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21 Ago

In esclusiva per Allaroundmetal.com i quattro cantanti della storia dei Kaledon si raccontano In evidenza

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In vista del ventennale dei Kaledon, previsto in ottobre 2018, in esclusiva per allaroundmetal.com, abbiamo riunito tutti e quattro i cantanti della storia della band romana per un'intervista "collettiva": ecco a voi Anthony Drago, Claudio Conti, Marco Palazzi e Michele Guaitoli!

 

AAM: Ciao a tutti e grazie di essere qui con noi di allaroundmetal.com, avere tutti i cantanti della storia dei Kaledon riuniti tutti assieme è davvero una grande occasione per chi, come me, è sostanzialmente da sempre un fan della band romana. Ci raccontate come siete entrati in contatto con i Kaledon e cosa vi ha convinto a cantare con loro?

Michele: Ciao Ninni! Fa molto piacere anche a me trovarmi in questa situazione e sarà ancora più piacevole il 12 ottobre quando saremo tutti assieme sullo stesso palco! Nel mio caso la situazione è davvero molto semplice da spiegare: nel 2013 Marco lasciò la band e so che i ragazzi si misero alla ricerca di un nuovo vocalist in tutta Italia, senza porsi limiti di provenienza. Non ho ancora capito bene chi o come arrivarono anche a me e il materiale degli Overtures lì colpì molto positivamente. Alex mi contattò, mi spiegò i progetti della band (che ammetto, a quell’epoca non conoscevo bene) e le richieste e trovando da subito un’intesa organizzammo un’audizione dal vivo. Se sono qui, il resto è chiaro.

Marco: Ricordo molto bene che, mentre suonavo e cantavo con la mia vecchia band (Nobody's Fools), facevo il recensore e web master per una webzine. Il direttore mi ha fatto conoscere Alex al telefono che mi ha invitato ad aprire un concerto ai Kaledon nel 2006 (nel periodo di uscita di CH4). Fummo contentissimi dell'evento, nonostante la differenza di genere musicale. Ricordo di aver legato subito coi musicisti della band, sopratutto con Daniele Fuligni, col quale ci unisce molto l'amore per la musica e gli strumenti musicali anni '70. Diceva che la mia voce gli ricordava Coverdale! Ondate infinite di amore. Mesi dopo, quando Claudio lasciò la band, mi chiamarono a cantare con loro. Un po' la storia di Ronnie James Dio che aprì i concerti ai Deep Purple con gli Elf nel tour di Burn e poi Blackmore li assoldò quando formò i suoi Rainbow! Altre ondate di amore! Ahahahahah!

Anthony: Ciao, un ringraziamento a te e ai lettori di allaroundmetal.com per il supporto alla scena e ai Kaledon. Era il lontano 1998 quando un giorno venni contattato da un amico comune, il noto tastierista soul funk Giorgio Amendolara, il quale mi parlò di un nuovo gruppo power metal in cerca di un cantante. Incontrai quindi Alex Mele che mi fece ascoltare il demo di “In search of Kaledon”. Il brano mi convinse e Alex mi illustrò il suo masterplan: all’ epoca aveva già scritto la saga completa del perduto regno di Kaledon che avrebbe poi sviluppato nei vari capitoli discografici della band. La determinazione di Alex mi convise a lanciarmi in questa nuova avventura musicale. Lavorammo ai brani con la band e dopo molti concerti nella capitale, grazie anche all’aiuto del mai dimenticato Baffo, nell’estate 2000 suonammo al Foro Italico come support act per Ronnie Jams Dio.

Claudio: Parliamo di una cosa come venti anni fa…ne è passato di tempo. Avevo un band con cui ho fatto un cd nel 1999, con una casa discografica tedesca, i River Of Change – Where Reality Cannot Enter. Agli albori quella band aveva come chitarrista Alex Mele con cui strinsi amicizia e anche dopo che andò via dal gruppo i contatti rimasero più che buoni. Cosi, quando decisi di uscire dai River Of Change per l’insoddisfazione del mixing e mastering del cd d’esordio e per divergenze d’opinione sulla direzione musicale della band, Alex mi contattò. Una domenica mattina ci vedemmo e mi fece ascoltare in macchina alcuni brani senza le tracce vocali. Io mi resi conto subito della qualità del materiale e cominciai la mia avventura con i Kaledon.

