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Opinione scritta da Federico Orano

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3.5
Opinione inserita da Federico Orano    17 Novembre, 2017
Ultimo aggiornamento: 17 Novembre, 2017
#1 recensione  -  

Siete alla ricerca di un buon classic hard rock ispirato? Allora “Revelation Highway” farà al caso vostro! Per i Babylon A.D. tutto parte a fine anni '80 ma, a distanza di 30 anni esatti, la band può vantare ancora la formazione originale al completo ed è così che si ripresenta sulle scene con 10 songs nuove di zecca!

La band, originaria di San Francisco, ci delizia con del buonissimo classic hard rock ben composto per un disco che magari non contiene delle hits stratosferiche, ma che si mantiene su livelli più che buoni dalla graffiante “Crash And Burn” fino all'intensa “Don't Tell Me Tonight”. Si passa per la vibrante “Fool On Fire”, in classico USA style, la potente “Rags To Riches” e la semi-ballad “Tears”, alcuni tra i momenti migliori del disco. Ottimo il lavoro della coppia Freschi-Mathews alle chitarre con ottimi riff alternati ad arpeggi intensi, senza parlare dei bellissimi solos.

"Revelation Highway” è il classico disco intenso e scorrevole che magari non vale un voto eccelso, ma che si fa ascoltare con gran piacere!

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2.5
Opinione inserita da Federico Orano    16 Novembre, 2017
Ultimo aggiornamento: 17 Novembre, 2017
#1 recensione  -  

Per gli spagnoli Nebulosa XY si tratta del secondo disco, che coincide con il secondo atto dell'opera "Entre El Miedo y La verdad" (la terza è in fase di conclusione). In questo lavoro troviamo oltre un'ora di symphonic prog rock/metal dal tocco gotico.

Javier Peregrin è il leader di questa band che, in realtà, è un duo e unisce il musicista spagnolo alla singer Marga. Il disco contiene composizioni complesse che necessitano diversi ascolti, nelle quali il grosso punto debole che si riscontra, a mio parere, è la voce troppo monocorde e poco espressiva che rende le linee vocali eccessivamente lineari. Ed è un peccato perchè strumentalmente i pezzi si fanno apprezzare non poco, grazie ad un buon lavoro in fase di composizione e di arrangiamenti (che ci ricordano qualcosa dei Therion), come in “Un adios muy sincero”. Si alternano momenti più eleborati e progressivi a qualche accelerazione (“Las Vidas De Un Planeta”), senza disdegnare alcuni pezzi strumentali.
Ma la voce ha un compito fondamentale, perchè anche a livello di produzione le viene assegnato un ruolo da protagonista. E, come detto, è su questo aspetto che il disco mostra qualche cedimento.

Insomma il leader Javi non è certo uno sprovveduto e dimostra di avere delle capacità compositive tutt'altro che banali. Peccato per alcuni aspetti descritti sopra che non rendono il disco abbastanza appetibile per i fans di questo genere, speriamo in un passo avanti già con la terza parte dell'opera.

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2.5
Opinione inserita da Federico Orano    16 Novembre, 2017
#1 recensione  -  

Per gli spagnoli Nebulosa XY si tratta del secondo disco che coincide con il secondo atto dell'opera "Entre El Miedo y La verdad Parte" (la terza è in fase di conclusione). In questo lavoro troviamo oltre un'ora di symphonic prog rock/metal dal tocco gotico.

Javier Peregrin è il leader di questa band che in realtà è un duo e unisce il musicista spagnolo alla singer Marga. Il disco contiene composizioni complesse che necessitano diversi ascolti dove il grosso punto debole che si riscontra a mio parere è la voce troppo monocorde e poco espressiva che rende le linee vocali eccessivamente lineari. Ed è un peccato perchè strumentalmente i pezzi si fanno apprezzare non poco grazie ad un buon lavoro in fase di composizione e di arrangiamenti (che ci ricordano qualcosa dei Therion) come in “Un adios muy sincero”. Si alternano momenti più eleborati e progressivi a qualche accelerazione (“Las Vidas De Un Planeta”) senza disdegnare alcuni pezzi strumentali.
Ma la voce ha un compito fondamentale perchè anche a livello di produzione le viene assegnato un ruolo da protagonista. E come detto è su questo aspetto che il disco mostra qualche cedimento.

