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È sempre bello poter intervistare una band giovane e raccogliere i pareri sulla scena musicale moderna. Per questo è stato un piacere intervistare Juuso Soinio dei Battle Beast, chitarrista tra i membri fondatori, al Circolo Colony lo scorso 8 marzo. Buona lettura!

D. Ciao Juuso e benvenuto su Allaroundmetal.com! La prima cosa che volevo chiederti è: come va il vostro tour da headliner? Vi trovate bene con i Majesty e i Gyze?
R. Assolutamente, è un tour molto duro per date e viaggio, ma abbiamo già diversi concerti in sold out... Una cosa davvero sorprendente per noi! Oltretutto stiamo trovando sempre nuovi fan, sempre più calorosi sia per i Majesty che i Gyze che... Beh, per noi! *ridiamo*
D. È bello vedervi headliner: la prima volta che vi ho visti eravate di spalla a Sabaton e Delain. Com'è, oggi, essere la band più attesa e come sta rispondendo il pubblico ai pezzi del nuovo disco?
R. In realtà questo è il nostro secondo tour da headliner, il primo lo abbiamo fatto con Unholy Savior, ma devo confessarti, che paragonato a quello, questo è molto meglio! Abbiamo un po' più di cianfrusaglie tecniche rispetto all'ultima volta, e anche il budget è più grosso. Tutte queste cose, inclusa la crew, sono molto meglio: sommato anche il fatto che molti show sono sold-out direi che per noi è tutto un buon segno.

D. Penso anche che molto sia dovuto a Bringer of Pain, che ho trovato un disco davvero eccellente sotto molti punti di vista. Cosa è cambiato per voi dopo l'ultimo album, oltre, ovviamente, al chitarrista solista?
R. Si, il nostro chitarrista è cambiato, ma anche il songwriting e tutta la struttura della band è cambiata: ognuno di noi ha fatto qualcosa per questo album, Janne, il nostro tastierista, ha finalmente aperto il suo studio personale dove registriamo le nostre cose, con una qualità molto alta perché ora è un vero professionista. Secondo me la produzione è migliorata parecchio rispetto ai nostri album precedenti: ognuno di noi è riuscito a mettere qualcosina in più di sé stesso. Non dovrei dirlo, ma in quando musicista sono felicissimo del nostro lavoro!
D. Penso anche io che il disco sia molto bello, soprattutto perché si sente come vi siate divertiti a scriverlo. Ma cosa ha portato in più Joona al sound dei Battle Beast?
R. Tantissimo. Penso che sia comunque la persona che ha più preparazione in termini tecnici dal punto di vista musicale. In Finlandia è addirittura diplomato in una delle migliori università su questo tema! Ne sa parecchio, ma ha anche una grande esperienza maturata insieme ai Brymir, l'altro gruppo che ha insieme a Janne. Quindi è un ottimo elemento sia per quanto riguarda la registrazione di un disco che per tutto il resto: sicuramente ci ha portato moltissima conoscenza e preparazione in tutti gli strumenti. Molte delle canzoni che ci sono sul disco nascono dai suoi riff, quindi penso che il suo ingresso nella band sia stato assolutamente positivo.

D. Un'altra cosa che ho notato di Bringer of Pain è che non vi vergognate assolutamente di essere pop: avete addirittura messo una canzone come Dancing With The Beast verso la fine del disco! Per questo volevo chiederti: pensi che a volte i metallari si prendano troppo sul serio con menate tipo "Aaaah il metal deve rimanere trve e poco contaminato"? *ridiamo*
R. Penso che in qualunque campo o ideologia alcune persone prendano le cose troppo seriamente. Noi invece pensiamo che sia meglio la via di mezzo, soprattutto nell'arte dove ci vuole sempre un riciclo di idee. Parlando appunto di Dancing with the Beast: ti assicuro che ci abbiamo pensato parecchio prima di decidere se metterla o meno, ma penso che alla fine abbiamo fatto bene perché come traccia ci sta benissimo. Insomma, mettendo solo pezzi metal durissimi gli altri non avrebbero svettato così... Con pezzi come King for a Day o come Dancing with the Beast almeno gli altri pezzi sembrano ancora più duri! *ridiamo* Quindi, in breve, se c'è gente che si prende troppo sul serio sono affari loro: noi facciamo così!
D. Avete rilasciato due video, uno di questi mi ha particolarmente colpito: ci parli di Familiar Hell e del perché l'avete resa in quel modo?
R. La canzone è scritta da Janne, e il testo è un po' politico... Nel senso che spesso capita che le persone camminino attraverso la loro vita con gli occhi chiusi, senza vedere cosa c'è all'esterno. Il senso è che la protagonista del video, prima di svegliarsi, vive la sua vita secondo degli standard a cui è attaccata e che le sembrano sicure: vive un familiar hell quando all'esterno potrebbe esserci un outer heaven. Poi il concetto è rimarcato da come molti si rifugino nella vita sui social. Alla fine del video la protagonista, che poi sarebbe Noora, rompe le catene e comincia una nuova vita.

D. Dal tuo punto di vista come chitarrista, cosa è stato per voi avere firmato un contratto con la Nuclear Blast?
R. Questa è una bella domanda: con il mercato di oggi molti si affidano allo streaming e pubblicano loro stessi la loro musica, senza curarsi di avere un'etichetta, che diventano via via sempre più... Indefinite. Ma, per noi, come molte metal band, l'etichetta è importante per questioni come la stampa del disco, i contatti e l'organizzazione dei tour con le altre band... Ma soprattutto per il marketing per cui hanno un bel budget. Secondo me è su questo che avere l'etichetta è importante: i nostri canali di marketing sono piccolini, ma con loro ora ci conoscono in tutto il mondo! Dal punto di vista della produzione loro ci hanno semplicemente dato il budget e ci hanno detto "Fate un bel disco" *ridiamo* Alla fine gli abbiamo mandato il master ed eravamo tutti preoccupati... Quando ci hanno risposto "Bel lavoro" eravamo felicissimi. La NB si comporta molto bene con noi, ci aiuta a lavorare e ci lascia campo libero sul songwriting!
D. Ultima domanda: i Battle Beast sono una band "giovane", quale sarebbe il palco su cui più di tutti vorresti suonare?
R. Se ci penso così al volo l'unica cosa che mi viene in mente è la Wembley Arena di Londra! O il Rock in Rio... Sarebbe la cosa più bella che posso immaginarmi ora. Oh insomma, la più grande che ci sia! *ridiamo*
D. Ti ringrazio Juuso, spero che il vostro sogno di suonare in una arena gigante si possa avverare!
R. Ci spero anche io, grazie mille!

Potete leggere il report della serata a cura del nostro Federico cliccando qui.
Gallery fotografica del concerto cliccando qui.

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Come avrete avuto modo di leggere nel live report, la data dei Grave Digger per me non è stata una iniezione di adrenalina solo per il concertone che il combo teutonico ha portato di fronte a un branco di crucchi sfasciati a birraccia. Infatti, nel pomeriggio di quel 27 gennaio, io e il mio amico Roberto di Metalforce abbiamo avuto modo di fare una intervista condivisa a colui che è la colonna portante degli scavatori: Chris Bolthendahl. Mi era già stato anticipato che tipo di personaggio mi sarei trovato davanti da racconti e aneddoti, ma devo dire che Chris è prima di tutto un grandissimo professionista, che non si è risparmiato anche qualche lingua avvelenata nei confronti di certi esimi colleghi...

