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07 Giu

Filippo Tezza ed Eddie Thespot Lamacchia ci parlano dei Chronosfear e del loro debut album In evidenza

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Allaroundmetal.com questa volta è con Filippo Tezza ed Eddie Thespot Lamacchia, rispettivamente voce e chitarra dei Chronosfear, per parlare del loro eccellente debut album omonimo.

 

AAM.: Ciao, grazie di essere qui con noi di allaroundmetal.com! Vi va di raccontarci la storia dei Chronosfear, sin dai tempi in cui vi chiamavate Wings of Destiny?

Fil: Ciao e grazie a voi! I Chronosfear sono nati nel 2003 dalla mente del nostro batterista, Michele Olmi, con il nome di ‘Wings of Destiny’. Inizialmente suonavano cover. Dopo una serie di cambiamenti nella line-up e vari stop, nel 2012 Miky ha rimesso in piedi la band, stavolta con l’idea di suonare musica originale, cambiando il monicker nell’attuale ‘Chronosfear’ e portando la band a registrare un demo nel 2013. Dopodiché c’è stato un ulteriore stop, e la definitiva ripartenza nel 2015, quando Miky mi ha chiamato per entrare nella band come cantante. Mi sono unito quindi a Miky e Baldo (tastiere), in seguito è entrato Xavier (basso) e per ultimo Eddie (chitarra), dopo una lunga ricerca. Alla fine del 2016, con la attuale line-up, la nostra avventura è finalmente cominciata!

 

 

AAM.: Come nasce l’album “Chronosfear”? E di cosa parlano i testi?

Fil: Il nostro esordio è nato dall’intento comune di dare subito vita ad un primo album, senza aspettare troppo tempo. A me è sempre piaciuto comporre, lo faccio da tanti anni, così già prima della stabilizzazione della line-up, ho proposto alla band dei pezzi completi ed arrangiati. Abbiamo la fortuna di essere tutti musicisti preparati e competenti, e non necessitiamo di troppe prove, quindi ognuno si è poi studiato le proprie parti, mettendoci il proprio stile o apportando le proprie eventuali modifiche…così in pochi mesi siamo stati pronti, sia per l’attività live, sia per le registrazioni del nostro album. Alle mie canzoni poi abbiamo aggiunto i tre brani ed intro del demo del 2013, ri-arrangiati e sistemati in linea con gli standard attuali della band. I testi trattano di diversi argomenti: dal terrore della guerra, alla pazzia e alla solitudine, fino a toccare temi che riguardano lo scorrere del tempo e la consapevolezza della fine, vita e morte, sogni e speranze.  

 

 

AAM.: A proposito chi scrive i testi?

Fil: A parte le vecchie canzoni, dei cui testi si era occupato il precedente cantante Leonardo, mi sono occupato io della stesura dei testi delle nuove canzoni. Ci impiego tempo a realizzarli, cerco sempre di elaborare concetti in forma, diciamo, ‘astratta’. Spesso diventa complicato, ma è una cosa che è sempre stata spontanea per me.

 

 

AAM.: Esiste un legame tra la copertina ed i testi dell’album?

Fil: L’idea dell’immagine di copertina deriva da Xavier (bassista). Si è occupato principalmente lui di interfacciarsi con Roberta Cavalleri, l’artista che ha realizzato tutto il packaging e l’artwork del disco. Xavier ha sviluppato l’idea proprio partendo da immagini e sensazioni che le liriche gli trasmettevano. Quindi sì, da questo punto di vista si può dire che la copertina sia legata un po’ ai testi, ma in generale è un’immagine legata al nome ‘Chronosfear’. La clessidra è ovviamente il simbolo del tempo che scorre, e Chronos è la divinità che rappresenta proprio lo scorrere del tempo, nella antica religione e mitologia greca. Il concetto di ‘paura’ traspare invece dalla rappresentazione della sabbia, che scorre da un ambiente accogliente e rassicurante, in alto, ad un luogo nero e morto, in basso.

 

 

AAM.: Come viene creato un brano dei Chronosfear? E’ un lavoro di squadra, oppure è qualcuno di voi che si occupa della stesura delle musiche?

Eddie: Per questo album, Fil ha composto la maggior parte dei brani. Gli altri sono stati ri-arrangiati sempre da Fil, ma appartenevano al vecchio demo dei Chronosfear, con un’altra formazione. Io mi sono occupato del ri-arrangiamento di alcune parti chitarristiche e ho scritto tutti gli assoli.

