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Opinione scritta da Federico Orano

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Opinione inserita da Federico Orano    21 Aprile, 2018
Ultimo aggiornamento: 21 Aprile, 2018
#1 recensione  -  

Porcaccia la miseria questi Ad Eternum sono delle vere bestie del power/heavy metal. Devo dire che il nome non mi ispirava molto ed in effetti continua a convincermi ben poco, ma la musica di questa band spagnola è davvero coinvolgente ed intrigante.

Si tratta di un heavy metal potente e melodico, con un tocco epic/power, che getta le proprie basi prendendo spunto da Judas Priest, Saxon e Saratoga. La band nasce nel 2015 con alla chitarre una coppia storica del metal spagnolo; Txutxi e Sergio infatti provengono dai Dalia, band degli anni '80, mentre la sessione ritmica trova Bobby e Juanjo, ex componenti degli Acto Final. Il microfono viene impugnato da Patxa, altra vecchia conoscenza del metal iberico con i suoi trascorsi negli Adgar e nei Valhalla. Insomma già dalla partenza con “Caballero Inmortal” gli Ad Eternum mettono in chiaro le cose: riffoni power/heavy, potenza e melodie facili da prendere, ma dannatamente riuscite. Non ci si può certo distrarre un attimo perchè si susseguono uno ad uno brani di alto livello, come il bel midtempo “Guardián Entre Las Sombras” o la spedita “Sin destino”, prima di arrivare ad un'altra hit di questo lavoro, ovvero “Héroe” con un mega riff a gettare le basi di un pezzo iper melodico ed epico in un refrain mozzafiato. Ma è tutta la tracklist a tenerci incollati alle cuffie come la title track, supportata da riff incisivi e con un refrain davvero riuscito. Infine tocca al gioiellino che chiude il disco, ovvero “Sigo Aquí” pezzo che Primal Fear, Saratoga e Dragonfly firmerebbero carte false per scrivere.

Innovazione zero, ma concretezza e dedizione a vagonate e a noi gli Ad Eternum piacciono così!

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Opinione inserita da Federico Orano    20 Aprile, 2018
#1 recensione  -  

E' una bella sorpresa quella che mi arriva per le mani con questo “The end of faith” dei Bloodhunter, band spagnola attiva dal 2008 e che solo nel 2017 rilascia questo suo secondo disco.
Negli ultimi anni le voci femminili si sono bene affermate nella scena Heavy metal, dal gothic al metal estremo come i ben conosciuti Arch Enemy di Angela Gossow e devo ammettere che in molti casi queste band non hanno nulla da invidiare alle voci maschili, anzi, spesso si trova anche di meglio come in questi caso con la frontgirl Diva Satanica capace di eseguire molto bene la tecnica vocale del growl e scream.

“The end of faith” si presenta con un'intro davvero molto bella e melodica così come la title track che mi ha ricordato oltre agli Arch Enemy, anche gli Amon Amarth per la melodia della chitarra. Se l'impressione iniziale è quella di trovarsi davanti ad un bel death metal melodico di scuola scandinava, gli spagnoli ci sorprendono con una carica di death metal old school nei brani successivi che ci riportano ai Carcass. Insomma questo “The end of faith” è un lavoro veloce, violento e brutale ma con spruzzate di melodie, merito del talentuoso chitarrista Fenris.
Interessante anche l’idea di inserire tra i brani un pezzo strumentale, “Death rebirth”, che va a quietare le acque dopo un violento nubifragio, ma dura poco perché la successiva “The Queen Beast” è una mazzata sui denti con blast-beats violenti e diretti alternati anche a riff melodici presenti nel ritornello. La successiva “All these souls shall serve forever” mi ricorda tanto un pezzo di brutal death alla Suffocation ancora una volta violento e brutale anche nella voce ma poi il ritornello si dimostra bello ritmato e melodico ritornando quindi ai carissimi Arch Enemy così come in “Possessed by myself”, pezzo direzionato verso sonorità più Heavy che death con un pizzico di melodia e sicuramente riuscito. L’album si conclude con un’inaspettata cover dei Death “Crystal Mountain” in versione più brutale e più piena nei suoni rispetto l’originale ma comunque ben fatta davvero.

