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11 Giu

Intervista con Stefano Pisani, chitarrista degli EX In evidenza

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Dopo avere recensito il CD degli EX “I nostri fantasmi”, lavoro uscito per Andromeda Relix/Defox Records nel 2019 (voto 3,5/5), ho deciso di approfondire il discorso sulla band e su molti altri aspetti. Al fuoco di fila delle domande ha risposto per voi il chitarrista Stefano Pisani. Buona lettura.

C) Ciao Stefano. Ben arrivato sulle pagine di www.allaroundmetal.com

Ciao Corrado, grazie ancora della recensione all’album e di questa opportunità di fare una chiacchierata. Un saluto quindi anche a tutti i lettori.

C) Parto con una domanda scontata ma inevitabile. Come mai avete scelto il nome EX; forse perché venivate tutti da diverse esperienze nel mondo musicale? Perché il nome è scritto in maiuscolo?

Sì, un po’ è perché erano varie le provenienze dei musicisti, un po’ perché in fondo siamo tutti ex-qualcosa; in questo senso la parola “ex” lascia presupporre che si viene da uno stato (o luogo) e si va verso un altro, quindi indica movimento, dinamismo, una precisa direzione e un obiettivo chiaro, che sono tutte peculiarità della band. Il nome è in maiuscolo perché essendo composto da due sole lettere ha bisogno di un “aiutino” per essere più visibile (sui cartelloni dei festival, per esempio).

C) Puoi introdurre brevemente la band ai nostri lettori?

Gli EX sono nati nel 1997 con uno stampo già hard/metal venato di punk, e da subito la scelta è stata quella di cantare in italiano. Io sono entrato nella band nel 1999, dopo altre esperienze metal e rock italiano. Per un periodo - dal 1999 al 2005 - la line-up è stata a due chitarre, ma la formazione che funziona di più, anche dal vivo, è quella a quattro elementi, che attualmente schiera Roby Mancini (voce), Stefano Pisani (chitarra), Gabriele Agostinelli (basso e voce) e Loris Rigoni (batteria). Loris è il nuovo arrivato, con noi dall’uscita dell’ultimo disco. In effetti siamo una band tritura-batteristi, in ventitré anni ne abbiamo cambiati cinque! Il cantante Roby, invece, è l’unico rimasto della formazione originaria.

C) Nonostante siate in pista da parecchio tempo ho come l’impressione che gli EX non siano famosissimi tra gli ascoltatori del metallo italiano. Mi sono fatto un’idea sbagliata?

C’è sempre molta diffidenza per le band che non rientrano nei canoni metal: sono difficili da inquadrare, forse presuppongono un maggiore sforzo di curiosità, una visione più aperta. Il fatto di cantare in italiano e di comporre i pezzi senza sentirci legati a uno stile di riferimento preciso, probabilmente ci rende più difficili da mettere a fuoco. Lo trovo sempre strano: quando ho iniziato a suonare la chitarra e a fare concerti c’erano già le band hard rock/metal che usavano l’italiano (Strana Officina su tutte), e poi c’era tutta l’eredità del rock (più o meno progressivo) che aveva caratterizzato il panorama nazionale degli anni ‘70. Eppure l’italiano è sempre stato un ostacolo. Be’, a noi piacciono le sfide, e siamo sempre stati determinati a non lasciare decidere ad altri come deve essere la nostra musica. Vogliamo che il nostro messaggio arrivi diretto e chiaro, e visto che prevalentemente suoniamo in Italia, l’uso della lingua madre serve a far capire come la pensiamo, senza giri di parole e camuffamenti.

C) Il vostro genere è stato definito come Pasta Rock, Spaghetti Rock, Combat Rock. Premesso che, molto spesso, le etichette servono a chi scrive per “inquadrare” un gruppo, tu quale definizione daresti della vostra musica?

All’inizio, proprio per i testi in italiano, era inevitabile il paragone con un genere “italianizzato” come lo spaghetti-western. La genesi era simile: un filone prevalentemente anglo-americano (il rock) raccontato con la nostra lingua, le nostre esperienze, i nostri miti. Il nostro rock non corre su una Cadillac decapottabile lungo il Sunset Strip, ma su una Giulia Super che sgomma in un labirinto di strade di periferia. L’immaginario a cui facciamo riferimento è proprio questo: storie di sobborghi ai margini della città, polizieschi anni ‘70, residuati bellici come simbolo della reazione all’incudine del sistema, auto e moto di un periodo dove tutto era molto più violento, sanguigno, forse più vero. Per l’intro dei concerti di promozione di I nostri fantasmi, per esempio, abbiamo scelto una versione riarrangiata del tema musicale di Roma violenta. Queste scelte e le nostre battaglie per il rispetto delle band hanno portato certa critica a definirci combat rock, che in fondo è un po’ la somma di tutti questi elementi, il concetto che più si avvicina al nostro modo di intendere la musica.