Roberto: Ciao Chris, grazie per la disponibilità. Ho recensito il vostro ultimo album Healed by Metal e l’ho trovato fedele al vostro vecchio stile sia musicalmente che per le tematiche trattate. Cosa puoi dirci su questo vostro ritorno alle origini?
Chris: Ciao ragazzi! Cos’è una canzone dei Grave Digger? Un guitar work semplice e di impatto unito a un ritornello epico magari condito da cori trascinanti, ed è esattamente ciò cui abbiamo pensato nella realizzazione di questo album. Abbiamo scritto molti concept in passato e dopo lo speciale Exhumation ci siamo resi conto di quanto la nostra proposta si fosse man mano variegata nel tempo. Avevo in mente la semplicità che caratterizza i primi anni della nostra carriera e volevo tornare a esprimere questo concetto nel nuovo lavoro

Dario: Ascoltando l’album e vedendo l’attuale situazione della scena musicale si può dire che sia in atto una sorta di riscoperta delle sonorità heavy metal anni 80’. Cosa ne pensi? Ritieni che possa essere una buona occasione per far avvicinare ulteriormente le nuove generazioni a questo genere?
C: Sicuramente sì ma non è il nostro caso. Io ho sempre puntato a proporre la musica dei Grave Digger per quello che è: fornire all’ascoltatore una qualità sonora ottimale e dei brani di rilievo. Sarei contento se qualcuno dovesse avvicinarsi al metal vecchia scuola tramite “Healed by Metal” ma non ritengo sia il mio obbiettivo come musicista. Insomma, basta pensare alle varie band che hanno raggiunto l’apice negli anni 80’; spesso la semplicità era alla base del prodotto e anche questo ha permesso alle canzoni di invogliare gli ascoltatori a riprodurre più volte gli album o i singoli brani. Quindi direi che ora come allora il mio scopo è questo.

R: Essendo che per il nuovo album avete deciso di puntare sulla semplicità tipica dei vostri primi lavori, credi vi capiterà mai di riproporre un concept particolare? Prima ad esempio si è ipotizzato come risulterebbe un album dei Grave Digger basato sulle tematiche di Lovecraft. *ridiamo*
C: Ahahah sarebbe sicuramente interessante. Comunque non saprei sinceramente, scrivere le canzoni di Return of the Reaper è stato abbastanza semplice così come del suo predecessore che era, come ricordate, un concept sulla mitologia greca. Dipende tutto dall’ispirazione del periodo in cui decidiamo di approcciarsi alla stesura del nuovo album. Ho qualche idea al momento ma, per ora, credo di poter dire che non va in quella direzione.

 

D: Parlando del tour. Ormai non vi fermate dallo scorso ottobre, ovvero da quando è iniziato il tour con i Blind Guardian. Come sta procedendo il tour di Healed by Metal?
C: Abbiamo molte date fissate sia in location singole che ai grandi festivals e, per come intendiamo noi l’identità di un musicista, credo che passare molto tempo in tour sia impegnativo ma nel contempo molto divertente e rilassante; anche perché permette di sfogare lo stress accumulato durante le registrazioni, che non rappresentano mai una fase semplice per i Grave Digger. Oltretutto mi piace sempre vedere come reagiscono i fan di vecchia data alle nuove canzoni e nel contempo come si comportano i nostri estimatori più recenti e giovani; fino ad ora devo dire che il risultato è stato più che positivo.

R: Siete sempre stati un gruppo da festival e nella vostra lunga carriera avete calcato i palchi di molti eventi importanti. Avete in programma di visitarne qualcuno anche quest’anno? E se dovessi citare la tua migliore esperienza a un festival quale citeresti?
C: Sì suoneremo di nuovo al Wacken open air, per il quale c’è in programma qualcosa di speciale, al Rock Hard festival sempre in Germania e al Battlefield metal festival nel vostro paese. Inoltre abbiamo anche un tour in Sudamerica previsto per la fine di marzo. Abbiamo davvero un bel calendario davanti! La miglior esibizione a un festival ritengo sia sicuramente quella tenutasi al Wacken open air nel 2010 per la riproposizione dell’intero album “Tunes of War”. Ci siamo divertiti, abbiamo avuto un bello special guest come i Van Canto e Hansi Kursch e tutto è andato esattamente nel modo giusto. Mi son sentito realizzato come poche volte nella mia carriera.

D: A tal proposito: riproporrete mai qualcosa di simile? Vuoi per un tour o per una singola data anche se non necessariamente in grande come a Wacken.
C: A dir la verità al prossimo Wacken come vi dicevo abbiamo in mente di proporre qualcosa di speciale: dal momento che è prevista una esibizione basata principalmente sulla nostra cosiddetta Medieval trilogy. A parte ciò per ora ci concentriamo sulla promozione del nostro nuovo album. Magari per i nostri quarant’anni di carriera penseremo a qualcos’altro di speciale per voi fan.

R: Negli ultimi anni i Grave Digger son stati una delle prime band a riprodurre un album iconico nella sua interezza in occasione di una data o di un intero tour. Oggi invece si può dire che sia quasi una moda basare un intero seppur breve periodo della propria carriera su un revival simile. Tu che ne pensi?
C: Sinceramente la ritengo un’operazione più che gradevole e trovo non ci sia niente di male poiché è un modo come un altro di fare un po’ di sano fan service e anche di rispolverare magari un album cui la band in questione è affezionata in particolar modo. Noi stessi in un futuro potremmo riprendere in considerazione una manovra simile; magari per l’album Heart of Darkness che è uno dei miei preferiti in assoluto.

D: Tornando al discorso del revival dell’heavy metal classico. Ultimamente è sempre più frequente imbattersi in giovani realtà dedite a un genere se non addirittura uno stile prettamente old school: quella che oggi viene etichettata come “new wave of traditional heavy metal” o “new wave of true metal”. Qual è la tua visione di queste nuove proposte?
C: Mah, alla fine è una scelta come un’altra per intraprendere una carriera musicale. Personalmente non ritengo di approvarla sempre perché comunque non bisogna dimenticarsi che siamo nel 2017 e non negli anni 70. Sicuramente a livello di songwriting anche tra queste giovani leve ci sono davvero degli ottimi musicisti che propongono il genere in modo impeccabile e adeguatamente modernizzato a livello di produzione pur rimanendo musicalmente old school e in linea con le proposte di quegli anni. Dall’altra parte però esiste chi per dimostrare chissà cosa ancora oggi ostenta un atteggiamento “vecchia scuola” tramite stili di registrazione obsoleti e per me fuori luogo, con dei suoni registrati a nastro o qualcosa di simile. Io personalmente, se devo ascoltarmi una band moderna, anche se magari old school come genere, mi aspetto una produzione adeguata e al passo coi tempi; a me piace molto anche il metodo digitale ma è indispensabile, è una questione soggettiva. Se loro vogliono definirsi “new wave of true metal” noi ci definiamo “new wave of old metal”. *ridiamo*

R: Secondo te cosa dovrebbe cambiare nella mentalità dei giovani musicisti e in generale nella scena metal mondiale per permettere al genere di avere un futuro roseo?
C: Quello che dovrebbe cambiare in generale nella mentalità degli esseri umani oggi giorno. Viviamo in un periodo difficile dove la gente è diventata egoista e pensa solo a imporre se stessa anche a discapito degli altri. Non è certo una novità ma anche con la questione del terrorismo e con le maggiori potenze del mondo sotto il comando di individui come Trump direi che raggiungiamo livelli non da poco. Per le giovani band vale la stessa cosa: pensare meno alla competizione e cercare di essere uniti nella diffusione del proprio genere musicale preferito, indipendentemente dal successo. Mentre le band più navigate dovrebbero fornire il buon esempio e diffondere musica di qualità nei limiti del possibile nonostante gli anni, senza adagiarsi troppo su quanto fatto in passato.