 

AAM: Ciao Anthony, tu hai cantato solamente sui demo dei Kaledon, ci vuoi raccontare qualcosa di te per chi magari non ha mai avuto occasione di ascoltarti?

Anthony: Con i Kaledon, oltre ai primi introvabili demo CD “Spirit of the Dragon” e “God says yes”, sono uscito nel best of “Mightiest Hits” (nel quale potete ascoltare i sopracitati demo rimasterizzati) e nello studio album “Chapter six” con il live tratto dal concerto del 2008, in occasione del decimo anniversario della band, uscito come bonus disk nell’edizione giapponese. Devo ringraziare i Kaledon perchè attraverso queste pubblicazioni e concerti mi hanno  fatto sentire sempre parte della band. Riguardo la mia carriera come muscista e cantante ho un lungo percorso sia nella musica Heavy Metal, che in altri generi musicali. Prima dei Kaledon suonavo con i Chain Reaction con Fabio Balestrieri (prima in Italia e poi in USA); dopo l’esperienza con i Kaledon ho militato come lead singer nello storico gruppo romano The Raff con i quali, oltre ai concerti con Uriah Heep e Raw Power, abbiamo pubblicato 2 brani sulla compilation Furoricentro del 2002. Dal 2004 al 2014 sono stato il frontman dei riuniti Fingernails, con i quali abbiamo raggiunto un notevole seguito a livello internazionale tra le vecchie e nuove generazioni. Sono presente al microfono su oltre 10 pubblicazioni discografiche della band: vari studio albums, live albums, best of e compilations. Ho collaborato con bands ed artisti di vari generi, ho cantato e composto brani per colonne sonore di cinema e teatro con artisti come Fabio Liberatori, Gaetano Curreri, Giangiacomo Ladisa, Carlo Verdone, Carlo Vanzina, Iceone ed Ugo Gregoretti. Prima di trasferirmi a Londra, io e Richard, ex-bassista dei Fingernails, abbiamo registrato un disco Rock Blues a Los Angeles. Il disco è prodotto da Larry Dunn con la partecipazione di artisti come Fabio Liberatori, Eric Daniel e Claudio Corvino. Al momento sto scrivendo nuove canzoni e continuo a gestire l’etichetta discografica “LA Riot Survivor Records” attiva dal 2011.

 

AAM: Quali ricordi hai degli inizi carriera della band e quali differenze noti negli odierni Alex e Tommy (gli unici superstiti della formazione iniziale) rispetto a come erano 20 anni fa?

Anthony: Alex e Tommy erano 2 ragazzi all’epoca, ma suonavano bene ed avevano già un certo stile: le chitarre viaggiavano in simbiosi. Negli anni ’90 il power metal, prima tedesco e poi scandinavo ed italiano, dominava la scena internazionale. All’epoca usciva un nuovo italian power metal act ogni giorno.... Oggi, a distanza di 20 anni, solo alcuni di questi gruppi sono sopravvissutti affermandosi di diritto: i Kaledon sono sicuramente tra i gruppi italiani del genere noti nel mondo. Di loro ricordo l’entusiasmo e le belle canzoni che avrebbero poi fatto parte del debut album; la differenza che noto oggi è sicuramente la preparazione tecnica e la professionalità acquisita nel corso degli anni. La cosa più bella è il rapporto d’amicizia che li unisce dal 1998. Alex ha lavorato con una determinazione assoluta nel gestire, comporre e promuovere il gruppo.

 

AAM: Ciao Claudio, tu sei stato il cantante dei primi quattro dischi dei Kaledon, cosa ricordi di quel periodo ed adesso, a distanza di tanti anni, c’è qualcosa che non rifaresti più o che magari vorresti rivedere e correggere?

