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Opinione scritta da Federico Orano

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Opinione inserita da Federico Orano    27 Mag, 2017
#1 recensione  -  

Che bella sorpresa questo secondo lavoro dei torinesi Be the Wolf. Il trio piemontese ci delizia con un alternative hard rock molto maturo e fresco.

I brani sono ben composti e arrangiati, non ci sono filler e la tracklist ė molto varia. Sono chiare le influenze dettate dall'hard rock classico degli anni 70/80, ma sono altrettanto evidenti le sonorità più moderne.. "Down to the River" ci fa respirare atmosfere settantiane mentre la più moderna e radiofonica "Animals" piace da morire con Marco Verdone a condurre le danze con il suo basso in evidenza. Ma il disco ė zeppo di pezzi ben riusciti come "Blah Blah Blah" che ci conduce su territori più alternative alla Alter Bridge, ma come non citare "Rise up Together"? Un disco che fila via che è un piacere (anche grazie all'ottimo lavoro del leader Federico Mondelli alla voce) e una volta terminato l'istinto di premere di nuovo PLAY è fortissimo.

Applausi soltanto tanti applausi per i Be the Wolf. "Rouge" ė un lavoro che guarda anche fuori dai confini nazionali senza timore di confrontarsi con i grandi nome del genere.

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2.5
Opinione inserita da Federico Orano    27 Mag, 2017
Ultimo aggiornamento: 27 Mag, 2017
#1 recensione  -  

Ricordo benissimo quando uscì il debutto dei Wind Rose. Parliamo del 2012; “Shadows over Lothadruin” fu un esordio davvero notevole, un ottimo esempio di symphonic power metal con una discreta personalità. Peccato che col secondo disco, “Wardens of the West Wind”, la band toscana abbia deciso di spostarsi fortemente su territori folk/viking e il nuovo lavoro come temevo continua su questa strada.

“Stonehymn” già dal nome ci fa capire cosa andremo ad ascoltare: degli inni. Si perchè ogni brano è un coro continuo, tanto che si fa quasi fatica a riconoscere le varie songs. Addirittura la voce del (tra l'altro) bravissimo Francesco si fatica a trovarla. Insomma senza andare a soffermarci sui singoli brani, è il disco nella sua interezza a non convincermi (e ad annoiarmi) nonostante un'ottima produzione (opera di casa Mularoni),

Se siete amanti del viking, del folk, di Turisas e company, allora date un ascolto a questo “Stonehymn” altrimenti meglio lasciar stare.

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2.0
Opinione inserita da Federico Orano    26 Mag, 2017
Ultimo aggiornamento: 27 Mag, 2017
#1 recensione  -  

Strana release questa che mi è capitata tra le mani con i Badass. Parliamo di una band composta da musicisti di peso come Titta Tani (Takayoshi Ohmura, ex DGM, CS's Goblin) ed Alberto Rigoni (solo artist, Vivaldi Metal Project, TwinSpirits).

Il sound è un hard rock/metal molto oscuro e, allo stesso tempo, moderno e potente. Ma se la tecnica dei musicisti è riconoscibilissima e apprezabile (mi è piaciuto soprattutto il lavoro di chitarra con bei solos), i brani mi hanno convinto ben poco. Troviamo melodie vocali complesse e intricate e Titta che si destreggia a cambiare spesso registro; particolari che potrebbero essere positivi, invece in questo caso il risultato non è soddisfacente. I brani, anche dopo ripetuti ascolti, non rimangono in testa ed è davvero difficile trovare una song veramente degna di nota, tralasciando come detto il puro valore tecnico.

Scelta coraggiosa per questi 4 musicisti che si vogliono mettere costantemente in gioco ma, a mio parere, “More Pain, More Gain” è ben lontano dal top.

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3.0
Opinione inserita da Federico Orano    26 Mag, 2017
Ultimo aggiornamento: 27 Mag, 2017
#1 recensione  -  

I Warrant sono un act storico capace di ottenere grandi successi tra gli anni '80 e '90. Altri tempi, ma ora la band è abbastanza in forma per presentarci il nuovo disco “Louder Harder Faster” (6 anni dopo "Rockaholi"), una bella scarica di hard rcok adrenalinico.