Insomma il leader Javi non è certo uno sprovveduto e dimostra di avere delle capacità compositive tutt'altro che banali. Peccato per alcuni aspetti descritti sopra che non rendono il disco abbastanza appetibile per i fans di questo genere, speriamo in un passo avanti già con la terza parte dell'opera.

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3.0
Opinione inserita da Federico Orano    13 Novembre, 2017
#1 recensione  -  

Tempo di best of per i Primal Fear in attesa del nuovo disco a cui la band teutonica sta già lavorando. Ma di questa raccolta ce n'era proprio bisogno? Questa è la domanda che esce spontanea avvicinandosi a questo lavoro.

Diciamo che un best of arrivati ad un certo punto della carriera ci può stare. E i Primal Fear hanno segnato la scena power/heavy degli ultimi anni. Il problema è che questa release mette assieme oltre 20 songs pescate solamente dall'ultima decade della band di Matt Sinner. Quindi nessun brano dai 6 dischi usciti sotto Nuclear Blast (che però c'è da dire furono inseriti in un altro best of quel “Metal is forever” uscito appunto nel 2006). Insomma in questo “Best of fear” troviamo il meglio della seconda parte della carriera della heavy metal band tedesca con brani ormai immortali come “Fighting the darkness”, “When death comes knocking”, “In metal we trust” oltre che 3 inediti per rendere più appetibile questa compilation ai fans. Ed è su questi nuovi brani che vale la pena spendere due parole; se “Thrill of speed” è la classica song 100% heavy di chiaro stampo Judas Priest, “Predator” si fa apprezzare con un riffing poderoso aizzato dalla solita ugola di Ralf che entra in scena con la carica che lo contraddistingue per un brano dai ritmi serrati accompagnati da un coretto melodico. “If looks could kill” è un bel mid tempo più di scuola Accept che sa tanto di anni 80.

Tirando le somme un disco utile solo a chi vuole avvicinarsi ai Primal Fear senza recuperarsi ogni singola release oppure per i fans sfegatati per potersi ascoltare questi nuovi brani, ma in generale un'uscita tralasciabile in attesa di un vero e proprio nuovo disco di inediti!

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4.0
Opinione inserita da Federico Orano    13 Novembre, 2017
Ultimo aggiornamento: 13 Novembre, 2017
#1 recensione  -  

Una vita all'insegna dell'hard rock per gli Shakra che, con questo nuovo “Snakes & Ladders”, arrivano a 11 dischi pubblicati e ci presentano una dozzina di nuovi brani pronti ad esplodere nel vostro stereo.

Il gruppo svizzero segue il filone di Gotthard e Bonfire e ha tutto in regola per fare ancora centro. Il ritorno alla voce di Mark Fox è senza dubbio positivo, come dimostrano le prime note di “Cassandra’s Curse”. La sua voce roca è perfetta per queste sonorità! Gli Shakra continuano per la loro strada con riff potenti e melodie di impatto e su queste coordinate si fanno riconoscere la title track, “Friday Nightmare” e la power ballad “Something You Don’t Understand”. Insomma, senza inventare nulla, la band d'oltralpe piazza un disco che è piacere per le orecchie di tutti gli hard rockers, con hits come “ Medicine Man”, “I Will Rise Again” (che coro!) e “The End Of Days”.

La corona di miglior hard rock band svizzera probabilmente può passare sulla testa degli Shakra che, con questo “Snakes & Ladders”, dimostrano di avere un paio di marce in più rispetto ai più recenti (e piuttosto deludenti) lavori dei cugini Gotthard.

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2.0
Opinione inserita da Federico Orano    13 Novembre, 2017
Ultimo aggiornamento: 13 Novembre, 2017
#1 recensione  -  

Hard rock made in Germany con i Vice; la band fondata verso la fine degli 80's torna così dopo 30 anni.

Se gli esordi furono positivi per il quintetto (ora quartetto) teutonico, con due dischi come Made For Pleasure (1988) e Second Excess (1990), non si può proprio dire lo stesso con questo ritorno sulle scene. Non che “Veni Vidi Vice” sia un brutto disco, per carità; ma si percepisce già dai primi ascolti di avere di fronte un lavoro fin troppo banale e scolastico. Qualche pezzo funziona, come la iper catchy “Dirty mind”, ma in generale la tracklist mostra più di qualche cedimento. Anche la prestazione del singer Mario “Mitch” Michel convince poco, peccando molto in espressività. Il party rock di “The joker”, la carica hard rock di “Hot Summer Night Party”, la moderna e tutt'altro che riuscita “Turn It Up”, sono tutte songs fin troppo prevedibili.