Claudio: Ricordo uno dei periodi più belli della mia vita. Non che non ci fossero incazzature od altro, solo che venivano superate assieme, senza alcuno strascico. Sono stato sempre orgoglioso di essere la voce dei Kaledon. Quello che non rifarei è sicuramente la collaborazione con Christian Ice, un essere subumano con molte facce nascoste, e tutte orrende, celate dietro un’affabilità solo superficiale. Persone del genere sono fatte apposta per distruggere tutto ciò che incontrano, chiunque non gli riconosca quello che loro credono di valere viene travolto dalla personalità di una bestia. Il video che girò di The New Kingdom fu fatto per fare male…proprio immediatamente dopo che gli comunicammo l’intenzione di non registrare il terzo album dei Kaledon nel suo “studio”. La sua “maestria” ha rovinato i primi due album dei Kaledon: pensa che le registrazioni della voce le feci in un buco di un metro e mezzo per un metro e mezzo, al buio, senza nemmeno il ritorno in cuffia della mia voce…

 

AAM: Ciao Marco, tu hai cantato in quattro dischi dei Kaledon ed hai sostanzialmente concluso la “Legend of the forgotten reign”, quanto ha influito nella tua carriera di cantante questo periodo e cosa ti ha insegnato, se c’è qualcosa che ti è stato utile in tal senso?

Marco: Ciao Ninni. Grazie dell'opportunità e della richiesta: la domanda è molto bella e ti ringrazio per averla fatta. Non so se ho mai avuto abbastanza occasioni per ringraziare i Kaledon per tutte le belle esperienze fatte e la grande formazione musicale e professionale che ho ricevuto da loro e dagli anni di duro lavoro insieme. In primis, grandi insegnamenti li ho tratti sia dal lavoro in studio con loro e Giuseppe Orlando (senza nascondere le difficoltà comunicative e di estrazioni musicali diverse), sia dall'attività live in giro per l'Europa e l'Italia, di spalla a Lordi e Rhapsody of Fire e non solo.

In secundis, riconosco di aver appreso da loro un metodo di lavoro che ha completato il mio. Questo sia in ambito musicale, che per quanto riguarda la gestione della band.

In chiusura, devo dire che hanno formato molto anche il mio CV, che mi ha permesso di ricevere molte attenzioni da varie entità, prima su tutte, la mia attuale band (Sailing to Nowhere) che mi chiamò tra le loro fila prima del primo disco, sotto suggerimento di quello che secondo me è il padrino del progetto, l'ex-Kaledon David Folchitto. Non per niente è ospite fisso nei nostri dischi e concerti!

 

AAM: Ciao Michele, tu sei l’attuale cantante dei Kaledon ma, contemporaneamente, anche di altre bands come Temperance ed Overtures. Come fai a dividerti tra i tanti impegni e soprattutto, visti i differenti stili delle bands, come riesci ogni volta a proporre un differente approccio stilistico?

Michele: In realtà questo è l’aspetto più bello! Io di mio ho fatto una scelta di vita molti anni fa: il mio mestiere è fare il musicista. Ho il mio studio di registrazione, tengo lezioni di canto, collaboro con Shure Italia ed ovviamente…canto. Chi è nella mia situazione spesso non solo non vede problematiche nella gestione di più band, ma ne ha addirittura il bisogno visto che è difficile che una sola band possa completare tutte le sfaccettature che la musica può offrire. Con i Kaledon posso tirare fuori il lato prettamente e puramente power metal che è in me, con i Temperance le sonorità più melodiche, con gli Overtures la situazione più progressive e articolata. Portnoy ti direbbe che sono fin troppo poche realtà, ma io non sono Portnoy.

 

AAM: Quali differenze ci sono, se ce ne sono, nel cantare dal vivo con i Kaledon e con le altre tue bands?

Michele: Di differenze ce ne sono moltissime, riguardano sia l’aspetto tecnico che l’aspetto espressivo. I Kaledon sono una band che, da buoni “powermetallari DOC”, basano la composizione con un occhio di riguardo per il virtuosismo vocale, miscelato con l’aggressività del sound - sopratutto in Carnagus -. E’ chiaro che uno show dei Kaledon deve assolutamente curare queste due richieste con molta attenzione. Se nei Temperance cantassi con la stessa aggressività e con la stessa “intenzione” che utilizzo nei concerti dei Kaledon, sarei assolutamente fuori luogo. I Temperance sono infatti una band molto più dolce - fatta eccezione per alcuni brani - dove il messaggio non riguarda assolutamente tematiche epiche, battaglie fantasy, duelli e magie…ma c’è un messaggio di pura positività e gioia di vivere. I brani dei Temperance vogliono lanciare messaggi attuali, positivi e che stimolino l’ascoltatore a godersi il momento e superare i propri limiti. Spesso la questione “tematica” viene ignorata…ma sono fondamentali per il lato espressivo e per la scelta dei colori e dell’interpretazione vocale. Gli Overtures poi sono un mondo ancora differente, dove i brani spesso e volentieri riguardano delle mie esperienze di vita o dei messaggi molto intimi relativi a me stesso…

