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Opinione scritta da Federico Orano

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Opinione inserita da Federico Orano    22 Settembre, 2017
Ultimo aggiornamento: 22 Settembre, 2017
#1 recensione  -  

Era da un po' che tenevo d'occhio gli Hard Love e quando quest'anno al festival Leyendas del Rock di Alicante ho trovato una bancherella che vendeva il loro disco, non ci ho pensato due volte ad investire i miei soldi. La band arriva da Murcia e suona un classicissimo hard rock melodico con qualche influenza metal.

“Pasion” è un disco davvero molto ben riuscito, composto da 10 brani (più bonus track) spensierati e positivi dal grande impatto melodico come “Princesa de Hielo”, dal riff un po' più heavy, e “Ladrón de Sueños” super hit che lascia subito il segno. Ma l'ipermelodica “Jamás te Olvidaré”, dal tocco decisamente aor, è la canzone perfetta da inserire nella prossima compilation da dedicare alla propria dolce metà, mentre con “Hermanos de Sangre” si ritorna su sentieri più hard rock prima della ballatona “Otra Oportunidad”.

Che gran bel disco questo “Pasiòn”, un disco facile da ascoltare ma difficile da dimenticare. Un lavoro che vi farà innamorare!

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Opinione inserita da Federico Orano    21 Settembre, 2017
Ultimo aggiornamento: 21 Settembre, 2017
#1 recensione  -  

Quando stavo iniziando a pensare che stilare la top 10 di quest'anno sarebbe stato facile, ecco che il mese di Settembre è arrivato regalandoci alcune gemme. Una di queste è naturalmente il nuovo lavoro dei Threshold; in effetti dovevo aspettarmelo, dopo tutto la prog metal band inglese ha troppo talento per non far pieno centro anche questa volta.

Devo dire però che la notizia dell'uscita dalla formazione del singer Damian Wilson mi aveva un po' preoccupato. Il suo sostituto è una vecchia conoscenza, si tratta di Glynn Morgan, già nella band nei primi dischi come l'ottimo “Psychedelicatessen” del 1994. La sua prestazione è notevole; come ci ricordavamo, possiede una voce calda ed espressiva: vedremo se dal vivo saprà trasmettere la stessa carica di Damian. Ma parliamo di “Legends Of The Shires”, un doppio album con oltre 83 minuti di intenso prog metal/rock con la solita eleganza che contraddistingue la band inglese. Quasi un'ora e mezza di grande musica che si ascolta con gran facilità, nonostante i brani siano tutt'altro che banali. I Threshold ci deliziano con ritmi e strutture progressive (in questo disco ancora più accentuate rispetto al recente passato), unite alle solite indimenticabili melodie che hanno fin da subito un grande impatto. Tutto questo è merito della solita coppia formata da Karl Groom e Richard West i quali, dietro l'aspetto da ragionieri (un po' come Stockton e Hornacek per i patiti della palla a spicchi degli anni '90), nascondono un'anima dannatamente prog metal! “The Shire (Part 1)” funge da intro ad un lavoro in cui tutto pare al posto giusto. I Threshold hanno un sound tutto loro, riconoscibile a km di distanza. Certo ormai qualche melodia si ripete e ricorda qualcosa dagli album precedenti, ma come si può criticare una band che ci presenta composizioni come “Small Dark Lines”, “The Man Who Saw Through Time”, “Subliminal Freeways” e “Lost in Translation”?

L'undicesimo disco nella storia dei Threshold apre una nuova era con l'ingresso del nuovo singer Glynn Morgan e ci riconsegna una band ancora in formissima che non vediamo l'ora di rincontrare in sede live!

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Opinione inserita da Federico Orano    19 Settembre, 2017
Ultimo aggiornamento: 19 Settembre, 2017
#1 recensione  -  

I Dark Avenger sono una delle band di punta della scena metal brasiliana. Il gruppo capitanato dal singer Mario Linhares vanta pochi album in 24 anni di storia, ma tutti di grande qualità a partire dallo splendido omonimo debutto del 1995, che per me rimane una gemma di power/heavy, ma senza dimenticare il più recente ed ottimo “Tales of Avalon: the Lament” del 2013.

