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10 Mag

FRONTIERS ROCK FESTIVAL IV
 Live Club - Trezzo sull'Adda (MI)
 29, 30 Apr 2017 In evidenza

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Credo di poter affermare senza paura di essere smentito che il Frontiers Rock Festival abbia ormai definitivamente gettato le basi per creare un evento sempre più atteso, sempre più apprezzato e sempre più seguito.
I gruppi sono sempre interessanti e capita spesso di ascoltare band o di assistere a show esclusivi che difficilmente si potrebbe vedere altrove. Anche il pubblico, anno dopo anno, è sempre più numeroso e internazionale (tedeschi sopra tutti) tanto che già dallle 15.00 di sabato la sala è bella stipata.

Mi dispiace che il primo gruppo della giornata, i PALACE, non riescano ad appprofittare dell’atmosfera già molto calda a causa di seri problemi di suoni, di basi registrate che non partono o che partono al momento sbagliato…
Un peccato visto che il loro primo ed al momento unico album è davvero buono, con pezzi pieni di buone melodie e atmosfere ottantiane, così come assolutamente ottantiano l’aspetto di Michael Palace, voce e chitarra del gruppo. Spero di poterli rivedere in un’occasione più favorevole.

Le cose vanno meglio con i giovani finlandesi ONE DESIRE, dediti ad un Hard Rock melodico decisamente grintoso. ‘Hurt’, ‘Apologize’ e ‘Whenever I’m Dreaming’ sono i momenti migliori della loro più che gradevole esibizione.

Mi dispiace invece dire che i CRAZY LIXX mi hanno un pochino deluso, ma probabilmente solo perché le mie aspettative erano troppo alte. Nonostante la giovane età hanno già registrato cinque album e hanno pezzi davvero tosti con grandi ritornelli e pieni di tutti quei cliché che il loro Glam/Street impone e che a noialtri piacciono tanto! Bravi i due nuovi chitarrisiti Chrisse Olsson e Jens Lundgren, due classici vikinghi con grande padronanza dello strumento. Quello che non mi ha convinto del tutto è stata però l’attitudine generale del gruppo, a mio avviso un po’ freddino o per lo meno non così sfacciato, insolente e trasgressivo come mi aspetterei da una band di questo tipo. Stesso discorso per il cantante Danny Rexon, bravo ma un po’ carente di personalità. Buono il set list composto da classici come ‘Rock and a Hard Place’ o la conclusiva ‘Till I Die’ e da brani del nuovissimo album come l’iniziale e tosto "Wild Child", o i super melodici"XII" e "Wall the Wire". Nel complesso buono show; band migliorabile.

Per la terza volta sul palco del Festival ritroviamo gli svedesi ECLIPSE e, per la terza volta dimostrano il loro valore. Il nuovo album ‘Monumentum’ è fenomenale e dal vivo pezzi come ‘Vertigo’, ‘Never Look Back’ o ‘Killing Me’ rendono alla grande. Erik Martensson ha una gran voce e una grande personalità e riesce a trasmettere entusiasmo e passione. Sempre presente e indispensabile la chitarra dello scafato Henriksson fondamentale per dare aggressività a ogni melodia. Si prosegue con ‘Jaded’, pezzo già buono di suo ma impreziosito ulteriormente dalla presenza al microfono di Michele Luppi (Whitesnake, Secret Sphere). Gran finale con ‘I Don't Wanna Say I'm Sorry’ cantata in coro da tutto il pubblico.