Un disco trascurabile in un panorama fin troppo battuto al momento. Sarà per la prossima Vice!

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5.0
Opinione inserita da Federico Orano    10 Novembre, 2017
Ultimo aggiornamento: 11 Novembre, 2017
#1 recensione  -  

Ci sono vari aspetti che mi rendono fiero di essere italiano: la storia, l'arte, la cucina ma anche la musica! Si perchè nel nostro paese ci sono alcune band come gli Elvenking che hanno saputo dare una forte impronta alla scena metal mondiale e che ci vengono invidiate un po' dappertutto. Per quanto posso provare ad essere obiettivo, non posso non decantare la band friulana per la capacità che ha avuto in tutti questi anni di pubblicare sempre grandi dischi pur in continua evoluzione. Ho amato il folk degli esordi, sono impazzito per i momenti più potenti (Winter Wake e The scythe), adoro il più “hard rock” The silent tide, e naturalmete anche l'ultimo e più powerozzo “The pagan manifesto”. Ogni disco degli Elvenking è un capitolo a parte e “Secrets Of The Magick Grimoire” non è da meno, anzi. La band con questo ultimo lavoro ha voluto tornare al sound più folk e “pagan” degli esordi ma lo ha fatto con brani complessi che mostrano tutta la maturità compositiva raggiunta da questi musicisti, aggiungendo atmosfere più cupe rispetto al passato. Ed è su quest'ultimo aspetto che vanno inquadrate le partecipazioni degli ospiti Snowy Shaw, Angus Norder (Witchery, Nekrokraft) e soprattutto Bal-Sagoth (collaboratore anche per i My Dying Bride), quest'ultimo per gli arrangiamenti di alcuni brani.

Insomma se all'inizio rimarrete un po' spiazzati non preoccupatevi, è successo lo stesso anche al sottoscritto. Ma questo lavoro ha bisogno di essere assaporato con calma, più volte e vi renderete conto che ad ogni nuovo ascolto questo puzzle creato da Aydan e soci comincerà pian piano a completarsi fino a formare un disegno maestoso a cui sarà poi difficile rinunciare. Gli Elvenking sono unici e questo “Secrets Of The Magick Grimoire” probabilmente diventerà alla lunga uno dei vostri dischi preferiti della band. La complessa opener “Invoking The Woodland Spirit” mostra il lato più intricato del sestetto friulano con sonorità oscure, accelerazioni, cambi di tempo, cori e orchestrazioni, per una partenza col botto! Ma come non andare in brodo di giuggiole con “Draugen’s Maelstrom”, song di grande impatto scelta come singolo. “A Grain Of Truth” è un brano in your face supportato da riff stoppati che farà fuoco e fiamme dal vivo mentre le potenti “At The Court Of The Wild Hunt” e “3 Ways To Magick” sono un ottimo mix di power metal e folk. Probabilmente uno dei punti più alti dell'intero lavoro è l'immensa “The Wolves Will Be Howling Your Name”, canzone che ci riporta ai tempi di “Heathenreel” con momenti folk danzanti e calde melodie. Si arriva così a “A Cloak Of Dusk”, splendido brano acustico che ci culla durante i titoli di coda di un disco magistrale.

Inserito il disco nel vostro lettore, se avrete la pazienza di sedervi sul divano, collegare le cuffie al vostro stereo e chiudere gli occhi, una volta premuto il tasto play potrete vivere emozioni che poche, pochissime bands possono trasmettere e regalare ai propri fans.
Gli Elvenking non deludono mai! Mutano, evolvono, ma alla fine sono sempre loro. E trovatemi voi una band che al nono album in studio vanta ancora così tanta ispirazione. CHAPEAU!!!!

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Opinione inserita da Federico Orano    10 Novembre, 2017
Ultimo aggiornamento: 12 Novembre, 2017
#1 recensione  -  

Ci sono una valanga di dischi nel genere “symphonic female vocals” che annoiano dal primo ascolto e ci sono, invece, bands che riescono a colpire fin dalle prime note, pur non inventando nulla di nuovo. Pare quindi che questi Eternal Silence abbiano trovato la ricetta giusta; già avevamo notato il loro potenzale con il precedente disco (“Chasing Chimera”), ora la band con questo “Mastermind Tyranny” mostra un passo avanti dal punto di vista della maturità.

