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Opinione scritta da Federico Orano

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Opinione inserita da Federico Orano    12 Febbraio, 2019
#1 recensione  -  

Mancanza di thrash metal incazzato? Arrivano in vostro aiuto i Ravager!

La band tedesca non bada a fronzoli e ci mette rabbia e cazzutaggine in questi nove brani per quaranta minuti di purissimo thrash metal martellante costruito su riff spaccaossa e sull'ugola aggressiva del singer Philip Herbst. Tra solos di chitarra sparati ai mille all'ora e una sessione ritmica che spinge come se non ci fosse un domani, l'attitudine dei nostri è davvero esemplare e pezzi come “Thrashletics (Out Of Hell)” e “Society Of Blunted State” sono l'esempio perfetto del sound targato Ravager. L'ugola naturalmente incazzata di Philip Herbst fa tutto il resto. Ascoltare la partenza di “Dysphoria” è d'obbligo mentre la band si permette di inserire addirittura un pezzo di quasi nove minuti come “Pit Stop … Don’t Stop In The Pit!”.

I Ravager sono l'esempio di come la giusta dedizione possa portare a buoni risultati. E' evidente che il quintetto tedesco non spicca in originalità ma la loro voglia di spaccare, nel vero senso della parola, è ben riconoscibile in questo disco incazzatissimo che risponde al nome di “Thrashletics”.

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3.0
Opinione inserita da Federico Orano    12 Febbraio, 2019
#1 recensione  -  

“Unstoppable “ del 2015 fu una gran bella sorpresa nel panorama heavy metal classico. Ora i catanesi Steel Raiser tornano in pista e lo fanno con il nuovo “Acciaio”.

Cosa aspettarsi? La solita dose di metallo classico e fumante di chiaro stampo 80's con influenze di Accept e Judas Priest su tutti. Stavolta la band punta su ritmi più spediti e la voce di Alfonso diventa più ruvida ricordando a tratti il buon Udo. Basta ascoltare pezzi aggressivi come “Genghis Khan” per capire come il nuovo lavoro di casa Steel Raiser sia più cazzuto rispetto al precedente. Le tiratissime “Demon Angel”, “Highway Eagle”, “Spirits of Vengeance” e “Night of the Duster” dominano la tracklist che presenta solamente qualche momento più roccioso e melodico con “Heavy Metal Hero” e la ballatona “Wherever”. La dedizione è ancora evidente ma questo “Acciaio”, pur restando un buon prodotto per ogni seguace del metallo più puro, pare leggermente meno ispirato del suo predecessore, vuoi per il songwriting, vuoi per una prova al microfono non sempre ineccepibile.

Un disco che trasuda passione fin dalle prime note ma onestamente mi sarei aspettato qualcosa in più.

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3.5
Opinione inserita da Federico Orano    11 Febbraio, 2019
Ultimo aggiornamento: 12 Febbraio, 2019
#1 recensione  -  

Nati nel 2016, anno di pubblicazione del debutto "Behind the Masquerade", i Ruxt non si sono mai rilassati un attimo visto che già l'anno successivo è stato buono per dare alle stampe il seguito a nome "Running out of time". Ora è giunto il momento del terzo lavoro nella carriera della band con undici nuovi brani che vanno a comporre questo "Back to the origins".

Con una formazione che comprende alcuni nomi noti nella scena come il vocalist Matt Bernardi (ex-Purplesnake) ed il bassista Steve Vawamas (Athlantis, Mastercastle, Odyssea, Bellathrix), è dall'unione dell'hard rock più classico con qualche influenza metal e stoner che si ottiene il sound targato Ruxt. Un sound ruvido e graffiante, ma anche fortemente catchy e melodico che va a braccetto con la voce di Matt, bravo interprete che ricorda fortemente il grande Jorn in qualche passaggio (ascoltare “Come back to life” per credere). Echi di Whitesnake, Gotthard e Dio vengono fuori fin dalle prime note, ma il sound dei Ruxt è abbastanza personale, per quanto sia possibile in questo genere. Il mid tempo dal forte impatto melodico “Train of life”, la più spedita “All you got”, la ballatona “Another day with your soul”, la ruvida “Here and now” sono tutti brani che mostrano le diverse facce del sound targato Ruxt, capaci di trovare il giusto equilibrio tra potenza e melodia.

Fa sempre piacere incontrare dischi interessanti uscire dalla scena italiana e questo "Back to the origins" sembra avere tutte le carte in regola per soddisfare il palato di ogni rocker che si rispetti. Niente male Ruxt!

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Opinione inserita da Federico Orano    10 Febbraio, 2019
#1 recensione  -  

Funky, hard rock e tante altre influenze nella proposta sonora dei Mood Groove, band formata dal duo Ed Balldinger e JK Northrup che completano la line-up con alcune conoscenze come Larry Hart al basso (Gypsy Soul, Montrose, King Kobra, Shortino-Northrup) e Glenn Hicks alla batteria (Gypsy Soul, Shortino-Northrup).

