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Opinione scritta da Federico Orano

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1.5
Opinione inserita da Federico Orano    20 Agosto, 2018
#1 recensione  -  

Personalmente darei il massimo dei voti ai Dungeon Wolf solo per l'artwork di questo disco. Peccato che il lavoro in questione sia uno dei più inascoltabili che mi sia capitato di ascoltare in tutta la mia vita; questo “Slavery Or Steel” è composto e cantato male, ha una produzione indecente e dopo pochi secondi la voglia di spingere il tasto STOP è tanta.

Nonostante l'album sia composto da solamente otto pezzi per un totale di quaranta minuti di musica, arrivare fino alla fine è impresa ardua. La band che arriva da Cleveland, Ohio punta su un mix di heavy becero e thrash underground con un tocco epico. Impossibile citare una singola canzone qui, non si salva nulla. Ascoltate l'opener solo per farvi un'idea su come non abbia senso tutto questo e sarete testimoni di come Deryck Heignum si destreggia al microfono nella parte finale del brano: da mani sui capelli.

Vabbè inutile scrivere le solite frasi di rito tipo “I Dungeon Wolf sono giovani e possono migliorare”, “E' solo il debutto speriamo aggiustino il tiro” etc... qui siamo nella situazione che voglio conoscere quel pazzo che acquisterà questo cd!

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4.0
Opinione inserita da Federico Orano    16 Agosto, 2018
Ultimo aggiornamento: 16 Agosto, 2018
#1 recensione  -  

Tornare sulle scene dopo alcuni decenni è sempre un'operazione rischiosa, ma gli Airrace sembrano fregarsene, forse perchè sanno di avere ancora molto da dire.

E come dargli torto? Un disco come questo “Untold Stories” parla da solo. Aor di stampo settantiano, con piacevoli arrangiamenti, calde melodie ed una classe che avvolge ogni brano come “Innocent” e “Eye like ice”, capaci di appassionare sin dai primi ascolti. La band formata nel 1982 ha ancora molto da insegnare alle giovani leve che si avvicinano a questa musica. Brani intensi come “Summer Rain” sono esempi di musica tutt'altro che banale, ma capace di emozionare. Il leader e fondatore Laurie Mansworthsays ci dà sotto con la propria chitarra nei momenti più grintosi del disco, come “Different But The Same” e “Men From The Boys”, dove la band si muove su sonorità più classiche e che ben si alternano al prog rock di “Lost” ed alle sonorità calde di “Love is lost”.

“Untold Stories” è un lavoro eccelso che riesce a risultare fresco e vario, aspetti tutt'altro che scontati, ancor di più in questo genere.

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3.5
Opinione inserita da Federico Orano    16 Agosto, 2018
Ultimo aggiornamento: 16 Agosto, 2018
#1 recensione  -  

I tedeschi Mad Max non sono certo dei novellini anzi, arrivano a superare i 35 anni di carriera contrassegnati da passione e dedizione, senza mai scendere a compromessi, ma anche senza mai raggiungere il successo.

E così nasce questo nuovo disco dove il titolo va ad omaggiare le 35 primavere che dal 1982, anno di fondazione del gruppo, portano fino ai giorni nostri. La band ci porta su territori prettamente hard rock, ricordando la scena tedesca di Bonfire e Fair Warning, ma anche Dokken e Gotthard e piazza alcuni brani composti con maestria che risultano davvero piacevoli, come “Running To Paradise”, bel pezzo veloce che apre il disco, la melodica “Already Gone” e la potente “D.A.M.N.”, caratterizzata da riffoni e da un ritornello iper catchy. La tracklist rimane piuttosto costante dall'inizio alla fine, mantenendosi su un discreto livello, senza mai presentare però picchi importanti. Ed è proprio la mancanza di qualche vera hits a pesare un pochino sul risultato finale; i Mad Max suonano bene, il singer Michael Voss possiede il classico timbro che si adatta alla perfezione a questo sound e i brani non sono affatto male, ma anche stavolta non è abbastanza per dar vita ad un album indimenticabile.

Neanche questo “35” aiuterà i Mad Max a comparire sulle copertine delle riviste specializzate. Un altro onesto lavoro per la band tedesca che potrà continuare per la propria strada senza compromessi per ancora molti anni.

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4.5
Opinione inserita da Federico Orano    14 Agosto, 2018
Ultimo aggiornamento: 14 Agosto, 2018
#1 recensione  -  

Primal Fear è sinonimo di qualità. La band tedesca non sbaglia mai un colpo e ormai ci delizia da ventun'anni anni con dischi potenti e coinvolgenti dimostrando di essere al top della scena power/heavy mondiale.