 

AAM:Ultimamente è uscito il nuovo disco dei Temperance (a proposito, complimenti, una vera e propria bomba!), in cui dividi il ruolo di cantante con Alessia Scolletti; come ci si trova a cantare con una donna?

Michele: Questo è un aspetto ancora più importante e strettamente collegato alla domanda che mi hai fatto un attimo fa. I Temperance sono una band a tre voci, dove non canto solamente io ma anche Alessia..ed anche Marco! Questo aspetto differenzia la band non solo dai Kaledon e dagli Overtures ma da moltissime altre realtà. Nei Temperance non c’è più un frontman, ma c’è un’unica voce formata dal gioco di armonie vocali dei 3 cantanti. E’ qualcosa di assolutamente stimolante perché se da un lato “divide” il ruolo di frontman, dall’altro ha un potenziale espressivo e mette in gioco ognuno di noi in una maniera unica. Ognuno ha il suo spazio, ognuno ha i suoi momenti, ma quando tutti e tre cantiamo contemporaneamente…se tutti sanno dosarsi alla maniera giusta, questa unica grande voce formata dalle tre armonie, avvolge l’ascoltatore in maniera disarmante.

 

AAM: A proposito, lei era una tua corista negli Overtures, così come altre grandi cantanti italiane (Nicoletta Rosellini, Giada Etro, ecc.). Come fai a scovare tutte queste grandissime voci?

Michele: Sono uno che da sempre si è interessato all’underground, ha sempre cercato con interesse e guardato con ammirazione nuove voci e nuove vocalità nel panorama musicale, con un occhio di riguardo per la scena Italiana. Nicoletta è stata una scoperta fantastica fatta proprio con i Kaledon, Giada è una conterranea…Alessia era una mia allieva quindi si può assolutamente dire che il destino ha giocato il suo ruolo in queste scoperte. Pensa che ci sono decine e decine di voci con cui mi piacerebbe collaborare: tralasciando i miei colleghi qui intervistati per cui nutro un incredibile rispetto (e anche in un certo modo gratitudine, visto che se fossero ancora al loro posto io non sarei qui ahhaha), e tralasciando chi ormai si è ampiamente affermato (Luppi, Tiranti, Lione, Sara Squadrani, Alle & co.), ammiro davvero moltissimo Gabriele Gozzi, Fabio Dessi, Giorgia Colleluori, Alessio Accardo, Andrea Barchiesi, Alessandro Rubino e molti altri…

 

AAM: So che insegni anche in una scuola, ci vuoi parlare di questa esperienza?

Michele: L’insegnamento è parte della mia vita da ormai molti anni! Ho iniziato ad insegnare veramente presto, avevo solo 22 anni, presso la “Roland” di Gorizia. Sono convinto che insegnare canto sia qualcosa di magnifico che dà la possibilità non solo di trasmettere conoscenze, ma anche di condividere emozioni, stimolare la passione e la crescita…insomma è davvero un modo per giocare il proprio ruolo nel mondo della musica…senza contare che insegnando si impara davvero moltissimo! Oggi insegno presso la The Groove Factory Music Academy di Udine, una scuola piuttosto prestigiosa in Friuli che si sta espandendo negli anni…basti pensare che abbiamo aperto di recente una seconda sede sempre a Udine ed un punto d’insegnamento presso i Tune Music Lab di Pordenone. Insomma, anche sul fronte didattico, ce la sto mettendo davvero tutta!

 

AAM: Ad un certo punto, la strada di alcuni di voi si è separata da quella dei Kaledon. Vi va di raccontarci le vostre motivazioni e come avete reagito a questo cambiamento?