Questo album omonimo mostra come si possa suonare hard rock in maniera stravagante con dieci brani vari e ricchi di elementi diversi. Il funky rock di “Funk Soul Sister” lascia spazio alle sonorità soul di “Moon Calling Sun”. Si passa al blues di “ I Just Wanna Sit Down” per arrivare al sound psichedelico di “ We Are the Mushroom Men”.

Insomma lo avrete capito, il rock sperimentale (così lo potremmo definire) contenuto in questo esordio targato Mood Groove non è certo da tutti e necessita molti ascolti. Dateci un ascolto!

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4.0
Opinione inserita da Federico Orano    04 Febbraio, 2019
Ultimo aggiornamento: 04 Febbraio, 2019
#1 recensione  -  

Qualcuno potrebbe ricordarsi degli svedesi Hollow per un paio di pubblicazioni verso la fine degli anni Novanta. Ora la band si rifà viva con questo “Between Eternities of Darkness”, dopo ben vent'anni da “Architects of The Mind”, secondo disco della band, che venne pubblicato dalla Nuclear Blast nel 1999.

Il leader Andreas Stoltz (Binary Creed) ha composto dieci brani di heavy metal dalle tinte progressive molto marcate, per un sound tutt'altro che facile da ascoltare. Sonorità potenti e ricercate con brani dalla durata non eccessiva (solamente 45 minuti di durata totale per questo lavoro), ma parti strumentali e linee vocali ostiche che necessitano di alcuni ascolti per essere apprezzate. La voce particolare di Andreas Stoltz caratterizza molto i pezzi che compongono questo full lenght e che molto devono alla scuola americana di bands come Queensryche e Fates Warning. Atmosfere dark e malinconiche circondano i brani a partire da “Travel Far”, opener del disco. L'epica “Fate of the Jester” lascia spazio a “Down”, capace di unire sapientemente melodie e potenza, mentre l'arpeggio che accompagna “Calling” fino ad un bel refrain, ci porta su territori alla Heir Apparent.

Se amate queste sonorità e le bands elencate sopra, dovreste dare una chance agli Hollow, che sono tornati in vita per lasciare di nuovo il segno.

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3.0
Opinione inserita da Federico Orano    04 Febbraio, 2019
Ultimo aggiornamento: 04 Febbraio, 2019
#1 recensione  -  

Che i Within Temptation non siano più gli stessi, quelli di cui molti si erano innamorati follemente ai tempi del meraviglioso “Mother Earth” o dei successivi dischi, lo si era capito ormai in maniera definitiva con il precedente “Hydra”. Questo “Resist” non fa di certo marcia indietro anzi, continua sulla strada del melodic metal dalle sonorità moderne con dieci nuovi brani.

Canzoni di facile impatto accompagnate da arrangiamenti dal tocco elettronico e futuristico, sempre con atmosfere malinconiche e con la magica voce della favolosa Sharon den Adel. Il disco è godibile e ci sono dei refrain che facilmente rimangono stampati in testa, ma è chiaro che siamo ben distanti dai pezzi orchestrali di un tempo e la sensazione è che, dopo qualche ascolto, sia davvero facile stufarsi. Basterebbe ascoltare la ballata dark dalle tinte moderne “Firelight” (tra l'altro uno dei momenti migliori della tracklist) per rendersene conto. E' chiaro che qualche momento risulta accattivante, grazie a melodie vocali che prendono e per merito della voce celestiale di Sharon che saprebbe trasformare in oro anche le cose più inascoltabili. Certo che la piattezza di alcuni brani come l'opener “The Reckoning” o la commerciale “Mad World” è abbastanza preoccupante. Per fortuna songs come “Raise Your Banner” (con ospite Anders Fridén), seppur distanti dal passato, riescono a conquistare con un forte utilizzo di cori ed intriganti melodie, ma se prendiamo la ballatona “ Mercy Mirror”, che possiede un sound fin troppo pop e radiofonico, non può che sfigurare di brutto, se paragonata ai grandi lenti del passato firmati WT.

Un disco fin troppo moscio, pop e moderno, ma i Within Temptation hanno classe da vendere e riescono a restare a galla nonostante tutto. Voglio dire, poteva andare anche peggio, invece questo “Resist” è ascoltabile. Certo, consigliarne l'acquisto mi sembra troppo...

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2.5
Opinione inserita da Federico Orano    03 Febbraio, 2019
Ultimo aggiornamento: 03 Febbraio, 2019
#1 recensione  -  

Con tre album alle spalle, i polacchi Diabol Baruta sono pronti a riprendere le loro armi per tornare sul campo di battaglia.

Il nuovo “Crazy” è un lavoro pieno zeppo di metal folkeggiante e bellicoso. Rispetto alle solite bands dedite a sonorità folk, i Diabol Boruta hanno un sound potente e molto metallico e la voce roca ed aggressiva di Paweł "Rudy" Leniart che sembra più vicina a sonorità thrash. In effetti, già la partenza con la title track, mostra richiami che vanno fino ai Sepultura. Un tocco alla Korpiklaani avvolge invece la successiva “Zaklęcie”, con orchestrazioni oscure e riff stoppati. Il disco prosegue inserendo tanti, forse troppi elementi, per un impasto sonoro non facile da digerire e alquanto tossico per i metallers più classici, visto che dopo una manciata di pezzi la voglia di stoppare e di cambiare disco è davvero tanta.