D: A proposito di giovani band: tu hai collaborato di recente con gli Orden Ogan nel brano Here at the End of the World. Cosa ne pensi di loro? Ti sei trovato bene?
C: Certo! Sono rimasto in contatto con loro dopo che ci avevano accompagnato nel tour di The Clans Will Rise Again e mi sono rivolto a loro anche per le backing vocals di Return of the Reaper. Sono davvero un’ottima band e delle persone molto gradevoli con cui spero di collaborare ancora in futuro.

R: I Grave Digger sono ritenuti una delle band principali dell’heavy metal teutonico. Si può dire che insieme ai Rage e i Running Wild rappresentiate una delle triadi più amate del vostro genere: anche loro di recente, con gli ultimi album, sono tornati su uno stile vecchia scuola e metal al cento per cento: i Rage con una proposta violenta e quasi thrash con The Devil Strikes Again e Rolf con un ritorno al suo stile caratteristico quale si è rivelato Rapid Foray. Che opinione hai tu su questi tuoi colleghi?
C: I Rage sono davvero una grande band ora come ai tempi; Peavy è una brava persona che inoltre ha comunque sempre seguito la sua passione mai persa per il genere che suona da più di trent’anni e per questo merita grande rispetto e credo, per citare ciò che dicevamo prima, possa essere un’ottima ispirazione per le nuove leve. Rolf invece ammetto che fatico a prenderlo sul serio ora come ora *scoppiamo tutti a ridere*. Per quanto ci sia indubbiamente qualità nel suo ultimo lavoro ritengo che abbia poco a che fare con l’heavy metal dal punto di vista soprattutto dell’attitudine e della passione; anche lui come altri è tornato sulle scene dopo aver annunciato ormai otto anni fa di voler smettere e dopo un periodo mediocre ha dato ai fan quello che volevano con canzoni gradevoli ma, per me, del tutto prive di quel fuoco interiore che dovrebbe caratterizzare un musicista heavy metal. Ribadisco, mia personalissima opinione.

D: Ricordo quando qualche anno fa in un vostro disco fu inserita una lunga intervista a proposito della storia dei Grave Digger. Avete in mente di riproporre qualcosa di simile magari in un libro o in un’altra intervista?
C: Ricordo che fu molto divertente poiché un tempo io e i ragazzi bevevamo molto e c’erano quindi molti aneddoti anche divertenti da raccontare *ridiamo*. Ti dirò che invece negli ultimi anni mi sono dedicato esclusivamente a produrre e realizzare musica e ho condotto una vita tutto sommato tranquilla quindi, sinceramente, in un’ipotetica biografia l’ultimo periodo si potrebbe riassumere in neanche dieci pagine *ridiamo*, d'altronde nel tempo libero gioco a golf e alleno la squadra di calcio di mio figlio...
D: Li motivi con le canzoni dei Grave Digger?? *ridiamo*
C: Ahahahah certo! Comunque per una biografia completa al momento non ci sono piani. Si vedrà in futuro.

R: Ricollegandoci a quanto detto prima. Cosa ne pensi di quest’altra moda diffusa tra le band più navigate che annunciano un ultimo tour con relativo scioglimento per poi fare prontamente dietrofront come fece appunto lo stesso Rolf a suo tempo?
C: C’è poco da dire sinceramente: il giorno che i Grave Digger annunceranno un ultimo tour sarà l’ultima volta che avrete occasione di vederli dal vivo. Non riesco proprio a prendere sul serio la scelta di certi musicisti che prima fiutano il guadagno facile annunciando un tour d’addio per poi accorgersi di avere il portafoglio vuoto e riformarsi prontamente *impossibile non ridere per il modo in cui lo ha detto*. Non ho interesse quindi nelle dichiarazioni di scioglimento dei vari Black Sabbath, Judas Priest, Scorpions eccetera. Attendo però con trepidazione di conoscere i piani per l’ultimo tour e successivo secondo ultimo tour dei Manowar; sarà senz’altro interessante *sarcasmo evidente, ridiamo*. Si spera che ad esempio i Twisted Sister terminato l’ultimo tour mantengano l’impegno come dichiarato. Lo dice il nome stesso ULTIMO tour *ridiamo ancora*.

D: Per chiudere: ti capita mai di riuscire ad ascoltare qualcosa di nuovo della scena musicale?
C: Confesso che passando la maggior parte del mio tempo con la mia famiglia o facendo sport ho poco tempo per dedicarmi all’ascolto di nuove proposte. Però sicuramente tramite i tour e le esperienze live si entra in contatto con ottime band come ad esempio i Mystic Prophecy che ci stanno accompagnando ora o gli italiani White Skull con cui ci siamo esibiti nel tour di Return of the Reaper.

R: Per l’appunto, cosa ne pensi della scena metal italiana come artisti e pubblico?
C: Sicuramente avete ottime band e in generale il pubblico italiano ha uno spirito, una passione e una grinta davvero degno di nota. Ci divertiamo sempre a suonare in Italia e speriamo di intrattenere al meglio delle nostre capacità al Battlefield metal festival insieme ai Blind Guardian e, credo, gli Eluveitie che per me non fanno metal ma pazienza *ridiamo tanto*. Purtroppo credo che negli ultimi anni il supporto verso la musica metal sia un po’ diminuito in Italia, vuoi per la crisi o per qualsiasi motivo. Ma l’attitudine c’è ancora e spero possa risollevarsi in futuro. *vi risparmiamo la frecciatina su Berlusconi*

R&D: Vuoi dire qualcosa ai fan italiani?
C: Certo! Continuate a mettere passione nel vostro amore per la musica, ascoltate il nostro nuovo album e partecipate numerosi alla nostra data i primi di luglio al festival sopra citato. Grazie e a presto!

Qui potete leggere il live report della serata.

P.S. Mentre scendiamo Chris ci mostra il dvd del CAMINETTO che mettono sul televisore del tourbus per rilassarsi durante gli spostamenti. Inutile dire che anche qui ci facciamo grosse risate.

 

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Già di per sé, per il sottoscritto andare a vedere i Grave Digger è come per un cattolico andare in pellegrinaggio a Medjugorje, figuriamoci se anziché andarli a vedere in Italia si va quasi in Germania e dunque circondati da tedeschi sbronzi che si abbracciano.