Il leader Alberto Cassina ha composto 10 nuovi brani all'insegna del power metal melodico contrassegnato da orchestrazioni, riff potenti e naturalmente dalla voce femminile di Marika che si alterna con appunto il buon Alberto al microfono. “Mastermind Tyranny” è un disco fresco, melodico, di impatto, ma non per questo banale. E' comunque abbastanza vario, c'è del symphonic power metal, ma anche un tocco power/prog, l'alternanza delle due voci dona una marcia in più ai brani, ricordando i bravissimi Sinheresy capaci di tornare alla grande proprio quest''anno, ma gli Eternal Silence risultano meno moderni e più classici rispetto ai colleghi triestini. I brani migliori si incontrano andando avanti con la tracklist; la hit “Mashed”, pezzo orecchiabile che conquista da subito (perfetta come singolo del disco), la ritmata “Game Of The Beasts” e la mega ballatona “Mystic Vision”.

Gli Eternal Silence si confermano band meritevole di considerazione. Se amate il melodic metal ed il metal sinfonico con voce femminile, allora date una chance a “Mastermind Tyranny”.

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4.5
Opinione inserita da Federico Orano    07 Novembre, 2017
Ultimo aggiornamento: 07 Novembre, 2017
#1 recensione  -  

Aor purissimo e celestiale che arriva dalla nostra penisola con gli Airbound. La band italiana ci regala dieci perle tra aor e melodic rock che renderanno orgoglioso ogni fan di band come Journey, Asia, Mecca e Radioactive.

Difficile trovare qualcosa fuori posto in questo disco; la produzione è valida, il songwriting è stellare, la performance di questi 5 musicisti è da manuale. In particolare quella di Tomás Borgogna al microfono, che in certi momenti mi ha ricordato il grande Rob Moratti, anche se il singer italiano spesso tira fuori una grinta maggiore. “Have A Good Time” apre le danze alla perfezione, seguita da un'altra hit come “The Sun Tomorrow”. Il disco non contiene fillers, anzi “You Live & You Learn” renderebbe orgogliosi perfino Neal Schon e soci. La più progressive “Runaway”, la veloce “She's a girl”, la ballatona “Seven Seas ”, vi avvolgeranno in un turbinio di emozioni composto da tappeti di tastiera, un gran lavoro di chitarra e splendide melodie.

Insomma gli Airbound, in questo album omonimo, non hanno nulla da invidiare alle uscite internazionali più blasonate, anzi qui siamo di fronte ad un disco da top 5 nel genere per quanto riguarda questo 2017!

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Opinione inserita da Federico Orano    06 Novembre, 2017
Ultimo aggiornamento: 07 Novembre, 2017
#1 recensione  -  

Code Red è il nome di questa nuova band che nasce da Ulrick Lönnqvist, singer svedese che nel 2001 aveva dato alle stampe un disco a nome Sahara, salvo poi dedicarsi al ruolo di songwriter con altri artisti della scena nordica come Hal Marabel (Bad Habit), Morgan Jensen (Swedish Erotica), Jake E (Amaranthe), Michael Palace (Palace) etc.

Convinto dal produttore (e batterista) Daniel Flores, il buon Ulrick ha deciso di mettersi al lavoro per dar vita ad un suo progetto. E così arriviamo a questo “Incendiary”, con una line-up che vanta la presenza di alcuni dei nomi sopra elencati. Il disco si lascia ascoltare che è un piacere, con brani dalle belle melodie, ben studiati e ottimamente suonati. “I Won’t Be Your Hero”, “Heat Of The Night”, “Saving Grace”, la favolosa ballatona “Returning The Flame,” sono solo alcuni degli ottimi pezzi qui contenuti dove troverete tappeti di tastiera, notevoli arrangiamenti e calde melodie.

Aor maniacs qui non abbiamo un capolavoro, ma un disco riuscito in pieno. Ci auguriamo di ritrovare i Code Red di nuovo in pista, perchè questo non può che essere l'inizio di una bella carriera per Ulrick e soci.

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