Folk, viking, thrash, heavy.... un impasto difficile da digerire per i Diabol Baruta e l'indigestione è quasi assicurata.

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4.0
Opinione inserita da Federico Orano    03 Febbraio, 2019
Ultimo aggiornamento: 03 Febbraio, 2019
#1 recensione  -  

Nati nel 2015 e, dopo la pubblicazione di un ep nel 2016, ora i madrileni Frenzy sono pronti a presentare il loro full-lenght di debutto: “Blind Justice”.

Il gruppo spagnolo punta su un heavy rock davvero ben composto e ben suonato, dove non mancano ispirazione ed energia. Per quanto riguarda i testi, invece, si va a trattare il mondo legato a fumetti e film riguardanti i comics e quindi Daredevil, From Hell, The Killing Joke, Silver Surfer, X-Men etc. La partenza con la title track mostra il lato più power della band, che sceglie melodie di facile impatto e ritmi spediti per aprire il disco. Più di scuola heavy la successiva e potente “From Hell”. Il disco alterna così pezzi tiratissimi come “Velocity” e “Shred Or Die”, a brani più cadenzati come l'inno metallico “We Are The Future” alla Warlock o “Killing With A Smile”, di scuola Accept. Si distingue il cantato del dinamico singer americano Anthony Stephen, capace di modificare la sua voce in base a quanto richiesto da ogni brano. E così, complice anche una buona produzione ed un'ottima tecnica soprattutto per quanto riguarda le chitarre del duo Víctor Díaz - Luis Pinedo, il disco si fa molto interessante.

Un lavoro che non inventa nulla, ma che è tutto da ascoltare. L'adrenalina non manca affatto in “Blind Justice”, provare per credere!

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Opinione inserita da Federico Orano    01 Febbraio, 2019
Ultimo aggiornamento: 02 Febbraio, 2019
#1 recensione  -  

Ho sempre apprezzato i Saffire, sin dal loro debutto, quel “From Ashes to Fire” uscito nel 2013 e seguito dall'altrettanto interessante “For the Greater Good” due anni più tardi.

Insomma, son davvero contento di ritrovare la band svedese di nuovo in pista con questo “Where The Monsters Dwell”, stavolta edito dalla Perris Records. Il solito sound potente del gruppo nordico che unisce il metal melodico all'hard rock più classico con tanto di hammond. La band prende sicuramente spunto da Rainbow e Deep Purple, ma riesce a suonare attuale con una produzione moderna ed un tocco malinconico che pervade i brani. Un punto forte della band è senza dubbio la voce di Tobias Jansson che mette tanta energia con il suo timbro pieno e avvolgente. La tracklist alterna brani più veloci a mid tempo e ascoltare questi undici pezzi è davvero un piacere. Songs come “Hard To Keep, Hard To Find”, “Valley Of The Damned” e la title track possono conquistare già dai primi ascolti, così come il più classico hard rock sound di “Road To Paradise” . Arriva puntuale anche la ballata di turno ed è di classe con “Fortress”.

Altro pieno centro per i Saffire, una sicurezza in campo hard rock melodico e moderno. ”Where The Monsters Dwell” è un disco capace di soddisfare anche i palati più intransigenti.

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3.5
Opinione inserita da Federico Orano    01 Febbraio, 2019
Ultimo aggiornamento: 02 Febbraio, 2019
#1 recensione  -  

Passione heavy metal! Questo sarà molto probabilmente il motto dei Powergame per iniziare la giornata quando si svegliano la mattina.

Il loro “Masquerade” è un concentrato di metallo classico e NWOBHM senza contaminazioni e divagazioni. Formati nel 2012 dal leader Matthias Weiner, che si accupa anche di chitarra e voci, prendono il loro nome dall'omonima canzone dei Tokyo Blade. Insomma è tutta quella scena formata da Tygers Of Pan Tang, Samson, Tank, Raven, Holocaust, Angel Witch, Demon ed Iron Maiden ad essere da ispirazione per questi ragazzi. Ed il risultato non è affatto male. Certo, non c'è da gridare al miracolo, ma il quartetto tedesco ci sa fare, macinando riff e solos, senza dimenticare qualche coretto che si incolla in testa, vedi “Puppets On A String”. La voce di Matthias non è certo il top che si possa incontrare in giro, ma diciamo che ben si adatta al sound retrò della band che accellera con la spedita “Powergame”, mostra le unghie con l'aggressiva Baptized In Fire And Steel”, mentre la chiusura è affidata a “Blackout” cover degli Scorpions.

Un disco che gli appassionati del genere consumeranno di ascolti. “Masquerade” è un ottimo concentrato di NWOBHM come, ahimè, non è affatto facile trovare ultimamente.

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