Nel complesso questo disco non farà sobbalzare l’ascoltatore per innovazione e originalità ed al primo impatto mi è sembrato monotono ed indigesto, ma sicuramente per gli amanti del death metal dopo diversi ascolti si dimostrerà un album ben suonato e prodotto e certamente da tenere in considerazione. Ci aspettiamo in futuro qualcosa di più dagli spagnoli Bloodhunter perché qualità e tecnica non mancano affatto!

Nickfilth

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Opinione inserita da Federico Orano    20 Aprile, 2018
Ultimo aggiornamento: 21 Aprile, 2018
#1 recensione  -  

E' un hard rock gotico con influenze progressive quello che ci presentano i Thelema, band italiana al proprio debutto con questo omonimo disco autoprodotto.

Otto brani che partono dall'acustica “Season of love”, con la voce di Beatrice a disegnare melodie intense e originali con tanto sentimento, accompagnata dalle chitarre del leader Simone Canepa. Un disco versatile con un tocco progressivo ed un mood malinconico che accompagna tutta la tracklist. Una tracklist che, dopo una partenza niente male, mostra alcuni alti e molti bassi; sono soprattutto le melodie vocali a non convincere molto ed, una volta arrivati alla fine del disco, è difficile rimanere colpiti da qualche passaggio, tranne rari casi. Si alternano quindi momenti più deboli come “The Crow”, pezzo un po' anonimo nelle linee melodiche, per passare alla più riuscita “Lethal assault” dal riff potente ed un buon refrain. Si arriva ai momenti riflessivi di “Eirenomis”, per poi tornare al rock di “It's only rock”, ma la band pare riuscire maggiormente nei pezzi più ricercati, come “Claire” dove anche la voce di Beatrice pare funzionare meglio.

I Thelema aprono le danze con questo esordio che non possiamo definire riuscito in pieno, nonostante qualche buono spunto. La band sta già lavorando ad un nuovo album, ma dovrà sistemare alcune cosine rendendo i pezzi molto più assimilabili e fruibili, se vorrà fare un netto passo avanti.

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Opinione inserita da Federico Orano    20 Aprile, 2018
Ultimo aggiornamento: 21 Aprile, 2018
#1 recensione  -  

Uno degli album più attesi di questo inizio 2018 per gli amanti del metal melodico. Stiamo parlando del ritorno sulle scene dei Temperance di Marco Pastorino che, dopo tre dischi ed un live dvd, hanno deciso di voltare pagina ed ora, con una rinnovata formazione che vede l'ingresso delle due voci Alessia e Michele (Overtures, Kaledon), il gruppo è pronto per un nuovo step della propria carriera.

“Of Jupiter And Moons” segue il buonissimo “The Earth Embraces Us All” del 2016, album che aveva mostrato una forte crescita della band sotto ogni punto di vista, distaccandosi definitivamente dall'etichetta di “nuovi Amaranthe” o cose del genere. Mixato e masterizzato agli Hansen Studios, con l'artwork ad opera di Yann Souetre (Ayreon)... insomma capite che i Temperance puntano davvero in alto per regalare ai propri fans un prodotto di primissimo livello. Ed anche dal punto di vista musicale, ovvero ciò che più conta, la band sembra aver trovato la formula giusta con brani iper catchy ma, allo stesso tempo, tutt'altro che scontati, con struttura ed arrangiamenti mai banali, riff potenti, tappeti di tastiera, inserti elettronici e ritornelli da cantare a squarciagola con le tre voci (sì c'è anche il buon Marco che prende mano al microfono) che ben si alternano. Insomma la musica dei Temperance è tutto questo e l'inserimento di Michele ed Alessia è “solamente” una marcia in più (che anche dal vivo son sicuro renderà i propri frutti). Se l'apertura è affidata a “The Last Hope In A World Of Hopes”, il pezzo che meno mi ha colpito di tutta la tracklist, la title track è una super hit da far innamorare ogni fan di Nightwish e company (soprattutto dell'Anette-era). Ma i brani di livello non mancano di certo in questo lavoro, ad iniziare da “Broken Promises” che parte con un bel riff potente prima di esplodere in un refrain che vi ritroverete a cantare sotto la doccia. In “Alive Again” la voce di Michele ed un mood più malinconico ci ricordano vagamente qualche passaggio della sua super main band Overtures, mentre convincono alla grande la più ariosa “We Are Free” con un bellissimo break centrale ed in chiusura la splendida power metal song “Daruma's Eyes (Part 1)”, epica, sinfonica e trascinante con un tocco power prog, per quella che, a parer mio, è la vera hit del disco e forse il miglior pezzo nella discografia della band.

