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25 Mag

Allaroundmetal.com ha incontrato Alex Krull degli Atrocity prima del loro concerto a Lisbona In evidenza

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La nostra collaboratrice dal Portogallo, Raffaella Martorelli, ha incontrato Alex Krull degli Atrocity il 12 maggio in occasione del loro concerto a Lisbona; eccovi cosa è venuto fuori dalla loro chiacchierata:

 

AAM: Avete appena rispolverato "Blue Blood", come vi siete sentiti a distanza di così tanti anni nel riportare in studio il vostro primo lavoro ufficiale?

AK: Non proprio il primo lavoro ufficiale, la prima demo…era il 1985 e si, il primo singolo che abbiamo ripreso.
C’è una storia un po’ bizzarra dietro…ci stavamo godendo la 70000tons metal cruise ed eravamo in piscina, con alcuni amici e dei ragazzi della Nuclear Blast, il mio miglior amico Sweeney e lui, mentre guardavamo i Napalm Death, in piscina, ai Caraibi…già questo!!! Lui mi fa: “Alex, Alex, devi fare una cosa, devi registrare Blue Blood…fa 30 anni!” e tutti gli altri erano d’accordo quindi…tornai dalla crociera. Siamo tornati in Germania, ho dovuto chiamare Joris dall’Olanda, che non aveva mai suonato quel pezzo con noi. L’etichetta ci disse: “Se volete far uscire questo singolo prima di questo tour, dovete essere in studio fra due giorni!”
Alla fine è stata una registrazione lampo, molto intensa, ma…adoro come è venuta quella versione! E tutto da certe folli idee ai Caraibi!!!

AAM: Quali direste che sono stati i maggiori cambiamenti di voi come gruppo e come musicisti da quegli inizi ad oggi?

AK: Oh, cavolo, ci sono sempre grandi cambiamenti! Con gli Atrocity siamo sempre alla ricerca di nuove sfide, cerchiamo sempre di essere diversi, migliorarci, andare verso nuovi orizzonti. Soprattutto all’inizio,quando abbiamo formato la band c’era una quaderno bianco da scrivere; negli anni ’90 c’era una sorta di scoperta della musica, tutto lo sviluppo del crossover, quando il gothic metal con le voci femminili stava spopolando, i testi in tedesco, anche il death metal…diciamo che li abbiamo un po’ anticipati, siamo stati dei pionieri, anche con i tecnicismi; nel secondo album per esempio c’erano influenze più sinfoniche, abbiamo collaborato con cantanti di opera, sai, quelle cose che danno una ventata di fresco. Un’altra idea “folle” dopo aver sperimentato un po’ fu decidere di rielaborare dei brani anni ’80 in Werk 80, con cover dei Tears for Fears, Frankie Goes to Hollywood, Bowie, Depeche Mode… (sorrido pensando alla versione di Tainted Love ascoltata mentre camminavo verso il LAV e glie ne parlo) prima di Marilyn Manson! (ride di gusto!) Un sacco di gente ci chiedeva perché, come ci permettevamo di fare una cosa del genere, che alla gente non sarebbe piaciuto…invece diventò un successo.
Siamo qui ad un festival old school death metal, una celebrazione della vecchia scena, un omaggio; I Am Morbid celebra oggi il trentennale di Altars of madness, il primo album dei Morbid Angel, noi suoneremo Blue Blood che è uscito anch’esso 30 anni fa, quindi è una situazione fantastica! Io questo genere me lo porto nel cuore, è parte della mia vita, e con la band è lo stesso, siamo agli estremi sempre.

AAM: Dal vostro punto di vista la scena metal nel vostro paese è peggiorata o migliorata?
AK: Beh, in Germania c’è sempre stato uno zoccolo duro, dei fan molto fedeli…non c’era un granchè, all’epoca in cui abbiamo iniziato, a parte gli Scorpions, o i Kreator, i Destruction, ma oggi, band tipo i Blind Guardian, che iniziarono più o meno nello stesso periodo, sono delle band molto seguite, siamo molto amici; anche medieval bands, tipo gli In Extremo o i Saltatio Mortis, tutti i generi sono molto popolari e hanno grande pubblico, i Rammstein rappresentano il picco di followers per una band tedesca, soprattutto perché hanno dimostrato che i testi in tedesco ci stanno alla grande nel metal ci è voluto un po’ , anche noi abbiamo un sacco di brani o di titoli in tedesco.
Per me è un dono e siamo molto fortunati che ci sia un seguito così forte in Germania, la scena è molto buona, ci sono un sacco di festival, ogni tour in Europa passa dalla Germania e questo mi fa felice.

 

AAM: Pensate di ri-registrare altro materiale del vostro passato, come ad esempio il vostro primo demo "Instigators" che sicuramente pochi dei fan più giovani conoscono?
AK: Instigators??? Ah già, l’abbiamo registrato!!! (ride…) In realtà, quando abbiamo fatto uscire quella roba eravamo già musicalmente più avanti, eravamo già cresciuti e poi abbiamo registrato quella demo…strano, no? Adesso le bands si formano in maniera molto più veloce, registrano più velocemente. Immagina: nell’85 i primi brani, che abbiamo voluto mettere nella demo, mentre il primo album è stato del 1990, quei brani li avevamo già stra-suonati, prima di arrivare ad Hallucination, con la cover art di H.R. Giger in copertina, produzioni di alto livello, post produzione negli USA…Credo che adesso le cose siano un tantino troppo più veloci…comunque, chissà!