C'era attesa quindi per il ritorno sulle scene con il nuovo “Apocalypse”, ma anche la certezza di poter andare sul sicuro ed in effetti anche stavolta Ralf e soci hanno saputo soddisfare la nostra sete di ottima musica con una decina di brani di gran valore. Il disco riesce ad essere molto vario alternando brani più melodici come “King Of Madness” e “Supernova” a momenti più marcatamente heavy come la splendida “The beast”, brano esemplare con riffoni potenti ed un chorus da far agitare la testa (e dal vivo farà sfracelli), e la cazzuta “The Ritual”. L'apertura è affidata a “New Rise” uno dei brani più veloci e powerozzi che la band abbia mai scritto. Una produzione potente e pulita con mister Ralf Scheepers al microfono che sembra migliorare anno dopo anno, in questo caso più espressivo che mai.

I Primal Fear si confermano band di punta nella scena mondiale e anche con “Apocalypse” i nostri soldi saranno ben spesi.

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2.5
Opinione inserita da Federico Orano    29 Luglio, 2018
Ultimo aggiornamento: 29 Luglio, 2018
#1 recensione  -  

“Glam for life” sarebbe una frase perfetta come tatuaggio per i Lipz, band svedese che punta su un hard rock dalla forte impronta melodica e dal grande impatto.

Il terzetto nordico non ha dalla sua parte l'effetto sorpresa, anzi. La title track che apre il disco è orecchiabile all'ennesima potenza e mi immagino già come possa far divertire in sede live, però sa di già sentito lontano un miglio. Ritmi un po' più alti e belle melodie nella successiva “Star”, altro pezzo un po' scontato, ma di sicuro dal buon tiro. I Lipz hanno attitudine, su questo non si discute! La tracklist prosegue su questa strada con brani spensierati, come il classico stile glam rock richiede, ma sono pochi i pezzi veramente degni di nota, e tra questi sicuramente merita una menzione la riuscita “Falling Away”. Troppo poco, anche se siamo all'inizio e i Lipz hanno tanta strada davanti a loro.

Nonostante tutto gli appassionati del genere potranno apprezzare. Banali, scontati ma fotturamente glam; a voi i Lipz!

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4.5
Opinione inserita da Federico Orano    28 Luglio, 2018
Ultimo aggiornamento: 28 Luglio, 2018
#1 recensione  -  

L'ep “Vow Of Seth” uscito lo scorso anno aveva messo in mostra le doti di questi ragazzi nordici, ma questo “Edge Of Sanity”, secondo full-lenght della band che segue il debutto “ Bloodbound” uscito dodici mesi fa, supera davvero tutte le più rosee aspettative.

Progressive dalle tinte malinconiche ed un tocco di classic hard rock e metal qua e là; i The Soul Exchange si dimostrano fuoriclasse nel creare atmosfere oscure con grandi melodie. “Stealing My Mind” è subito una grande hit, un mid tempo contrassegnato da super arrangiamenti e forti melodie, Sicuramente verranno in mente gli Evergrey ascoltando queste note, ma anche Sentenced e Voyager. Come resistere al fascino di un brano come “Master”? Riff stoppati, tastiere ed il timbro malinconico di Daniel John che ci accompagnano fino ad un refrain che è una favola. Certo magari un paio di cambi di tempo qua e là con qualche accelerazione non avrebbero guastato, invece il disco si muove sempre su ritmi fin troppo controllati, vedi “End Of The Road”, altro pezzo condotto da un riff stoppato che non può che far agitare la testa, e che poi esplode in un coretto da 10 e lode.

Uno dei dischi migliori di questa annata metallica per quanto mi riguarda. Cinquanta minuti di musica ricercata, intensa, melodica e malinconica con “Edge Of Sanity”.

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3.0
Opinione inserita da Federico Orano    28 Luglio, 2018
Ultimo aggiornamento: 28 Luglio, 2018
#1 recensione  -  

Melodic classic rock che ci riporta agli anni '80 con questo “Cultural Daze”, disco compatto che farà la felicità dei cultori di bands come Boston, Whitesnake, Kansas e Bad English.

Dieci brani che ci accompagnano indietro nel tempo, per un sound bello potente grazie alla voce del sempre ottimo Ian Parry e a riffoni nel classico stile hard rock a stelle e strisce, come nell'opener “All night long”. La componente melodica è ben preente, come dimostra “Burning bridges”. I brani si susseguono mostrando ottime doti tecniche (che bel lavoro di chitarra nella title track!), ma pesa l'assenza di qualche vera e propria hit capace di restare impressa. E così il disco rischia di filare via senza lasciare troppo la traccia.

