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25 Ago

6-07-2019 Intervista faccia a faccia con Fabio Lione al Fuori Orario di Taneto. In evidenza

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L’intervista con Fabio Lione era prevista per le 17:30 di un afoso pomeriggio di estate e il vostro cronista, partito per tempo, è riuscito a portarla a termine nonostante un registratore del cellulare “dispettoso”.

Arrivato alle 17:15 al Fuori Orario ho pensato per prima cosa a trovare Lars, manager dei Turilli/Lione Rhapsody. Dopo i saluti e qualche convenevole in un inglese che mi riprometto di riprendere a studiare ecco che, dopo pochi minuti di attesa, entro in una birreria interna del locale e comincio a parlare con un Fabio Lione affabile e tranquillo.

 

D.: Ciao, come nasce l’idea di questa nuova formazione? Possiamo dire che è una specie di evoluzione dei Luca Turilli’s Rhapsody?

 

R.: Direi di no. Erano sette o otto anni che non lavoravamo assieme con Luca. Ci hanno proposto di celebrare i venti anni di storia dei Rhapsody e abbiamo fatto un tour. Pensavamo di fare poche date, circa una quindicina, mentre alla fine sono state 72, E’ andato tutto molto bene. Abbiamo ricevuto molte offerte dai promoter ma ognuno, alla fine della collaborazione, sarebbe dovuto tornare a fare le sue cose col porprio team. Ci siamo trovati talmente bene a lavorare di nuovo assieme che abbiamo detto: “ magari possiamo fare qualcosa di nuovo senza copiare lo stile che i Rhapsody avevano in passato”.

Volevamo usare Zero Gravity come nome ma ci è stato sconsigliato. Ci hanno detto: “ Avete creato un brand, avete venti anni di attività, avete scritto una saga e Luca ha formato la band; sarebbe stupido ricominciare da zero”. Le offerte per festival validi e grossi, poi, sarebbero state limitate. Alla fine “Zero Gravity” è diventato il titolo dell’album mentre la band, come sai, ha preso il nome di Turilli/Lione Rhapsody.

Credo che abbiamo fatto un debut C.D. valido e diverso. C’è ancora l’impronta Rhapsody-ana dato che ci sono cori e orchestrazioni come ce n’erano sui dischi con Alessandro (Conti, cantante dei Trick Or Treat n.d.a.) e altre cose in comune come la pomposità e le orchestrazioni ma c’è un’evoluzione. Ci sono brani più progressivi, in un paio di pezzi ci sono richiami a film. Un brano come “Fast Radio Burst” è molto Heavy e può ricordare un poco i Rammstein mentre, molto probabilmente, altri potrebbero essere definiti come cantautorato italiano.

 

D.: Una curiosità. Come mai avete scelto di fare una sola data e perché proprio al Fuori Orario?

 

R.: Il disco è uscito ieri ed eravamo a Barcellona. Andremo in Ungheria e Repubblica Ceca, diciamo che la data del Fuori Orario si è incastrata a meraviglia con quelle che avevamo in programma. Sicuramente, nel 2020,

 

 

 

D.: Come sonorità trovo che questo “Zero Gravity” sia più accostabile a “Prometheus” che alla restante produzione targata Rhapsody. Sei d’accordo con questa considerazione, oppure hai un altro punto di vista?

 

R.: Fra tutti i lavori del passato forse è più accostabile all’ultimo lavoro fatto da Luca con i Luca Turilli’s Rhapsody anche perché, come tematiche, si parla di ricerca spirituale. Ci sono molte cose simili a “Prometheus”, almeno dal punto di vista lirico poi, naturalmente, in alcune canzoni c’è l’uso massiccio di cori e orchestrazioni

 

 

D.: Il disco è stato registrato meravigliosamente ai Domination Studios con Simone Mularoni, quanto è importante la produzione in un genere come il metal sinfonico e soprattutto quanto lo è per voi?

 

R.: La produzione per noi è molto importante. Stavolta abbiamo usato un budget discreto/ottimo messo a disposizione dalla nostra etichetta Nuclear Blast. Possiamo dire che una band normale che vuole fare un disco normale, con un budget del genere ne fa due.

Siccome volevamo offrire una produzione di livello ancora più elevato avevamo attuato una campagna di crowd founding. Il denaro raccolto dai fans più quello dell’etichetta ci ha permesso di stare in studio per più di tre mesi e di pagare ospiti, hotel, viaggi e ciò ci ha permesso di ottenere, e dare, una qualità che era quella che volevamo. Ovviamente, stando in studio meno tempo e con meno mezzi, non avremmo ottenuto lo stesso C.D.