Anthony: Dopo l’uscita dei demo e dopo il concerto con Dio la band si propose alle etichette discografiche per pubblicare il primo album. La mia voce è sempre stata più Rock rispetto allo stile del cantato power, incentrato  solo su toni alti e puliti, e le riviste mi paragonavano più a Paul Dianno e David Lee Roth che a Micheal Kiske o Timo Kotipelto. Qualche etichetta non gradì un cantato lontano dai canoni del genere, anche se molti addetti ai lavori e i fans apprezzavano la particolarità della mia voce. Così Alex offrì il microfono a Claudio Conti, con cui aveva suonato nel suo primo gruppo (i River of Change), ed io fui chiamato da Chris Bianco per prendere il posto di frontman dei riuniti The Raff: con un sound più classico, votato all’Hard’n’Heavy, i Raff si avvicinavano di più al mio background musicale. Dopo il distacco iniziale con i Kaledon l’amicizia negli anni è andata via via rafforzandosi.

Claudio: Avevo divergenze d’opinione con il resto della band sul mio ruolo di singer e non mi riconoscevo più nella lingua inglese. Fondamentalmente mi ero un po’ stufato dei metallari, ma non certo del metal. Ed ovviamente non di ogni metallaro esistente, anzi… non mi piaceva per niente, e non mi piace, l’attrazione verso il dolore, verso la ribellione violenta e dimostrativa di parecchi. Vigono delle regole non scritte per essere accettato ed osannato: devi dimostrare di essere tosto, violento, nero, gotico, un po’ satanico ed acclamare ogni cosa che sia in correlazione con il sesso. Ma la vita non è assolutamente questo. Se non pensiamo positivamente e alla luce come si può sperare di vivere bene?

Marco: Le motivazioni erano molteplici. Ma fortunatamente ora è tutto passato e ci sentiamo ed incontriamo con piacere.

Principalmente non mi trovavo d'accordo su questioni di gestione della composizione. Nonostante la crescita avvenuta grazie a loro, mi trovavo in disaccordo su varie scelte musicali, ma anche gestionali. I rapporti si incrinarono e le cose non andavano più bene. Ma con l'allontanamento e il tempo che passa e cura ogni ferita, siamo riusciti a ritrovare un buon rapporto umano e coi ragazzi ogni tanto ci sentiamo per vari motivi (col Mele in particolare quando escono i film della saga di Star Wars!!!).

 

AAM: Marco, dopo l’uscita dalla band, hai proseguito la tua carriera nel mondo della musica con i Sailing To Nowhere, ti va di parlarci di questa tua nuova avventura, per chi ancora non conosce il tuo nuovo gruppo?

Marco: Grazie della domanda. Come detto prima, i STN mi hanno contattato mentre erano in cerca di un nuovo cantante. Il suggerimento glielo aveva dato il mitico David Folchitto, e loro non ci credevano nemmeno alla possibilità di avermi con loro. Andrea Lanzillo diceva "Figuriamoci se uno come Palazzi a noi ci prende in considerazione"...ed invece mi piacquero tantissimo. I STN sono un progetto molto importante (per me) e ho potuto portare in loro molto di ciò che ho maturato negli anni, e questo ha portato la band ad un livello superiore. Stiamo solcando molti "mari" grazie a questi 2 dischi. Coi nostri tour abbiamo già "attraccato in molti porti" esteri (Rep. Ceca, Germania, Spagna, Grecia, Ucraina, Russia, Croazia), sempre riportando grandi soddisfazioni.... ma questo è una cosa in comune che avemmo anche coi Kaledon.

 

AAM: Anthony e Claudio, Dopo l’uscita dalla band, avete proseguito nel mondo della musica, adesso avete scelto altre strade?

Anthony: Cantare e comporre sono sempre stati delle costanti nella mia vita. Ho vari interessi ma tutto rimanda alla musica.

