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Come avrete avuto modo di leggere nel live report, la data dei Grave Digger per me non è stata una iniezione di adrenalina solo per il concertone che il combo teutonico ha portato di fronte a un branco di crucchi sfasciati a birraccia. Infatti, nel pomeriggio di quel 27 gennaio, io e il mio amico Roberto di Metalforce abbiamo avuto modo di fare una intervista condivisa a colui che è la colonna portante degli scavatori: Chris Bolthendahl. Mi era già stato anticipato che tipo di personaggio mi sarei trovato davanti da racconti e aneddoti, ma devo dire che Chris è prima di tutto un grandissimo professionista, che non si è risparmiato anche qualche lingua avvelenata nei confronti di certi esimi colleghi...

Roberto: Ciao Chris, grazie per la disponibilità. Ho recensito il vostro ultimo album Healed by Metal e l’ho trovato fedele al vostro vecchio stile sia musicalmente che per le tematiche trattate. Cosa puoi dirci su questo vostro ritorno alle origini?
Chris: Ciao ragazzi! Cos’è una canzone dei Grave Digger? Un guitar work semplice e di impatto unito a un ritornello epico magari condito da cori trascinanti, ed è esattamente ciò cui abbiamo pensato nella realizzazione di questo album. Abbiamo scritto molti concept in passato e dopo lo speciale Exhumation ci siamo resi conto di quanto la nostra proposta si fosse man mano variegata nel tempo. Avevo in mente la semplicità che caratterizza i primi anni della nostra carriera e volevo tornare a esprimere questo concetto nel nuovo lavoro

Dario: Ascoltando l’album e vedendo l’attuale situazione della scena musicale si può dire che sia in atto una sorta di riscoperta delle sonorità heavy metal anni 80’. Cosa ne pensi? Ritieni che possa essere una buona occasione per far avvicinare ulteriormente le nuove generazioni a questo genere?
C: Sicuramente sì ma non è il nostro caso. Io ho sempre puntato a proporre la musica dei Grave Digger per quello che è: fornire all’ascoltatore una qualità sonora ottimale e dei brani di rilievo. Sarei contento se qualcuno dovesse avvicinarsi al metal vecchia scuola tramite “Healed by Metal” ma non ritengo sia il mio obbiettivo come musicista. Insomma, basta pensare alle varie band che hanno raggiunto l’apice negli anni 80’; spesso la semplicità era alla base del prodotto e anche questo ha permesso alle canzoni di invogliare gli ascoltatori a riprodurre più volte gli album o i singoli brani. Quindi direi che ora come allora il mio scopo è questo.

R: Essendo che per il nuovo album avete deciso di puntare sulla semplicità tipica dei vostri primi lavori, credi vi capiterà mai di riproporre un concept particolare? Prima ad esempio si è ipotizzato come risulterebbe un album dei Grave Digger basato sulle tematiche di Lovecraft. *ridiamo*
C: Ahahah sarebbe sicuramente interessante. Comunque non saprei sinceramente, scrivere le canzoni di Return of the Reaper è stato abbastanza semplice così come del suo predecessore che era, come ricordate, un concept sulla mitologia greca. Dipende tutto dall’ispirazione del periodo in cui decidiamo di approcciarsi alla stesura del nuovo album. Ho qualche idea al momento ma, per ora, credo di poter dire che non va in quella direzione.

 

D: Parlando del tour. Ormai non vi fermate dallo scorso ottobre, ovvero da quando è iniziato il tour con i Blind Guardian. Come sta procedendo il tour di Healed by Metal?
C: Abbiamo molte date fissate sia in location singole che ai grandi festivals e, per come intendiamo noi l’identità di un musicista, credo che passare molto tempo in tour sia impegnativo ma nel contempo molto divertente e rilassante; anche perché permette di sfogare lo stress accumulato durante le registrazioni, che non rappresentano mai una fase semplice per i Grave Digger. Oltretutto mi piace sempre vedere come reagiscono i fan di vecchia data alle nuove canzoni e nel contempo come si comportano i nostri estimatori più recenti e giovani; fino ad ora devo dire che il risultato è stato più che positivo.