C) Quali band hanno lasciato un segno nel tuo/vostro background e quanto di esse trasponete nella musica degli EX?

I nostri ascolti musicali sono prevalentemente metal/hard rock, comunque rock in generale, ma poi ci piace un po’ tutto, dalla musica vintage alle novità. A volte trovi cose molto interessanti dove meno te lo aspetti. Musicalmente siamo figli del rock anni ‘70, del punk e del metal (dalla NWOBHM alle ultime incarnazioni). È da talmente tanto che suoniamo che ormai quello che ascoltiamo (o vediamo ai concerti) non riesce a scalzare l’idea di musica che abbiamo in testa, un’idea che si è concretizzata e rafforzata in decenni di sale prova, palchi, sale d’incisione, festival. Il nostro rock è libero, non segue ispirazioni esterne e non emula generi particolari: l’importante è che sia musica senza preconcetti, che ci piaccia. Così, possiamo anche permetterci occasionali incursioni in stili diversi e magari lontani dal rock classico.

C) Esistono delle differenze musicali tra il vostro primo album autoprodotto “Grida” del 1998 e ”I nostri fantasmi” del 2019?

Certamente sì: al di là della naturale sgrezzatura, nel tempo, del modo di comporre e di suonare i pezzi, diciamo che per i primi tre album (quelli autoprodotti) abbiamo girato un po’ intorno alle nostre influenze come musicisti; quando si è cominciato a fare più sul serio, con i successivi tre album ufficiali, abbiamo migliorato la qualità tecnica sia delle esecuzioni che delle registrazioni, abbiamo cercato di rendere più omogenee le track list dei singoli dischi, abbiamo definitivamente lasciato alle spalle la preoccupazione di essere in linea con qualcosa o qualcuno (che già dall’inizio, comunque, non era poi così pressante). Album dopo album la nostra musica si è conquistata una sua dimensione, fino a diventare “musica degli EX”, la musica che riflette le nostre personalità e la nostra visione delle cose. Di pari passo si sono evolute la promozione, la gestione dei live, le grafiche di booklet e volantini. Ora abbiamo molto controllo sulla nostra produzione, non è per nulla facile farci fare qualcosa che non rientri nella nostra visione globale.

C) Come, quando e perché avete scelto di incidere per l’etichetta Andromeda Relix di Gianni Della Cioppa, nome ben conosciuto a chi legge riviste e grande “agitatore” dell’underground?

Conosciamo Gianni da quarant’anni, abbiamo la stessa formazione e nel tempo abbiamo maturato il medesimo atteggiamento di apertura e approfondimento nei riguardi della musica in generale. Come lui pensiamo che la musica, se non accompagnata anche da una “cultura della musica”, resta sempre qualcosa di incompleto. Ci piace lavorare con chi guarda nella nostra stessa direzione, e infatti per la parte digitale della promozione e vendita del disco abbiamo scelto un altro vecchio amico, Mirco Galliazzo con la sua Defox Records.

 

C) Trovo che nel vostro caso la scelta di cantare in italiano sia quella giusta e che il nostro linguaggio si incastri bene con la metrica delle vostre canzoni. Come mai avete optato per questa scelta? Non pensate che, se una band voglia uscire dai patri confini, sarebbe meglio usare l’idioma inglese?

Per noi ha poco senso suonare prevalentemente in Italia e cantare in inglese; dato che vogliamo un rapporto diretto e trasparente con il pubblico, l’italiano è l’opzione più sensata e naturale. Pensa che perfino con Gianni, all’inizio, parlando di produzioni Andromeda Relix, abbiamo dovuto superare alcune resistenze. Per quanto riguarda l’estero, la cosa incredibile è che abbiamo suonato in Svizzera, Francia e Scozia, e mai nessuno ci ha fatto pesare l’uso della nostra lingua. Anzi, al contrario, all’estero siamo considerati un gruppo classic metal. A un concerto a Edimburgo è anche successo che parecchi tra il pubblico si siano accorti che cantavamo in italiano solo a metà della serata ha ha ha! Vabbè, erano un po’ su col livello d’alcol… Questo per dire che all’estero non gliene frega niente di cosa fai e come lo canti. Loro ascoltano e supportano; fuori Italia abbiamo trovato più amore per la musica che pretestuosi distinguo da tuttologi.

