A+ A A-

Opinione scritta da Federico Orano

1208 risultati - visualizzati 1 - 10 « 1 2 3 4 5 6 ... 7 121 »
 
releases
 
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Federico Orano    22 Giugno, 2018
Ultimo aggiornamento: 22 Giugno, 2018
#1 recensione  -  

Solo due brani in questo ep che ci manda la Inverse Records dei finlandesi Lost Division, giovane band dedita ad un hard rock dal sound moderno, con la voce femminile della singer Teija Lämpsä.

Sempre difficile valutare una band da così pochi brani, ma pare proprio che questi ragazzi nordici ci sappiano fare. Un mood alternativo e malinconico appare attraverso le note della riuscita title-track “Wish You Were Dead”, brano dal buon tiro, accompagnato da un bel solo di chitarra centrale. Il gruppo pare davvero capace in questo mix tra Evanescence ed Alter Bridge e anche il secondo brano, “In Memoriam”, ha un bell'impatto sonoro, anche grazie ad una produzione già molto professionale.

Segnatevi il nome Lost Division, se siete amanti di queste sonortià, perchè qui i presupposti sono buoni!

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Federico Orano    22 Giugno, 2018
Ultimo aggiornamento: 22 Giugno, 2018
#1 recensione  -  

I Millennial Reign tornano sul mercato dopo il discreto “ Carry The Fire” uscito nel 2015. La proposta della band americana è un power metal dalle tinte progressive ed un tocco neoclassico e potrebbe ricordare un mix tra i primi Kamelot e i Queensryche, con un tocco epico alla Crimson Glory.

La 10 tracce che compongono il nuovo “Great Divide” sono articolate e alternano alcuni momenti veloci ad altri più controllati, dove la band mostra ottimo gusto e riesce a creare interessanti atmosfere. Ed è un peccato che la tracklist sia un vorticoso sali e scendi tra pezzi mediocri e belle hits, perchè le potenzialità della band sono ben visibili ma, a tratti, pare perdersi. Dopo l'intro iniziale “The Genesis”, parte “Break The Tide” pezzo che pare affannare in seconda, senza riuscire a scalare le marce alte. Già meglio con la successiva “More Than Scars”, con tappeti di tastiere ad accompagnare i riff di chitarra di Dave Harvey che ci regala anche un bel solo. Si inizia a spingere sull'acceleratore con la powerozza “Imagine”, mentre la notevole “In Your Silence” mostra il lato migliore della band con un arpeggio che accompagna delle sonorità power/prog che gli amanti di Crimson Glory e Fates Warning apprezzeranno di certo. Di nuovo molto bene con l'altra hit del disco, la veloce “The Day The Sun Stood Still” e si va verso il finale con l'intenso prog metal di “Behind The Time” e le meno convincenti “Wounds In Hand” e “The Great Divide”.

Power metal melodico e raffinato, i Millennial Reign mostrano di saperci fare... basterebbe solamente qualcosina in più.....

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
2.0
Opinione inserita da Federico Orano    22 Giugno, 2018
Ultimo aggiornamento: 22 Giugno, 2018
#1 recensione  -  

Uno dei dischi più particolari che mi sia mai capitato di ascoltare (già dall'artwork). Andrew Dona, di chiare origini italiane, arriva dall'Ontario, Canada e pubblica questo disco autoprodotto con sonorità cinematografiche in un mix tra hard rock e power metal, con un mood molto malinconico. Il progetto si chiama Buck Tow Truck ed il disco ha il titolo "Death Wields A Six String".

La prima cosa che desta subito qualche preoccupazione è la produzione. I brani mancano totalmente di mordente e anche quei momenti un po' più tirati, dove si dovrebbe sentire emergere la chitarra, qui il suono rimane troppo soft. E' come se ad un brano degli Hammerfall togliamo completamente la potenza delle chitarre ed il risultato è che sembra di avere tra le mani un brano pop, dalle sonorità power. Detto questo, anche il resto non è che impressioni. Il buon Andrew si occupa di tutto, ma la sua prova vocale lascia un po' a desiderare. E del songwriting che dire? Fin troppo elaborato, ci sono troppi momenti lenti, dove non succede nulla. Certo che ogni tanto troviamo delle belle aperture, magari con bei solos o riff, ma troppo poco per impressionare.

Qui di strada ce n'è da fare parecchia; per ora questo progetto Buck Tow Truck è decisamente sotto la sufficienza.

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Federico Orano    20 Giugno, 2018
Ultimo aggiornamento: 21 Giugno, 2018
#1 recensione  -  

Forse non l'uscita più attesa nel mese di Giugno tra quelle della Frontiers Records (che pubblica Refuge, Sunstorm...), ma una release che sorprende in positivo proprio, merito di Amanda e dei suoi Trillium.