Questo è per farvi capire l'hype che mi è saltata addosso mentre mi dirigevo a Pratteln, alla solita Z7, per la prima parte del tour di Healed by Metal. Una serata 100% crucca, visto che i miei beniamini erano accompagnati dai Victorius e dai Mystic Prophecy (dei quali potete leggere la mia recensione della loro ultima fatica qua). Grazie alla Napalm Records sono pure riuscito a incontrare Chris Bolthendahl e a intervistarlo (qui potete leggere l'intervista).

Ma veniamo al dunque: ad aprire la serata, dopo 3 ore di auto, arrivano i Victorius, "giovane" (sono in giro dal 2010) band dedita a un power teutonico della scuola Helloween/Gamma Ray. Nonostante il genere sia uberinflazionato, specialmente in terra di wurstel e crauti, la band capitanata da David Baßin (voce) e Andreas Dockhorn (basso) riesce subito a far prendere bene tutti, con pezzoni bombastici di doppia cassa sparata a manetta e voce superfalsettosa.

Come mi faceva notare il mio collega Roberto di Metalforce, peraltro, al contrario dell'altro giorno coi Twilight Force qui la strumentazione usata è tutta analogica, quindi molto più diretta come effetto. Di sicuro, se mi ricapitasse di incontrare i Victorius lungo il mio cammino, ci inciamperò di nuovo volentieri, visto che pezzi come Empire of the Dragonking, Lake of Hope e Metalheart dal vivo fanno la loro porchissima figura.

Non mi aspettavo molto, invece, dai Mystic Prophecy, band che ormai è un collage di sessionist che ruotano attorno a Roberto Liapakis e Markus Pohl, gli unici due membri originali sopravvissuti in tutti questi anni. Per l'occasione (?!) i nostri sfoggiano il nuovo acquisto Joey Roxx, bassista dall'ottima presenza scenica e dallo sguardo talmente cattivo che pensavo scendesse da un momento all'altro a menare qualcuno.

In realtà il quintetto tedesco, coi suoi riffoni sparati a mille e l'indiscutibile carisma dei suoi membri, regge tranquillamente il palco pur suonano parecchi dei pezzi degli ultimi due album Killhammer e War Brigade, tra le quali una tamarrissima Metal Brigade che i tedeschi sembrano conoscere abbastanza bene.

Sarà il tasso alcolico o la simpatia, ma la band riesce a mettere d'accordo tutti i presenti che, in fondo, si stanno sparando una serata di power metal autoctono. Grande chiusura con una cover di Paranoid per l'occasione accordata bassissima: il giusto macello che serve prima dell'ingresso dell'headliner.

Quando viene scoperta la scenografia dei Grave Digger comincio già a schiumare come un cinghiale in calore: per l'occasione compaiono quattro statue pacchianissime a forma di angelo della morte, per il solito palco semplice che i becchini teutonici portano dietro di sé.

Quando parte Healed by Metal il mio cuore ha qualche mancamento, per poi cominciare con gli spasmi quando, dopo Lawbreaker, viene annunciata Witch Hunter. Le prime tre canzoni passano come una iniezione di morfina, così dopo c'è anche il tempo di riprendersi e andare a farsi spazio in mezzo al pubblico tetesco che, anziché pogare e scapocciare, pare in adorazione come se vedessero la Madonna. In effetti cosa si può chiedere di più se non l'essere circondato da tedeschi sbronzi marci che cantano le canzoni dei Grave Digger rovesciando birraccia ovunque? Nulla, secondo me.

Da Tunes of War viene ripescata una inaspettata Killing Time, così come da Excalibur viene suonata Morgane Le Fay, altro pezzo che non sentivo dal vivo da un secolo. Per il resto la scaletta è concentrata sull'ultima fatica in studio dei teutonici: Free Forever, Hallelujah e Call for War sono gli altri tre pezzi estratti come organi ancora pulsanti. C'è pure un momento per dare il giusto tributo a Lemmy, con un Chris Bolthendahl che ne fa l'imitazione su Tattoeed Rider, truzzissimo estratto da Return of the Reaper, che va a braccetto insieme a Season of the Witch. In quel momento, probabilmente, avrebbero pure potuto diagnosticarmi la demenza perché mi sono completamente scatenato.

Grande risalto viene dato al "nuovo" membro della band Marcus Kniep, che ci spara pure un bell'assolo di tastiera prima di The Last Supper, altro pezzo che non veniva riproposto dal vivo da un bel po' ma che come apertura degli encores è perfetta. Non può poi ovviamente mancare Rebellion, alla quale la Z7 esplode in un boato di crauti e stinchi di maiale, con i tedeschi ormai distrutti dalla birraccia di pessima qualità che piangono e si abbracciano.

I Grave Digger riescono a farmi piacere pure le canzoni dai loro album meno riusciti come The Clans will rise Again, con la penultima Highland Farewell, sulla quale ho tempo di darmi un minimo di contegno. Infine, su Heavy metal Breakdown, perdo totalmente il nume della ragione, mi avvolgo la bandiera di Return of the Reaper intorno al collo e vado a fare casino in prima fila.

Ragazzi: chi vi dice che l'heavy metal è morto è un cialtrone e non va ascoltato. Il metal si è trasformato, evoluto, riplasmato, ma quando vedi gente come i Grave Digger dal vivo ti rendi conto che la formula riff-ritornello di 3 minuti è ancora la più bella, genuina e scatenata. Ci siamo sparati 3 ore di macchina per venire fino a Pratteln, ma come ogni volta ne è assolutamente valsa la pena. Non dimenticatevi che il 2 luglio apriranno ai Blind Guardian al Battlefield Metal Fest 2017.

Setlist:

  1. Healed By Metal
  2. Lawbreaker
  3. Witch Hunter
  4. Killing Time
  5. Ballad of a Hangman
  6. Season of the Witch
  7. Lionheart
  8. Free Forever
  9. Tattooed Rider
  10. The Dark of the Sun
  11. Hallelujah
  12. Morgane le Fay
  13. Excalibur
  14. Rebellion (The Clans Are Marching)

Encore:

  1. The Last Supper
  2. Call For War
  3. Highland Farewell
  4. Heavy Metal Breakdown

Gallery completa qui.

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The Last Tour @ Live Club (27/01/2017)

Martedì, 31 Gennaio 2017 15:52

Una serata di vecchio e nuovo heavy metal quella che si è svolta il 25 gennaio al Live Club di Trezzo. Il sottoscritto, per l'occasione, oltre a scrivere le righe che vi apprestate a leggere, ha anche intervistato il buon Chris Rörland, ascia solista dei Sabaton e fatto le foto durante il live. Insomma una giornata abbastanza impegnativa per questa tripletta iniziata con i tamarrissimi Twilight Force, sfociata negli storici Accept e finita con il "war metal" dei Sabaton.

La serata parte molto bene con i sopranominati Twilight Force, zarrissimo gruppo di gente vestita da elfo dedito a un power superbecero, il tutto, ovviamente, in senso buono. C'è persino chi è venuto solo per loro, cosa che non mi stupisce data la "stupidità" della proposta musicale.

