valido come “Tangled in dream”. Ora il disco viene ristampato con un cd bonus contenente dieci brani extra, con pezzi rari e mai pubblicati.

Il disco si lascia ascoltare con piacere, anche se non ha mai brillato per la produzione. Songs come “Samsara” o la ballatona di classe “Dancing With The Devil” dimostrano il talento della band australiana che non è mai riuscita a fare veramente il botto, ma che si è sempre mantenuta su buoni livelli. Ritmi progheggianti con una forte attenzione alle melodie, queste sono le caratteristiche del sound VP. Con la buona voce del singer di origini italiane Massaro e l'ottima tecnica degli altri componenti della band, il disco, anche a distanza di anni, si dimostra convincente. Nel bonus cd, invece, troviamo alcune cover interessanti, come “Separate Ways” dei Journey o qualche song rivisitata come l'acustica “Hollow”.

Non credo che chi è già in possesso di questo disco debba andarsi a comprare anche la ristampa. Questa è un'uscita dedicata ai fans sfegatati della band e soprattutto a chi non ha mai ascoltato questo lavoro. Se siete tra quest'ultimi, sappiate che “Tangled In Dreams” è un ottimo esempio di melodic prog metal.

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4.5
Opinione inserita da Federico Orano    10 Aprile, 2017
Ultimo aggiornamento: 10 Aprile, 2017
#1 recensione  -  

27 anni di carriera, una carriera dedicata all'hard rock più classico. I Thunder sono ancora sulle scene e sempre carichi ed ispirati come pochi. Non hanno mai ottenuto il successo meritato, almeno non al di fuori della loro Gran Bretagna. Ma non hanno mai mollato e ora nel 2017 possono permettersi di pubblicare un disco come “Rip it up”, il loro undicesimo in carriera.

Superlativa l'apertura con i riff e le belle melodie di “No One Gets Out Alive” e, a seguire, l'ottima title-track, con la quale i Thunder portano tutti a scuola. C'è solo da inchinarsi davanti alla favolosa “Heartbreak Hurricane” con echi di Scorpions, quelli migliori, e durante la ballata “Right From The Start”. Classic rock e blues si fondono alla perfezione in “In Another Life”, che ci porta direttamente negli States, mentre nel finale la classica “Tumbling Down” non lascierà indifferenti gli amanti dell'hard rock più classico.

Un altro lavoro di classe infinita. L'hard rock non morirà mai finchè ci saranno bands come i Thunder. “Rip it up” è un'autentica iniezione di classic hard rock.

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4.0
Opinione inserita da Federico Orano    10 Aprile, 2017
Ultimo aggiornamento: 10 Aprile, 2017
#1 recensione  -  

Il progetto Bastian non cede di un passo e puntuale si ripresenta con il terzo disco, intitolato "Back to the roots", e 14 nuovi brani (fin troppi, per i miei gusti), come sempre dedicati all'heavy e hard rock degli anni '80.

Il chitarrista e leader Sebastiano dimostra di non aver perso ispirazione e questa volta alla voce ingaggia niente meno che Apollo Papathanasio (ex-Firewind), che ben si sposa col sound della band. Si apre bene il disco con “Goodbye to my room”, anche se è “Writing my rock'n'roll” una delle mie preferite del disco. L'hard rock ottantiano torna ancora più prepotente rispetto al passato più heavy/classic metal e troviamo addirittura qualche tocco blues. Ottimi esempi di questo sound sono senza dubbio “Spirit With The Hatchet” o la ballata finale “Jasmine & Sebastien”.

Con passione e talento il progetto Bastian confeziona un altro gran bel disco con questo "Back to the roots". E gli amanti delle sonorità ottantiane non potranno che apprezzare!

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3.0
Opinione inserita da Federico Orano    08 Aprile, 2017
Ultimo aggiornamento: 08 Aprile, 2017
#1 recensione  -  

Fondati nel 2013 da Thorsten Bertermann (voce), Torsten Landsberger (batteria) and Lars König (chitarre), i Lioncage ci fanno fare un tuffo nell'aor degli anni '70/'80 con riferimenti a bands come Toto, Chicago e Foreigner. Se il debutto uscito per Escape ci era piaciuto moltissimo, questo nuovo “The Second Strike” fatica a confermare la band ai livelli dell'esordio.

Sembra sempre che manchi qualcosa nei brani contenuti in questo nuovo disco. Certo, l'Aor ricercato proposto dai Lioncage necessita di diversi ascolti per essere apprezzato e alcune songs come “Lights” e “The inner circle” dimostrano la classe della band tedesca. Ma, in generale, non tutti i pezzi convincono, ed a peccare sono soprattutto le melodie vocali che non incidono più di tanto, come nell'opener “Mysterious Angel”, canzone molto mediocre.

Peccato, avevamo molte aspettative per questo ritorno discografico, ma stavolta i Lioncage ci hanno un pochino deluso. “The second strike” resta comunque un discreto lavoro di aor, ma nulla di più.