Niente di sorprendente certo, il sound di “Tectonic” si muove su sonorità symphonic/melodic metal con un tocco hard rock e alcune sonorità moderne. Ma i pezzi funzionano e, se questo sound fa per voi, avrete tre quarti d'ora a disposizione di buona musica. La bionda cantante americana Amanda Somerville è salita alla ribalta grazie a diverse collaborazioni, tra cui Avantasia, ma in realtà porta avanti da qualche anno anche questo progetto dove si occupa delle voci, ma anche del songwriting e, insieme a lei, troviamo il marito chitarrista e produttore Sander Gommans. Insomma un lavoro fatto in casa si potrebbe dire, ma sono spesso quelli che funzionano meglio, come gli gnocchi fatti dalla nonna! Il disco non ammette momenti sottotono e si esalta con pezzi come “Fatal Mistake”, la potente “Cliché Freak Show”, l'epica “Stand Up” e la mega ballatona orchestrale “Eternal Spring”, con una produzione esaltante ed una super prestazione per la singer americana.

Un lavoro magistrale per gli amanti del symphonic metal con voce femminile. I Trillium di Amanda battono un colpo forte in una scena spesso caratterizzata da releases fin troppo scontate.

Trovi utile questa opinione? 
10
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Federico Orano    18 Giugno, 2018
#1 recensione  -  

Insomma finalmente i Refuge vedono la luce! Avevamo testato la “nuova” band di Peavy, che ritorna al passato con i vecchi compagni Manni Schmidt e Christos Efthimiadis, in sede live e le impressioni furono ottime. D'altronde con questa formazione a tre i Rage hanno pubblicato ben 5 dischi in passato tra cui autentici capolavori come “The missing link”, e “Trapped”.

Questo “Solitary Man” già dal titolo dovrebbe riportarci a quei tempi, in realtà mi sarei aspettato un sound più aggressivo per gli undici brani che compono il disco. La realtà è che Peavy, responsabile di quasi tutto il songwriting, non ha cambiato molto le carte in tavola rispetto ai Rage più recenti. Se quindi le attese erano rivolte ad un sound più 80s (anche per quanto riguarda l'aspetto della produzione) dobbiamo “accontentarci” dei soliti Rage ma con l'energia di un terzetto carico e ritrovato e alcuni brani davvero riusciti come “The Man In The Ivory Tower” e “From The Ashes”, anche se c'è sempre il rischio di trovare qualche melodia già sentita qua e là.

Sarà che le aspettative erano elevate ma mi sarei aspettato qualcosa in più da questo ritorno di Peavy, Manny e Chris. Un disco che ha tutto in regola per piacere ai fans del gruppo teutonico ma che a mio avviso osa troppo poco e che sarebbe potuto uscire benissimo anche con il monicker Rage.

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Federico Orano    13 Giugno, 2018
#1 recensione  -  

Heavy metals sfrontato per i Crystal Tears, band che si divide tra Grecia, Danimarca e Ungheria, che da alle stampe il quarto disco in studio con questo “Decadence Deluxe”.

Avete presente quei dischi dove tutto è al posto giusto ma dove alla fine manca qualcosina? Ecco “Decadence Deluxe” si potrebbe riassumere così perchè si tratta di un lavoro senza dubbio solido ma a cui manca quel guizzo vincente per fare la differenza. La band alterna brani più aggressivi come l'opener “Evil Vs. Evil” e “ Chaos Thy Name” a brani più melodici come “Blinded” dove salta fuori un tocco epico alla Powerwolf. E' comunque la prima parte del disco a dare il meglio mentre nella seconda metà bisogna registrare un leggero calo. Da segnalare la presenza di ben 3 cover tra cui spicca “ Heart Of A Lion” dei Judas Priest

“Decadence Deluxe” è un altro disco valido per i Crystal Tears che rimangono però ancora distanti dalla consacrazione.

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Federico Orano    13 Giugno, 2018
Ultimo aggiornamento: 13 Giugno, 2018
#1 recensione  -  

Tredicesimo album per i TNT band storica della scena hard&heavy, grazie a dischi ormai rimasti nella storia come “Tell No Tales” e attivi dal 1982.

La line-up è cambiata nel tempo così come la qualità delle uscite ma questo nuovo “XIII” mostra positivi segnali di vita per la band norvegese. Se da una parte la costanza della tracklist lascia un po' a desiderare e la produzione risulta un po' impastata, c'è da dire che il disco si esalta con alcuni brani di spessore come la favolosa “Where You Belong” e la mega ballatona finale “Sunshine”. Il nuovo siinger Baol Bardot Bulsara a volte esagera con qualche acuto prolungato ma si dimostra molto versatile ed espressivo. E' nei momenti più melodici che la band sembra riuscire a dare il meglio, come nel rockettino anni 70 di “Catch A Wave”, ma tutto il lavoro suona sfrontato e irriverente. Insomma in questo “XIII” i TNT si dimostrano audaci dando un tocco moderno ai brani ma rimanendo ben ancorati agli 80s come nella riuscita “Get Ready For Some Hard Rock” che sintetizza al meglio quanto detto.