Claudio: Ho formato e suonato in una band di Rock/Hard Rock in italiano, i Nemo, per tre anni. Eravamo tutti musiciste formati e con esperienza e mettere insieme quattro teste con le loro convinzioni radicate non è per niente facile. Il progetto naufragò dopo un mini lp e vari live. Poi mi sono preso alcuni anni “sabatici” in cui mi sono dedicato al teatro, come attore, con delle bellissime soddisfazioni, ho scritto e pubblicato un romanzo, un altro è finito e un terzo, l’ultimo, è quasi pronto per essere pubblicato. Mi sono dato all’insegnamento, cosa che mi ha completato. Un anno fa ho deciso di rimettermi in gioco: ho incontrato un gruppo di valenti musicisti di vecchia data dediti a del metal classico ed ho deciso di unirmi a loro. Dai Nemo in poi ho scritto e registrato homemade una cosa come 40-50 canzoni. Ho preso quei testi, quelle linee melodiche e le abbiamo fuse con il resto della band ed abbiamo dato vita agli INTENTO. Suoniamo Metal, e poi Metal e ancora Metal. Rigorosamente nella nostra lingua, l’italiano. Non come i Rhapsody, con le loro epiche liriche che scopiazzano la forma inglese. Siamo, sono, riuscito ad integrare perfettamente italiano e potenza metal, creando qualcosa di singolare e di assolutamente naturale e validissimo. Ascoltare per credere…

 

AAM: Contrariamente a tanti altri frontmen, con capelli lunghi ed atteggiamenti “appariscenti” e provocatori, Claudio tu hai sempre scelto una linea differente, molto più posata e “tranquilla” (se mi passi la definizione), quasi a rompere con le classiche iconografie del mondo metal; come mai hai scelto questo approccio diverso?

Claudio: Beh, in parte ti ho risposto precedentemente…è la musica che deve parlare non le stupidaggini ad effetto che si possono inventare sul palco. Io sono un cantante, non un ballerino né un saltimbanco. E viene fuori sicuramente un immagine luminosa che poi è esattamente quello che sono. Potente e luminosa. E non voglio distrarre, voglio che a comunicare sia la mia voce, il mio viso e i movimenti giusti, non quelli esagerati che si usano, credetemi, al solo scopo di coprire lacune e carenze varie. La voce, la musica, comunica attraverso canali ben più profondi che quello visuale. La scenografia di palco è bellissima se segue e rafforza il messaggio musicale. Non mi piacciono le lunghe presentazioni, né lo scimmiottamento gestuale di cantanti famosi.

 

AAM: Se doveste scegliere alcuni brani del repertorio dei Kaledon che trovate più “vostri”, a cui siete più affezionati e che magari vi piacerebbe cantare ancora, quali scegliereste?

Anthony: Pur avendo tutta la discografia dei Kaledon, di cui apprezzo molto anche i brani più recenti, le canzoni che sento a me più vicine sono quelle iniziali sulle quali ho lavorato personalmente con Alex e il gruppo: Spirit of the Dragon, Thunder in the sky, Army of the undead King, Hero of the Land, In search of Kaledon e God says yes.

Claudio: Mi divertivo molto con Army of The Undead King, Desert Land Of Warriors, Escape From The Jail e Revenge e poi con Voltures In The Air, Clash Of The Titans e New King Of Kaledon. Quelle a cui sono legato sono The Fury, Out Of The Ground, Eyes Of Fire, Hidden Ways, Break The Chant, Shadow of Azrael e Second Fall.

Marco: Sicuramente The God beyond the man, per ovvi motivi affettivi (la mia prima canzone e video con loro) che ancora suono e canto con il mio progetto solista in formazione. Sicuramente anche Black clouds, Coming back to our land e My personal hero (per questioni di paternità), ma anche A wounded friend, The end of the green power, The way to home, e molte altre del periodo di Claudio Conti, come In search of Kaledon, Desert land of warriors, Revenge, Great night in the land, Into the fog...

Michele: Beh, immagino che tu intenda “escludendo” i brani di Carnagus nel mio caso, che in effetti è l’unico album in cui ho inciso le mie parti vocali dall’inizio alla fine. Ti confesso che ci sono tre brani in particolare che pur non essendo stati scritti “sulla mia voce”, sento davvero miei. Si tratta di The God Beyond the Man, The end of the Green Power e The Angry Vengeance. Dal vivo credo siano tre momenti in cui ogni volta che il pezzo parte, sento un’emozione particolare… sono brani che danno possibilità di sfumature sempre differenti e che stimolano tantissimo sia il lato tecnico che il lato espressivo… insomma, sono “un vero piacere” da cantare!

 

AAM: Il 12 ottobre ci sarà il concerto del ventennale della band, parteciperete anche voi “ex”? Ed, in caso affermativo, potete svelarci quali saranno i pezzi che canterete, se sono già stati decisi?