I pezzi del nuovo Heroes of Mighty Magic (citazione non poco velata al famoso videogioco?) tirano un sacco e, nonostante siano letteralmente costretti a suonare a bordo palco, Chrileon e soci dimostrano di riuscire a tenere un pubblico che alle 19.30 è già numerosissimo. Con tanta gaiezza e buonumore, i Twilight Force riescono a far sorridere persino i metallari più musoni, dimostrando che il power metal ha ancora qualcosina da dire.

Inutile dire che il sottoscritto era al Live quasi unicamente per gli Accept. Dopo averli visti 2 anni fa sempre nello stesso luogo, ma da headliner, ero curioso di vedere se la nuova line-up avrebbe retto il confronto con i vecchi musicisti che ne hanno plasmato la storia.

C'è da dire che le mie aspettative non sono state per nulla deluse: Uwe Lulis e Christopher Williams reinterpretano perfettamente i pezzi sia dei nuovi album (aprono con Stampede e Stalingrad, e io già ero proiettato verso una dimensione fatta di corna e headbanging) che delle vecchie glorie. Quando partono London Leatherboys, Fast as a Shark, Princess of the Dawn e Metal Heart il Live è letteralmente in visibilio e c'è persino chi non disdegna i pezzi nuovi come Teutonic Terror.

Per motivi di tempo (i tedeschi hanno solo 1 ora per esibirsi) non ci sono intermezzi tra una canzone e l'altra: soltanto 60 minuti di buon vecchio heavy metal sparato in faccia. Inutile dire qualcosa su Wolf Hoffmann, che reputo essere uno dei migliori chitarristi di sempre, così come su Peter Baltes e l'ormai colonna portante Mark Tornillo, che come al solito si presenta con i suoi occhialetti da sole alla Ozzy Osbourne.

Non può mancare ovviamente Balls to the Wall in chiusura, con un live che esplode nel coro finale facendo la gioia dei fan più anziani di età. Continuo a sostenere che gli Accept siano di un altro pianeta e che vadano assolutamente visti dal vivo.

Setlist:

  1. Stampede
  2. Stalingrad
  3. Restless and Wild
  4. London Leatherboys
  5. Final Journey
  6. Princess of the Dawn
  7. Fast as a Shark
  8. Metal Heart
  9. Teutonic Terror
  10. Balls to the Wall

Quando è il momento degli headliner mi prendo un attimo per traslocare la mia roba, perché avevamo l'ordine tassativo di uscire dal pit dopo la sessione fotografica. I Sabaton irrompono sul palco con l'ormai conosciutissima Ghost Division, per poi suonare un po' di pezzi dall'ultima fatica The Last Stand.

Il morale del quintetto svedese è al top nonostante siano tutti mezzi influenzati e stanchi per un tour davvero mastodontico, così lo show si trasforma ogni tanto in cabaret, con il nuovo acquisto Tommy Johansson che studia e parla italiano. Non possono quindi mancare Swedish Pagans e Carolus Rex, per non parlare di una graditissima Union (Slopes of St. Benedict) direttamente da The Art of War.

Joackim e soci hanno sempre voglia di scherzare col pubblico, ma quando si tratta di tributare le vittime dell'Olocausto Nazista, dopo un divertente siparietto basato su una tastiera montata al volo sul palco e suonata da Tommy, la versione acustica di The Final Solution viene accolta con un boato dal Live Club, che la segue e la canta con grande trasporto.

Io sono lì più che altro per i vecchi pezzi, ma vengo accontentato anche con Resist and Bite e Night Witches, suonate l'una di fila all'altra. Il pubblico non dà nemmeno la possibilità di rientrare nel backstage agli svedesi, che così si lanciano sugli encores con Primo Victoria, la nuova Shiroyama e To Hell and Back, sancendo la fine dello show.

Ha fatto comunque molto piacere vedere molti giovani avvicinarsi per la prima volta alla musica degli Accept dopo essere stati in mezzo al pubblico aspettando i Sabaton, anche se personalmente ho preferito lo show dei tedeschi rispetto a quello degli svedesi. Comunque è stata una gran serata all'insegna dell'heavy metal: ora aspettiamo di vedere cosa succederà dopo questo The Last Tour.

Setlist:

  1. The March to War
  2. Ghost Division
  3. Sparta
  4. Blood of Bannockburn
  5. Swedish Pagans
  6. The Last Stand
  7. Carolus Rex
  8. Union (Slopes of St. Benedict)
  9. The Lion From the North
  10. The Lost Battalion
  11. Far from the Fame
  12. The Final Solution (Acoustic version)
  13. Resist and Bite
  14. Night Witches
  15. Winged Hussars

Encore:

  1. Primo Victoria
  2. Shiroyama
  3. To Hell and Back

Gallery completa qui.

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Il tanto atteso giorno dello SPAZIOROCK FESTIVAL è arrivato. Atteso perchè non si vedeva una line-up così, per questo genere, da molti anni, probabilmente da quel Rockin' Field datato 2008 e la scena power italiana ha risposto presente con un Live Club di Trezzo pienissimo. Un vero e proprio party, una celebrazione del genere si potrebbe dire visto che oltre all'esibizione delle band la cosa superlativa era uscire nella parte esterna del locale tra uno show e l'altro e scambiare quattro chiacchiere con vecchi amici e tanti musicisti e addetti ai lavori. Insomma non ci si poteva aspettare di meglio da una giornata all'insegna del power metal.

 

Ma andiamo con ordine visto che alle 16 precise parte il FRIULI COMBO POWER METAL ATTACK con i giovani OVERTURES. Ma giovani non lo sono più diciamoci la verità. La band di Michele Guaitioli ormai calca palchi importanti da anni, pubblica dischi di altissimo livello... insomma non chiamiamo più gli Overtures una promessa ma una grande band in ascesa ma già affermata nel genere. "Artifacts" è il nuovo loro disco da cui vengono estratti tre brani. Favolosa la title track  e "Repetance" . Peccato che nei primi due pezzi i suoni non fossero perfetti e che il tempo per la band con più figaggine del festival (merito di Nicoletta e  Alessia, le due coriste, non tanto di Michele e soci eheh) non ha potuto proporre niente dal favoloso "Entering the maze", penultimo loro disco, e la chiusura come al solito è affidata alla power song "Fly Angel". Tanta voglia di rivederli presto con una scaletta completa!

L'altra band friulana sono gli ELVENKING. Che peccato avere solo un assaggio della loro musica. Si poteva valorizzarli un pò di più (avrebbero sfigurato dopo gli Iron Savior? Io non credo) ma pazienza, con una line up così è normale che alcuni gruppi siano più sacrificati. E forse la band ha risentito di questo. Non che abbia suonato male ci mancherebbe ma li ho visti più in palla altre volte soprattutto Damna che ha anche dovuto combattere con alcuni problemi al microfono. Ma nonostante tutto il loro show è stato pieno zeppo di energia con "Divided heart", "The Loser", "The Scythe" e "Elvenlegions". 

Una pausa brevissima, tempo di una birretta, ci separa dai DOMINE. Che band quella di Enrico Paoli.. E' pazzesco quello che i Domine rappresentano per il metal italiano. Non fanno un disco da anni ma il pubblico li acclama come degli eroi. Questa è pura energia che credo si tramuterà presto in ispirazione per entrare in studio.. Il loro show è pura potenza con una setlist mozzafiato scelta a pennello, visto anche il tempo a disposizione, prediligendo i brani  più brevi e in your face come "Thunderstorm", "The Hurrican Master", "Dragonlord" e "The Ride of the Valkyries". Morby fa tremare i muri e saluta tutti tra le note di "Defender"!