Fil: Nonostante mi piaccia proporre i pezzi in modo completo nel loro arrangiamento, poi lascio carta bianca ad ognuno, sugli assoli o su eventuali modifiche. Per esempio Eddie si occupa dei suoi assoli, mentre Baldo (tastiere) al contrario il più delle volte li esegue come glieli propongo. Più che come cantante, spesso mi sento quasi più a mio agio nel ruolo di songwriter; le mie proposte si sono fin da subito adattate molto bene alla ‘filosofia’ di questa band e, vedendo che fin dall’inizio tutti le hanno apprezzate, questo mi ha permesso di metterci molta farina del mio sacco in questo primo album. Ne sono sinceramente contento, nonché lusingato.

 

 

AAM.: Dove avete registrato l’album? E c’è qualche episodio simpatico che vi va di raccontarci al riguardo?

Fil: Figura essenziale nella realizzazione pratica dell’album è quella di Francesco Gambarini, con il quale suono negli Empathica, e con cui da ormai 2-3 anni collaboro anche per i miei progetti. Francesco sta facendo esperienza con l’idea di aprire in futuro un suo studio di produzione musicale; si è occupato sia di seguirci nelle registrazioni, sia del mixaggio e mastering dell’album. E’ molto puntiglioso, ci mette passione e dedizione. Ha lavorato benissimo con il mio ultimo album solista, e con il debutto dei Chronosfear ha fatto un lavoro ancora migliore! Episodi simpatici...mmmhhh…ti posso dire che nel periodo di produzione, una o due volte a settimana dopo il lavoro ero sempre da lui a seguire attivamente il mixaggio…beh, il fatto di arrivare lì da una giornata di lavoro, e doversi concentrare di nuovo fino a tarda sera…ti assicuro che spesso già in prima serata la concentrazione si trasformava in risate senza senso e completa disattenzione ahah! Per tutti i vari aspetti che la realizzazione di un album comporta (produzione, registrazione, burocrazia, promozione ecc..), è stato un periodo un po’ impegnativo a livello mentale, ma ne siamo usciti bene. Ah, le voci invece le ho registrate nello studio di Roberto Marconi dei Living Theory.

Eddie: Le chitarre sono state registrate nel mio Asgard Studio a Mantova. Avendo registrato da solo, sono stato molto autocritico e ho cercato di dare il massimo. È stata davvero un’esperienza stimolante che mi ha messo tanto alla prova.

 

 

AAM.: In un periodo storico in cui tutti suonano metal estremo (specie death o black metal) e solo in pochi si dedicano al power metal, perchè i Chronosfear suonano questo genere musicale e quali argomenti usereste per convincere qualcuno ad ascoltare la vostra musica?

Eddie: Per quanto mi riguarda, ho una laurea in chitarra classica in conservatorio. Dunque il mio background classico e il mio amore per il rock/metal mi hanno, per ovvi motivi, avvicinato a questo genere dove le orchestrazioni e i richiami alla musica classica sono molto forti. Le argomentazioni che porto a favore del Power Metal sono l’andamento sempre molto melodico e appunto i continui richiami alla musica classica, che per un profano del genere possono sembrare antitetici.

Fil: Io sono anche un estimatore del metal più estremo, pur restando molto ancorato ai generi melodici, apprezzo molto il black metal, in particolare quello più atmosferico e dalle inflessioni pagan/viking, e diverse cose nel death. Porto avanti dei progetti solisti in entrambi i generi. Tuttavia il metal melodico mi rappresenta maggiormente. Se dovessi convincere qualcuno ad ascoltare i Chronosfear, gli direi semplicemente che è musica di qualità, fatta con la testa, ma soprattutto con cuore e passione.

 

 

AAM.: So che ognuno di voi suona anche in altre bands, quale priorità hanno i Chronosfear per ognuno di voi rispetto agli altri gruppi in cui siete impegnati?

Eddie: I Chronosfear hanno per me la priorità assoluta. Ho un paio di realtà in acustico, e qualche volta suono ancora in concerti di musica classica, ma sempre dando la precedenza a questa band.

Fil: Anche per me i Chronosfear sono diventati una priorità, musicalmente. Erano veramente anni che cercavo una realtà di questo tipo e ora che l’ho finalmente trovata mi ci dedico al 100%, senza trascurare comunque nulla delle altre attività, per quanto possibile.

 

 

AAM.: Cosa fanno i Chronosfear nella vita di tutti i giorni?

Eddie: Sono insegnante di chitarra elettrica ad indirizzo Rock/Metal presso MMI Mantova e insegno anche chitarra classica. L’insegnamento mi permette di gestire la mia vita come musicista a tempo pieno. Per di più sono in una situazione per cui per riuscire a trasmettere agli allievi le giuste nozioni e far capire nel più profondo la meraviglia della musica, entro in competizione con me stesso, cercando di essere il più poliedrico possibile dal punto di vista dei generi musicali e degli artisti.