“Cultural Daze” dei Von Baltzer è un lavoro che potrà essere apprezzato da tutti gli amanti dell'hard rock classico, ma la sensazione è che si poteva veramente fare di più, viste le premesse e la presenza di un gran singer come Parry. Sarà per la prossima.

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4.5
Opinione inserita da Federico Orano    28 Luglio, 2018
Ultimo aggiornamento: 28 Luglio, 2018
#1 recensione  -  

Chi era presente a Milano allo scorso Frontiers Rock Festival avrà ancora chiari i ricordi di una serata caratterizzata dalla grande prestazione dei Mr. Big. Ora l'etichetta napoletana ci dà la possibilità di rivivere quei momenti con un live album e dvd che ha lo scopo di immortalare la prestazione del quartetto americano.

Un viaggio tra i classici del gruppo e le composizioni più recenti del buonissimo "Defying Gravity" uscito lo scorso anno. Una band in formissima che si è sempre contraddistinta per tecnica e capacità di tenere il palco. Un tour speciale, segnato dalla presenza di Pat Torpey in alcuni brani, nonostante la notizia dove ha reso nota la sua malattia, il Parkinson, che lo ha successivamente portato via qualche mese fa. Paul Gilbert alla chitarra e Billy Sheehan al basso, due virtuosi dei rispettivi strumenti, e la voce unica di Eric Martin sono elementi inconfondibili del sound targato Mr. BIG. “Daddy, Brother, Lover, Little Boy” apre le danze di un repertorio spumeggiante tra hard rock, blues e intense ballatone con "Just Take My Heart", “American Beauty”, “Rock And Roll Over” e la famosissima "To Be With You". Eric si destreggia alla grande con “Temperamental”, mentre la recente “1992” dimostra che anche dal vivo i brani dell'ultimo disco funzionano alla grande.

Un disco che farà la gioia dei Mr. BIG's fans in giro per il mondo, ma che può essere una buona occasione per avvicinarsi alla band per la prima volta. Chapeau!

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4.0
Opinione inserita da Federico Orano    27 Luglio, 2018
Ultimo aggiornamento: 28 Luglio, 2018
#1 recensione  -  

Alfieri di un power metal teutonico da fare invidia addirittura ad Iron Saviour e Gamma Ray, gli italianissimi Airborn arrivano al quinto album in studio con il nuovo “Lizard Secrets: Part One – Land of the Living”.

La maturità compositiva raggiunta da Alessio Perardi, leader, cantante e chitarrista della band, è evidente fin dalle prime note di “Who We Are”, anche se è con la title track prima, autentico gioellino che farebbe invidia al Kay Hansen più recente, la classicheggiante “We realize” e l'anthem “Defenders of Planet Earth” poi, che si arriva all'apice del disco. Un lavoro che esce compatto dallo stereo per regalarci 50 minuti di ispirato power/heavy metal, per una band che non è mai stata così attiva e in forma nella sua ormai lunga storia.

Non è mai facile giocare fuori casa dove gli avversari impostano il loro gioco. Ma gli Airborn tornano in questo nostro immaginario match da Amburgo con una vittoria, sbaragliando la storica concorrenza. Orgoglio italiano!

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3.5
Opinione inserita da Federico Orano    27 Luglio, 2018
Ultimo aggiornamento: 28 Luglio, 2018
#1 recensione  -  

Clif Magness, un nome una garanzia. Magari non conosciuto da tutti, Cliff è un gran songwriter che ha firmato pezzi per artisti come Céline Dion, Hanson, Steve Perry, Amy Grant, Avril Lavigne, Joe Bonamassa e tanti altri dagli anni '90 ad oggi. Ora l'artista americano torna a concentrarsi sul melodic hard rock per questa release davvero interessante.

“Lucky Dog” deve moltissimo agli anni '70/'80 con un melodic rock intenso, accompagnato da una produzione old style. Niente potenza, lasciate stare la scuola scandinava tanto in voga attualmente. Qui il sound segue la scena americana di Foreigner, Toto, Journey, Def Leppard. Insomma una montagna di melodie e arrangiamenti con il buon Clif che si occupa di tutti gli strumenti, nonché della voce. Insomma un vero e proprio solo album. Brani come la frizzante “Ain’t No Way” e la melodica e intensa “Unbroken” meritano attenzione. Il disco è ricco di pezzi lenti che riescono a trasmettere un forte pathos, come “Rain” e la meravigliosa “My Heart”, ballata dall'alto tasso emozionale che può ricordare le migliori produzioni di Steve Lukather e soci.

Un disco d'altri tempi per un artista che ha ancora il desiderio di mettersi in gioco. Melodic rock di classe con “Lucky Dog”.

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