Salgono sul palco gli IRON SAVIOR di Piet Sielk che ci regalano una quarantina di minuti di puro power metal teutonico; riff potenti e ritornelli da cantare quelli della band di amburgo che suona compatta come un macigno e il pubblico apprezza. Difficile arrivare a suonare dopo che i Domine hanno incendiato il palco ma la band tedesca fa il suo lavoro egregiamente con brani come "Way of the blade" e "Gunsmoke" dall'ultimo disco e "Starlight", "Condition Red" e l'inno "Heavy metal never dies" dal passato.

Qualche problema alla chitarra di Mister TURILLI ed un pò di ritardo accumulato in precedenza fa ritardare l'inizio dell'esibizione dei RHAPSODY che si vedranno costretti per questo a tagliare almeno un paio di brani dalla scaletta. Peccato perchè il gruppo di Alle Conti sembrava in palla nonostante la stanchezza accumulata dal recente tour in Sud America in compagnia dei Primal Fear. Scaletta classica per questo tour ma ridotta con "Il cigno nero" e "Rosenkreuz" ad aprire le danze, le immortali "Land of Immortals" e "Unholy Warcry" a scaldare il pubblico e la favolosa "Tormento e passione" per emozionare i presenti. E poi "Demonheart" a chiudere lo show visto che nonostante le continue richieste di Luca e di tutta la band, l'organizzazione è rimasta irrimovibile sulla fine dello show. Peccato..

Il pubblico non ha gradito molto la rinuncia ad un paio di inni targati Rhapsody ma se ne dimentica presto appena salgono sul palco i POWERWOLF. Li ho visti di recente al Leyendas del Rock e sapevo cosa aspettarmi dai lupi tedeschi. uno show superlativo il loro sia perchè i brani si adattano alla grande in sede live sia perchè i 5 musicisti sono davvero bravi ad esaltare il pubblico. E il pubblico italiano che li ha scoperti da poco (mentre in Germania e nell'Europa dell'est la band riempie gli stadi già da qualche anno) si dimostra molto preparato cantando a squarciagola gli inni metallici di "Blessed & Possessed", "Amen & Attack" e "Sacred & Wild". Dal loro piccolo grande capolavoro "Bible of the beast" vengono estratte le solite "Resurrection by Erection" e "Werewolves of Armenia" mentre il finale vede altre super song come "Sanctified With Dynamite" e "We drink your blood". I Powerwolf ci sanno fare ed escono soddisfatti tra gli applausi di un pubblico italiano che li ha supportati alla grande.

Ancora elettrizzati dai Powerwolf arriva l'ora degli STRATOVARIUS. Li vedo così per la terza volta in pochi mese. E onestamente mi sarei aspettato la solita scaletta, buona eh, ma senza grosse sorprese. E invece? E invece dopo la breve intro parte a gran sorpresa una immensa "Speed of light" e subito dopo "Eagleheart", "Phoenix", "SOS", "My Eternal Dream" e "Against the Wind" ma fin qui tutto secondo i piani più o meno. Ma gli Strato di un Kotipelto in formissima ci piazzano altre sorprese che hanno fatto impazzire tutti i presenti. Come non perdere la voce su "Paradise" ad esempio? Ma quello che proprio non mi aspettavo è "Will the Sun Rise?"; WOW! Capisco che la band farà qualche data in Finlandia suonando per intero "Episode" ma non mi aspettavo che ripescasse alcuni brani storici anche per l'occasione. In realtà visto l'andazzo mi stavo abituando bene e già mi gustavo una chiusura con "Forever" e "Father time"...  E invece dopo "Shine in the Dark" e "Black diamond" la band mi ha accontentato solo a metà con la storica ballata "Forever", naturalmente per la gioia di tutto il pubblico. "Umbreakable" (che non riesce a piacermi, sarà per quella tastierina o per quel refrain un pò zuccheroso mah...) e la storica "Hunting high & low" chiudono uno show davvero favoloso per il quintetto finnico.

Sette esibizioni per oltre 8 ore di musica che sono volate. Una giornata intensa e splendida a Trezzo per un festival che speriamo, diventi impegno fisso negli anni a venire. C'è stato qualche problema con i suoni in alcuni show soprattutto per le prime band ma tolto questo, non possiamo che fare i complimenti all'organizzazione. Spaziorock e l'agenzia Truck me hard, che hanno curato l'evento, meritano tutti i nostri applausi per aver fatto riaccendere la fiamma del power metal in Italia!

ps. Mi chiedo solo, ma tutti questi fans del power metal dove sono di solito quando ci sono degli ottimi concerti con 40-50 persone ad assisterli? 

*Foto a cura di Dario Onofrio per Allaroundmetal.com*
Gallery completa qui.

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Un gruppo che cavalca la cresta del momento, amato da molti, detestato da tanti.
Si può dire quello che si vuole dei Sabaton, ma un mesetto fa, quando ho incontrato il loro mitico frontman Joakim Brodén a Milano, le chiacchiere che abbiamo fatto non hanno riguardato solo loro quanto una visione generale sull'ambiente metal. E tra questo e altro battute, scherzi e altri aneddoti che il singer svedese ha voluto svelarmi, specialmente riguardo al loro ultimo album The Last Stand, di cui mi sto occupando per quanto riguarda la recensione.

Un ringraziamento speciale alla KezzMe music production. Buona lettura!



D: Ciao Joakim, sono molto contento di poterti intervistare! La prima volta che vi ho visti dal vivo è stato al Summer Breeze 2009 durante il tour di The Art of War, dopodiché avete calcato i palchi di tutto il mondo. La domanda è: quando vi vedremo suonare su una portaerei?" *risate* "No dai sto scherzando!
R: Ciao a tutti i lettori! Comunque spero presto e non scherzo! Il problema delle portaerei è che non tutte le nazioni ne hanno una, quindi la cosa più logica da fare sarebbe chiedere o a un commando americano o a uno inglese. Il fatto è che per salire su uno di quegli affari devi prima ricevere un addestramento specifico, che significa smettere di suonare per un po' e persino smettere di vedere le nostre famiglie per andare in un campo militare. Il che significa almeno 3 settimane solo dedicate a quello. Per cui non credo che sarà una cosa che faremo a breve!

D: A proposito di questo: prossimamente dove ci capiterà di vedere i Sabaton? Avete davvero calcato i palchi di mezzo mondo.
R: Beh, mi piacerebbe un sacco suonare con i Metallica, visto che non abbiamo mai suonato con loro. Insomma, siamo stati in tour con i Judas Priest, gli Iron Maiden, gli Scorpions... E tra l'altro i Metallica non li ho mai neanche visti dal vivo! Anche con gli AC/DC non sarebbe male... Ma in fondo lo show che vorrei davvero fare sarebbe suonare il 6 di giugno in una spiaggia della Normandia, la data dello sbarco. Sarebbe un evento unico: suonare i nostri pezzi su quella spiaggia con le persone dalla parte del mare, da dove arrivavano i soldati... Quello sarebbe il mio concerto dei sogni. Forse un giorno, chissà!

