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04 Ago

6-07-2019 Turilli/Lione Rhapsody + Trick Or Treat + Ancient Bards @ Fuori Orario - Taneto (PR)

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Il mio scopo era quello di realizzare un’intervista con uno dei componenti dei Rhapsody e non sapevo se mi sarebbe toccato in sorte Luca Turilli o Fabio Lione. Sapevo comunque che, come andava, sarei caduto bene. Fatta l’intervista con Fabio Lione (la potete leggere qui) il mio compito non poteva dirsi esaurito dato che, e voi lo sapete bene, quando sono “di servizio” per un concerto, ci scappa sempre il live report completo. Una volta tanto parto da un aspetto che, molto spesso viene discusso e, talvolta, suscita perplessità e rabbia. Voglio iniziare parlando del pubblico presente. Una volta tanto posso dire che l’affluenza ad un concerto, per una location come quella del Fuori Orario di Taneto di Gattatico, è stata soddisfacente. Alla fine della serata erano ben più di 150 i paganti e questo, per come girano le cose in Italia, non è un dato trascurabile. Vuoi che la data fosse l’unica prevista (al momento) per presentare il nuovo C.D. dei Rhapsody “Zero Gravity (Rebirth And revolution) ”, vuoi che la band gode ancora di gran stima e affetto, vuoi che il bill era ben assortito, la risposta da parte della gente non è mancata. Se poi ci mettiamo che, in concomitanza, c’era il Rock The Castle a Verona si può dire che è andata bene così. Il concerto si è svolto nell’area esterna del Fuori Orario e non poteva essere altrimenti visto il gran caldo dei giorni precedenti. Sabato sei luglio la temperatura era accettabile ma dentro al locale, ho fatto una capatina durante l’intervista della collega Mary con i Trick or Treat, era impossibile resistere per parecchio tempo.

 

Avevo assistito alle prove pomeridiane degli Ancient Bards e dei Trick or Treat e avevo intuito che i suoni erano di buona qualità ma, per avere la risposta definitiva, bisognava aspettare il concerto. Dopo il meet and greet gratuito che ha permesso a chiunque di far firmare un oggetto dai Rhapsody al completo e fare una foto, si parte con gli Ancient Bards. La band viene accolta da un vero e proprio boato del pubblico e da mani alzate. La carica è quella giusta.

 

Non avevo mai visto la formazione riminese all’opera dal vivo e, per questo, non sapevo cosa aspettarmi. Il sestetto, che presentava  Dario Capacci alla batteria in sostituzione di Federico Gatti, ha allestito un set dove hanno trovato ampio spazio i brani tratti dall’ultimo C.D. “Origine – The Black Crystal Sword Saga Part 2”. Il primo singolo “Impious Dystropia”, battente e epico come pochi, ha lasciato modo alle growling vocals di Simone Bertozzi, anche chitarrista, e alla voce di Sara Squadrani di caricare a mille i presenti e di mostrare le caratteristiche tecniche di musicisti come Martino Garattoni (bs), Claudio Pietronik (ch) e Daniele Mazza (ts). Se pensate che la violenza o l’epicità siano le uniche caratteristiche degli Ancient Bards siete in errore. E’ difficile non farsi ammaliare o perdersi nell’incanto di “Light” e qui vorrei aprire una parentesi. La tecnologia aiuta i musicisti e gli Ancient Bards non fanno eccezione usando delle basi ma, per ciò che riguarda la voce, o la si ha o non c’è Santo che tenga. Sara Squadrani ha dimostrato di avere voce e di saperla modulare a dovere risultando quasi perfetta. Certo, non potete chiederle di cantare come un omaccione ma, a quello, ci pensa Simone. Per chiudere il trittico dei pezzi estratti dal nuovo album non poteva mancare il secondo singolo “Fantasy’s Wings” dove il pubblico ha “cavalcato” assieme ai bardi dimostrando di gradire a pieno la proposta musicale. Dal remoto passato del gruppo è stato riesumato il pezzo “The Birth Of Evil” che ha fatto bella mostra di se assieme ad altre perle vecchie nuove come “Across This Life” (dall’album “A New Dawn Ending”) “Aureum Legacy” e altre ancora. Uno show coinvolgente che mi spinge ad esortarvi ad andare a supportare gli Ancient Bards in sede live se ne avrete l’occasione, a patto che vi piaccia il genere, ovviamente.