Fil: Tutti noi abbiamo un lavoro regolare. Io sono un geologo, attualmente lavoro presso una società di ingegneria e consulenze ambientali. Il resto del tempo lo dedico principalmente alla musica.

 

 

AAM.: Ora una domanda che mi piace sempre porre alla prima intervista per allaroundmetal.com; ci svelate quale musicista è stato determinante per la vostra crescita? In altre parole, chi vi ha convinto ad imparare a suonare il vostro strumento o cantare?

Eddie: Fin da molto piccolo mi mettevo gli occhiali da sole, prendevo una chitarra giocattolo regalatami dai miei genitori e facevo finta di cantare in inglese il Rock ‘n’ Roll ahahah! Mio padre strimpella due accordi sulla chitarra. Vedevo lui e, incuriosito dallo strumento, mi avvicinavo per poter dare una pennata con delicatezza. Questo sicuramente ha contribuito a farmi avvicinare a questo strumento stupendo. Il musicista che è stato determinante per la mia crescita è stato sicuramente Mark Knopfler. Prima di avvicinarmi al mondo Metal ero un fan maniaco dei Dire Straits. 

Fil: A pensarci bene, non ho mai avuto nessuno che mi abbia “convinto”, o che sia stata la “molla” per farmi imparare uno strumento. Per me è sempre stato molto naturale ed in crescita con il tempo. Già da piccolo ascoltavo tantissima musica, rock o pop da radio. In casa c’erano molti strumenti, e quindi già canticchiavo o provavo a strimpellare e a scrivere brani. Tutto poi è maturato con il tempo, molto naturalmente. Ovviamente anche io ho i miei “miti” musicali: Kiske, Sammet, Luppi, Turilli, Hansen, Laiho, Åkerfeldt…ce ne sono tanti, tanti punti di riferimento che mi hanno influenzato negli anni.

 

 

AAM.: Argomento live. Riusciremo a vedere i Chronosfear dal vivo? Avete già qualche data in programma che potete svelarci?

Fil: Certamente, siamo attivi dal vivo dallo scorso novembre. Finora ci siamo fatti le ossa e siamo migliorati molto nella nostra intesa on-stage, quindi speriamo di riuscire a suonare ovunque il più possibile! Saremo nel bresciano per due concerti a giugno e luglio, poi a Roma con i Deathless Legacy a luglio, e a Varese con i Frozen Crown ad ottobre…ma per tutti gli aggiornamenti ed i prossimi appuntamenti live non esitate a visitare la nostra pagina facebook!

 

 

AAM.: Guardando nella sfera magica di una chiromante, cosa vedremmo per il futuro dei Chronosfear?

Eddie: Quando vi è un’aspettativa, vi è anche un maggiore rischio di rimanere delusi. Perciò è importante godersi il presente e trarre gioia da tutto ciò che di positivo i Chronosfear potranno ricevere e potranno dare. Però, dato che sognare è ancora permesso gratuitamente, vediamo un po’…il Wembley Stadium gremito?!? Ahahah!

Fil: Ah beh, io mi accontenterei di un bel Wacken! Ahaha, scherzi a parte, ha ragione Eddie: sempre piedi per terra e vedremo dove la strada ci condurrà, nella speranza di crescere sempre come band e come nuova realtà nel mondo del metal.

 

 

AAM.: State partendo per un lungo viaggio, ma potete scegliere solo 3 dischi da portare con voi; quali scegliete escludendo il vostro?

Eddie: Whitesnake – 1987;

            Dire Straits – Alchemy Live;

            Avantasia – Ghostlight.

Fil: Solo tre? Difficilissimo scegliere. Sicuramente il mio album preferito, ‘Nightfall in Middle-Earth’ dei Blind Guardian. Mettiamoci poi dell’ottimo metal italiano, ‘Hastings 1066’ dei Thy Majestie, un album che ancora oggi considero IL disco metal italiano…ed infine, per bilanciare, qualche sonorità un po’ più estrema e cupa, tipo ‘Blackwater Park’ degli Opeth.

 

 

AAM.: Credo di essermi dilungato fin troppo. Concludo come consuetudine l’intervista lasciandovi uno spazio libero per aggiungere un vostro saluto ai lettori di allaroundmetal.com

Eddie: Ciao a tutti!!! Per questo disco abbiamo dato il massimo che potevamo! Acquistate il disco, seguiteci sulle nostre pagine social e vi aspettiamo ai nostri prossimi live!!! Stay Metal!!!

Fil: Grazie mille alla redazione e ai lettori di allaroundmetal! Speriamo di vedervi presto sotto il palco e che possiate tutti apprezzare il nostro album!!

Ultima modifica il Giovedì, 07 Giugno 2018 10:21
Ninni Cangiano

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