D: Siccome siamo in argomento: siete contenti del tour che state per intraprendere con gli Accept? Personalmente sono una band che ti piace?
R: Ammetto che mi sento un po' strano a parlarne: la mia testa è entusiasta di suonare con loro, ma il cuore mi dice "No no no tutto questo è sbagliatissimo essere headliner"! *risate*. Voglio dire: è uno dei miei gruppi preferiti di tutti i tempi e sono contento che continuino a pubblicare ottimi album. Ci sono molte band di quell'epoca che HANNO pubblicato grandi album: loro continuano a pubblicare ottima musica, tanti anni dopo! Penso che sia fantastico. Nel 2009 aprivamo al loro tour per Blood of the Nations, e io pensavo "Woah, sono tornati con un disco che è quasi al livello di Metal Heart!". Mi ricordo benissimo che ogni sera guardavamo ogni loro show, non come altre band che guardano l'headliner un paio di volte e basta.

 

D: Cambiamo argomento: a proposito del nuovo album, che significato ha il concetto dietro alle parole The last Stand?
R: Beh, il suo significato letterale! Puoi tentare un "ultimo slancio" per numerose ragioni. Ovviamente il concept dietro al disco tratta di battaglie vinte o perse in modo eroico contro un nemico numerosissimo. Ogni canzone sull'album rappresenta un ultimo atto di coraggio volto a spezzare un assedio o un'oppressione, oppure una difesa epica come in Winged Hussars, dove l'assedio di Vienna del 1683 fu vinto dagli assediati grazie agli ussari che erano in città. Per me conta il fatto che in questo disco abbiamo più di 2000 anni di storia: andiamo all'antica Grecia all'Europa, all'Asia, all'Africa, fino a andare nell'88 alla guerra afghano-sovietica. Forse The Last Stand lascia anche un altro messaggio: possiamo imparare solo una cosa dalla storia militare, cioè che l'umanità non impara mai dalla stessa, perché essa si ripete sempre.

D: Ho notato che in Blood of Bannockburn vi siete fatti influenzare molto da un bell'hard rock potente alla Rainbow/Deep Purple.
R: Assolutamente si! I Rainbow sono il mio gruppo preferito di tutti i tempi, non è strano che ci siamo fatti influenzare. Ultimamente sono io a occuparmi delle tastiere, pensa che il primo strumento che abbia mai suonato è stato l'organo Hammond. Nei Sabaton abbiamo una regola: ogni canzone che facciamo deve essere bella, divertente ed aspirare ad essere uno dei nostri classici. Dopo tanto tempo a suonare insieme ci siamo accorti che non importa in che direzione va la nostra musica: se andiamo verso l'hard rock, thrash metal o heavy... Prendi solo le differenze tra pezzi come The Final Solution o Cliffs of Gallipoli. Quindi, tutto ciò che c'è tra l'hard rock e il death metal può essere Sabaton.

D: Tra l'altro, visto che parliamo di death metal: com'è stato lavorare con Peter Tagtgren?
R: Ormai è tanti anni che ci conosciamo: io e Peter, prima di essere musicisti che lavorano insieme, siamo anche grandi amici. Metallizer e Primo Victoria sono stati registrati e prodotti insieme a suo fratello Tommy, mentre Peter si presentava ogni tanto in studio e ci dava qualche consiglio su come potevamo migliorare i pezzi, cose del tipo "Aggiungi quel compressore lì e sistema quel pedale là". Con Tommy abbiamo lavorato fino a The Art of War, dove Peter, poi, ha curato il missaggio. Avremmo voluto lavorare con loro anche per Coat of Arms ma alla fine non potemmo perché Peter andò in tour. La prima volta che siamo riusciti a lavorare dall'inizio alla fine con lui è stato per Carolous Rex.

D: Molte persone, tra l'altro, sostengono che sia il vostro album migliore.
R: Mah, forse buono ma non è il mio preferito, ha delle buone canzoni ma altre che a riascoltarle non mi convincono del tutto! *risate*

D: Organizzerete ancora un Sabaton Open Air?
R: Si, e sarà molto divertente. Anche quest'anno presenteremo lì il nuovo album e ne approfitteremo per chiamare un po' di amici e band giovani a suonare. La cosa che più mi piace, comunque, è vedere anche vecchi amici o band con cui non suoniamo da un po', senza contare che ci permette di chiamare nomi grossi come i Saxon. Sai cosa? Sinceramente ce ne freghiamo anche se rientriamo a malapena nei costi con i biglietti: abbiamo messo i Crimson Glory, il loro unico live in Svezia di quest'anno, pagandogli aereo dagli USA e tutto quanto. Siamo pazzi? Si, perché alla fine per noi non resta nulla, ma l'importante, nei Sabaton Open Air, è divertirsi. L'altro obiettivo è essere diversi da un festival grosso: prendiamo per esempio il Wacken, dove l'anno scorso abbiamo suonato una specie di best-of davanti a 70000 persone. Nel nostro festival vengono un sacco di persone che hanno visto decine di nostri concerti, per questo faremo una setlist con pezzi come Wolfpack, che non suoniamo mai dal vivo. Wacken è molto bello, ma se il pubblico non conosce una canzone se ne va a bersi la birra.

D: Mi ricordo l'anno scorso... Beh nessuno poteva andarsene comunque per colpa del fango! *risate* Senza contare che ho visto il 50% del vostro concerto perché il restante l'ho passato a sollevare gente che faceva crowd surfing...
R: Me lo ricordo benissimo, pioveva gente! No no, al Sabaton Open Air sono tutti molto più tranquilli.

D: A proposito della produzione del disco, una domanda che vorrei farti più in generale... Cosa ne pensi di quelle band che adottano uno stile appositamente anni 80' per i loro dischi?
R: Dipende sempre dal contesto in cui fai una cosa del genere. Personalmente a me non piacciono le produzioni anni 80' con quei suoni molto da garage... Molto meglio ispirarsi a BELLE produzioni anni 80', per esempio Operation Mindcrime che era dell'88 e aveva una produzione meravigliosa, oppure Metal Heart. Sono cresciuto con quei suoni un po' riverberati, però penso anche a quelle band che nell'84 facevano dischi con un budget molto ridotto. Non si può dire nulla ovviamente: con i pochi mezzi a disposizione era ciò che si poteva fare. Ma perché TU, OGGI, devi fare un disco con una produzione che già negli anni 80' era un compromesso?? Potresti farlo con un bel sound, e addirittura con i mezzi di oggi hai delle facilitazioni mostruose: basti pensare a certe app per iphone o semplicemente a un pc collegato a un mixer. Quindi: perché diamine devi fare un disco che suona male?" *risate*
D: Tra l'altro basti pensare a band come gli Accept e i Metal Church che con i nuovi dischi si sono davvero rinnovati, anche nella produzione.
R: Appunto, come dicevamo prima Blood of the Nations è un album di vero heavy metal con una produzione meravigliosa.