C) A proposito di testi vorrei sapere come mai avete deciso di usare alcune parole che riportano alla mente “Sognando la California” dei Dik Dik: cover di “Calfornia Dreamin’” dei The Mamas & The Papas (testo di Mogol n.d.a.) nel brano “California”?

Ogni tanto lo facciamo: qualche riferimento alle nostre tradizioni musicali bene o male si infila durante il processo compositivo. Era già successo con l’album precedente, Cemento armato, dove sia il titolo che le prime parole del disco sono un omaggio alle Orme. Niente di pianificato, ma semplicemente la nostra testimonianza di una certa continuità nell’ambito del rock nazionale.

C) Dai vostri testi si evince un certo rammarico per come vanno le cose nel mondo ma anche una forza nel dire che voi ci siete e continuate a combattere. Visto che in “(Ogni Giorno è) Un Nuovo Giorno” si fa riferimento a “polverine effervescenti” diluite in una bevanda mi puoi dire che cosa ne pensate delle droghe?

Il testo di (Ogni giorno è) Un nuovo giorno fa riferimento all’uso sempre più massiccio di medicinali da parte della gente, anche in mancanza di vere patologie. La realtà quotidiana è pesante un po’ per tutti, e ognuno si sceglie le proprie medicine fai da te. Medicinali facili, alcol, tabacco, gioco d’azzardo, droga, violenza, velocità: abbiamo il diritto di scegliere come gestirci la vita, l’importante è avere la consapevolezza che tutto ciò, pur alleviando temporaneamente la pressione che il sistema esercita sui singoli, spesso accelera la nostra corsa verso la distruzione.

C) Visto che è trascorso un anno e mezzo dall’uscita del vostro ultimo disco puoi dirmi quali sono state le reazioni in generale da parte di critica e pubblico e quanto ha venduto il CD?

Le recensioni sono sempre molto positive e questo ci rende felici. Non che questo influisca sul nostro percorso, ma siamo comunque sempre aperti a critiche costruttive che contribuiscano a migliorare la nostra proposta. Anche come vendite siamo molto soddisfatti, Gianni mi dice che siamo sempre nella top acquisti all’Andromeda Relix. Il cambio di batterista, le difficoltà di trovare palchi dignitosi e adesso anche la quarantena hanno forse un po’ penalizzato le vendite ai concerti, nel senso che avremmo potuto suonare di più e di conseguenza promuovere meglio il disco; ma le vendite del cd fisico online vanno bene, quindi non ci possiamo lamentare.

C) Ho ricordato prima il fatto che sei un musicista “navigato” mi puoi dire la tua opinione sulla scena Rock italiana? Possiamo fare qualcosa per farla emergere a livello nazionale e internazionale? Hai trovato persone invidiose o infide durante il tuo cammino?

Sono sempre meno convinto che esista una scena o un panorama musicale omogeneo, credo che manchi la forza per creare una reale unione. Ogni città ha realtà associative o promozionali – più o meno ristrette – attorno cui gravitano famiglie di band che si riuniscono per affinità, o amicizia, o comunità d’intenti. Dal 1980 credo non sia cambiato proprio nulla per un gruppo di base che vuole proporre esclusivamente musica originale: sempre lo stesso sbattimento, per risultati appena sopra l’irrilevanza. Oggi – anche se i locali seri sono pochissimi – c’è un proliferare di etichette, agenzie, promoter, sale prova, studi d’incisione, videomaker, ecc. che danno un’apparente idea di movimento. È un indotto molto ampio che, sì, muove un po’ le cose, ma alla fine le band sono sempre costrette a pagarsi tutto, e già andare in pari con le spese è difficile. Anche le band sono tantissime e il livello tecnico si è notevolmente alzato. Noi ci reputiamo fortunati, perché riusciamo, tra concerti e diritti, vendita di cd e di merchandising, a pagarci la sala prove e i costi di produzione dei dischi. Per Cemento armato abbiamo anche usato il crowd funding di Musicraiser. Tutte queste difficoltà rendono la vita molto dura alle band, e infatti uno dei maggiori problemi per la visibilità di una scena è la sua continuità. Oggi tantissime band suonano per qualche anno, fanno uno-due cd, e poi si stufano o non riescono a sostenere le difficoltà col semplice entusiasmo, e si sciolgono. Sono poche le band in attività da almeno dieci anni. Una delle nostre battaglie è questa, avanti e sempre avanti, disintegrando le difficoltà con la forza della nostra idea di musica, libera, autoironica, leggera ma presa molto seriamente. Gli invidiosi e gli infami? Se ce ne sono, fanno danno a se stessi, non a noi.