Dopo un breve cambio palco tocca ai Trick Or Treat scaldare gli animi. Avevo visto la band dal vivo altre quattro volte quindi sapevo bene cosa aspettarmi da Alessandro Conti (vc) e dai suoi compagni d’avventura. I Trick Or Treat sembrano non prendersi troppo sul serio e hanno quell’aria da eterni ragazzi che traspare dalle loro parole ma, quando suonano, lo fanno con tutto l’impegno e la tecnica che ci vuole. Partiti come cover band dei tedeschi Helloween i modenesi ne hanno fatta di strada crescendo album dopo album e calcando terreni diversi a suon di brani originali, cover di cartoni animati e rifacimenti divertenti (“Girls Just Want To Have Fun” di Cindy Lauper) e collaborazioni varie. Con questa premessa non ci si poteva aspettare altro che una scaletta varia. Nel loro set, infatti, hanno trovato posto vecchi pezzi come la divertente “Loser Song” (da “Tin Soldier”) mischiati ad altri come la coinvolgente “United” (da “Rabbits Hill II”) il cui ritornello mi ha accompagnato nel viaggio di ritorno verso casa. Non poteva mancare un ricordo del recentemente scomparso Andrè Matos con “Prince With a 1000 Enemies”. Così come la vita è fatta di dolori esistono anche delle gioie. I ragazzi si sono divertiti a “distrarre” i presenti dicendo: “Basta con il Metal è ora di andare a f…”  una brevissima intro/cover di Gigi D’agostino in pieno stile maranza è stata data in pasto a un  pubblico che ha gradito, tanto da mettersi a saltellare e cantare in coro. Non potevano mancare i brani collegati ai cartoni animati ed è così che i cinque hanno fatto cantare a squarciagola tutti quanti, o almeno quelli nati dopo il 1975; io nel 1987, anno d’uscita del cartone animato, ero già adulto, con “Jam”: pezzo che ha visto salire sul palco Sara Squadrani. Dal recente progetto dedicato ai “Cavalieri Dello Zodiaco”, ovvero dal disco “The Legend Of XII Saints”, è stato estratto il singolo “Taurus: Great Horn”. Tra balli, qualche “pogo”, e tanta buona musica, si conclude una performance che lascia facce contente e vogliose di continuare la “festa”. Un lungo intervallo, qualche chiacchierata con amici, e arriva l’ora dei Turilli/Lione Rhapsody.

Per chi come me ha visto centinaia di concerti, ci sono dei segnali inequivocabili che i musicisti hanno voglia di svolgere bene il loro compito. Mentre intervistavo un tranquillo ma esaustivo Fabio Lione avevo a pochi metri Luca Turilli che era impegnato con un’altra testata e, dalle sue parole che non capivo ma che sgorgavano copiose, si intuiva quanta anima avesse messo in questo progetto e nelle canzoni in esso contenute. Come se non bastasse la stretta di mano “lanciatami” da Luca attraverso le transenne e la “contrazione nervosa”, sommata alla concentrazione durante il live set, hanno portato lui, assieme a tutto il gruppo, ad ottenere un ottimo risultato. Passando alla musica che ho potuto ascoltare è inutile che vi dica con quale entusiasmo e perizia Turilli/Lione, validamente assecondati da Dominique Leurquin (ch),Patrice Guers (bs), e Alex Holzwarth (bt)hanno contagiato il pubblico. Nel set hanno trovato posto i nuovi brani, vi ricordo che il C.D “Zero Gravity (Rebirth And Revolution)” era uscito il giorno prima, assieme a quelli dei Rhapsody. Per l’omaggio al defunto attore Christopher Lee, invece, è stata scelta “Reign Of Terror” (Rhapsody Of Fire –  “The Frozen Tears Of Angels” – 2010). L’epicità della musica del gruppo è fuori discussione anche se nell’ultimo C.D. Turilli e Lione si sono trovati a “sperimentare” nuove sonorità: nuove per i Rhapsody, ovviamente. L’audio dal fondo del Fuori Orario non è risultato sempre inappuntabile ma la classe innata dei musicisti ha prevalso alla grande. Il piccolo inconveniente della mancanza delle luci sul palco non ha fatto grandi danni grazie anche a gente calma “allietata” da un Fabio Lione capace di trasmettere serenità in un frangente scomodo da gestire per qualsiasi band. Se “Phoenix Rising” e “D.N.A. (Demon And Angel)” hanno traghettato i presenti attraverso il nuovo corso del duo a rimarcare il passato più o meno lontano, ci hanno pensato pezzi come “Land Of Immortals” e “On The Way To Ainor”. Naturalmente non sono mancati momenti di “pausa” come il solo di batteria, a dire il vero nella norma, o il solo di basso, già più “pepato”. Fabio non ha perso l’occasione di mettere in mostra la sua voce con la cover di “Time To Say Goodbye”, ovvero “Con te Partirò”, che, stranamente, non è stata cantata in coro come mi aspettavo. Dopo “Unholy Warcry” è ora di chiudere bottega, più che altro per ragioni di tempo, e dal palco è possibile vedere la soddisfazione di un Luca Turilli che saluta a mani giunte e la commozione di Fabio Lione (giurerei di avere visto una lacrima scendere sul suo viso). In tempi remoti i Rhapsody vennero ferocemente criticati per l’uso di basi sul palco. Oggi che tutti o quasi le usano che avete da dire? Io ho trovato tre gruppi in piena forma e questo mi basta.

Nota: grazie agli organizzatori del concerto per l’accoglienza che mi hanno riservato  e grazie alla “collega” Mary Rock che ha gentilmente fornito alcune delle foto di questo articolo.

Corrado Franceschini

Oltre 50 anni di età e più di 35 anni di ascolti musicali.

Sito web: it-it.facebook.com/people/Corrado-Franceschini/100000158003912
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