 

AAM: Siete sempre stati un gruppo molto sperimentale ed avete attraversato varie fasi musicali nella vostra carriera. Cosa vi ha spinto a tornare alle vostre radici più estreme?
AK: C’è una forza che ti trascina, molto creativa da parte mia e di Thorsten (Bauer, attuale bassista della band), amiamo quello che facciamo quindi lo spirito è sempre lo stesso, devi avercela dentro, quella passione. Non si tratta del successo, né di fare le rock star anche se, devo riconoscerlo, abbiamo girato 50 Paesi, 5 continenti, con questa band e con l’altra, i Leaves Eyes. Poi ci sono i fan che ti danno la forza, che grazie al loro supporto ti danno la possibilità di continuare, o anche i ragazzi dello studio di registrazione, della produzione, della distribuzione, il nostro booking agent, tutti credono in noi ed è importante non “perdersi”, avere una visione comune all’interno della band. Per me come musicista sarebbe noioso ripeter sempre le stesse cose quindi è bello anche fare altre cose.

 

AAM: Cosa ci potete dire invece sul capitolo finale di Okkult? Quando vedrà la luce la terza parte del concept?
AK: Il secondo è appena uscito e io credo proprio che sia un album fantastico, tutti i ragazzi nel bus lo adorano, ho avuto un sacco di feedback positivi da amici e da altri musicisti. C’è stata una grande produzione alle spalle e anch’io ho lavorato alla produzione ai Master Sounds Studios e ora per il terzo capitolo ci sono delle aspettative molto alte e faremo del nostro meglio per fare un album ancora più bello.
Per me è importante fare dei bei brani, in Okkult l’atmosfera è fondamentale e parla di mistero e amore in sonorità death metal e anche il genere di testi nella storia contribuiscono a creare qualcosa fuori dal comune che deve stupire l’ascoltatore.

 

AAM: Con i due "Werk" avete re-interpretato brani pop degli anni '80; a quando un nuovo episodio, magari con pezzi degli anni '90?
AK: Potrebbe anche essere! Me l’hanno chiesto in tanti, eppure, come ti dicevo prima, per il primo Werk tutti pensavano stessimo facendo una follia e poi hanno iniziato a chiederci di fare questo o quel brano e il secondo l’abbiamo fatto 10 anni dopo. Non so se ne faremo un altro, sono sicuro che un sacco di persone se lo aspettano quindi non lo escludiamo, però in questo momento vogliamo fare questo metal estremo, portarlo in tour e faremo sicuramente il terzo Okkult fest

 

AAM: C'è stato un periodo che realizzavate un disco ogni 4 anni, da Okkult avete iniziato a farne ogni 5 anni... il prossimo disco lo ascolteremo nel 2023 o ci sorprenderete?

AK: Vorremmo farlo prima! Adesso stiamo lavorando sul disco dei Leaves Eyes ma sicuramente anche con gli Atrocity registreremo prima…io ci spero davvero! Ovviamente i tempi risentono dei tour in giro per il mondo, proprio prima di questo tour eravamo in Giappone con i Leaves Eyes, siamo tornati da Tokio e il tour bus degli Atrocity era già pronto e…switchi all’altro progetto.

AAM: Tutti voi suonate anche nei Leaves' Eyes, come fate a dividervi tra due tipi di musica così differenti? E quale delle due bands rappresenta la priorità per voi?

AK: Guarda, io sono l’esempio in carne ed ossa…c’è un Alex con in testa la roba tipo Okkult, Misteries of the world ecc, e l’altro Alex che è il vichingo, ci sono due lati anche perché io ho lì le mie origini e poi gioco di ruolo, sono anche membro onorario di un gruppo con cui facciamo battaglie in estate e questo mi stimola anche le idee che poi sviluppo sia con i L.E. che anche con gli Atrocity, ti viene in mente un pezzo e lo scrivi, poi in un secondo momento ci lavori su. Sempre avendo ben distinte, come a compartimenti stagni, le idee delle due band con la loro diversità. Si, in Okkult ci sono comunque delle sonorità più sinfoniche, nei cori soprattutto, che rendono l’album stile film horror, mentre nei L.E. ci sono suoni più da colonna sonora di film epici, con atmosfere vichinghe, che fanno da sottofondo alle saghe nordiche, ci sono molte dinamiche ma anche molte emozioni, mentre con gli Atrocity ci sono un sacco di differenze col death metal classico ed entrambe calzano a pennello su di me. C’è un ampio range di sfumature di suoni da sperimentare ed è una soddisfazione per me come artista lavorare in questo modo.

 

AAM: A proposito dei giochi di ruolo e colonne sonore, vi hanno già chiesto di creare una colonna sonora o di utilizzare dei vostri brani per un film, un video game…

AK: Abbiamo già delle richieste in effetti, e qualcosa è già stato utilizzato in programmi tv o trailer, ci potrebbero essere delle collaborazioni in futuro, magari per delle serie o film addirittura. C’è tanta gente che ha conosciuto Atrocity e L.E. grazie ai trailer, forse più che con le trasmissioni in tv sulla musica. Abbiamo partecipato ad alcune fiere medievali, stavano girando un documentario durante un “gathering” dove si parlava di vicende nordiche e dei vichinghi e, fra i presenti, in molti apprezzano i Leaves Eyes e ci hanno chiesto se potevano utilizzare dei brani o parti di essi per la realizzazione del documentario, quindi si…qualcosa bolle in pentola, già!

 

Alex è un gran chiacchierone, mi ha accolta subito dopo cena e non si è risparmiato in risate e racconti. (n.d.Raffa)

 

Ninni Cangiano

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