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Opinione scritta da Federico Orano

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Opinione inserita da Federico Orano    12 Dicembre, 2018
#1 recensione  -  

Arrivano da Portland i Dan Reed Network e possono vantare alcuni dischi fin dagli anni Ottanta. Dopo lo split del 1993 il gruppo si è rifatto vivo nel 2012 ed ora è pronto a rilasciare un nuovo lavoro con otto brani inediti.

Pop, Rock, atmosfere sci-fi.. tutto questo in “Origins”, disco che arrva dalla mente di Dan Reed. Un lavoro che quindi di metallico o di hard rock ha ben poco. Tante tastiere, chitarre dal sound funky che accompagnano il cantato di Dan. Ne esce un disco molto leggero, easy listening ma con un tocco progressivo. Brani come “Shameless”e “Ritual” mostrano alcune buone melodie ed il lavoro alla chitarra solista non è affatto male ma con l'andare della tracklist si cade in un gran torpore colpa di un sound fin troppo soft.

Un disco da utilizzare come sottofondo per una serata di tranquillità o in auto per rilassarsi mentre si combatte con il traffico cittadino. Ma non un lavoro da ricordare.

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Opinione inserita da Federico Orano    11 Dicembre, 2018
#1 recensione  -  

L'hard&heavy degli anni Ottanta torna prepotente con i Madison, band attiva dal 1983 al 1987, proveniente dalla Svezia dove muoveva i primi passi un certo Göran Edman (ex Yngwie Malmsteen, John Norum, Brazen Abbot etc).

“Best In Show” è la ristampa, per la prima volta in cd, del disco di maggior successo del gruppo scandinavo, pubblicato nel 1986. I Madison univano alla perfezione melodia e potenza ed il ragazzo alla voce si faceva davvero notare, splendida la sua interpretazione nella ballatona “Shine”, pezzone da paura. Gli amanti di Stryper, Rising Force, Saracen, Q5 ma anche Europe potranno trovare pane per i lori denti con brani come la tirata “The Look In Your Eyes”, nell'hard rock spumeggiante di “ World Wide Man” o con la melodica “ Oh Rendez Vous” che apre il dico con un Göran Edman subito sugli scudi. Non solo un disco dedicato ai rockers più romantici perchè lavori come questo riescono a suonare attuali anche ai giorni nostri.

Un sound targato anni Ottanta ma che è ancora un piacere poter inserire nello stereo ed ascoltare a tutto volume. Se non siete già in possesso del vinile, questa è l'occasione di puntare sulla nuova versione di “Best In Show”.

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Opinione inserita da Federico Orano    11 Dicembre, 2018
#1 recensione  -  

Gli Stormzone non arriveranno mai al successo ma fanno parte di quelle band che non molleranno mai e che delizieranno gli ascoltatori più appassionati con dei dischi di classic metal sempre ben suonati e spinti dalla passione.

“Lucifer’s Factory” non delude le attese. Tredici brani (pure troppi) di heavy metal purissimo con bei riffoni e buone melodie vocali. C'è tanto NWOBHM nel sound della band di Belfast che parte spedita con “Dark Hedges”, prima del bel riffone stoppato della bella title track. Il lato più catchy viene fuori con “Cushy Glen” e “We Are Strong” ottimi brani cpaci di trasmettere una certa dose di carica. Se dobbiamo trovare un difetto agli Stormzone è che non riescono a sorprendere, dopotutto la loro proposta non è per niente innovativa ma è così per molte altre band e la tracklist di questo nuovo lavoro non ammette sbavature. Ogni brano riesce a far muovere la testa canticchiando, non è forse questo ciò che cerchiamo da un disco metal? L'accoppiata “Hallows’ Eve” - “Your Hell Falls Down” mostra il meglio della band, la prima con ritmi alti ed ottime melodie la seconda è un mid tempo molto ispirato. Ci pensa la ballata “ Time to Go” a chiudere il disco tra gli applausi.

Sugli Stromzone si può sempre contare! Se amate l'heavy metal classico “Lucifer’s Factory” non vi potrà deludere, neanche stavolta...

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Opinione inserita da Federico Orano    11 Dicembre, 2018
Ultimo aggiornamento: 11 Dicembre, 2018
#1 recensione  -  

Un ep con quattro pezzi che ci presenta gli Ace Mafia, interessante band che ci propone un hard rock dalle tinte moderne e che aveva debuttato nel 2009 con “Vicious Circle”.

