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22 Lug

Gli Athrox e la loro visione del mondo, a pochi mesi dall'uscita del loro debut album In evidenza

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Eccoci qui con gli Athrox, giovane thrash/heavy metal band italiana, che ha pubblicato in aprile il proprio debut album “Are you alive?” su Red Cat Records. Di seguito il resoconto della nostra “intervista virtuale”.

 

D.: Ciao ragazzi e grazie di essere qui con noi di allaroundmetal.com; partiamo subito con una presentazione della band e della vostra storia, come vi siete conosciuti, come avete iniziato ecc.

R.: Ciao alla redazione e a tutti i lettori! Intanto diciamo che la band nasce ufficialmente nell'estate del 2014 da un’idea del chitarrista Syro e del batterista Aroon, che già collaborano sin dal 2008 grazie ad altri progetti musicali. Poi si sono aggiunti il chitarrista Frank e il bassista Lobo e, infine, nell’estate del 2015 è arrivato anche il cantante Ian, che già aveva a che fare con Lobo in altri progetti musicali.

 

 

D.: “Are you alive?” è il vostro debut album; se doveste scegliere un pezzo preferito all’interno della tracklist su quale ricadrebbe la vostra preferenza e per quale motivo?

R.: Essendo il primo pezzo scritto e quello che ha, in pratica, dato il via al progetto, non possiamo non menzionare End of Days. Proprio per questo lo abbiamo scelto come primo singolo estratto dall’album, il cui video è disponibile sulla nostra pagina YouTube ufficiale.

 

 

D.: A livello testuale ho letto che è una sorta di concept sui problemi dell’umanità, vi va di parlarci dei vari brani e di cosa trattano?

R.: Pensiamo che la natura sia sotto scacco da una gestione scellerata delle sue risorse e, nel frattempo, che la società stia andando verso una perdizione tecnologica e mediatica che sta offuscando le nostre menti. Si parte infatti da Frozen Here che appare come un tormento all’interno del quale non vogliamo rimanere insensibili a quello che ci sta succedendo intorno. Warstorm parla di come siano sempre i bambini a soffrire le conseguenze delle varie guerre che accadono nel mondo, mentre in Gates of Death puntiamo il dito sul fatto che, dopo la morte, saremo giudicati non per cosa possediamo ma per come ci saremo comportati. Remember the Loneliness è un monito malinconico a ricordare i momenti di solitudine a cui tutto questo evolversi sta portando, mentre in Pretend You l’invito è a ripartire da se stessi dopo una storia d’amore fallita. My Downfall, invece, parla della rovina e della perdizione in cui possono cadere le persone, mentre Waiting for the Eden è un’attesa verso una redenzione che tarda ad arrivare. Si arriva così ad End of Days, in cui profetizziamo il giudizio universale se, appunto, Madre Natura non sarà rispettata. Are You Alive? è la domanda cardine del disco: in qualche modo bisogna essere forti e reagire, mentre in Obsession la pena per qualcosa che non si può avere porta il disco a conclusione.

 

 

D.: A proposito, chi si occupa nella band della stesura dei testi?

R.: Nel primo disco i testi sono stati scritti principalmente dal chitarrista Syro, mentre nel secondo a cui abbiamo iniziato a lavorare c’è una collaborazione più complessa con il cantante Ian e, in parte, anche degli altri membri della band.

 

 

D.: Come nasce, invece, a livello musicale un pezzo degli Athrox?

R.: Ogni pezzo nasce da uno stato d’animo. Non ci interessa comporre pezzi che abbiano 2000 note al minuto, ma tutto esce fuori da sé: da un’emozione, da un sentimento di amore e di rabbia, di protesta e di attesa per qualcosa di buono. Perché noi ci crediamo che qualcosa di buono ci sia e fare musica ci fa star bene. E’ difficile che scartiamo un pezzo appena composto proprio per questo motivo: perché, proprio per come nasce, ci crea subito una forte emozione.

 

 

D.: Torniamo all’album, chi ha realizzato l’artwork ed a chi vi siete rivolti per le registrazioni?

R.: L’artwork è stato realizzato dalla bravissima disegnatrice Francesca Osaki. E’ veramente un’artista, tanto che ci siamo rivolti a lei anche per dei tatuaggi. Per le registrazioni invece ci siamo rivolti ai fonici Dario Morelli e Nicola Piovanello, quest’ultimo che ha portato avanti il progetto fino in fondo realizzando anche il mastering assieme a Denis Cacciarru.