 

D.: Secondo te l’odierna tecnologia vi ha aiutato oppure ha snaturato il suono rendendolo meno grezzo e diretto?

 

R.: Nel nostro caso ha aiutato. Un C.D. del genere è molto ambizioso e complesso. La canzone si regge su una bella melodia, una bella idea, un bel riff quindi non necessita per forza essere complessa ma lo stile dei Rhapsody è stato sempre complesso in quanto unisce musica classica, Heavy, richiami operistici,elementi celtici e, in questo disco, passaggi Progressive. In studio ho scoperto delle cose che non immaginavo. Io, ad esempio, ho cantato sempre sette/dieci giorni cercando di fare del mio meglio dal punto di vista espressivo più che da quello tecnico. In questo caso penso di essere riuscito a dare il meglio di me stesso. Non mi interessa dimostrare di sapere tenere la nota ma mi interessa di arrivare al cuore delle persone; anche di quelle che, come mia madre e mia zia, non ascoltano prettamente Heavy Metal.

 

 

D. Cosa ci racconti delle sessioni di registrazione? Ci sono stati episodi simpatici di cui vuoi metterci al corrente?

 

R.: Probabilmente è stata la sessione in studio più divertente di sempre e il fatto che non suonavamo assieme da anni ha giovato. Non sai cosa aspettarti quando,dopo un tour dal vivo che ha ottenuto successo, ti ritrovi a creare nuovi pezzi in studio. Ci siamo molto divertiti in studio grazie anche a Simone Mularoni che è un ragazzo con molta pazienza.

Un episodio simpatico è che nella canzone “I’m” c’è in una parte un richiamo ai Queen e Simone, quando ha ascoltato le prime note, ha detto: “staremo una settimana solo su questo pezzo; è la cosa più complicata che mi sia capitata in studio in 18 anni di lavoro”. In realtà, nonostante queste cose sembrano complicate, è stato molto sorpreso perché Luca e io ci conosciamo talmente bene che alcuni passaggi ci vengono naturali.

 

 

D.: Chi si è occupato della stesura delle musiche e dei testi?

 

R.: Il compositore dei testi è stato Luca che si è occupato per la maggior parte delle musiche anche se, nel creare le melodie, abbiamo lavorato assieme.

 

D.: Per quanto riguarda i testi, c’è un concept che lega i brani oppure si tratta di testi slegati tra loro?

 

R.: No, non esiste un concept vero e proprio. Come detto c’è una ricerca, più che altro spirituale che, auspichiamo, possa riguardare tutti.

 

 

 

D.: In “Arcanum” mi pare ci sia un richiamo a Giuseppe Verdi; come mai questa scelta? E perchè un brano per Leonardo Da Vinci?

 

R:. Hai colto nel segno: c’è un richiamo a Giuseppe Verdi in una piccola parte del nucleo del chorus. Abbiamo costruito questa canzone in un modo che ritengo molto particolare. C’è un mood molto soffuso, poi dei cori quasi alla Branduardi maniera e il tutto sfocia in una voce tenorile con dei passaggi quasi spagnoleggianti (Fabio canta un pezzo dell’aria n.d.a.). E’ un poco come se fosse un’opera molto ricca di cori e di passaggi. All’inizio della canzone sembra quasi di essere in chiesa con l’organo a canne di Vinci; tra l’altro io non abito neanche distante da lì e Leonordo è il nostro genio italiano indiscusso che ci rappresenta anche all’estero.

“Amata immortale”, che è l’altra ballad, è invece un tributo al nostro Leopardi ed abbiamo voluto inserire in essa i versi: “E il naufragar mi è dolce in questo mare” dall’infinito. In questo modo abbiamo voluto rimarcare le nostre radici.

 

 

D.: Quale legame ha l’artwork di copertina con i testi?

 

R.: La copertina è stata realizzata da Heile: un artista tedesco che si è occupato anche delle copertine degli Epica. Noi gli abbiamo dato qualche idea e gli abbiamo parlato di qualche testo senza dargli riferimenti visivi. Lui ha appreso oggettivamente a livello di immagine ciò che avevamo in testa e lo ha riportato a livello metaforico.

