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Opinione scritta da Federico Orano

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Opinione inserita da Federico Orano    15 Luglio, 2017
#1 recensione  -  

I That Rock Guy son famosi per le loro esibizioni live, più di 1000 shows negli ultimi 3 anni, in pratica suonano quasi ogni sera tranne probabilmente a Natale e Ferragosto.

Vabbè ma la musica? La musica non è affatto male. Parliamo di un hard rock melodico ma bello energico con quel tocco nordico che ci piace tanto. Il leader è un artista e polistrumentista australiano che composto dieci brani di facile presa, con melodie di impatto dove spiccano l'opener “Superstar” ed il lentone “Never Gonna Say Good-Bye”. Certo che il livello di originalità non è elevato ma in generale i brani fuzionano pur risultando un pochino banali ed in certi casi scontati.

Nel complesso questo “Nothin’ To Lose” è un buon disco, niente di incredibile ma per un debutto non possiamo che essere soddisfatti!

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4.5
Opinione inserita da Federico Orano    15 Luglio, 2017
#1 recensione  -  

Cari aor maniacs, avete bisogno di un disco che diventi la colonna sonora delle vostre vacanze? Allora “World’s Best Hope ” fa per voi!

Si perchè gli All 4 1 fanno sul serio. Questa super band è formata da Terry Brock (Giant, Strangeways) alla voce con Robert Berry (Three, Alliance) a basso e voce e Gary Pihl (Boston, Sammy Hagar, Alliance) alla chitarra e Matt Starr (Ace Frehley, Mr Big) alla batteria. Ne escono undici pezzi dal gran tiro, per un disco vario e riuscito alla grande. Echi di Van Halen e Strangeways si incontrano qua e la come in “After The Rain” che apre il disco o nella riuscitissima “Walk alone”. Promossa a pieni voti la ballatona “Mother Don't Cry” con un super Terry al microfono mentre “Down Life's Pages” sembra uscita dalla penna di Jim Peterik in persona e dai suoi Pride of Lions. Altre melodie caldissime in “Don't Surrender (To Love)” con un coretto superlativo ma non son da meno le successive “Hero In Your Life” e “Never Back Down Again”.

Con “World’s Best Hope ” abbiamo tra le mani uno degli highlight in campo aor di questo 2017. Compratelo, ascoltatelo, divoratelo!

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4.5
Opinione inserita da Federico Orano    13 Luglio, 2017
#1 recensione  -  

I Dragonforce sono maturati moltissimo negli ultimi anni fino a toccare l'apice della loro discografia con il loro ultimo “Maximum Overload”, dove la band inglese è riuscita a proporre una tracklist varia ed ispirata, con brani facili da digerire senza interminabili dimostrazioni di tecnica e velocità.

“Reaching into infinity” cerca così di bissare il successo del precedente lavoro e anche se probabilmente non arriva a quei livelli, conferma lo stato di forma della band capitanata dal duo Li-Totman (anche se il songwriting ormai è per buona parte nelle mani del bassista Leclercq). Una produzione stellare ci accompagna lungo l'ascolto che parte con la veloce e classica “Ashes Of The Dawn” ma che raggiunge il top con la successiva “Judgement Day ” (favoloso l'encore finale) e poi la ballata “Silence” e la veloce e melodicissima “Midnight Madness”. Ma i DF ci sorprendono con “WAR!” brano dalle influenze thrash che parte veloce supportato da riff potenti e un Marc Hudson alla voce molto aggressivo, prima di un pre chorus iper melodico ed un ritornello che ti obbliga ad agitare la testa. Esperimento riuscitissimo per uno dei migliori pezzi nell'intera discografia della band inglese. Ma le novità non finiscono qui: ci sorprende non poco infatti la lunga suite “The Edge Of The World ”; epica e progressiva, con un intermezzo estremo con tanto di voce growl, ma senza perdere il trademark della band. Infine “Our Final Stand” ci mostra i Dragonforce più hard rock mai sentiti fino a qui. La versione in digipack presenta due bonus tracks tra cui la cover “Evil death” dei DEATH di Chuck Schuldiner

Difficile fare meglio di questo “Reaching into infinity” in campo power metal. I Dragonforce hanno trovato la formula vincente e possiamo goderceli ancora al top della forma!

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Opinione inserita da Federico Orano    08 Luglio, 2017
#1 recensione  -  

Seguo i Lichtgestalt dal loro ep di esordio. La band tedesca ritorna con il secondo full lenght in carriera e mantiene inalterata la propria proposta fatta di heavy metal moderno con cantato in lingua tedesca.