Arrivano dall'Inghilterra questi quattro musicisti che, fino alla registrazione di questi brani, potevano vantare in formazione un certo Richie Faulkner, chitarrista ora entrato nei Judas Priest. Una produzione potente e dei pezzi dal forte impatto rendono questo ep interessante, anche se la proposta non è affatto personale. Echi di Alter Bridge, Foo Fighters e Soundgarden arrivano qua e là durante l'ascolto. In effetti il tocco grunge e alternative è ben presente in queste songs. Un punto di forza del disco è sicuramente la voce roca e avvolgente del bravo singer K. Ghibli, che dimostra subito le sue doti nell'opener “Snakes ‘N’ Ladders”. Riff stoppati ci accompagnano nella groovy “Stop Loss”, mentre “Breathlessness”, che chiude il disco, fatica a restare impressa.

Un ep vigoroso che ci mostra un quartetto deciso che son sicuro presto avrà altro materiale da farci ascoltare. Da tenere d'occhio!

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Opinione inserita da Federico Orano    10 Dicembre, 2018
Ultimo aggiornamento: 10 Dicembre, 2018
#1 recensione  -  

Debutto in casa Watershape con “Perceptions”, disco composto da nove brani di puro progressive rock/metal che può riportare alla mente Dream Theater, ma anche King Crimson, Porcupine Tree ed il prog rock degli anni '70.

Fondati nel 2014 dal batterista veneto Francesco Tresca (Arthemis, ex-Power Quest), il gruppo si completa col tempo fino ad avere una line-up stabile per potersi concentrare sulla stesura e registrazione del primo disco. E' l'intricata “Beyond The Line Of Being” ad aprire le danze con ritmiche ricercate e cambi di tempo dove le tastiere di Enrico Marchiotto si ergono protagoniste. Sonorità moderne accompagnano la successiva “Cyber Life”, altro brano sofisticato che presenta un bel break acustico centrale prima di un finale che ricorda qualcosa dei Threshold. Notiamo però come i brani dei Watershape facciano fatica a colpire dal punto di vista emozionale, spesso per colpa di linee vocali ostiche che anche dopo alcuni ascolti faticano a restare. Inoltre anche la prestazione al microfono di Nicolò Cantele fatica ad accendersi. “The Puppets Gathering” mostra tutte le difficoltà della band nel trovare aperture melodiche di impatto. Per fortuna corre in nostro aiuto la bella ballatona “Inner Tide”, brano più intenso caratterizzato da atmosfere calde e nel finale la riuscita “Cosmic Box #9” che possiede un refrain azzeccato.

“Perceptions” mette in mostra delle ottime doti tecniche per una band dal gran potenziale. Ma questo lavoro manca spesso di un impatto melodico importante per poter veramente far breccia nell'ascoltatore. Rimandati!

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Opinione inserita da Federico Orano    10 Dicembre, 2018
Ultimo aggiornamento: 10 Dicembre, 2018
#1 recensione  -  

Che bel dischetto questo “Rehab” firmato dal bravo Gianluca Firmo, artista italiano che avevamo già incontrato con i suoi Room Experience.

Melodie ariose, pezzi facili da ascoltare e capaci di catturare fin dai primi ascolti, grazie ad una marcia in più per quanto riguarda il songwriting e la capacità di scrivere linee vocali di impatto, ma non banali. A dimostrarlo sono pezzi come “Until Forever Comes”, “Heart Of Stone” e “Maybe Forever” e io mi immagino già in primavera a guidare con il braccio fuori dal finestrino canticchiando questi brani. Ecco forse il mood del disco non va proprio a braccetto con la stagione attuale, anche se la favolosa e malinconica ballatona “Shadows And Lights” ben si adatta alle giornate più grigie. La tracklist non presenta alcun momento sottotono e prosegue con la potente “No Prisoners”, seguita da un'altra super lentona, accompagnata dal sax, “Didn't Wanna Care”. Se vogliamo trovare una pecca al disco forse è proprio la voce. Stavolta è lo stesso Gianluca a prendere in mano il microfono e la sua prestazione non è certo negativa, anzi, però la sensazione è che con un singer di razza i brani avrebbero davvero innescato le marce altissime. Anche perchè pezzi come l'acustica “Cowboys Once, Cowboys Forever” e la spedita title-track dimostrano tutto il talento di Firmo nel comporre brani dal gran tiro.

“Rehab” è un disco godibile dall'inizio alla fine, un album ben composto, caldo, capace di far trascorrere momenti spensierati e piacevoli. Se amate il rock non dovreste lasciarvelo scappare.

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Opinione inserita da Federico Orano    07 Dicembre, 2018
Ultimo aggiornamento: 09 Dicembre, 2018
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Dieci anni di storia per i White Widdow, la band australiana che dedica anima e corpo ad un melodic hard rock e che arriva ora al quinto disco in studio.