Tocca a un’altra grande band che oggi, in esclusiva per il Festival, suona dal vivo per la primissima volta, i REVOLUTION SAINTS. Doug Aldrich (ex Whitesnake, Dio) chitarra, Jack Blades (Night Ranger, Damn Yankees) basso e Deen Castronovo (ex Journey, Ozzy…) batteria e voce, danno vita ad uno show praticamente perfetto. Ci tengo a menzionare anche il gran lavoro alle tastiere e ai cori svolto da Alessandro Del Vecchio, colonna portante di moltissime produzioni dell’etichetta partenopea organizzatrice del Festival. Grande spettacolo e grandi personalità, un vero piacere vederli all’opera. Perfetta la voce di Castronovo, sempre calda e pastosa; alterna la sua presenza dietro alla batteria a quella in prima linea dove condivide il microfono con Blades, carichissimo e assolutamente a suo agio. Di Aldrich poco da dire, sempre all’altezza: sembra circondato da un’aura magnetica che calamita su di lui tutte le attenzioni. In scaletta non possono naturalmente mancare tributi ai vari gruppi di provenienza, ecco quindi ‘Love Will Set You Free’ dei Whitesnake, ‘Coming Of Age’ dei Damn Yankees e ‘Higher Place’ dei Journey con la quale ci salutano. Grande concerto, bravi tutti.

Non deludono le aspettative neanche i TYKETTO, senza dubbio i miei vincitori della giornata. Il tempo passa ma la voce limpida, la faccia e la simpatia di Danny Vaughn non cambiano e anzi, migliorano. Per l’occasione la band del New Jersey ci fa un gran bel regalo ovvero suona per intero il primo album del ’91, quel gioiellino di Hard Rock melodico intitolato ‘Don’t Come Easy’. Impressionante il virtuoso Chris Green alla chitarra, preciso e con un’attitudine decisamente metal. Simpatica l’idea di non seguire l’ordine dell’album ma di invertirlo completamente, quindi si parte con ‘Sail Away’ per finire con ‘Forever Young’. Rimane tempo anche per qualcosa di più recente e terminare con ‘Reach’. L’atmosfera è molto calda e amichevole grazie anche a Vaughn che si dimostra un tipo semplice e alla mano. Ho apprezzato molto il suo breve discorso su quello che è per lui il significato del successo: “25 anni fa” dice Danny “avere successo per me significava avere una Maserati. “Dopo qualche anno” continua “il successo poteva essere una bella Audi”. “Oggi” conclude “ho una Toyota Yaris e sto benissimo perché il vero successo è poter stare con le persone care, stare in mezzo alla gente e poter suonare davanti a un sacco di ‘amici’ come questa sera”. Promossi sotto tutti gli aspetti, i migliori di oggi.

E ora purtroppo la mia grande delusione, gli STEELHEART. Devo dire che sin dal principio in tanti eravamo rimasti perplessi in merito alla scelta di metterli come headliner e devo dire che la nostra perplessità aveva, purtroppo, ragion d’essere.
Niente da dire sulla band né tantomeno su Matijevic, voce strepitosa e potentissima e gran personaggio, tamarro quanto basta. Quello che non ho apprezzato è stato il setlist e l’inconsistenza di molte canzoni. Lo show inizia con una lunghissima e noiosissima ‘Blood Pollution’, per proseguire con una altrettanto versione noiosa e inconsistente ‘Living The Life’. Boh, non sono riuscito a trovare nei pezzi quasi nulla di buono e solo il carisma (seppure un po’ da bulletto di provincia) e la follia dello schizzato Rev Jones al basso mi hanno lasciato qualcosa di positivo. Confesso che non ho assistito a tutto il concerto e devo dire che non sono stato il solo ad abbandonare in anticipo.

Domenica 30 aprile

Sono quasi le tre di pomeriggio quando arrivo e in sala c’è gente anche se non il pienone di ieri: strano penso perché il bill di oggi non ha nulla da invidiare a quello di ieri. Staremo a vedere.
La giornata anche oggi è bellissima e ci regala la possibilità di goderci il sole primaverile nel giardino esterno sempre popolatissimo.

Oggi tocca ai CRUZH darci il benvenuto. Pezzi carini e melodie orecchiabili, un po’ troppo leggeri però per i miei gusti. Dimostrano maggiore maturità i nostri LIONVILLE, capitanati dal chitarrista Stefano Lionetti. Suonano un AOR di gran classe e la voce dello “straniero” del gruppo, lo svedese Lars Säfsund interpreta con gran calore sia i pezzi più vigorosi come ‘I Will Wait’ che quelli più intimisti come la ballad ‘No Turning Back’. Bravi, complimenti.