La band ha sempre avuto alcuni problemi di stabilità e anche in questo lavoro troviamo diversi cambiamenti nella line-up (anche lo storico batterista Kayo John ha lasciato la band). Poco importa perchè è proprio Mario a fare da traino sia per le sue indubbie doti vocali, sia come vero e proprio leader del gruppo. Con il nuovo “The Beloved Bones: Hell” (prima parte di un nuovo concept) si son fatte le cose in grande con una produzione davvero notevole. Il sound è diventato più orchestrale, solenne ed oscuro (anche per i temi trattati) rispetto al passato e devo ammettere che il primo impatto non è stato facile. C'è sicuramente un tocco prog (alla Symphony X) ma le sonorità rimangono comunque heavy, c'è poco da fare. Anzi in alcuni casi si va quasi a toccare territori thrash, come nell'aggressiva “Parasite” che può quasi ricordare i Testament (qui la voce di Mario diventa davvero aggressiva). La partenza affidata alla title track mostra la band al suo meglio, con Mario che mi ha ricordato il nostro Fabio Lione, dopotutto entrambi sono due tenori. Il disco cambia atmosfera rapidamente e “King for a Moment”, ascolto dopo ascolto, si erge ad autentica hit del disco con belle melodie e rapidi cambi di tempo. “Nihil Mind” ricorda vagamente qualcosa degli Angra, così come la più powereggiante “Enpowerment”. La chiusura è affidata all'acustica “When Shadow Falls”, dove anche qui è presente quel tocco carioca che ricorda un po' la band che fu di un certo Matos.

Un lavoro potente, complesso (da ascoltare più e più volte) ed oscuro, suonato alla grande da musicisti di enorme talento e supportato da una produzione di gran livello. Si poteva fare qualcosa di meglio in certi casi sulle linee vocali, forse questa è l'unica piccola pecca presente. E se questa prima parte del concept, dedicata all'inferno, si muove su atmosfere oscure, sono proprio curioso di ascoltare come suonerà il secondo capitolo dell'opera, “Divine”. Non resta che attendere....

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Opinione inserita da Federico Orano    18 Settembre, 2017
Ultimo aggiornamento: 18 Settembre, 2017
#1 recensione  -  

Mi avvicino per la prima volta alla musica dei Soul Secret, band che arriva dalla nostra Penisola e che ci presenta il quarto album in studio della propria storia, con questo “Babel”, che viene pubblicato dalla sempre attenta etichetta tedesca Pride & Joy Music.

Parliamo di un prog metal molto curato e tutt'altro che semplice, un concept album che tratta tematiche come religione ed amore. La band dimostra ottime doti sia compositive che di esecuzione ma, cosa più importante, riesce sempre a mettere il sentimento davanti alla tecnica. Le influenze dei maestri Dream Theater sono molto presenti, ma la musica dei Soul Secret è più introspettiva e per questo mi ha ricordato a tratti i romani Kingcrow, con un tocco un po' moderno dato anche dal concept. Insomma chi si ciba quotidianamente di ritmiche complesse, cambi di tempo, brani da ascoltare più e più volte per essere compresi, troverà pane per i propri denti con questo “Babel”, un disco che viene promosso, ma che potrebbe a mio parere essere molto migliore con la presenza di qualche melodia più ruffiana. Insomma, se dal punto di vista strumentale c'è poco da dire, le linee vocali non sempre riescono ad incidere come potrebbero.

La scena metal italiana può vantare una quantità così elevata di band valide che spesso neanche ce ne rendiamo conto. I Soul Secret sono una di queste: date loro una chance!