Si poteva fare di meglio ma accontentiamoci e gustiamoci una manciata di ottimi brani contenuti in questo “XIII”.

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
2.5
Opinione inserita da Federico Orano    12 Giugno, 2018
Ultimo aggiornamento: 16 Giugno, 2018
#1 recensione  -  

Sonorità cupe, ritmi lenti e gotici per i Blue Dawn, band italiana con già due dischi alle spalle. Questo “Edge of chaos” si muove tra doom, progressive e gothic, alternando la voce femminile di Monica a quella maschile di Enrico.

Atmosfere dark e sinistre accompagnano tutto il disco, un lavoro magari non perfetto nella produzione, con qualche suono leggermente impastato, ma con un songwrting originale e interessante. Con l'utilizzo delle tastiere e di chitarre pesanti, la strumentale “Serpent's tongue” sarebbe una perfetta colonna sonora per un film horror, mentre l'opener “The presence” mostra il lato più alternative della band. L'intensa “Dancing on the edge of chaos” colpisce anche grazie ad un bel solo centrale di chitarra, mentre la parte finale del disco diventa fin troppo malinconica, con linee vocali gotiche e moderne che ricordano qualcosa di Rammstein e Tiamat.

Un lavoro complesso da ascoltare molte volte, ricco di molte sfacettature. Non tutto funziona al meglio, anzi, ma bisogna dare credito ai Blue Dawn, band audace che lascia da parte la banalità.

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Federico Orano    12 Giugno, 2018
#1 recensione  -  

Che classe che sta dietro il monicker L'albero del veleno. Siamo in Toscana dove 5 musicisti danno vita ad un sound strumentale che deve molto al prog rock, al gothic, alle colonne sonore di Ennio Morricone, il tutto con una marcata tinta dark.

Ed è dal bellissimo digipack, impreziosito da un bel booklet artistico, che subito ci si immerge nelle atmosfere magiche e pensanti composte da L'albero del veleno, band nata nel 2010 con la passione per le colonne sonore dei film horror e thriller degli anni 60, 70 e 80. Tastiere, pianoforte, flauto e orchestrazioni danno vita a questo bel disco diviso in due atti che vanno ascoltati dall'inizio alla fine senza pausa ma lasciandosi trasportare dalla musica, magari ad occhi chiusi.

Un disco non per tutti, certo, e nemmeno un disco sound a queste calde giornate estive. Ma se avete bisogno di una colonna sonora intensa e malinconica allora „Tale of a dark fate“ fa per voi!

Trovi utile questa opinione? 
10
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
2.5
Opinione inserita da Federico Orano    12 Giugno, 2018
#1 recensione  -  

Carmelo Caltagirone è un chitarrista e polistrumentista che fa delle sei corde la sua grande passione e che ora pubblica questo “F*ck*d Alien”.

Partiamo subito da cosa non va in questo lavoro; senza dubbio il fatto che il disco è infinito e 21 tracce sono davvero troppe soprattutto se si tratta di un lavoro completamente strumentale dove spesso si rischia di perdere la bussola. Il buon Carmelo mostra diverse influenze nel proprio sound dall'hard rock fino al metal alternando riff di stampo classico ad altri dal tocco moderno. E poi ci sono tanti solos come è giusto che sia, vedi nel brano “Macigno”. Certo che manca un po' di frizzantezza in questi brani e alle orecchie di chi non vive di tecnica è normale che dopo qualche brano possa calare la noia più completa.

Insomma sulla tecnica di Carmelo non si discute ma catturare l'attenzione quando si tratta di brani strumentali non è affatto facile ed è qui che c'è ampio margine di miglioramento per questo muscista.

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
1208 risultati - visualizzati 1 - 10 « 1 2 3 4 5 6 ... 7 121 »
Powered by JReviews

releases

Piacevole power metal con gli slovacchi Eufory
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Finchè Mortiis non ci separi!
Valutazione Autore
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Gli A Tear Beyond realizzano ancora un gran disco
Valutazione Autore
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Ep di soli due brani per i promettenti Lost Division
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Gli Árstíðir ed un lavoro dalla meravigliosa potenza evocativa
Valutazione Autore
 
5.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

Autoproduzioni

Buck Tow Truck, non benissimo come inizio!
Valutazione Autore
 
2.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Dissonante, straniante ed "esotica" la proposta dei Dischordia
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Gli Immortal Sÿnn hanno bisogno di scegliere una strada da percorrere
Valutazione Autore
 
2.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Rites Of Sedition, mai giudicare un libro dalla copertina..
Valutazione Autore
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Un lavoro strumentale fin troppo prolisso per Carmelo Caltagirone
Valutazione Autore
 
2.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

partners

No tabs to display

allaroundmetal all rights reserved. - grafica e design by Andrea Dolzan

Login

Sign In

User Registration
or Annulla