C) Recentemente, durante il lockdown, avete lanciato l’idea di suonare gratis quando riapriranno i locali, per supportare la loro ripresa. Da quanto ho letto non tutti sono stati contenti di questa iniziativa e vi sono arrivate delle critiche abbastanza feroci. Puoi spiegarmi meglio il funzionamento del vostro progetto e rispondere, se lo ritieni opportuno, alle critiche che vi sono giunte?

Si tratta di raccogliere un po’ di band che vogliano offrire una singola data di apertura a costo zero per dare una mano a locali che si sono sempre comportati bene e che con la riapertura si trovino in difficoltà. Attorno a sta cosa si è creata una bolla di sapone (durata nemmeno una settimana) su cui onestamente abbiamo perso anche troppo tempo. Dentro questa bolla abbiamo trovato astio e supporto, ottusità e curiosità, sproloquio e dialogo, malafede e comprensione, invidia e fratellanza, pecore e sciacalli, insomma tutto e il contrario di tutto. Con picchi a momenti esilaranti. Per noi, nessun problema, è il solito minestrone che la realtà ci mette davanti agli occhi ogni giorno. Uno specchio di come va il mondo di questi tempi: di certo non ci spaventa. E poi la rete è così: pochi urlatori sembrano (o si credono) una sollevazione popolare. Se tanti, invece di perdere ore a riempirsi la bocca di parole, avessero dedicato dieci minuti a informarsi su chi siamo, cosa facciamo e come lo facciamo, avrebbero fatto una figura migliore. Abbiamo lasciato i post online, perché tutti possano vedere di che pasta è veramente fatto il “panorama musicale” di cui molti straparlano. Noi non abbiamo tempo di fare i moralizzatori o i primi della classe, preferiamo fare qualcosa, in prima persona. Fin dall’inizio la nostra scelta è stata quella di non mescolare la musica con la professione: l’unico modo per mantenerla libera da ogni tipo di condizionamento. Una scelta che non è assolutamente sindacabile.

C) Quali strade prenderà il progetto EX? Quando potremo ascoltare un vostro nuovo lavoro? Lo farete uscire anche su CD o sarà solo su piattaforme Web come si usa oggi?

Fatto un disco, si comincia subito a pensare al successivo. Stiamo componendo i pezzi del prossimo album, ma facciamo le cose con calma, senza pressioni esterne, come ci piace fare. I nostri dischi usciranno sempre in formato fisico. La grafica, il booklet, i testi sono imprescindibili dalla musica, tutto fa parte del progetto. Il digitale lo utilizziamo (siamo comunque su tutte le piattaforme web), ma è più che altro un contorno, giusto per stare al passo coi tempi.

C) Vuoi ricordare dove è possibile trovare notizie sugli EX e se avete del vostro merchandising?

Adesivi, spillette e vari tipi di magliette sono sempre disponibili, sia ai concerti che online, basta contattarci su FB (facebook.com/expastarock) o via mail (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.). Rispondiamo sempre in brevissimo tempo. Ovviamente la musica è reperibile nel catalogo Andromeda Relix (gli ultimi due album), sulle piattaforme digitali musicali e sul nostro canale youtube (youtube.com/expastarock).

C) Lascio a te le ultime parole per concludere questa intervista.

La musica è libertà, e deve essere libera. Se non fosse da sempre così, probabilmente avremmo scelto qualcos’altro in cui mettere in gioco la nostra passione, ridere, esaltarci, soffrire, fare sacrifici, sudare, sbagliare, riprovare. Avremmo scelto qualcos’altro per cui lottare. Penso che perché gli EX (come gruppo) si estinguano, dovranno estinguersi gli EX (come persone). Ma finché ci siamo, abbiamo un punto fisso in testa. Combattere, sempre.

Ultima modifica il Giovedì, 11 Giugno 2020 10:58
Corrado Franceschini

Oltre 50 anni di età e più di 35 anni di ascolti musicali.

Sito web: it-it.facebook.com/people/Corrado-Franceschini/100000158003912
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