R: Siete sempre stati un gruppo da festival e nella vostra lunga carriera avete calcato i palchi di molti eventi importanti. Avete in programma di visitarne qualcuno anche quest’anno? E se dovessi citare la tua migliore esperienza a un festival quale citeresti?
C: Sì suoneremo di nuovo al Wacken open air, per il quale c’è in programma qualcosa di speciale, al Rock Hard festival sempre in Germania e al Battlefield metal festival nel vostro paese. Inoltre abbiamo anche un tour in Sudamerica previsto per la fine di marzo. Abbiamo davvero un bel calendario davanti! La miglior esibizione a un festival ritengo sia sicuramente quella tenutasi al Wacken open air nel 2010 per la riproposizione dell’intero album “Tunes of War”. Ci siamo divertiti, abbiamo avuto un bello special guest come i Van Canto e Hansi Kursch e tutto è andato esattamente nel modo giusto. Mi son sentito realizzato come poche volte nella mia carriera.

D: A tal proposito: riproporrete mai qualcosa di simile? Vuoi per un tour o per una singola data anche se non necessariamente in grande come a Wacken.
C: A dir la verità al prossimo Wacken come vi dicevo abbiamo in mente di proporre qualcosa di speciale: dal momento che è prevista una esibizione basata principalmente sulla nostra cosiddetta Medieval trilogy. A parte ciò per ora ci concentriamo sulla promozione del nostro nuovo album. Magari per i nostri quarant’anni di carriera penseremo a qualcos’altro di speciale per voi fan.

R: Negli ultimi anni i Grave Digger son stati una delle prime band a riprodurre un album iconico nella sua interezza in occasione di una data o di un intero tour. Oggi invece si può dire che sia quasi una moda basare un intero seppur breve periodo della propria carriera su un revival simile. Tu che ne pensi?
C: Sinceramente la ritengo un’operazione più che gradevole e trovo non ci sia niente di male poiché è un modo come un altro di fare un po’ di sano fan service e anche di rispolverare magari un album cui la band in questione è affezionata in particolar modo. Noi stessi in un futuro potremmo riprendere in considerazione una manovra simile; magari per l’album Heart of Darkness che è uno dei miei preferiti in assoluto.

D: Tornando al discorso del revival dell’heavy metal classico. Ultimamente è sempre più frequente imbattersi in giovani realtà dedite a un genere se non addirittura uno stile prettamente old school: quella che oggi viene etichettata come “new wave of traditional heavy metal” o “new wave of true metal”. Qual è la tua visione di queste nuove proposte?
C: Mah, alla fine è una scelta come un’altra per intraprendere una carriera musicale. Personalmente non ritengo di approvarla sempre perché comunque non bisogna dimenticarsi che siamo nel 2017 e non negli anni 70. Sicuramente a livello di songwriting anche tra queste giovani leve ci sono davvero degli ottimi musicisti che propongono il genere in modo impeccabile e adeguatamente modernizzato a livello di produzione pur rimanendo musicalmente old school e in linea con le proposte di quegli anni. Dall’altra parte però esiste chi per dimostrare chissà cosa ancora oggi ostenta un atteggiamento “vecchia scuola” tramite stili di registrazione obsoleti e per me fuori luogo, con dei suoni registrati a nastro o qualcosa di simile. Io personalmente, se devo ascoltarmi una band moderna, anche se magari old school come genere, mi aspetto una produzione adeguata e al passo coi tempi; a me piace molto anche il metodo digitale ma è indispensabile, è una questione soggettiva. Se loro vogliono definirsi “new wave of true metal” noi ci definiamo “new wave of old metal”. *ridiamo*

R: Secondo te cosa dovrebbe cambiare nella mentalità dei giovani musicisti e in generale nella scena metal mondiale per permettere al genere di avere un futuro roseo?
C: Quello che dovrebbe cambiare in generale nella mentalità degli esseri umani oggi giorno. Viviamo in un periodo difficile dove la gente è diventata egoista e pensa solo a imporre se stessa anche a discapito degli altri. Non è certo una novità ma anche con la questione del terrorismo e con le maggiori potenze del mondo sotto il comando di individui come Trump direi che raggiungiamo livelli non da poco. Per le giovani band vale la stessa cosa: pensare meno alla competizione e cercare di essere uniti nella diffusione del proprio genere musicale preferito, indipendentemente dal successo. Mentre le band più navigate dovrebbero fornire il buon esempio e diffondere musica di qualità nei limiti del possibile nonostante gli anni, senza adagiarsi troppo su quanto fatto in passato.