La line-up è quella originale con l'aggiunta del bravo singer Robert Mason (Lynch Mob, Cry of Love). Il disco suona potente come nella title track che apre con gran carica. La tracklist, però, non riesce ad essere sempre sul pezzo, inoltre a brani come “Perfect” e “Faded” pare manchi sempre qualcosina. “Only Broken Heart” ci riporta su buoni livelli, ma è tutto il disco a presentare alti e bassi; nonostante tanta adrenalina sprigionata qua e là, i pezzi rimangono poco impressi,

Inutile nascondere che mi sarei aspettato qualcosina in più dai Warrant. “Louder Harder Faster” è un disco abbastanza nella norma, che si aggira sulla sufficienza!

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Opinione inserita da Federico Orano    25 Mag, 2017
Ultimo aggiornamento: 25 Mag, 2017
#1 recensione  -  

Il supergruppo Snakecharmer inizia la sua storia nel 2011, formato dagli ex Whitesnake Micky Moody (ora non più in formazione) e Neil Murray. Il nuovo lavoro vede l'ingresso in campo di un grande cantante, ovvero Chris Ousey (Heartland), singer che apprezzo moltissimo da sempre e che, anche in questo disco, è protagonista di una grande prestazione.

Il sound di “Second skin” ricorda molto quello del Serpente Bianco, parliamo di un hard rock classico, con un tocco blues, con brani ben composti e suonati decisamente caldi ed intensi. Ne esce un lavoro piacevole che pian piano vi conquisterà con il magistrale hard rock di “Sounds Like A Plan” e le intense “I'll Take You As You Are” e “Fade Away”. Piace l'hard rock purissimo e spensierato di “Dress It Up”, così come “Punching Above My Weight” che vi farà fare un salto direttamente negli Usa.

Un disco magistrale per certi versi. I fans dell'hard rock più classico passeranno ore ed ore in compagnia di “Second skin”!

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Opinione inserita da Federico Orano    25 Mag, 2017
Ultimo aggiornamento: 25 Mag, 2017
#1 recensione  -  

Ep di 6 brani per Alessio Secondini Morelli (Anno Mundi, Freddy & The Kruegers) che viaggia su sonorità ottantiane con tanto hard rock ed un pizzico di heavys.

Hyper-Urania ė un nuovo progetto per Alessio che si avvale di diversi ospiti al microfono e agli strumenti. Brani dalla struttura abbastanza semplice, come l'opener "Arkam" che risulta però piuttosto efficace (e positivo ė l'assolo di chitarra). Convince un po' meno l'hard rock delle successive "Lord of the flies" e "Scarlet queen"; un songwriting un po' troppo lineare e poco scoppiettante, nonostante ancora un buon lavoro della chitarra solista. Un paio di brevi e piacevoli strumentali completano così un lavoro spinto dalla passione, ma non del tutto soddisfacente.

Un punto di partenza dal quale fare alcuni aggiustamenti e dei passi in avanti. Speriamo che il progetto Hyper-Urania possa tornare ancora più forte molto presto.

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Opinione inserita da Federico Orano    25 Mag, 2017
Ultimo aggiornamento: 25 Mag, 2017
#1 recensione  -  

Il power metal che ci ha appassionati tra la fine degli anni '90 e l'inizio del nuovo millennio si è un po' perso, ma alcune bands tengono ancora accesa la fiamma di questa musica e i polacchi Lux Perpetua sono una di queste. Nascono nel 2009 ma, per colpa di qualche problema di line-up, solo nel 2014 riescono a pubblicare un ep, intitolato “Forever We Stand”.

Ora, con una formazione solida, la band da alla luce questo bellissimo debutto “The Curse Of The Iron King”, un bel mix di power metal sinfonico scandinavo con un tocco epico. Amanti di Heimdall e Thy Majestie fermatevi un attimo perchè qui c'è pane per i vostri denti. Una tracklist ispiratissima con una decina di pezzi potenti ma, allo stesso tempo, molto melodici con bei coretti e tastiere ben presenti a creare sonorità epicheggianti. Dopo la breve intro, parte forte la title track, ma non è da meno la successiva “The legend”, una cavalcata power da ascoltare agitando la testa! Convince eccome “An old bard”, mentre l'epica ballatona acustica “Eversong” porta alla mente senza dubbio i guardiani di Krefeld. L'anthem “Rebellion” dimostra le doti di questi ragazzi che portano a scuola più di qualche band ben più navigata. Peccato per un paio di pezzi meno riusciti, soprattutto nel finale, altrimenti il voto poteva essere decisamente più alto.