La copertina ha un volto di donna legato a un filamento di DNA mentre in fondo si vede una città futuristica. La donna che scende metaforicamente, assieme agli altri elementi, porta un messaggio. La città rappresenta l’elemento materiale dell’essere umano mentre la figura femminile ascende a un livello spirituale successivo e superiore. Il tutto è legato ai testi che trattano, in alcuni casi, tematiche introspettive e di ricerca interiore e che non sono immediati da capire. “Fast Radio Burst” parla di frequenze radio provenienti dallo spazio e non decodificate: questo ci porta a immaginare una vita differente dalla nostra, visto che qualcuno queste frequenze, deve averle mandate. Ci sono anche temi più scientifici come in “Phoenix Rising” dove si può sentire il dialogo originale della NASA legato al lancio dell’Apollo. Una persona può sia ascoltare il brano che, se vuole, approfondire il discorso del testo.

 

 

D.: So che ci sono stati alcuni ospiti sull’album, ti va di raccontarci come sono nate queste collaborazioni?

 

R.: In primo luogo in “D.N.A. (Demon and Angel) ” abbiamo come ospite Elize Ryd degli Amaranthe   che è una  mia cara amica da tantissimi anni. Abbiamo subito pensato a lei ma, anche se era occupata con la sua band, ha trovato un giorno libero per registrare. Una cosa particolare è che io, in studio, le ho cantato le basi facendo finta di essere una donna per agevolarla.

Abbiamo Marco Basile dei D.G.M. in “I’am” e ciò che è venuto fuori in quel pezzo è un duetto a mio avviso molto bello e interessante.

Abbiamo anche come ospiti nella bonus track “Oceano” Sasha Paeth (Avantasia) e Arne Viegand del gruppo Pop tedesco dei Santiano che si è occupato di molteplici strumenti.

Ci sono anche altri ospiti come Alessandro Conti ai cori eccetera.

 

 

D.: Avete in programma di realizzare qualche video ed, in caso positivo, ci potete svelare quale pezzo è stato scelto e per quale motivo?

 

R.: Stavamo pensando, oltre ai clips che sono usciti, di farne uno anche per “Arcanum” visto che è un pezzo molto rappresentativo e particolare di questo C.D.

 

 

D.: Oggi suonate con i Trick Or Treat di Alessandro Conti, a quando un vero e proprio tour assieme a loro? Del resto rappresentate due tra i nomi di punta della storia del metal italiano....

 

R.: Vedremo in futuro cosa succederà. So che intanto Alessandro sta facendo un disco anche con i Twilight Force e poi, come detto, si vedrà.

 

 

D.: So che contemporaneamente canti in tante altre bands, cosa ci racconti al riguardo?

 

R.: Non è semplice perché  sono sette anni che canto anche con il gruppo brasiliano degli Angra. Ciò che a molti può non risultare evidente è che è difficile andare e tornare dal Brasile un mese sì e uno no e trovarsi a suonare in un altro contesto come pubblico, ambiente e lingua.

 

D.: Secondo te si riesce a vivere di musica in Italia?

 

R.: Secondo me con questo genere di musica no. Io ho sempre fatto questo sbattendomi avanti e indietro. Cinque giorni fa ero in Colombia con gli Angra, sono tornato con loro con il volo e siamo atterrati a Barcellona e oggi sono qui.

 

 

D.: Vivete tutti a notevoli distanze, Fabio e Luca in Italia, Patrice e Dominique in Francia ed Alex in Germania; come fate ad intendervi così bene ed avere un’intesa così invidiabile?

 

R.: In realtà ci conosciamo da tanti anni e questa è la cosa più importante. Diciamo che di solito non proviamo e lo facciamo solo quando facciamo dei tour e delle date. Ci troviamo per qualche giorno in un posto in Francia e proviamo tutti assieme; altrimenti sarebbe impossibile.

 

 

D.: Cosa ci dobbiamo aspettare dal futuro dei Turilli/Lione Rhapsody? Ci saranno altri dischi dopo questo?

 

R.: Certo! Abbiamo altri due brani già scritti e speriamo di offrire un prodotto di qualità che possa soddisfare sia noi che i nostri fans. Di solito, se tutto funziona come deve, si hanno buoni risultati da tutte e due le parti.

 

 

Ultima modifica il Martedì, 17 Settembre 2019 11:17
Corrado Franceschini

Oltre 50 anni di età e più di 35 anni di ascolti musicali.

Sito web: it-it.facebook.com/people/Corrado-Franceschini/100000158003912
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