Gli ADRENALINE RUSH attiravano parecchio la mia curiosità e non hanno deluso. È innegabile che “l’avvenenza” della bionda cantante Taye Wanning possa distrarre l’attenzione, soprattutto del pubblico maschile, ma di sicuro non c’è solo apparenza ma anche parecchia sostanza. Heavy/Hard/Sleazy suonato con convinzione e determinazione e una buona cantante capace di interpretare anche in maniera ironica il ruolo della femme fatale. Si parte a bomba con la poderosa ‘Adrenaline’ seguita dall’ancor più adrenalinica ‘Love Like Poison’. Esibizione molto apprezzata dagli amanti delle sonorità più heavy (come il sottoscritto) che invece non ha appassionato particolarmente i più avvezzi al melodico.

Mi interessava molto anche KEE MARCELLO e devo dire che lo show mi è piaciuto anche se con qualche riserva. Set list scelto molto bene, quello che non mi convince appieno è l’arrangiamento dei pezzi, troppo grezzo e scarno. L’ultimo album è buono anche se dal vivo pezzi come ‘Scaling Up’ o ‘Don't miss You Much’ avrebbero potuto essere più incisivi. Stessa cosa per le grandi canzoni del periodo Europe: ’Girl From Leabanon’, ‘More Than Meets The Eye’ o ‘Supetstitious’ perdono almeno ma metà della loro magia risultando troppo lineari e un po’ impersonali. Per fortuna il tocco di Marcello è sempre unico, emozionante e i suoi assoli una vera benedizione. Bastano due accordi (pur senza il supporto delle tastiere) per riconoscere ‘The Final Countdown’ e terminare in maniera ruffiana e apoteosica un concerto tutto sommato positivo.

Molta gente è venuta espressamente al festival per gli UNRULY CHILD e per ascoltare dal vivo la voce di Margie Free (conosciuto come Mark Free prima del suo cambio d’identità sessuale). Quest’anno si festeggia il venticinquesimo anniversario della pubblicazione del primo album, vero caposaldo del rock melodico, e come già fatto dai Tyketto, la band ne approfitta per suonarlo per intero. La voce e l’interpretazione della cantante sono sempre fenomenali, disturba solo un poco il laptop aperto a mo’ di leggio utilizzato da Margie per seguire i testi…un po’ freddina la cosa, no?! Niente di grave comunque e nella memoria rimane solo un’ottima esibizione conclusa con ‘Love Is Gone’ e ‘Who Cries Now’.

Ci si avvia verso il finale, e che finale!
Penultimi in scaletta, niente meno che i L.A. GUNS, secondo il mio gusto vincitori indiscussi del festival. Dopo anni di separazione e grazie al recente riavvicinamento, questa sera possiamo vedere ancora una volta insieme le due vere anime del gruppo Tracii Guns e Phil Lewis. Show incredibile, bestiale l’energia trasmessa dai cinque musicisti. Phil indossa un “sobrio” abito dorato-pitonato ed è in ottima forma sia dal punto di vista fisico che vocale. Anche il barbuto Tracii è in forma, una vera furia, sudatissimo e sempre concentrato anche quando si presenta con un archetto di violino che utilizza per impreziosire il suo solo di chitarra. ‘No Mercy’ e ‘Electric Gypsy’ dal primo album, sono il biglietto da visita. Proseguono pescando pezzi da un po’ tutta la discografia e senza mai far calare la tensione. ‘Malaria’ col suo ritiro cadenzato e i suoi riff quadrati ci ipnotizza e devasta! E poi ‘Sex Action’, ‘Killing Machine’, tutto il meglio delle più viziose atmosfere del Sunset Boulevard. Del nuovo album suonano ‘Speed’, gran bel pezzo. Tracii Guns accenna l’inizio di Hell’s Bell’s degli AC/DC e vi lascio immaginare la reazione del pubblico. Tra urla di giubilo e cori, con ’Rip and Tear’ concludono uno show davvero eccezionale. I migliori.