D: A proposito di giovani band: tu hai collaborato di recente con gli Orden Ogan nel brano Here at the End of the World. Cosa ne pensi di loro? Ti sei trovato bene?
C: Certo! Sono rimasto in contatto con loro dopo che ci avevano accompagnato nel tour di The Clans Will Rise Again e mi sono rivolto a loro anche per le backing vocals di Return of the Reaper. Sono davvero un’ottima band e delle persone molto gradevoli con cui spero di collaborare ancora in futuro.

R: I Grave Digger sono ritenuti una delle band principali dell’heavy metal teutonico. Si può dire che insieme ai Rage e i Running Wild rappresentiate una delle triadi più amate del vostro genere: anche loro di recente, con gli ultimi album, sono tornati su uno stile vecchia scuola e metal al cento per cento: i Rage con una proposta violenta e quasi thrash con The Devil Strikes Again e Rolf con un ritorno al suo stile caratteristico quale si è rivelato Rapid Foray. Che opinione hai tu su questi tuoi colleghi?
C: I Rage sono davvero una grande band ora come ai tempi; Peavy è una brava persona che inoltre ha comunque sempre seguito la sua passione mai persa per il genere che suona da più di trent’anni e per questo merita grande rispetto e credo, per citare ciò che dicevamo prima, possa essere un’ottima ispirazione per le nuove leve. Rolf invece ammetto che fatico a prenderlo sul serio ora come ora *scoppiamo tutti a ridere*. Per quanto ci sia indubbiamente qualità nel suo ultimo lavoro ritengo che abbia poco a che fare con l’heavy metal dal punto di vista soprattutto dell’attitudine e della passione; anche lui come altri è tornato sulle scene dopo aver annunciato ormai otto anni fa di voler smettere e dopo un periodo mediocre ha dato ai fan quello che volevano con canzoni gradevoli ma, per me, del tutto prive di quel fuoco interiore che dovrebbe caratterizzare un musicista heavy metal. Ribadisco, mia personalissima opinione.

D: Ricordo quando qualche anno fa in un vostro disco fu inserita una lunga intervista a proposito della storia dei Grave Digger. Avete in mente di riproporre qualcosa di simile magari in un libro o in un’altra intervista?
C: Ricordo che fu molto divertente poiché un tempo io e i ragazzi bevevamo molto e c’erano quindi molti aneddoti anche divertenti da raccontare *ridiamo*. Ti dirò che invece negli ultimi anni mi sono dedicato esclusivamente a produrre e realizzare musica e ho condotto una vita tutto sommato tranquilla quindi, sinceramente, in un’ipotetica biografia l’ultimo periodo si potrebbe riassumere in neanche dieci pagine *ridiamo*, d'altronde nel tempo libero gioco a golf e alleno la squadra di calcio di mio figlio...
D: Li motivi con le canzoni dei Grave Digger?? *ridiamo*
C: Ahahahah certo! Comunque per una biografia completa al momento non ci sono piani. Si vedrà in futuro.

R: Ricollegandoci a quanto detto prima. Cosa ne pensi di quest’altra moda diffusa tra le band più navigate che annunciano un ultimo tour con relativo scioglimento per poi fare prontamente dietrofront come fece appunto lo stesso Rolf a suo tempo?
C: C’è poco da dire sinceramente: il giorno che i Grave Digger annunceranno un ultimo tour sarà l’ultima volta che avrete occasione di vederli dal vivo. Non riesco proprio a prendere sul serio la scelta di certi musicisti che prima fiutano il guadagno facile annunciando un tour d’addio per poi accorgersi di avere il portafoglio vuoto e riformarsi prontamente *impossibile non ridere per il modo in cui lo ha detto*. Non ho interesse quindi nelle dichiarazioni di scioglimento dei vari Black Sabbath, Judas Priest, Scorpions eccetera. Attendo però con trepidazione di conoscere i piani per l’ultimo tour e successivo secondo ultimo tour dei Manowar; sarà senz’altro interessante *sarcasmo evidente, ridiamo*. Si spera che ad esempio i Twisted Sister terminato l’ultimo tour mantengano l’impegno come dichiarato. Lo dice il nome stesso ULTIMO tour *ridiamo ancora*.

D: Per chiudere: ti capita mai di riuscire ad ascoltare qualcosa di nuovo della scena musicale?
C: Confesso che passando la maggior parte del mio tempo con la mia famiglia o facendo sport ho poco tempo per dedicarmi all’ascolto di nuove proposte. Però sicuramente tramite i tour e le esperienze live si entra in contatto con ottime band come ad esempio i Mystic Prophecy che ci stanno accompagnando ora o gli italiani White Skull con cui ci siamo esibiti nel tour di Return of the Reaper.