Insomma, facciamola breve: se unite i Rammstein (l'approcio vocale è quello) alle sonorità più classiche degli Accept il risultato sarà questo. Pezzi “in your face” come “So kalt dein Lächeln” e “Böse Fee” vi trasmetteranno enorme carica anche se il top probabilmente si raggiunge verso la fine della tracklist con la potente “Virus Mensch” e la successiva “Bis dein Auge bricht” con un chorus che si stampa in testa e che sarebbe perfetta come singolo radiofonico. Certo che altri momenti del disco restano meno impressi con un paio di brani sicuramente un po' sottotono ma nel complesso questo Tempus Fugit si dimostra un buon lavoro.

I Lichtgestalt si confermaano band valida e anche se più diretti al mercato tedesco, credo che anche i fans italiani di Rammstein e di chi ascolta l'heavy a mente aperta, potrebbero apprezzare questo Tempus Fugit!

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4.0
Opinione inserita da Federico Orano    08 Luglio, 2017
#1 recensione  -  

Tra heavy metal e NWOBHM i Regresion ci deliziano con 8 brani (7 più intro) ispirati e con un unico comun denominatore: gli anni 80.

“Gritos en la oscuridad” mette subito in chiaro le cose, un brano diretto che prende fin da subito e che tanto deve a Maiden ed alla scena NWOBHM.Il lato più hard rock della band viene fuori con le successive “Puño De Hierro” e “¿Quién Soy Yo? (Sin El Puto R´N´R)” Si passa all'heavy roccioso con “Señores Del Invierno”, una delle hit del disco, mentre “La Balada De Trafalgar” ricorda qualcosa dei cugini Tierra Santa. I Regresion non si perdono per strada (e aver inserito solamente otto brani la dice lunga a riguardo!) e chiudono il disco con l'ottima title track che racchiude un po' tutte le caratteristiche del sound della band madrilena, ovvero riff potenti, belle ritmiche e melodie di facile presa.

Un ritorno davvero positivo dopo il debutto “Prisioneros” di un paio di anni fa. I Regresion ci sanno fare e io non vedo l'ora di vederli dal vivo perchè questi brani in sede live saprano dare il loro meglio!

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5.0
Opinione inserita da Federico Orano    05 Luglio, 2017
Ultimo aggiornamento: 05 Luglio, 2017
#1 recensione  -  

Non è da tutti, soprattutto di questi tempi, debuttare con un capolavoro. Loro lo hanno fatto l'anno scorso con “Message from Eternity”, un grande esempio di prog metal intenso e melodico. Ora i Virtual Symmetry si rifanno sotto con “X-Gate”, un ep di solamente 3 pezzi, ma che pezzi!

Le coordinate stilistiche sono quelle che già abbiamo potuto apprezzare nel disco d'esordio anche se qui la band si lascia andare totalmente, togliendo qualsiasi barriera. L'opener “Eyes of salvation” mette in chiaro le enormi potenzialità del quintetto capitanato dal chitarrista Valerio Villa, un brano complesso ma di grande impatto, capace di catturare grazie a splendide aperture melodiche. Echi di Dream Theater , band di forti influenze per la band lombarda, si fanno sentire durante la parte iniziale della successiva suite “Alchymera”, un brano dal sound moderno, complesso, che ci accompagna per oltre 14 minuti ricchi di cambi di tempo e atmosfere. Marco Pastorino da spazio a tutto il suo repertorio vocale e ne esce con una prestazione maiuscola, mentre la band crea atmosfere futuristiche e spaziali, come in un viaggio virtuale in una navicella spaziale. Una song non certo immediata ma da ascoltare più e più volte. Infine “Elevate” sono altri 10 minuti di magistrale melodic prog metal che esalta la tecnica di questi grandi musicisti!

Che dire? Fans di Dream Theater e Seventh Wonder possono sfregarsi le mani; “X-Gate” conferma in pieno il potenziale enorme di questa band, che ormai è balzata tra le mie preferite in assoluto degli utimi tempi.

Ps. guardatevi il video (il più lungo nella storia della musica?!) e poi inchinatevi ai VS!
https://www.youtube.com/watch?v=mZHsjW_FBN8&feature=youtu.be

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4.0
Opinione inserita da Federico Orano    04 Luglio, 2017
#1 recensione  -  

I WarCry sono attualmente la band di maggior successo in campo heavy in terra Spagnola. Il quintetto asturiano può contare su un seguito talmente ampio da poter suonare davanti anche a 20mila persone come nello scorso Leyendas del Rock Festival. Insomma capite che l'attesa e la pressione per questa nuova release erano piuttosto elevate.

