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22 Giu

Dario Beretta ed i Drakkar In evidenza

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Allaroundmetal.com ha incontrato Dario Beretta, chitarrista e leader degli storici power metallers Drakkar, per parlare del nuovo EP “Cold winter’s night” e dei progetti futuri della band.

 

AAM.: Ciao Dario e grazie di essere qui con noi di allaroundmetal.com! Il vostro nuovo EP “Cold winter’s night” lo dobbiamo considerare come un anticipo di un nuovo album, oppure sarà un’opera a sé stante, un po’ come fu per “Classified” oltre 10 anni fa? In altre parole, state lavorando su un nuovo album ed, in caso positivo, cosa potete svelarci al riguardo?

D.B.: Ciao e grazie a voi per l’interesse! Il nuovo EP è da considerarsi un’opera a sé perché non contiene brani che verranno ripubblicati sul prossimo album. Detto questo, confermo che siamo comunque al lavoro sul prossimo full length. I nuovi brani sono molto ben avviati, tuttavia a livello di arrangiamenti siamo ancora a uno stadio embrionale, quindi è ancora difficile dire esattamente cosa ne verrà fuori. Di sicuro sarà un album che, come sempre nel nostro stile, miscelerà il power metal di origine teutonica con l’heavy metal tradizionale degli anni ’80.

 

 

AAM.: Ma torniamo a “Cold winter’s night”, di cosa parlano i testi? Te ne occupi come sempre tu o ci sono delle variazioni in merito?

D.B.: Ho scritto io i testi di Cold Winter’s Night e Black Sails, ma il testo di Leviathan è opera di Marco, il nuovo chitarrista che da questo EP mi affianca riportando i Drakkar a una formazione a due chitarre, vista finora soltanto nei nostri primissimi demo. Anche a livello compositivo, il grosso di Leviathan è stato scritto da Marco, che sicuramente contribuirà anche in futuro a tutti i livelli, visto che già abbiamo affinato la nostra intesa nell’altra nostra band, i Crimson Dawn. Riguardo agli argomenti, siamo sempre nel campo del fantasy e/o della science fiction: ci piace raccontare storie.

 

 

AAM.: Immagino che vi sarà anche una “part 2” di “Leviathan rising”... ti va di svelarci qualcosa al riguardo?

D.B.: Esatto, la seconda parte è già prevista per il prossimo album. Preferisco non svelare nulla, salvo che la storia prenderà una svolta imprevedibile ispirandosi anche ad alcuni fumetti… ma appunto, preserviamo la sorpresa per il disco!

 

 

AAM.: Chi ha realizzato la copertina e quale legame ha con i testi dei brani? Non avete timore che il classico guerriero con lo spadone possa essere un tantino troppo inflazionato?

D.B.: La copertina è opera di Alessandro Bragalini, lo stesso artista che ha creato anche l’artwork di When Lightning Strikes e di Run With The Wolf. Alessandro come sempre ha creato un’immagine di grande potenza, evocativa, ne siamo molto soddisfatti. Il personaggio rappresentato è Re Artù, e sul retro si possono intravedere Lancillotto e Ginevra, che Artù stesso ha allontanato in vista delle propria battaglia con Mordred. Di questo parla il testo della titletrack. Si tratta della prima volta che ci cimentiamo con i miti arturiani, e quindi per noi rappresenta una novità anche se l’immagine in sé è sicuramente molto classica.

 

 

AAM.: Ancora una volta ci sono stati parecchi cambiamenti nella line-up. Puoi svelarci da cosa deriva questa instabilità? E non pensi che possa influire negativamente sulla carriera della band?

D.B.: È semplicemente dovuta al fatto che una band come la nostra è un grande impegno, in termini di tempo, fatica e professionalità, il quale però non è e non sarà mai un lavoro. Trovare le giuste motivazioni per andare avanti non è sempre facile. L’abbandono di Simone e Paolo è stato dovuto solo alla mancanza di tempo sufficiente a dedicarsi alla band da parte di entrambi. Siamo ancora in ottimissimi rapporti, sono come fratelli per noi, non potevamo che accettare la loro scelta di vita. Ovviamente ogni cambio di lineup rallenta per forza di cose le attività del gruppo, ma è anche vero che io e Davide suoniamo insieme ormai da 18 anni e rappresentiamo la continuità artistico/compositiva della band.

 

 

AAM.: A proposito, che ne dici di presentarci i nuovi arrivati? So che alcuni di loro suonano in altre bands per generi completamente differenti dal power dei Drakkar.....

D.B.: Beh, Simone Pesenti Gritti, il nuovo bassista, è una vecchissima conoscenza: suonava nella prima vera band di Davide, gli Exile, più di 20 anni fa. Negli ultimi anni si era dedicato soprattutto alle cover con i Jack Revolver, ma aveva una gran voglia di tornare a fare musica originale. Con l’abbandono dell’altro Simone, non abbiamo avuto dubbi nel reclutarlo immediatamente. Non solo è un musicista davvero creativo e solido, ma ha anche portato una grandissima ventata di entusiasmo e positività che abbiamo apprezzato tantissimo da subito. Il nuovo batterista, Daniele Ferru, è forse quello con il background più vicino al nostro, dato che ha registrato i primi tre album degli Holy Martyr, una delle band epic metal italiane più apprezzate all’estero. Daniele era fermo da un po’ quando l’abbiamo reclutato, ma anche lui aveva una grandissima voglia di tornare a macinare chilometri dietro la batteria. Umanamente, ci siamo trovati bene da subito e questa per noi è sempre la cosa più importante. Infine, Marco Rusconi: come ho già accennato, io e Marco, oltre a conoscerci da una vita visto che eravamo nella stessa classe al liceo, suoniamo già insieme nei Crimson Dawn (gruppo Epic Doom di cui fa parte anche il nostro tastierista, Lele Laghi) da ormai 7 anni. Il dover cambiare la sezione ritmica del gruppo mi ha convinto a prendere la palla al balzo e tornare a una formazione a due chitarre dopo 20 anni da unico chitarrista. In effetti è un’idea che accarezzavo già da tempo, soprattutto da quando ho deciso di fare sempre più ricorso ad armonizzazioni che arricchissero ulteriormente il nostro sound.