R: Per l’appunto, cosa ne pensi della scena metal italiana come artisti e pubblico?
C: Sicuramente avete ottime band e in generale il pubblico italiano ha uno spirito, una passione e una grinta davvero degno di nota. Ci divertiamo sempre a suonare in Italia e speriamo di intrattenere al meglio delle nostre capacità al Battlefield metal festival insieme ai Blind Guardian e, credo, gli Eluveitie che per me non fanno metal ma pazienza *ridiamo tanto*. Purtroppo credo che negli ultimi anni il supporto verso la musica metal sia un po’ diminuito in Italia, vuoi per la crisi o per qualsiasi motivo. Ma l’attitudine c’è ancora e spero possa risollevarsi in futuro. *vi risparmiamo la frecciatina su Berlusconi*

R&D: Vuoi dire qualcosa ai fan italiani?
C: Certo! Continuate a mettere passione nel vostro amore per la musica, ascoltate il nostro nuovo album e partecipate numerosi alla nostra data i primi di luglio al festival sopra citato. Grazie e a presto!

Qui potete leggere il live report della serata.

P.S. Mentre scendiamo Chris ci mostra il dvd del CAMINETTO che mettono sul televisore del tourbus per rilassarsi durante gli spostamenti. Inutile dire che anche qui ci facciamo grosse risate.

 

Pubblicato in Interviste

Un appuntamento per tutti i fan del power/epic metal made in Germania quello a cui ho avuto il piacere di presenziare sabato scorso: il German Metal Attack III, guidato dai teutonici Grave Digger, è passato per Romagnano Sesia alla Rock'n Roll Arena per devastare i colli degli headbangers accorsi. Ben quattro band tra cui spiccavano i nostrani Whiteskull che ci hanno accompagnati in una bellissima serata all'insegna della buona musica!

- Wolfen -

Formazione hard'n heavy con tinte power/thrasheggianti quella dei Wolfen, cui è il compito aprire la serata. Sembrava che la situazione non pendesse a loro favore in quanto mancanti del singer (a casa per gravi motivi familiari) e di fronte a un pubblico mai visto. Eppure il quartetto è riuscito a scaldare gli animi dei presenti con i pezzi provenienti dall'ultimo Evilution, a partire dall'ottima opener Digital Messiah.

La carica dei Wolfen e soprattutto l'allegria che sprizzavano da tutti i pori ha subito coinvolto il pubblico che nonostante la scarsa confidenza li ha accolti favorevolmente, regalandoci alla fine dei bei momenti con le conclusive Y2K e Irish Brigade.

- White Skull -

Ed ecco salire sul palco, dopo un breve cambio, la nostra eccellenza tutta italiana: i White Skull sono in piena forma e ce lo dimostrano attaccando subito con Tales from the North. Tony Fontò ci spiega che è stato lo stesso Chris Boltendahl stesso, dopo aver saputo che i Nitrogods (band che supporta il GMAIII in Germania) non avrebbero potuto partecipare alla data italiana, a chiamare i White Skull per partecipare al live, scatenando un lunghissimo applauso che introduce Roman Empire, Red Devil e Under This Flag.

I nostrani continuano a macinare heavy/power con la solita grinta ed energia che li contraddistingue: Federica domina il palcoscenico con la sua voce potentissima e Danilo Bar dimostra ormai di sapersi destreggiare e infilare alcuni elementi personali anche nei pezzi più vecchi della band.

Purtroppo il tempo a disposizione è poco per fare una scaletta lunga e completa come quella che abbiamo sentito al Metal For Emergency di quest'estate, ma questo non scoraggia i presenti che danno tutto il supporto possibile alla band sulle conclusive After the battle... (Bottle) e la mitica Asgard.

Era la seconda volta che avevo modo di vedere la band in azione e spero mi capiti prossimamente la terza occasione: in alto la bandiera!

- Heavatar -

Sapere la sera stessa chi suonasse in questo gruppo power/prog mi ha decisamente sorpreso: Stefan Schmidt dei Van Canto che si dedica finalmente a qualcosa di non "a cappella" e dietro alle pelli  nientemeno che Jorg Michael. Pensavo che quest'ultimo non riuscisse più a suonare la batteria e sono contento di essermi sbagliato, visti i gravi problemi di salute che lo avevano costretto ad abbandonare gli Stratovarius.