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3.5
Opinione inserita da Federico Orano    08 Aprile, 2017
Ultimo aggiornamento: 08 Aprile, 2017
#1 recensione  -  

Marcus Jürgens (ex Pump e ex-Brainstorm) ed il chitarrista Peter Wagner (ex-Wicked Temptation, Piledriver) nel 2013 hanno fondato i TwentyDarkSeven (rigorosamente tutto attaccato), una band heavy/rock che molto mi ha ricordato i Black Label Society, con un tocco alla Dokken, anche se nel sound dei TDS troviamo sonorità un pizzico più moderne e melodiche.

Il risultato non è affatto male. Se avete voglia di una bella montagna di heavy/rock potente, allora in questo secondo disco della band potete trovare dei brani davvero interessanti. Riscontriamo un buon equilibrio tra i pezzi più energici e duri come “Stranger Than Fiction” e le più melodiche “Falling Away” e “The Devil’s Doom Delight”. La hit del disco, a mio parere, arriva con la granitica “Coming home”, che conquista con belle aperture melodiche.

Insomma, i brani hanno un buon tiro e la band ci sa fare. “Momentum” è un disco piuttosto interessante, che trasmette carica, senza dimenticare il lato più melodico. Come si dice in questi casi, ascolto consigliato!

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2.5
Opinione inserita da Federico Orano    08 Aprile, 2017
Ultimo aggiornamento: 08 Aprile, 2017
#1 recensione  -  

Black Diamonds, niente a che vedere con il diamante nero dei finlandesi Stratovarius, qui si viaggia su territori di purissimo hard rock. La band è attiva dal 2004 e arriva dalla Svizzera, Stato che può vantare una certa tradizione in questo genere (Gotthard, Crystal Ball etc..).

“One upon a time” è il terzo lavoro della band che, dopo una breve e inutile intro, parte con chitarre da protagoniste ed un sound che mi ha ricordato i tedeschi Bonfire. Non spicca certo di originalità la proposta dei Black Diamons, né onestamente mi ha colpito più di tanto. La band ha mestiere ma, allo stesso tempo, i brani risultano prevedibili (vedi “Love Stick Love”, tra l'altro uno dei pezzi migliori del disco) e mancano delle vere e proprie hits capaci di appassionare già dal primo ascolto e trascinare l'intero disco. Ne esce un lavoro di cui non si sentiva la mancanza, un disco fin troppo standard che nel marasma delle uscite discografiche anche in questo genere, rischia di soccombere.

Insomma, per me, i Black Diamonds sono rimandati.

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3.5
Opinione inserita da Federico Orano    05 Aprile, 2017
Ultimo aggiornamento: 05 Aprile, 2017
#1 recensione  -  

Passione prima di tutto. E' quello che trasmette questo disco del chitarrista Sammy Berell che, dopo aver scritto alcuni brani di valore, ha affidato le voci a due singers di razza come Michael Vescera (Yngwie Malmsteen, Loudness, Obsession) e Göran Edman (Yngwie Malmsteen, John Norum, Kharma).

C'è tanto heavy nel sound di “Passion dreams”, ma anche hard rock ed una grande dose di neoclassic. Sammy ci dà dentro con lunghi solos, vedi “King of king” di chiara ispirazione Malmsteeniana. Ma i brani sono piacevoli e non troppo prolissi, come l'opener “Judgement day” che presenta un ottimo coretto, ben supportato da esplosioni chitarristiche ed un bel ritmo incalzante. Sammy supera anche l'ostacolo ballad con la positiva “Memories never die”.

Un debutto che mi ha sorpreso in positivo questo "Passion dreams"; gli amanti di Malmsteen, Royal Hunt e del metal neoclassico troveranno pane per i loro denti!

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3.5
Opinione inserita da Federico Orano    04 Aprile, 2017
Ultimo aggiornamento: 04 Aprile, 2017
#1 recensione  -  

Arrivano dalla Germania gli Empire per offrirci del buonissimo hard rock, alla Whitesnake per capirci. Guidati dal chitarrista Rolf Munkes (ex Majesty, ex Razorback, Crematory), hanno pubblicato dal 2001 al 2007 quattro dischi che ora la Pride & Joy andrà a ristampare uno per uno.

Si parte con “Hypnotica”, debutto della band datato 2001, che vanta la presenza di due singers di razza come Mark Boals (ex-Yngwie Malmsteen) e Lance King (ex-Nightmare). Sono molti i brani accattivanti, come la title track e “Into the night” che uniscono potenza e melodia. Mark Boals si fa riconoscere eccome nella bella “Fool in love” e il disco prosegue nel nome dell'hard rock, con un tocco di metal neoclassico che non guasta affatto; in tal senso è da segnalare la ballatona “You're All That I'm Looking For”. Naturalmente non poteva essere una ristampa degna di questo nome senza qualche bonus tracks e qui ne troviamo ben tre.

Un disco di buonissimo livello questo "Hypnotica" degli Empire e una buona occasione per accapparrarselo per chi, come il sottoscritto, se l'era perso inizialmente.

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