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5.0
Opinione inserita da Federico Orano    18 Settembre, 2017
Ultimo aggiornamento: 18 Settembre, 2017
#1 recensione  -  

Se nel vostro cuore batte forte quella musica che viene chiamata AOR, allora il nome di Stan Bush deve per forza essere impresso nella vostra anima. L'artista americano ha scritto alcuni capisaldi di questo genere durante gli anni '80 e ha continuato senza soste fino ai giorni nostri. Perché nonostante il successo di tanti anni (la sua carriera vanta un Emmy Award e tante colonne sonore di varie pellicole Hollywoodiane, video games, nonché delle Olimpiadi del 1996), anche nel cuore di Stan continua a battere forte l'amore per questa musica.

“Change the World” è il tredicesimo album della sua carriera ed è una nuova gemma di purissimo AOR. Dall'iniziale “Change the World”, fino a “The Secret”, passando per la meravigliosa ballatona “The Story of Love”, il meraviglioso ritornello di “Live your Dream” e le irresistibili “Born to win” e “Warrior”, ogni brano è un gioiellino disegnato da un artista che non conosce il significato di “crisi di ispirazione”. Vengono riproposte “The Touch” e “Dare”, che han fatto parte della colonna sonora del film “Transformers: The Movie”, e “Never Surrender”, direttamente da “Kickboxer” con Jean-Claude Van Damme.

Nel 2017 si può ancora scrivere un capolavoro di classico AOR? A quanto pare si, grazie a Stan Bush, una leggenda dei nostri tempi!

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Opinione inserita da Federico Orano    18 Settembre, 2017
Ultimo aggiornamento: 18 Settembre, 2017
#1 recensione  -  

Tommy Heart è uno dei miei cantanti preferiti, ma non avevo mai avuto modo di ascoltarlo all'opera con qualcosa di diverso rispetto alla sua band principale, i grandi Fair Warning. Ci pensa la Frontiers ad accontentarci con questo nuovo lavoro targato Kee of Hearts.

Insieme al singer teutonico troviamo appunto Kee Marcello, ottimo chitarrista ex-Europe (molto bello il suo ultimo album solista “Scaling up”), mentre completano la formazione alla sezione ritmica Ken Sandin (ex-Alien) al basso e Marco Di Salvia (Pino Scotto) alla batteria. Ne esce un gioiellino di hard rock melodico dal forte impatto, con un Tommy in grandissima forma. L'ottima apertura di “The Storm” è seguita da “A New Dimension”, un pezzo da novanta, una song di rara bellezza. Ma non si tratta di un episodio isolato: “Stranded”, pezzo più energico, ma anche “Mama don't Cry”, “S.O.S.” e l'iper melodica “Twist of Fate”, fino al gran finale di “Learn to Love Again” sono tutti brani di grande qualità.

Un album coi fiocchi per Kee e Tommy, che va oltre le nostre più rosee aspettative. Lunga vita ai Kee of Hearts!

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Opinione inserita da Federico Orano    18 Settembre, 2017
Ultimo aggiornamento: 18 Settembre, 2017
#1 recensione  -  

I ColdSpell sono sinonimo di sicurezza e concretezza nel mondo dell'hard rock. Dopo tre buonissimi dischi tornano alla carica col nuovo “A new World Arise” e, come potete intuire, si tratta ancora una volta di un lavoro azzeccato.

Dodici brani che risultano freschi, con il solito perfetto bilanciamento tra potenza e melodia. Insomma brani come “Forevermore”, “Call of the Wind”, “Signs” e “Wait Until Tomorrow” sono autentiche hits capaci di incollarsi alla vostra testa dal primo ascolto senza stancare. Il gruppo svedese dimostra una buona maturità compositiva ed una certa eleganza, nonché una tecnica non trascurabile.

Perchè dilungarsi troppo quando potete utilizzare i prossimi 5 minuti per collegarvi al vostro sito web di fiducia ed ordinare il nuovo disco dei ColdSpell? Scandinavian hard rock al suo meglio in questo “A new World Arise”!