I Temperance si confermano band di assoluto livello nel campo del melodic symphonic metal e il lungo tour che stanno per iniziare, e che li porterà in giro per l'Europa per moltissime date, sarà da non perdere!

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Opinione inserita da Federico Orano    18 Aprile, 2018
Ultimo aggiornamento: 18 Aprile, 2018
#1 recensione  -  

I Rhino Proof arrivano dalla Finlandia per regalarci una decina di songs dedite ad un hard rock che più classico non si può.

Si respira aria di 70's in questo lavoro, con l'hammond sempre presente ad accompagnare i riff di chiara matrice rock della coppia Rane-Marko e la buona ugola di Jukka Nummi. I Rhino Proof sono preparati tecnicamente (bellissimo il solo di “Heartland”, tanto per citarne uno), ma i loro pezzi sono caldi nelle melodie, vari e conquistano come succede con “Lucky Me”, o la spedita “Devils Playground”, per poi avvicinarci alla fine, incontrando lo splendido esempio di hard rock che risponde al nome di “More and More” con echi di Uriah Heep e Deep Purple.

Brani che creano un ottimo feeling con l'ascoltatre, un hard rock maturo, ben composto e suonato. Che bel debutto questo omonimo disco targato Rhino Proof!

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Opinione inserita da Federico Orano    17 Aprile, 2018
Ultimo aggiornamento: 17 Aprile, 2018
#1 recensione  -  

Arrivano da Amburgo gli Empiresfall, band che punta su sonorità potenti in un bell'incontro tra heavy e thrash metal, di scuola teutonica e piuttosto tecnico.

E l'attacco di “Betrayers” mostra subito l'attitudine di questi ragazzi, con un brano in your face di scuola thrash tedesca, con la voce roca e diretta di Franky Chigetti che si sposa alla grande con queste sonorità. Certo, nulla di nuovo all'orizzonte, anzi gli Empiresfall lasciano l'originalità chiusa nel cassetto, ma ogni tanto qualche bel riff più classico merita gli applausi, come nella parte centrale di “In Decay” che si dimostra, soprattutto dal punto di vista strumentale, un gran bel pezzo, o con i ritmi furiosi di “Bloodshed And Chaos“. La breve tracklist composta da intro più 7 brani, corre così via veloce nel nome del thrash metal!

Gli amanti di queste sonorità non potranno non apprezzare il lavoro di questi 4 musicisti. Tutti a scuola di thrash con gli Empiresfall!

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Opinione inserita da Federico Orano    17 Aprile, 2018
Ultimo aggiornamento: 17 Aprile, 2018
#1 recensione  -  

Dopo anni di silenzio tornano i St. Elmos Fire, cult band caiforniana che negli anni '80 aveva dato alle stampe alcuni lavori interessanti, tra l'altro anche ristampati di recente.

Il sound di “Evil Never Sleeps” deve molto al metal classico, con un tocco melodico e qualche momento di scuola thrash che può ricordare i Metallica come approccio, forse anche per l'impostazione vocale del singer Kevin Brady. I ritmi sono spesso sostenuti e i pezzi hanno subito un forte impatto, come “Rise” e “Lord of thunder”, anche se la lunghissima tracklist risulta fin troppo lineare, con poche variazioni sul tema, e anche dal punto di vista delle linee vocali si poteva provare qualcosa in più.

Gli Dei del metallo non si inginocchieranno di certo di fronte a questo “Evil Never Sleeps”, un disco non imperdibile per i St. Elmos Fire.

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Opinione inserita da Federico Orano    13 Aprile, 2018
Ultimo aggiornamento: 13 Aprile, 2018
#1 recensione  -  

E' un piacere ritrovare Lisy Stefanoni in questa nuova veste, insieme ad altri musicisti giù navigati della scena italiana, per coprire quel piccolo grande vuoto lasciato dalla scomparsa degli Evenoire, band che si era fatta riconoscere con due bellissimi lavori di metal melodico e ricercato con sonorità folk.