E finalmente siamo arrivati a traguardo dove ci attende una banda alla quale sono particolarmente legato, i TNT. Li avevo visti dal vivo sul finire degli anni ’80 durante il tour di ‘Tell No Tales’ e ricordo di essere rimasto sconvolto dalla facilità con la quale Tony Harnell raggiungeva note impossibili. Bene, dopo quasi trent’anni non è cambiato praticamente nulla, la sua voce rimane la stessa così il mio stupore. Un mostro. E cosa dire di Ronni Le Tekro con la sua immagine vintage un po’ figlio dei fiori un po’ Uli Jon Roth, con il suo inconfondibile stile chitarristico a volte morbido e melodico a volte furioso e nevrastenico. ‘Tell No Tales’ è il mio album preferito e sono felice che il setlist ne includa parecchi pezzi come le energetiche10.000 Lovers (in one)’, ‘Listen To Your Heart’, o gli ispiratissimi lentoni ‘Child's Play’ e ‘Northern Lights’. Vedere ancora insieme Le Tekro e Harnell è un piacere anche se, a essere onesto, non mi sembra che ci sia un grandissimo feeling tra i due e ho qualche dubbio sulla longevità della coppia. Comunque sia, pubblico entusiasta e lunghi cori e applausi ad accompagnareIntuiton’, ‘Tonight I'm Falling’, ‘Seven Seas’. Una vera festa e un successo completo, come dicevo all’inizio credo proprio che il futuro del Festival sia lungo e luminoso.



Testo e foto: Cesare Macchi


ALBUM FOTOGRAFICO:

https://www.facebook.com/pg/allaroundmetal/photos/?tab=album&album_id=1331561456934018

 

SETLIST

TYKETTOSail Away

Strip Me Down

Nothing But Love

Walk on Fire

Lay Your Body Down

Standing Alone

Seasons

Burning Down Inside

Wings

Forever Young

Rescue Me

Dig in Deep
Reach

 

 

 

 

 

STEELHEART
Blood Pollution (Steel Dragon cover)

Livin’ the Life (Steel Dragon cover)

Gimme Gimme

Like Never Before

Live to Die

My Dirty Girl

She’s Gone

Cabernet

Drum Solo

Everybody Loves Eileen

Rock ‘n’ Roll (I Just Wanna)

I’ll Never Let You Go

We All Die Young

 

KEE MARCELLO
Soldier Down

More Than Meets the Eye (Europe)

Girl From Lebanon (Europe)

Scaling Up

Get On Top

Don’t Miss You Much

Tower’s Calling (Europe)

Black Hole Star

We Go Rockin’ (Easy Action)

Superstitious (Europe)

The Final Countdown (Europe)

 

 

UNRULY CHILD
Wind Me Up

Lay Down Your Arms

Take Me Down Nasty

Let’s Talk About Love

Is it Over

On the Rise

Tunnel of Love

To Be Your Everything

Long Air Woman

Forever

This Is Who I Am

When Love is Gone

Who Cries Now

 

L.A. GUNS
No Mercy

Electric Gypsy

Killing Machine

Over the Edge

Bitch Is Back

Sex Action

Speed

One More Reason

Kiss My Love Goodbye

Don’t Look at Me That Way

Malaria

Never Enough

Jelly Jam

The Ballad of Jayne

Rip and Tear

 

TNT
Give Me a Sign

As Far as the Eye Can See

She Needs Me

Desperate Night

Invisible Noise

Child’s Play

Guitar solo

Forever Shine On

Northern Lights

Tonight I’m Falling

Intuition

Downhill Racer

Seven Seas

Listen to Your Heart

10,000 Lovers (In One)

Everyone’s a Star

 

 

 

Ultima modifica il Mercoledì, 10 Maggio 2017 13:58
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