I Lux Perpetua partono con il piede giusto, “The Curse Of The Iron King” è un gran bel debutto e (finalmente) un gran colpo per la nostra sempre amata Underground Symphony.

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Opinione inserita da Federico Orano    23 Mag, 2017
Ultimo aggiornamento: 23 Mag, 2017
#1 recensione  -  

Mi è arrivato a casa questo disco e devo dire che quando l'ho inserito nel mio stereo non avevo neanche troppe pretese, ma ero come sempre curioso nell'ascoltare che tipo di sonorità mi sarebbero state proposte. Beh che dire, ho subito intuito che questo lavoro sarebbe stato molto valido.

Andrea Salini è un musicista romano che, in questo caso, si è occupato oltre che del songwriting, anche di voci e chitarra per questo disco. E “Lampo Gamma” è un lavoro composto da 7 brani, un album che scivola via con piacere, con pezzi ben composti, freschi come la prima traccia “Strange days”. La base è sicuramente l'hard rock, ma Andrea inserisce molte influenze qua e là. C'è del funky, c'è del blues, insomma il disco risulta molto eterogeneo. La più introspettiva “The rolling thunder” appassiona con belle melodie e bei solos. “Hendrix Funk (The Comet)” suona come un tributo a Jimmy Hendrix, con ritmi funk, mentre il lato più prog lo troviamo con la breve strumentale “Space anthem” e poi “The moon”.

Un lavoro molto positivo, speriamo di rincontrare presto Andrea in qualche altro disco e progetto musicale!

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4.5
Opinione inserita da Federico Orano    23 Mag, 2017
Ultimo aggiornamento: 23 Mag, 2017
#1 recensione  -  

Che bell'Aor che ci arriva dall'instancabile Svezia con i già conosciuti Costland Ride. Il gruppo nordico delizia il palato di ogni amante del genere con songs ben composte e suonate, accompagnate da buoni arrangiamenti in cui le tastiere di Anders Rybank sono protagoniste in ogni pezzo.

“Distance” è un lavoro che, ascolto dopo ascolto, diventerà sempre più convincente con brani ipermelodici come “Winds”, primo singolo del disco e “Spotlight Sun”. Favolosa la sognante ballatona ”Here In My Heart” e le melodie celestiali e spensierate di “Savior”. I fans dei Toto potrebbero commuoversi all'ascolto di “Love is your mind”, mentre echi di Journey qua e là vi faranno rivivere il sound degli anni '80.

Una colonna sonora immancabile per le vostre giornate primaverili. L'aor scandinavo si fonde alla perfezione con le influenze storiche della Westcoast per dar vita ad un gioiellino targato Coastland Ride!

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Opinione inserita da Federico Orano    23 Mag, 2017
Ultimo aggiornamento: 23 Mag, 2017
#1 recensione  -  

Gli Inglorius hanno sicuramente alcune doti. Prima di tutto sono giovani e hanno gran talento nello scrivere canzoni potenti e rocciose che ci riportano ai mitici anni '70/'80 (Led Zeppelin, Deep Purple, Whitesnake...). E poi hanno un gran singer che risponde al nome di Nathan James che fa indubbiamente la differenza.

Insomma questo “II” che, come potete intuire, è il secondo full-lenght della band, è un dischetto di un certo livello. Un lavoro ben strutturato con le chitarre a farla da padrone, con una produzione che esalta il lavoro dei 6 musicisti ed un songwriting che, senza inventare nulla, risulta comunque ispirato. Esemplare l'opener “I Don't Need Your Loving”, ma è tutta la tracklist a risultare solida. C'è un tocco di blues qua e là come in “Tell me why”, si respira aria Usa nell'intensa “Making me pay” e poi c'è la hit del disco, con la strepitosa e trascinante “Hell Or High Water”. Un lavoro che va giù tutto d'un fiato, da spararsi a volumi alti.

Gli Inglorious si confermano band dalle grandi potenzialità. “II” non è un capolavoro pieno zeppo di hits, ma è un gran bel disco che conferma il talento di questo giovane sestetto ed a dirla proprio tutta... in campo hard rock classico è davvero raro trovare di meglio!

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