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Opinione inserita da Federico Orano    14 Settembre, 2017
Ultimo aggiornamento: 14 Settembre, 2017
#1 recensione  -  

Tempo di live album anche per i norvegesi Circus Maximus, dopo il positivo quarto disco in studio, “Havoc”, uscito ormai un anno e mezzo fa e, senza dubbio, una delle migliori uscite del 2016. La talentuosa melodic prog metal band nordica ha ripreso e registrato lo show tenutosi al Rockefeller Club di Oslo nel Febbraio dello scorso anno.

Come sempre non abbiamo a disposizione il lato DVD, anche se pare che il concerto sia stato ripreso in alta definizione, quindi la qualità dovrebbee essere notevole. Per il resto, come già saprete se avete avuto occasione di assistere ad un live show di Michael Eriksen e soci, la band norvegese anche dal vivo riesce ad esprimersi al meglio, riproponendo alla perfezione gli splendidi brani della propria carriera. Di conseguenza, questo “Havoc in Oslo” è un lavoro esemplare sotto ogni punto di vista. La band gioca in casa e dimostra gran feeling col pubblico. La lunga tracklist ammette davvero poche pause e tocca il top con brani come “Abyss”, “Game of Life” e “The Weight”, ma potremmo citarne davvero molti altri. il gruppo va a pescare da ogni album della propria carriera in una sorta di "best of...", con naturalmente un occhio di riguardo verso l'ultimo lavoro in studio.

Un ottimo prodotto che sarà obbligatorio per ogni fans della band, ma che potrebbe essere anche un buon punto di partenza per avvicinarsi alla musica dei Circus Maximus.

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Opinione inserita da Federico Orano    12 Settembre, 2017
Ultimo aggiornamento: 12 Settembre, 2017
#1 recensione  -  

Terzo disco solista per Mark Slaughter (Slaughter, Vinnie Vincent), intitolato "Halfway there", che punta su un sound abbastanza vario, in cui naturalmente l'hard rock è il comune denominatore di ogni pezzo.

Hard rock classico abbiamo detto ed infatti la partenza non può essere più classica di così con “Hey you”. Più moderno invece il sound di “Devoted” e “Conspiracy”, mentre con “Supernatural” si passa a sonorità più settantiane. La top song del disco è l'intensa title-track che esplode in un bel coretto: a parte questo brano, per il resto (ahimè) di hits neanche l'ombra. Tanti brani piacevoli sì, ma nulla di più.

Un disco contraddistinto dalla buona voce di Mark il quale ha osato un bel po' uscendo dai soliti schemi e proponendo un sound molto vario, che non mi ha convinto del tutto.

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Opinione inserita da Federico Orano    11 Settembre, 2017
Ultimo aggiornamento: 12 Settembre, 2017
#1 recensione  -  

Con oltre 25 anni di carriera (nonostante una lunga pausa), gli inglesi Wraith danno alle stampe il nuovo “Revelation”, album composto da 10 brani ricchi di energia tra hard rock ed heavy metal.

Alla band non manca di certo l'attitudine, ma sicuramente pecca un po' in freschezza e la tracklist fatica ad accendersi. Si parte con “Lifeline”, pezzo dall'elevato livello di adrenalina, un hard rock classico ma dal tocco decisamente moderno che mi ha ricordato i nostri Fake Idols. “Dream Steeler”, di chiara scuola acceptiana (passatemi il termine), è ancora potente e divertente ma, da “Into the fire” in poi, i brani diventano un po' troppo piatti e prevedibili, anche perché tutti si basano su riff potenti e la voce di Ryan si muove sempre sulle stesse tonalità.

Un lavoro onesto, che ha un grosso impatto sonoro dato dalla potenza dei riff e della produzione ma, se guardiamo il songwriting, vengono fuori diversi punti deboli che non lo fanno andare oltre la sufficienza.

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