Questi Shadygrove, che debuttano appunto con “In The Heart Of Scarlet Wood” , puntano su pezzi completamente acustici, dove la componente folk è molto presente grazie al violino di Fabio "Lethien" Polo (Elvenking). Ne esce un lavoro intenso, nel quale appunto si incontrano musica popolare, celtica e folk per un viaggio attraverso la natura da intraprendere ad occhi chiusi, lasciandosi guidare dalle note dell'iniziale “Scarlet Wood” o dalla bellissima “Eve of love”, che può ricordare senza dubbio i Blackmore's Night, ma anche qualcosa del bellissimo progetto “The Gentle Storm” di Arjen Lucassen (Ayreon) ed Anneke (se ve lo siete perso, andatevelo a recuperare!). E l'approccio vocale di Lisy molto deve alla storica singer olandese ex-The Gathering e si adatta alla perfezione a questi brani. La parola d'ordine è “lasciarsi trasportare”; sì, perchè ascoltando la musica dei Shadygrove vi sembrerà di stare in mezzo ad una foresta incantata, ballando attorno ad un fuoco acceso con le note di “My Silver Seal” e “This Is The Night”, aspettando il sorgere del sole.

Dal bellissimo artwork fino alle calde melodie che troverete premendo il tasto play, verrete catapultati nel bellissimo mondo dei Shadygrove. Benvenuti ragazzi!

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3.5
Opinione inserita da Federico Orano    11 Aprile, 2018
Ultimo aggiornamento: 11 Aprile, 2018
#1 recensione  -  

Gli Innfight arrivano dalla Germania e puntano su un sound moderno, tra metal e hard rock con un tocco alternativo e tanta potenza.

Dopo il debutto del 2014 “Boulevard Of Pain” (che avevamo bocciato prepotentemente) e qualche cambio di line-up negli anni successivi, si arriva al nuovo “Black Dog”, un lavoro accompagnato da un mood oscuro (come potete immaginare dall'artwork), con brani potenti e dal tocco moderno, che segna un netto passo avanti rispetto all'esordio. Il singer Frank Widderson cambia spesso registro alternando momenti melodici ad altri aggressivi o altre volte moderni. Insomma qualche rimando a band come Alter Bridge e Stone Sour è presente, ma gli Innfight suonano più metal rispetto a questi nomi. Se prendiamo un pezzo come “Located By No One“, troviamo una partenza cupa e potente, prima di esplodere in un ritornello iper melodico. E così la tracklist alterna momenti cupi, come “The Cross”, ad altri più melodici, come la title track dove bisogna sottolineare l'ottimo lavoro di Eugen Leonhardt con bellissimi solos di chitarra.

Gli Innfight non inventano nulla, ma quello che si son prefissati di fare lo fanno bene, c'è poco da dire. Se amate queste sonorità heavy/rock moderne, potreste apprezzare la proposta del quintetto tedesco!

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Opinione inserita da Federico Orano    10 Aprile, 2018
Ultimo aggiornamento: 11 Aprile, 2018
#1 recensione  -  

3
2
1
GO!

Metalcore con tastierone futuristiche che ci portano nello spazio? Yes, con i We Have The Moon, band che arriva dalla nostra penisola, più precisamente Bologna, e che va ad arricchire il roster sempre più eterogeneo della Rockshots Records.

Insomma, la potenza del metalcore, unita a tastiere dance anni '80 ed il risultato è interessante, basti ascoltare l'opener e title-track “Till the Morning Comes”, dove subito notiamo tutti gli elementi del sound targato WHTM. 11 songs sparate una dietro l'altra senza pause, per un totale di poco più di 30 minuti di durata. Non mancano i classici urli aggressivi di chiaro stampo hardcore, ma neanche i ritornelloni pop/zuccherosi a cui ci ha abituati il genere negli anni, come dimostra “Killer Party”. L'happy “The Score 0-3” farà saltare il pubblico con tastierone allegre durante i live shows, mentre “A Ghost Friend of Mine” chiude il lavoro con qualche cambio di atmosfera ed un'esplosione sonora durante il ritornello.

Alla larga i puristi! Ma se siete open mind, allora questo è un disco divertente che merita almeno un ascolto, poi starà a voi decidere se i We Have The Moon faranno per voi!

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