Anthony: Confermo la mia presenza sul palco per questo storico evento a Roma. Sono previsti molti brani e cambi palco, ma al momento non sono in grado di fare anticipazioni riguardo la scaletta dallo show. Spero che, oltre ai musicisti, si possa condividere il microfono con tutti i cantanti che hanno fatto la storia della band.

Claudio: No, non parteciperò. Nessun rancore anzi, i rapporti sono amichevoli e non c’è volta che ci sentiamo in cui non rinnovi loro i miei complimenti per quello che stanno facendo e gli auguri sinceramente tutto il buono che si meritano. Questo potrà forse sembrare strano a parecchi, ma ciò che è passato è passato, non si può rivivere, né celebrarlo. Il miglior modo per farlo è vivere bene le situazioni quando ci siamo dentro.

Marco: Ma davvero? Io non ne sapevo proprio niente! Ahahahahah! Non rivelo niente, se non che sarà una seratona e ci divertiremo un mondo!

 

AAM: Siamo arrivati alla conclusione. Grazie di essere stati qui con noi, sappiate che per me, da fan dei Kaledon, è stata un’emozione grande poter avere a che fare con tutti voi assieme ed anche chi, come Claudio ed Anthony, non avevo più notizie da tempo. Concludo, come tradizione, lasciando uno spazio libero a vostra completa disposizione per un vostro messaggio ai lettori di allaroundmetal.com

Anthony: In una notte di tempesta un fulmine si è abbattuto sul mio castello nella Waltham Forest, ai bordi della metropoli di Londinium. La voce di Antilius, Re di Kaledon, risuonava nello schianto dei tuoni: era il richiamo alle armi, una missione per far brillare la fiamma dell’immortale metallo ed unirmi ai cavalieri del Regno perduto. E’ tempo di indossare la mia armatura d’acciaio e lasciare dunque alle mie spalle la grande terra d’Albione. Cavalcando sul fuoco del Drago che mi sostiene attraverserò l’Europa fino alla Capitale eterna, l’immensa ed insuperata Roma Caput Mundi, dove il 12 ottobre del 2018 si terrà il grande duello con la storia: il male e il bene si scontreranno ad armi impari. Venite armati fino ai denti di passione, libertà, ribellione e fierezza per sostenere a gran voce i Kaledon in questo imperdibile ventesimo anniversario che li ha portati oltre l’orizzonte del tempo, delle mode e del Rock’n’Roll.

Claudio: Ascoltate sempre buona musica, quella che vi tocca in profondità. Cercate di discernere e di non seguire fantomatici guru o detentori di fede di nessun tipo. Apprezzate il nuovo e non ristagnate nel vecchio…e date un ascolto agli INTENTO se vi capiterà in futuro. Grazie.

Marco: E' stato un vero piacere! Anche perché mentre rispondo alle domande, mi sono messo Chapter VI in sottofondo e sto scapocciando come un matto....il Mele ha già ricevuto materiale video! Ahahaha! Tornando seri, ringrazio voi per l'intervista e tutti gli amici e fans che continuano a sostenere la musica originale. In conclusione, mi unisco agli altri Kaledon nel salutarvi col consueto "May the dragon be with you"!

Michele: Beh, stavolta il messaggio non può che essere un invito! Credo di aver avuto la fortuna di essere entrato a far parte di una band che, al di là del gusto e delle scelte musicali (che sono assolutamente qualcosa di soggettivo), ha fatto oggettivamente la storia del power metal italiano. Stiamo parlando di una realtà che è nata ormai nel 1998 (io avevo solo 13 anni!!!) e che malgrado tutte le difficoltà nel percorso, da aggiungersi alle normali difficoltà che qualsiasi band underground ha…è tuttora qui a raccontare di sé, produce ancora dischi e si mette ancora in gioco dal vivo con lo stesso spirito del passato, se non forse ancora più “fuoco” dentro. Alex e Tommy meritano davvero la stima di tutti quelli che come me, anni dopo di loro lottano e ricercano la propria strada. Io non posso che ringraziarli anche qui, pubblicamente, per il regalo che mi fanno ogni volta che salgo sul palco con loro.

 

Ultima modifica il Martedì, 21 Agosto 2018 20:05
Ninni Cangiano

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