D: Rimaniamo un po' sul generale: ho sentito molte definizioni per il genere che fate... Che comunque secondo me resta molto vario. Cosa ne pensi di certe etichette che la gente dà ai Sabaton?
R: Beh, fondamentalmente, se sentiamo i primi dischi, eravamo davvero una band power metal, anche se negli anni abbiamo perso molto di quell'attitudine... Sostanzialmente, quando qualcuno mi chiede che genere facciamo, io rispondo heavy metal. Anche perché se rispondessi qualcos'altro probabilmente la gente penserebbe a altre cose: con power metal si immaginerebbero spade e draghi, voce acuta! Sarebbe una cosa completamente diversa da quello che siamo. Alla fine penso che abbiamo molto più in comune con band come Accept e Judas Priest che con altri... Comunque la gente può darci l'etichetta che vuole, anche "Epic symphonic metal from Scandinavia in the dark": per me è ok! *risate* Ma sostanzialmente noi suoniamo heavy metal.

D: A proposito di quello che dicevamo prima, non avete mai pensato di prendere un tastierista in formazione?
R: L'abbiamo fatto! Il nostro piano iniziale era avere un tastierista in formazione: Daniel Mÿhr, purtroppo, si era tirato indietro all'ultimo dopo averci aiutati a comporre The Art of War. A quel punto non avevamo altra scelta se non usare le basi, ma personalmente non importa se abbiamo quelle o un tastierista vero sul palco. Il problema è che per suonare dal vivo la nostra musica ce ne vorrebbero almeno due! Il che vorrebbe dire pagarli, senza contare che è difficilissimo sincronizzare alcuni nostri pezzi. Saremo sempre schiavi delle basi, ma per ora questa soluzione mi va bene... A meno di non organizzare un super concerto con effetti pirotecnici e riprenderlo dal vivo, magari suonando Cliffs of Gallipoli e The Hammer Has Fallen. Sfortunatamente quando porti dei lanciafiamme collegati con uno strumento, non puoi assolutamente sbagliare, sennò si vede subito!

D: Che mi dici dei tuoi vecchi compagni di band? Siete ancora in contatto anche con il loro progetto Civil War?
R: Si, siamo assolutamene in ottimi rapporti. Qualche mese fa siamo andati a vedere i Twisted Sister insieme, c'eravamo io, Daniel (ex tastierista) e Rikard (ex batterista) allo Sweden Rock. Siamo ancora amici, ma ovviamente non riusciamo a sentirci sempre... Non sento neanche mia madre per mesi a volte! *risate* anche se sarebbe bello fare un tour insieme. Quando capita che siamo magari vicini a suonare organizziamo, ma non è facile restare in contatto. Le uniche persone con cui mi sento regolarmente sono mia moglie e gli altri della band... Sai, fare duecento date all'anno è davvero faticoso. Finisci per avere tanti amici stretti, ma non riesci mai a parlare con gli altri conoscenti, che ormai per me si riducono a "quel ragazzo di Milano", "quell'altro di Londra"... È bello avere conoscenze in tutto il mondo, purtroppo però tanti miei amici li ho persi di vista: prendi solo quelli con cui andavo a scuola 15 anni fa! Ora c'è chi fa l'avvocato, chi l'ingegniere, chi ha famiglia... E io faccio la rockstar!

D: Dopo un carrarmato sul palco cosa dobbiamo aspettarci dai vostri prossimi live?
R: Due carrarmati sul palco! *risate*
D: Magari con uno che si muove e spara??
R: Si si e non scherzo! Vogliamo provare a portare degli show veramente grossi con video e effetti pirotecnici e ci stiamo chiedendo come fare. Vorremmo un format che possa essere esportato in qualunque paese, però ci sono troppe regole diverse: un gas che non va bene là, un lanciafiamme che non va bene là. Senza contare che in alcuni paesi non c'è abbastanza potenza per poter portare uno show completo con un pannello gigante a led. Altro problema è che a volte ci presentano delle location BELLISSIME, ma che sono troppo delicate per poterci fare uno show completo. Magari ci portano in un teatro col palco di legno e le quinte: niente lanciafiamme! *risate* Quindi stiamo cercando di progettare una produzione grossa e adattabile. Forse la più pazza che abbiamo mai provato a fare. Per ora non dò certezze, sapremo tutto a dicembre.

D: Immagino che siate già anche in contatto con gli organizzatori per i prossimi festival.
R: Si, qualche offerta ci è già arrivata, ma le vedremo con il nostro management dopo aver chiuso il tour di Heroes e inizieremo con quello di The Last Stand.
D: Spero tornerete al Rock Fest, è stato molto bello!
R: A me interesserebbe molto, ero andato a vedere gli Scorpions e mi è piaciuto come lavoravano.

D: Ok, siamo all'ultima domanda: come vedi il futuro dell'heavy metal dopo la scomparsa dei suoi più grandi rappresentanti come Dio e Lemmy?
R: Incerto. Incerto perché vedo che tutta l'industria musicale è basata sui cosiddetti "Big dragons", come AC/DC e Maiden. Ehi, io non voglio giudicarli perché fanno ancora degli ottimi show, ma nessuno nel business ha ancora capito che loro non ci saranno per sempre. Non voglio buttarla sul pessimismo, ma questa è la realtà. Se ci sono soldi facili da fare su questi nomi allora è ovvio che continueranno a suonare solo loro... E forse anche i Rammstein. Nessuno però aveva mai pensato, prima che la gente iniziasse a morire, come poteva essere il futuro. Pensa solo a chi ha una arena per grossi concerti e parla con un grande distributore come Live Nation: "Ehi ragazzi, avete pensato al futuro? Chi diavolo suonerà qui quando gli Iron Maiden smetteranno di farlo?", forse solo i Metallica che sono ancora giovani. Prova però a pensare tra 50 anni: nessuna di queste band sarà più attiva e nessuno, probabilmente, potrà sostituirle. Le grandi agenzie devono cominciare a investire per il futuro e non a fare solo soldi facili coi grossi nomi: è il business stesso ad essere malato. Anche se noi Sabaton non saremo mai un gruppo da arena a me va bene così, ma pensa cosa succederà quando non ci saranno più gruppi in grado di richiamare tanto pubblico: sarà l'inizio della fine. L'unica attenzione che i media dedicano all'heavy metal è proprio verso questi grossi nomi del passato: nessuna televisione farà mai un servizio su band che chiamano meno di 20000 persone.
D: Speriamo che il business si renda conto di questa cosa e cominci a investire anche sulle nuove generazioni.
R: Il fatto è che dovrebbero avere una visione più di insieme, mentre molti sono solo degli egoisti che pensano a loro stessi. Molti si arrabbieranno leggendo questo, ma devi sapere che i nomi grossi dell'organizzazione musicale sono persone che hanno scoperto band negli anni 80' e non cercano più nessuno per sostenerlo e incoraggiarlo, guardando solo la loro gallina dalle uova d'oro. Quando questi grossi nomi cominceranno a ritirarsi dovrà esserci per forza un ricambio generazionale, altrimenti che fine faranno le persone interessate a scoprire nuova musica? Come si potrà costruire nuovo pubblico?? Quindi... È tempo di silurare un po' di vecchiacci!" *risate*

D: Grazie mille Joakim, vuoi salutare i nostri lettori?
R: Grazie ragazzi, ci vediamo presto durante il tour di The Last Stand!

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