Non sempre il quintetto australiano ha fatto pieno centro in passato, spesso la loro proposta è stata un pochino scontata, ma questo “Victory” sembra avere le carte in regola per diventare col tempo un disco di tutto rispetto. Tutto questo grazie ad un songwriting ispirato che ci fa assaporare gli anni '80 con sonorità maggiormente pomp e in stile arena rock, riportandoci a band come Survivor, Foreigner e Night Ranger. I ritmi sono spesso controllati e le tastiere avvolgono il sound iper melodico della band, con tanti coretti a caratterizzare i ritornelli. Un sound che trova il suo meglio nella prima parte del disco, con l'esemplare “Fight For Love” e la buona accoppiata “Second Hand Heart” e “Late Night Liason”. Ma la tracklist si mantiene su livelli più che buoni con la ballatona “Anything” e l'intensa e catchy “Love And Hate” (bellissimo il refrain!).

Al quinto tentativo i White Widdow dimostrano la maturità necessaria per lasciare il segno nel mondo del melodic hard rock. Bravi ragazzi!

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Opinione inserita da Federico Orano    06 Dicembre, 2018
Ultimo aggiornamento: 09 Dicembre, 2018
#1 recensione  -  

Fans dell'iper melodic hard rock? Ecco tornare i Midnite City, band che arrivano dall'Inghilterra per regalarci una manciata di brani ariosi e catchy.

Melodie di facile ascolto, coretti zuccherosi e tastieroni sono gli ingredienti principali di “There Goes The Neighbourhood”. Insomma potremmo già chiudere qui la recensione: se amate questo approccio molto melodico e, ahimè, parecchio scontato, allora i Midnite City fanno per voi. Altrimenti è meglio stare alla larga da pezzi come “Give Me Love” e “You Don’t Understand”, che mostrano tutta la poca originalità della proposta targata MC! Un tocco eighties accompagna la tracklist (sentite “Life Ain’t Like This On The Radio” ad esempio) che tanto deve a Bon Jovi, ma anche ai più recenti Vega.

AVVERTENZE: “There Goes The Neighbourhood” è un prodotto altamente zuccherato, lavarsi bene i denti alla fine di ogni ascolto!

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Opinione inserita da Federico Orano    06 Dicembre, 2018
Ultimo aggiornamento: 09 Dicembre, 2018
#1 recensione  -  

Sogno eterno o noia eterna? Probabilmente per gli Eternal Dream la differenza è minima, visto che in questo “Daementia” il rischio di addormentarsi e fare qualche sogno è elevato.

Parliamo di una band spagnola che si dedica ad un symphonic power/gothic metal con la voce lirica della singer Ana Moronta. Cosa non va in questo secondo disco della band di Malaga? Un songwriting piatto e linee vocali che non trasmettono alcun sussulto, anche a causa del cantato fin troppo monocorde. Inutile citare songs perché, dopo diversi ascolti, non c'è un solo brano che sia stato capace di attirare l'attenzione.

Forse i fans di Xandria e Last Days Of Eden potranno trovare qualche spunto interessate ma, in generale, il disco riserva poche sorprese e, se la band vorrà lasciare il segno in futuro, dovrà sicuramente migliorare diversi aspetti.

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3.5
Opinione inserita da Federico Orano    01 Dicembre, 2018
Ultimo aggiornamento: 01 Dicembre, 2018
#1 recensione  -  

Un rock sinfonico e dalle tinte progressive, prettamente strumentale; ecco come si potrebbe descrivere questo “And the stars above”, disco targato Armonite, band italiana che proviene da Pavia e composta dal duo formato da Paolo Fosso e Jacopo Bigi, due musicisti molto preparati che danno vita a questa proposta molto interessante.

Il rock degli Armonite poggia sulle tastiere ed il pianoforte di Paolo, presenta anche parti di violino ad opera di Jacopo, ma è presente anche la chitarra, come dimostra subito l'intrigante “Next Ride”. Alla band piace osare ed è così che sonorità moderne con effetti futuristici fanno da contorno alle bellissime parti di violino in “District Red”. La band incontra così sonorità care a Porcupine Tree, Muse e naturalmente tanta musica classica. La calda e sinfonica “Plaza De España” lascia spazio al pezzo cantato “Clouds Collide” e alla più prog/folk metal “Blue Curaçao”. Insomma la varietà non manca in questo lavoro ben suonato e registrato, che continua con la soffice ballata “The Usual Drink” e ci accompagna fino alla fine con la presenza di due bonus track.

“And the stars above” è un lavoro da ascoltare con calma, un lungo viaggio strumentale ricco di tante sonorità diverse. Di metal c'è ben poco, ma se cercate della musica ricercata potete contare sugli Armonite!

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