Ma Victor Garcia, singer e leader della band, si è preso tutto il tempo necessario e ben 4 anni dall'ultimo “Inmortal”. Questo nuovo “Donde el silencio se rompio” segue il sound a cui la band ci ha abituati ultimamente, ovvero quel power/heavy dalle forti influenze hard rock con pochissime accelerazioni e molti mid tempos. E i buoni pezzi non mancano affatto come dimostrano “Resistencia” e “Asi soy”, songs da cantare e che ben funzioneranno anche in sede live. Difficile resistere al ritornello di “Ya no volverán” che si incolla in testa con l'attack, mentre tra i momenti migliori del disco troviamo senza dubbio la semi ballad “Por toda la eternidad”. Forse manca una vera hit trascinante come era “Quiero oirte” nel disco precedente, capace di diventare fin da subito un inno anche in sede live e un paio di brani un po' sottotono potevano essere evitati (come “Odio”), ma tant'è, superati i primi ascolti il disco cresce e corre forte, convincendo pienamente.

In sostanza “Donde el silencio se rompio” è un'ottima conferma per i WarCry e se amate l'heavy/power metal questo è un disco che non potete lasciarvi scappare!

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3.5
Opinione inserita da Federico Orano    04 Luglio, 2017
#1 recensione  -  

Niente male questo ritorno dei Struttura & Forma,; “One of us” è un disco di purissimo prog rock scritto con passione da una formazione storica del panorama italiano.

Ce ne accorgiamo subito con la strumentale “Worms” che apre il disco o con “Lucky man”, dolce e intensa ballata prog dedicata a Greg Lake, autore del pezzo e qui rivisitata. Una buona produzione accompagna l'ascolto di questo disco avvolgendoci di atmosfere calde e intense. E spunti interessanti ce ne sono parecchi durante la tracklist come la strumentale acustica "Acoustic Waves" e "Indios dream" anche se è presente anche qualche pezzo meno brillante, dobbiamo ammetterlo (ad esempio "Amsterdam").

"One of us" è un lavoro molto valido che farà la felicità degli amanti di queste sonorità. Dateci un ascolto!

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Opinione inserita da Federico Orano    04 Luglio, 2017
Ultimo aggiornamento: 04 Luglio, 2017
#1 recensione  -  

Musica e cinema, due mondi che viaggiano spesso a braccetto. Tante sono le musiche che ci sono rimaste impresse guardando qualche film o viceversa. Il talentuoso e iper attivo chitarrista Gabriele Bellini ha deciso di dedicare questo disco alla musica cinematografica dando vita a questo Jam Movie Project!

Con lui troviamo il soprano Claire Briant Nesti ed il batterista Michel Agostini. Gabriele rivisita alcuni brani cinematografici dando largo spazio alla sua chitarra e alla voce lirica di Claire. Il disco è naturalmente molto particolare e ammetto che mi ha spiazzato soprattutto con la partenza affidata ad “Halloween song” di SAW dove non mi ha convinto del tutto la parte cantata. Molto meglio nel finale “Clubbed to death” presa da MATRIX ma il piatto forte è sicuramente il medley “Rock movie story” ed la successiva e più epica “Olympics movie” oltre 20 minuti di musica pescando qua e là tra colonne sonore di “Highlander”, “Il gladiatore” e “Titanic” (e la cosa bella è proprio cercare di riconoscere le varie musiche da che film vengono riprese).

Gli amanti del cinema aprezzeranno sicuramente questo lavoro. Gabriele si conferma artista eclettico, capace di muoversi sapientemente su territori sempre diversi.

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Opinione inserita da Federico Orano    29 Giugno, 2017
#1 recensione  -  

I The Brandos arrivano dagli Stati Uniti e prendono il proprio nome in onore di Marlon Brando. Il leader (e unico vero membro della band) Dave Kincaid ha lavorato ben 8 anni per dar seguito al precedente disco “Over The Border” del 2008 ed è così che vede la luce “Los brandos”.

Dieci brani di purissimo hard rock, che più classico non si può. E non ci è dato sapere bene il motivo per cui buona parte dei brani siano cantati in spagnolo e anche per questo mi han ricordato la storica band spagnola Los Suaves, come nell'opener “Señor Coyote” e “Querer a Los Niños”, due brani davvero ben composti. La bellissima lenta “What kind of a world”e la più rocciosa “These Troubled Times” convincono e spingono ad ascolti ripetuti a suon di hard rock!

Insomma un lavoro che scivola via con gran piacere, ottima colonna sonora anche per qualche viaggio in auto durante le vacanze estive!

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