 

 

D.: Quanto può essere importante secondo voi per una thrash band avere in formazione un cantante valido come il vostro Ian?

R.: Allora, probabilmente non siamo una band che suona thrash puro, così come non siamo una band che suona solo heavy metal. Eppure lo siamo entrambi. Insomma, abbiniamo una potenza sonora che abbiamo ricercato nel tempo nei nostri strumenti e nella nostra effettistica, abbastanza tipici del thrash, alla voce prettamente di stampo heavy di Ian. Ma non ci poniamo limiti di genere nella scrittura, tant’è vero che alcuni brani denotano influenze più di un genere che di un altro e viceversa, senza dimenticare qualche vena power e, come ha scritto qualcuno in alcune recensioni, anche progressive.

 

 

D.: Ritengo che il vostro sound sia un thrash dalle forti tinte heavy, con qualche influsso prog, voi come lo interpretate e soprattutto quanta importanza hanno le linee melodiche delle chitarre per voi?

R.: Ecco, appunto. Senza farlo apposta abbiamo risposto alla domanda precedente prima di leggere quella successiva…eheh!! Le linee melodiche sono molto importanti ma, ripetiamo, escono sempre fuori da un’empatia verso qualcosa. In pratica, la musica è sempre strettamente funzionale al testo.

 

 

D.: Avete realizzato anche un video per il pezzo “End of days”, cosa ci raccontate al riguardo? Ci sono stati episodi simpatici da mettere in luce accaduti durante le registrazioni?

R.: Il video è stato realizzato dal bravissimo fotografo Marco Solari presso l’Eremo di San Guglielmo a Castiglione della Pescaia in provincia di Grosseto, così come alcune immagini della natura provengono da Monte Argentario, un vero paradiso terrestre della nostra zona. Diciamo che è stata un’esperienza divertente perché stare davanti alla telecamera era una cosa nuova e, comunque, noi siamo abbastanza istintivi. Ma essendo un posto abbastanza sperduto, diciamo che ci siamo fatti un bel po’ di allenamento extra alle braccia.

 

 

D.: Se avessimo la sfera magica di un mago, cosa vedremmo nel futuro degli Athrox?

R.: In una sfera di vetro stiamo vivendo per il giudizio universale, parafrasando End of Days. Scherzi a parte (speriamo), noi cercheremo sempre di fare la nostra musica. Abbracciare una chitarra, un basso, stringere due bacchette o un microfono sono le cose che più ci piace fare nella nostra vita. Lo faremmo 24 ore su 24. Quindi nel nostro futuro noi vediamo questo, a prescindere che sia come hobby o come “lavoro”.

 

 

D.: Quali sono gli artisti che sono stati fondamentali e fonte di ispirazione per la vostra formazione come musicisti?

R.: A livello artistico certamente Iron Maiden e Metallica sono i nostri punti di riferimento, ma ci sono anche band che hanno delle sonorità fantastiche, come i Trivium. Ma i nostri ascolti sono veramente vari e vanno dai Pink Floyd fino al metal più estremo.

 

 

D.: Riusciremo a vedere gli Athrox in concerto in giro per l’Italia? Avete già programmato qualche data live per diffondere la vostra musica?

R.: Per le date estive abbiamo cercato di tenerci in allenamento facendo vari live tra la provincia di Roma e le nostre zone, dopo aver suonato anche nel nord Italia nella bellissima esperienza della Wacken Battle, che ci ha fatto conoscere bravissimi musicisti di band validissime. Mentre adesso siamo alla ricerca di qualcuno che possa aiutarci a programmare un tour sia italiano che europeo, permettendoci di dedicarci più alla musica e meno alla parte logistica. In ogni caso, per il periodo autunno-inverno inizieremo presto ad organizzare altre date, avrete nostre notizie perché riteniamo che suonare in giro sia la maniera migliore per far conoscere una band, anche se oggi i media sono essenziali. Senza dimenticare, comunque, la lavorazione per altri videoclip e la scrittura del secondo disco.

 

 

D.: Credo sia tutto per questa volta, concludo come consuetudine lasciandovi uno spazio a vostra completa disposizione per un saluto finale ai lettori di allaroundmetal.com

R.: Innanzi tutto vi ringraziamo per l’attenzione e le belle parole che ci avete riservato. E speriamo che quanto di buono è stato detto non rimanga solo una voce nel vento, ma che la nostra musica possa arrivare nelle casse e nelle cuffie di tanti ragazzi e ragazze sognatori come noi. Un saluto e stay metal!

Ninni Cangiano

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