 

 

AAM.: Avete registrato ancora una volta con Mattia Stancioiu; come ci si trova a lavorare con lui nei suoi studi? Hai qualche episodio simpatico da raccontarci avvenuto durante le registrazioni di questi brani?

D.B.: Con Mattia abbiamo un’intesa ormai perfetta, tra l’altro abbiamo registrato da lui anche i dischi dei Crimson, quindi c’è un rapporto che va al di là di quello strettamente lavorativo. Siamo amici e in studio, pur lavorando seriamente e duramente, ci divertiamo sempre parecchio. Aneddoti particolari non me ne vengono in mente, ma forse è perché appunto ci divertiamo talmente tanto che le risate sono quasi la norma!

 

 

AAM.: A proposito dei pezzi dell’E.P., dove e quando è stato registrato live “Invincible”? E come mai avete scelto proprio questa canzone (tra le mie preferite in assoluto della vostra carriera!) dall’ultimo album?

D.B.: Il brano live è tratto dalla nostra esibizione al Born To Fly Festival, tenutosi a novembre 2017 a Torino su iniziativa dei nostri cari amici degli Airborn. È stato il primo concerto in assoluto per la nuova lineup e per questo ci pareva carino documentarlo in qualche modo anche su disco. Riguardo alla scelta del brano, abbiamo semplicemente pescato quello che ci convinceva di più tra quelli registrati quella sera, per energia, carica, coinvolgimento.

 

 

AAM.: E’ un po’ di anni che i vostri dischi escono con la My Kingdom Music? Come vi trovate con questa label ed avete ancora altri dischi da realizzare con loro?

D.B.: Con Francesco di MKM ci siamo sempre trovati benissimo, è una persona seria, con passione per la musica su cui lavora, e che non ci ha mai fatto mancare il suo supporto. Non abbiamo un contratto a lunga scadenza, preferiamo discutere album per album, ma al momento non vedo proprio nessun motivo per cambiare, visto quanto è solida la nostra relazione lavorativa.

 

 

AAM.: Nella precedente intervista, si era parlato del vostro vecchio sito drakkar.it che ormai non esiste più; ci sarà possibilità di rivederlo online prima o poi, oppure vi concentrate esclusivamente sulla pagina di Facebook?

D.B.: Potremmo anche decidere di resuscitarlo, prima o poi. Per ora, però, preferiamo concentrarci sulla pagina Facebook, che è un modo molto più diretto e attivo per restare in contatto con i fan rispetto a una pagina web che, per sua stessa natura, è qualcosa di statico.

 

 

AAM.: Immagino che non sia possibile per i Drakkar vivere dei proventi della propria musica, ti va di raccontarci cosa fa ognuno di voi nella vita di tutti i giorni?

D.B.: Io lavoro nel settore dei videogiochi e mi occupo del coordinamento di traduzioni e doppiaggi. Tra gli altri, c’è chi lavora in negozio, chi accoglie visitatori, chi insegna, chi costruisce satelliti… un po’ di tutto!

 

 

AAM.: Capitolo live. Avete in programma qualche data o un tour per promuovere “Cold winter’s night” ed, in caso positivo, ci puoi svelare qualcosa?

D.B.: Abbiamo fatto due date subito dopo l’uscita di supporto agli Iron Savior ed è stata una gran bella esperienza. Al momento siamo concentrati sul nuovo album, però, quindi per un po’ non abbiamo date in programma. Sicuramente cercheremo di suonare il più possibile quando il nuovo Full-Length sarà in uscita, così da promuoverlo al meglio.

 

 

AAM.: Se potessi scegliere di aprire una serata per una grande band, con chi sceglieresti di condividere il palco?

D.B.: Ci sono tantissime band per cui mi piacerebbe fare da opener. Potendo scegliere e limitandomi solo ai gruppi in attività, forse sceglierei i Judas Priest, che sono da sempre per me un assoluto punto di riferimento, a tutti i livelli.

 

 

AAM.: Credo sia tutto per oggi, grazie mille per la disponibilità e concludo lasciando il consueto spazio finale a tua disposizione per lasciare un messaggio ai lettori di allaroundmetal.com

D.B.: Grazie a tutti coloro che hanno avuto la pazienza di leggere fino qui! Continuate a supportare il metal, soprattutto quello italiano, che ne ha davvero bisogno: ci sono tantissime ottime bands qui da noi che non raccolgono nemmeno una porzione infinitesimale di quello che meritano… Ciao!

 

Ultima modifica il Venerdì, 22 Giugno 2018 10:12
Ninni Cangiano

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