Lo stile proposto dagli Heavatar differisce leggermente dalla proposta delle due band precedenti (e della successiva): si tratta di un power molto melodico, quasi neoclassical, vista anche l'intro di Replica (prima traccia ad essere suonata) che è nientemeno che la Toccata e Fuga in Re minore di Bach.

Devo dire che purtroppo non mi sono entusiasmato molto durante questa esibizione live. Sarà che ho trovato i ragazzi un po' freddini e quasi timidi di fronte alla calca che si stava creando per gli headliner, ma i pezzi della band non hanno reso molto nonostante l'indubbia complessità compositiva. Comunque alcuni tra i brani come Born to Fly e Abracadabra hanno reso bene, per cui non mi ritengo nemmeno del tutto insoddisfatto. Forse sarebbe stato meglio mettere prima loro dei Whiteskull? De gustibus...

 

La scenografia si scopre: i becchini stanno arrivando! Quattro bare sul palcoscenico, una per componente della band, con sopra il logo che li contraddistingue, fanno calare subito le fosche atmosfere di Return of the Reaper sulla Rock'n Roll Arena. Siamo tutti in attesa della bordata di puro heavy targato Grave Digger, per questo quando esplode Hell's Funeral persino i giornalisti e chi fin'ora è stato fermo ha un attimo di sobbalzo.

Ero curiosissimo di sentire i pezzi del nuovo album dal vivo, dopo che mi aveva conquistato all'ascolto (qui potete leggere la mia recensione) e devo dire che non sono stato affatto deluso. Un elemento che sopra tutti mi ha sorpreso è stato il bravissimo Axel Ritt, che finalmente si è integrato al 100% nella band e soprattutto ha uniformato il suo modo di suonare, molto neoclassicheggiante e dovuto principalmente alla sua militanza nei Domain, allo stile del becchino.

Ciònonostante c'è da ammettere che in effetti un tocco più tecnico sugli assoli della successiva The Roundtable e una inaspettata Witch Hunter hanno dato una ventata di restyling a pezzi che rischiavano di rimanere sempre gli stessi. Jens Becker e Stefan Arnold come al solito fanno il loro mestiere benissimo: l'ossatura ritmica della band sostiene bene sia la chitarra di Axel che la voce di Chris.

Quest'ultimo come al solito è un vero signore: un professionista che sa fare il suo mestiere da più di trent'anni e non ha perso un colpo in tutti questi anni di live. Infatti, al contrario di tanti illustri colleghi, si muove sul palco con una grinta invidiabile e incita il pubblico a scapocciare e muoversi più che può.

Azzerati completamente i pezzi di Clash of The Gods i becchini ci propongono una scaletta abbastanza canonica con le mitiche The Dark of the Sun, Knights of the Cross, Wedding day e Hammer of the Scots che sono ormai veri e propri cavalli di battaglia per i metallari. Non manca anche un'incursione di Ballad of a Hangman, che anche con una sola chitarra sa il fatto suo.
Dal nuovo album vengono proposte Season of the Witch, Wargod e Tattooed Rider, che non sfigurano affatto inserite in mezzo a pezzi più vecchi come le sopracitate ed Excalibur. La classica finta chiusura con Rebellion sfocia poi in Highland Farewell, uno dei pochi pezzi di The Clans Will Rise Again che mi aveva convinto ai tempi della sua uscita.

Gran finale con l'immancabile Heavy Metal Breakdown... E un siparietto demenziale dove Chris, intimando al pubblico il silenzio finale per riprendere il ritornello, si vede uno sbadato Axel lasciare accesa la pedaliera.
Purtroppo doveva essere suonata anche Grave Desacrator, tagliata per motivi di tempo: ciònonostante i Grave Digger non sbagliano mai un colpo e si confermano come portatori teutonici di puro heavy metal!

Scaletta:
01. Return of the Reaper (intro)
02. Hell's Funeral
03. The Roundtable
04. Witch Hunter
05. The Dark of the Sun
06. Ballad of a Hangman
07. Season of the Witch
08. Lionheart
09. Wedding Day
10. Wargod
11. Hammer of the Scots
12. Tattooed Rider
13. Excalibur
14. Knights of the Cross
15. Rebellion (the clans are marchin')

Encores:
16. Highland Farewell
17. Heavy Metal Breakdown

Gallery completa della serata.

Ringrazio lo staff del Rock'n Roll Arena per la simpatia e la cortesia dimostratemi e la Napalm Records per avermi permesso di partecipare. Alla prossima!

Pubblicato in Live Report

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